Schäuble vuole combattere le shell companies


È ormai passato del tempo da quando, con la pubblicazione die Panama Papers, si sono accesi i riflettori su quello che è lo strumento preferito per molti affari criminali: le shell companies. Queste strutture servono a nascondere pagamenti, all’evasione fiscale e anche al risparmio (legale) sulle tasse. Per troppo tempo il Ministero Federale delle Finanze è stato guardare, senza impedire o ostacolare tali condotte illecite. Ora ha elaborato una bozza di legge, che rende per lo meno più difficile l’incorporazione di shell companies per scopi illegali.  Chi fa affari utilizzando questo tipo di imprese, dovrà in futuro renderlo pubblicamente noto. Se ciò non verrà fatto, secondo a un rapporto del Süddeutsche Zeitung incorreranno sanzioni fino a 25 000 Euro. Se inoltre una shell company verrà utilizzata a scopo di evasione fiscale, queste sanzioni aumenteranno. Anche per le banche ci sono dei cambiamenti: dovranno comunicare alle autorità fiscali se avranno fatto aprire ad un cliente una simile impresa. Anche per le banche sono previste sanzioni nel caso di evasione fiscale per mezzo di una shell company: avranno la responsabilità delle perdite causate. Il Ministero ha mandato la bozza ai vari gruppi parlamentari,  che dovrà essere ora discussa.

Secondo l’opinione di Mafia? Nein, Danke! e.V. la bozza è un buon primo passo per iniziare a ostacolare il ruolo dei crime enablers che supportano il crimine organizzato. Essa deve però essere seguita da altre, ad esempio le condizioni per l’apertura di un closed-end fund devono essere stabilite in modo da rendere trasparente chi sono i contribuenti al fondo.

Un comune piano d’azione contro la criminalità organizzata


Il Parlamento Europeo ha approvato una relazione, a cura dell’eurodeputata Laura Ferrara (M5S), che chiede l’adozione di un comune Piano d’Azione contro la criminalità organizzata, la corruzione ed il riciclaggio. Esprimendo preoccupazione e rammarico per lo stato della lotta contro i suddetti reati a livello europeo e ribadendo la gravità della minaccia che la criminalità organizzata, le sue attività illecite, la sua infiltrazione del tessuto economico, politico e sociale e la zona grigia di connivenza rappresentano per la società e l’economia d’impresa, esorta la Commissione e gli Stati Membri (SM) ad adottare una legislazione armonizzata e a sviluppare i necessari strumenti investigativi e giudiziari che migliorino la cooperazione e l’efficacia della lotta contro il crimine organizzato.
La relazione del Parlamento verte su diverse aree di intervento, che sono in seguito riassunte.

1) Assicurare il recepimento e la corretta trasposizione delle norme esistenti, monitorarne l’applicazione e valutarne l’efficacia
Esorta gli SM a recepire ed applicare gli strumenti esistenti a livello europeo, tra cui la direttiva relativa all’ordine europeo di indagine penale e la quarta direttiva antiriciclaggio (si ricordi che la Germania in passato ha tentato di ostacolare la creazione in Europa di un registro pubblico delle imprese cartiere ). Chiede inoltre alla Commissione di monitorare il recepimento e l’attuazione di tali strumenti, e prevedere sanzioni per i casi di non-compliance. Raccomanda l’adesione dell’UE a GRECO , una migliore cooperazione con l’UNODC ed esorta un maggiore impegno nella lotta contro la corruzione: monitorando questo fenomeno anche all’interno dei corpi dell’Unione, e sollecitando la pubblicazione della seconda relazione sulla lotta alla corruzione (in ritardo di quasi un anno). Raccomanda infine un approccio pluridisciplinare al contrasto contro la criminalità organizzata, e particolare attenzione alla prevenzione, soprattutto per mezzo della promozione di una cultura della legalità (concetto che fuori dall’Italia non è semplice da spiegare).

