Come un mafioso che ha trafficato cocaina in tutto il mondo può nascondersi in Germania


 

Nel giugno del 2015, la polizia dello stato federale dell’Assia (in tedesco Hessen) ha riportato orgogliosamente della confisca di sette chili di cocaina e dell’arresto di due italiani, Agazio V. e Alfonso L.. “La squadra antidroga della Polizia è riuscita a trovare indizi, qui a Francoforte, che riconducono ad un italiano, che avrebbe trasportato regolarmente cocaina con una BMW X3 dai Paesi Bassi a Francoforte o in Italia”, si legge nel rapporto della polizia. Nei fatti però questo documento rappresenta l’ennesimo caso di cecità diffusa per quanto riguarda la presenza della mafia in Germania da parte delle forze dell’ordine tedesche. Infatti, dietro i due arresti, si nasconde un sistema consolidato di importazione e trasporto di ingenti quantità di cocaina gestito da un clan ‘ndranghetista altamente pericoloso e, non ultimo, da un oste dell’Assia.

Secondo le nostre informazioni, gli indizi sono pervenuti a seguito di una richiesta di supporto da parte delle autorità italiane; in particolare, il contributo della polizia tedesca è consistito nel localizzare i due italiani, che sono stati quindi arrestati. Mentre in Italia sono seguite poi misure di sicurezza, quali pedinamenti e intercettazioni, in Germania Francesco R. ed il suo gruppo non dovevano temere alcun fastidioso investigatore. In questo caso, la polizia si è coperta con le penne del pavone.

L’aspetto peggiore è il fatto che, nonostante qui si tratti di un traffico di cocaina in grande stile – si parla di almeno di qualche dozzina di chili -, il termine “mafia” o “‘ndrangheta” non appare nemmeno nei comunicati stampa tedeschi che trattano la vicenda. Ciò acquista contorni ancora più cupi considerando il fatto che entrambi gli italiani arrestati sono affiliati ad un gruppo altamente pericoloso e hanno avuto contatti con il livello dirigenziale della ‘ndrangheta calabrese.

Francesco R. è conosciuto da molti in qualità di oste e, almeno sulla carta, gestirebbe ancora oggi un locale a Dreieich, – se si vuol credere al sito web del ristorante, in realtà si trova attualmente in carcere in Italia. Un documento giudiziario italiano descrive le sue attività imprenditoriali in modo un po’ più preciso: Francesco R. sarebbe, infatti, membro del clan ‘ndranghetista Gallace; egli è stato il fondatore, capo ed organizzatore di un’organizzazione criminale che si occupava prevalentemente di traffico di droga in grandi quantità. R. ha gestito, infatti, l’intero traffico di cocaina dell’organizzazione e ha intrattenuto contatti diretti con i cartelli colombiani, così come con altri gruppi criminali. In particolare, i rappresentanti dei cartelli colombiani lo hanno descritto come il proprio referente per il traffico di cocaina in Italia. In questa veste, l’oste avrebbe ordinato ai suoi affiliati di trasportare grandi somme di denaro attraverso l’Europa, per poi consegnarle ai rappresentanti dei cartelli colombiani. Nei caso più eclatante si è trattato anche di 1 250 000 Euro, una volta di 490 000 Euro, che sono stati consegnati nell’agosto del 2016 a Barcellona, e un’altra volta di 360 000 Euro, passati ad altra mano nell’olandese Utrecht.

Per il trasporto di droga e denaro, il clan ha fatto costruire un doppio fondo nel portabagagli delle proprie auto, apribile solo con un telecomando. La cocaina è stata nascosta anche nelle tasche laterali di una BMW, come dimostra l’auto fermata a giugno nella città di Schwetzingen in Baden-Württemberg. Gli investigatori hanno cercato per quattro ore prima di trovare la droga nascosta. Altri membri del gruppo sono stati segnalati a casa di Francesco R.  sia ad Hofheim che a Dreieich.

Ad essere preoccupante non è solo il fatto che Francesco R. e altri suoi collaboratori fossero in Germania totalmente inosservati, ma anche che questo gruppo di mafiosi sia riuscito a costruire una vera e propria struttura per trasportare illecitamente cocaina nelle cabine di pilotaggio degli aerei. Risulta, infatti, che il clan abbia specificatamente assunto due tecnici aventi libero accesso a quest’area. Si tratta di un chiaro rischio per la sicurezza, soprattutto alla luce del fatto che le organizzazioni mafiose non lavorano solo per conto proprio, ma offrono i propri servizi anche ad altre parti interessate: come è noto, le organizzazioni mafiose hanno spesso contatti con altri ambienti criminali. Per quanto riguarda la Germania, ad esempio, gli ‘ndranghetisti sono sospettati di aver fornito armi a circoli di estremisti di destra, forse anche alla NSU (Nationalsozialistischer Untergrund, cellula terroristica tedesca di matrice neonazista).

La cellula vicina a Francesco R. aveva legami familiari molto vicini al clan Gallace di Guardavalle, in provincia di Catanzaro. Francesco R. ad esempio è il cugino del boss. Il potere di questo clan è dimostrato anche dal fatto che il boss Vincenzo Gallace nel 2008 avesse ordinato l’omicidio di Carmelo Novella, l’uomo della ‘ndrangheta più forte della Lombardia. Inoltre i Gallace sono alleati con i Farao, che hanno già messo radici da tempo in Baden-Württemberg e gestiscono lì il traffico di cocaina.