La Germania e l’indice di segretezza finanziaria


È settimo il posto in cui si colloca la Germania nell’indice di segretezza finanziaria, pubblicato ad inizio 2018 dal Tax Justice Network che vede sul podio rispettivamente Svizzera, Stati Uniti e Cayman Island. La Tax Justice Network è una rete indipendente nata nel 2003, con lo scopo di combattere le disuguaglianze sociali e la povertà nel mondo, richiamando l’attenzione sull’ingente ricchezza sottratta alla tassazione e quindi alla ridistribuzione, grazie all’esistenza di paradisi fiscali e di giurisdizioni che garantiscono la segretezza di transazioni e azioni finanziarie. Dal 2009 pubblica un report biennale denominato “Indice di segretezza finanziaria”, quello pubblicato quest’anno è il quinto report.

L’indice di segretezza finanziaria è una classifica di 112 paesi che misura il grado di segretezza dei singoli stati, per capire meglio dove si collocano i paradisi fiscali e le giurisdizioni segrete, che cos’è il segreto finanziario ad esse legate e dove finiscono i capitali segreti. L’indice combina due fattori: uno più qualitativo che analizza le leggi e le giurisdizioni dei singoli paesi per capire il loro livello di segretezza quando si parla di conti finanziari ed evasione fiscale. L’altro conta invece il peso economico del singolo paese a livello globale e la rilevanza delle attività finanziarie offshore presenti nei loro confini.

Si calcola che la cifra di capitale finanziario privato, nascosta nei paradisi fiscali e soggetto quindi a nessuna (o ad una bassa) tassazione, oscilli intorno ai 21 ai 32 trilioni di dollari. Inoltre, i flussi di capitale illecito sono stati stimati attorno a 1-1.6 trilioni per anno. I soli paesi africani hanno perso dagli anni 70 quasi 1 trilione d dollari in capitali verso l’estero. Contestualmente i loro debiti verso l’estero sono meno di 200 billioni di dollari, diventando così un creditore molto importante per il resto del mondo.

Sono diversi gli elementi che emergono dall’indice di segretezza finanziaria: innanzitutto bisogna sfatare il mito che i paradisi fiscali si trovino solo in isole soleggiate, lontane da tutto: leggendo la classifica presentata quest’anno si vede fin da subito che nei primi dieci posti ci sono paesi molto ricchi, con un peso importante nell’economia mondiale. E’ fondamentale quindi prendere coscienza di questo fatto, per comprenderne le implicazioni a livello politico ed economico e per capire quali stati usano la segretezza offshore come strumento di business.

La Germania si è posta al settimo posto di questa classifica, con un dato nella media dal punto di vista della segretezza, ma combinato con un peso globale molto importante, contando più del 5% del mercato globale per i servizi finanziari offshore. Inoltre il paese, pur non avendo delle leggi sul segreto bancario come altri paesi, vede al suo interno delle pecche legislative che, unite alla segretezza con cui gestisce le informazioni relative alla tassazione, rendono il paese una meta appetibile da chi vuole nascondere i propri profitti. Pur avendo adottato delle leggi e applicato delle direttive per combattere l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro, queste vedono al loro interno delle eccezioni che rendono il lavoro di contrasto più complicato.

Le società tedesche devono pubblicare i loro conti all’interno di un registro gratuito, ma molte fondazioni e compagnie, anche molto grandi, ne sono esenti, a danno della società civile. Inoltre con l’adozione della direttiva antiriciclaggio la registrazione presso il registro centrale da parte delle società è obbligatoria solo per le società controllate direttamente (e non indirettamente) dai beneficiari effettivi e l’accesso pubblico è riservato alle autorità o a chi ha un interesse legittimo. La Germania ha stipulato scambi bilaterali con 63 paesi per quanto riguardo lo scambio di informazioni fiscali e finanziarie ma si è opposta alla pubblicazioni di questi dati.

L’amministrazione tedesca non sembra essere nemmeno troppo preparata ad affrontare il problema: anni di tagli al settore pubblico ha prodotto mancanza di personale che non riesce da solo a rielaborare le informazioni che arrivano dai conti finanziari, complice anche la frammentazione del sistema regionale di riscossione delle tasse.

Anche in Germania il riciclo di denaro sporco è diventato un tema molto importante a fronte del sempre più crescente aumento di segnalazioni al riguardo; per affrontare il problema dell’alto numero di agenzie che affrontavano questa tematica è stato deciso nel 2016 di spostare la UIF (unità di informazione finanziaria) dall’ufficio federale di polizia criminale all’autorità doganale federale, a capo del ministero delle finanze, aumentando anche il numero degli impiegati negli uffici.

Le norme antiriciclaggio tedesche non sembrano essere molto efficaci alla prevenzione del riciclaggio di denaro sporco in Germania: grandi banche tedesche sono state spesso coinvolte in casi di riciclaggio di perseguiti da autorità giudiziarie straniere e hanno accettato di pagare sanzioni anche ingenti per evitare condanne. Delle numerose segnalazioni di transizione sospette ricevute dalla UIF solo l’1% porta ad una condanna (numeri del 2016). Poca trasparenza c’è anche rispetto ai beni sequestrati e confiscati, mancano statistiche precise che differenziano in base al tipo di bene.

Per il Financial Action Task Force (FATF) nel 2010 erano depositati in Germania 1.8 trilioni di dollari in conti titolati a non residenti e successivamente Markus Meinzer nel suo libro “Tax Heaven Germany” parlava per il 2013 di 2.5 – 3 trilioni di dollari di beni esenti da tassazione da parte di stranieri1. Negli ultimi 10 anni la Germania ha confiscato più o meno 6 milioni di euro per anno dalla mafia italiana (dati ufficiali) e 100 billioni di euro vengono riciclati in Germania ogni anno.

Per approfondire il tema

 

1https://www.financialsecrecyindex.com/PDF/Germany.pdf