2) Priorità e struttura operativa per la lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione
Propone, per questo ciclo legislativo, l’adozione di uno strumento legislativo che renda l’appartenenza ad un’associazione di tipo mafioso perseguibile penalmente, ad immagine del 416bis italiano. In questo modo non sarebbero perseguiti solo i “reati-fine”, ovvero quelli per cui l’associazione è stata istituita, e verrebbe riconosciuta la pericolosità del vincolo associativo stesso. Contestualmente chiede la creazione di un’unità specializzata di Europol per il contrasto al crimine organizzato, mentre gli SM dovrebbero dotarsi di strumenti e meccanismi che garantiscano lo svolgimento coordinato delle attività investigative.

3) Un quadro legislativo più forte
Invita la Commissione a perfezionare il quadro normativo vigente, precisare le definizioni comuni dei reati, colmare le lacune – ad esempio per quanto riguarda la perseguibilità penale degli ecoreati, la tutela dei testimoni e collaboratori di giustizia, la protezione degli informatori (whistleblowers),   il rafforzamento dei diritti delle persone indagate o imputate in procedimenti penali
4) Una più efficiente cooperazione giudiziaria e di polizia a livello dell’UE
Criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio hanno ormai una dimensione transfrontaliera mentre, come ci diceva anche l’Avv. Enza Rando, chi le combatte si scontra con i confini legislativi. Il Parlamento esorta quindi l’adozione di prassi per lo scambio di informazioni tra Paesi, l’ammissibilità reciproca delle prove e l’istituzione di squadre investigative comuni. Pone inoltre l’accento sull’importanza di un’azione di sensibilizzazione circa i danni umani, sociali ed economici causati da tali reati. Mafia? Nein, danke! e.V., che dal 2007 si impegna con questo obiettivo, si rallegra che la priorità della sensibilizzazione venga ufficialmente riconosciuta dal Parlamento Europeo, e si augura che vengano previsti strumenti di incentivazione alle realtà che si impegnano in questo senso.

5) Colpire il patrimonio delle organizzazioni criminali e favorirne il riutilizzo sociale
Un altro punto per il quale l’associazione berlinese si batte da anni: il recepimento da parte degli SM della direttiva 2014/42/UE sulla confisca. Il Parlamento consiglia l’impiego di un metodo comune per il rintracciamento, congelamento e confisca dei beni alle organizzazioni criminali come misura dissuasiva. Ciò deve essere accompagnato dal riconoscimento reciproco degli ordini di sequestro e confisca, la cui attuale mancanza rappresenta un enorme ostacolo al completamento del lavoro dei magistrati italiani, e impedisce di intaccare gli ingenti capitali che le mafie nascondono all’estero (dove sanno che la giustizia italiana non li può raggiungere). Inoltre viene richiesta l’ammissibilità della confisca anche in assenza di condanna definitiva. Nuovamente si sollecita la creazione ed il rafforzamento degli strumenti per la gestione dei beni sequestrati e confiscati e si raccomanda il loro reimpiego per fini sociali e come indennizzo alle vittime: dove un tempo la mafia creava povertà, lo Stato dà alla comunità una risorsa.

6) Prevenire l’infiltrazione della criminalità organizzata e della corruzione nell’economia legale
Nell’ottico di ridurre il rischio di corruzione negli appalti pubblici il Piano d’azione consiglia lo stillamento di una “lista nera” di imprese con comprovati legami con la criminalità organizzata o coinvolte in pratiche corruttive, in modo da escluderle dal circuito dei finanziamenti pubblici e da impedir loro la contaminazione della pubblica amministrazione. La lista deve essere ovviamente condivisa e deve anche servire da incentivo ad adottare e migliorare le procedure interne in materia di integrità. Per quanto riguarda il riciclaggio chiede agli SM di introdurre misure che aumentino la trasparenza e la tracciabilità delle transazioni, la trasparenza sulle strutture societarie, sulle concessioni di licenze ad autorizzazioni e di ostacolare la possibilità di creare complesse strutture societarie, attraverso le quali il denaro “sporco” viene facilmente iniettato nell’economia legale. Viene richiesto un particolare impegno alla lotta contro le frodi ai fondi UE (monitorandone meglio non solo l’assegnazione ma anche l’impiego) e all’IVA, e al contrasto dell’infiltrazione e della corruzione nella pubblica amministrazione e nelle istituzioni quali banche,  che con i loro atteggiamenti permissivi aiutano il riciclaggio.

