La mafia uccide


Qualche tempo fa ha fatto molto scalpore un messaggio inviato da McDonald’s ai suoi clienti in Austria: “Hey Mafioso, try our new Bacon della Casa now! Bella Italia”. L’azienda americana si era giustificata dicendo che l’utilizzo della parola mafioso fosse un errore. Tuttavia, sui cartelloni pubblicitari apparsi a Vienna veniva riportata la seguente frase: “Für echte Mampfiosi” (“Per i veri Mampfiosi”) per pubblicizzare un nuovo panino in salsa mediterranea. La frase si basa su un gioco di parole tra il verbo mampfen (ingozzarsi) e il termine mafiosi. Tralasciando le deboli giustificazioni e la propaganda politica che si è generata attorno a questo avvenimento, la parola mafia e lo status di mafioso sono nuovamente utilizzati all’estero con una sorta di vanto.

Come detto non è il primo e non sarà sicuramente l’ultimo esempio di questo tipo, l’anno scorso gli occhi dell’opinione pubblica erano puntati sulla catena di ristoranti spagnola “La Mafia se siente a la mesa” (“La mafia si siede a tavola”), presente in Spagna con oltre 40 locali e che utilizza il brand “mafia” per fare business. Il Tribunale dell’Unione Europea, in seguito ad una domanda formale di annullamento del marchio da parte dell’Italia, ha dichiarato che il nome della catena non poteva essere registrato presso l’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) con la seguente motivazione: “l’elemento verbale ‘la mafia’ domina il marchio della società spagnola ed è globalmente inteso come facente riferimento ad un’organizzazione criminale che, in particolare, ha fatto ricorso all’intimidazione, alla violenza fisica e all’omicidio per svolgere le sue attività, che comprendono il traffico illecito di droghe e di armi, il riciclaggio di denaro e la corruzione”. E ancora: “simili attività criminali violano i valori stessi sui quali si fonda l’Unione, in particolare, i valori del rispetto della dignità umana e della libertà, che sono indivisibili e costituiscono il patrimonio spirituale e morale dell’Unione. Inoltre, tenuto conto della loro dimensione transnazionale, le attività criminali della mafia rappresentano una minaccia seria per la sicurezza di tutta l’Unione”.

Anche qui a Berlino abbiamo purtroppo degli esempi di questo tipo, in cui la parola mafia non solo è utilizzata in concezione positiva, ma la stessa struttura dell’organizzazione criminale viene portata ad essere un elemento fondante di chi la utilizza. È questo l’esempio del gruppo di teatro d’improvvisazione Mafia Penguins che descrive il proprio team come “La Familia”. Oppure la scuola di tedesco Sprachmafia che offre corsi di lingua nel quartiere di Neukölln.

Tutto questo non è più accettabile. E non per un mero senso d’orgoglio nazionale, ma tuttalpiù per rispetto. Rispetto per quelle 1011 vittime innocenti delle mafie che sono state uccise da colpi di pistola, bombe, attacchi terroristici, per chi, in Italia e all’estero, ha combattuto e combatte la mafia con tutte le proprie forze, facendo il proprio lavoro. Oggi la mafia, la criminalità organizzata, la corruzione, il riciclaggio di denaro sporco, sono problemi che riguardano tutti i paesi, la mafia si è globalizzata, ed è tempo che anche il sentire popolare e gli sforzi dei paesi vadano in una direzione comune di contrasto a questi fenomeni che non sono più tutti italiani.

Perché sì, la mafia uccide, non si siede a tavola, e la parola mafia è macchiata dal sangue di vittime innocenti e non può essere utilizzata per futili motivi di business.