La caccia ai patrimoni dei mafiosi, ma non solo

Cameraparl

Il via libera definitivo alla riforma del Codice Antimafia è stato raggiunto alla Camera il 27 settembre con 259 voti a favore, 107 contrari e 28 astenuti; il codice, approvato dalla Camera nel 2015, era stato modificato dal Senato nel luglio 2017 dopo un iter piuttosto travagliato. Numerosi gli obiettivi della riforma, che apportano modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione (d.lgs. 159/2011) e all’ordinamento penale.

Gli interventi spaziano dalle modifiche al sistema delle misure di prevenzione personali – astrattamente è introdotta la possibilità di colpire anche fenomeni di corruzione seriale e patrimoniale con misure di prevenzione in materia di reati contro la pubblica amministrazione, misure più tempestive alla riforma della disciplina dell’amministrazione, gestione e destinazione dei beni. Si legge un miglioramento dell’efficienza dell’ Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, istituita dalla legge n.50/2010 e oggi sotto la vigilanza del Ministero dell’Interno. Tra le misure a sostegno alle aziende sequestrate, nasce invece un fondo di 10 milioni di euro per aiutare, quando è possibile, la prosecuzione delle attività ed evitarne così il fallimento.

Quella che però era una delle novità più contestate dalla riforma e per questo oggetto di un ordine del giorno della maggioranza, è proprio l’estensione del sequestro dei beni, già previsto per i mafiosi, anche ai corrotti ‘seriali’. Da tempo, infatti, in Italia si discute la possibilità di utilizzare gli stessi strumenti per la lotta alla mafia contro la corruzione dilagante (un esempio concreto: l’utilizzo di agenti sotto copertura), che ha però visto opinioni autorevoli discordanti.

Un’alternativa proposta da alcuni era stata quella di creare una fattispecie di reato di associazione con finalità di corruzione. Il governo ora dovrà, in sede di prima applicazione della riforma, valutare eventuali modifiche sull’equiparazione tra corrotti e mafiosi per quanto riguarda le misure di prevenzione, affinché la tutela della legalità vada di pari passo con le garanzie dei diritti dei cittadini e delle imprese.