7) Procura europea (EPPO)
Sollecita la creazione di una Procura europea, imparziale ed indipendente dai governi nazionali, competente per perseguire tutti i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione e per affrontare la criminalità organizzata. Urge definire al meglio la sua interazione con le procure nazionali e gli altri organismi europei come OLAF, Eurojust ed Europol. Questi ultimi tre organi, infatti, non hanno e non possono avere il mandato per condurre indagini. L’EPPO sarà invece dotata proprio di questo mandato, con giurisdizione allargata a tutta l’UE, ed esclusiva per quanto riguarda i crimini che le sono stati assegnati.

Il Piano d’Azione continua ricordando l’urgenza di intervento contro specifici crimini che sono contraffazione, traffico di stupefacenti, gioco d’azzardo, paradisi fiscali, reati contro l’ambiente, criminalità informatica, criminalità organizzata e terrorismo, tratta e traffico di esseri umani. Conclude con delle riflessioni riassuntive su come dovrebbe essere organizzata la dimensione esterna della lotta al crimine organizzato.

La strada da percorrere verso un’azione coordinata dei diversi sistemi investigativi e giudiziari non è semplice, perché si scontra con le diverse tradizioni giuridiche e culturali. L’importanza e quindi l’ammissibilità del sequestro a scopo preventivo, ovvero senza che ci sia un processo in corso, è difficile da comprendere per chi non ha vissuto in prima persona, come in Italia, l’urgenza di bloccare il potere economico mafioso prima che venga nascosto e vengano a mancare le prove dei proventi illeciti. O ad esempio per un Paese come l’Olanda, che nel suo ordinamento giuridico non prevede il reato di associazione a delinquere, è difficile pensare di introdurre quello di associazione mafiosa. Inoltre in molti Paesi l’iniezione di capitali nella propria economia è vista di buon grado, e si chiude più di un occhio sulla loro provenienza. L’interesse economico pare quindi prevalere su quello della giustizia, della democrazia e della preservazione del libero mercato. Per oltrepassare questi ostacoli è stata proposta la condivisione di norme minimi comuni.

È pericoloso raccontare di mafia, in Germania – a causa della legge tedesca


La ‘ndrangheta sa bene come utilizzare la vantaggiosa struttura giuridica tedesca – e questo non solo per riciclare i soldi della droga e i capitali provenienti da attività criminali nell’economia legale in Germania. Purtroppo, vale anche quando si tratta di impedire a giornalisti seri di scrivere riguardo a mafiosi e loro sostenitori. E purtroppo, anche in questo caso, le organizzazioni mafiose hanno grande successo. Questo è quanto hanno dovuto subire tre giornalisti, autori di un contributo per MDR, con cui denunciavano l’esistenza di una locale di ‘ndrangheta a Erfurt e i loro traffici transnazionali. La sentenza del tribunale di Dresda (Oberlandesgericht), obbliga adesso la MDR a non diffondere le informazioni nella forma attuale.

A Erfurt ormai quasi nessuno nega la presenza di un gruppo di ‘ndrangheta. Le dimostrazioni vengono dalle indagini italiane, e sono riconosciute anche dagli esperti sulle mafie delle istituzioni investigative federali (Bundeskriminalamt). Il problema in Germania è solo poterne parlare. Se si rimane sul generico, come nel presente articolo, il rischio rimane basso. Ma quando i giornalisti vogliono segnalare i coinvolgimenti criminali di una o più persone, corrono subito il pericolo di essere trascinati dalle stesse persone in tribunale. Perché funziona così?

Un principio base del giornalismo tedesco sostiene che ogni persona accusata pubblicamente di qualcosa – solo sulla base di fatti e non di voci di corridoio –, deve avere sempre la possibilità di controbattere. “Konfrontieren”, confrontarsi: questo il nome del procedimento in gergo giornalistico. Nel raccontare le mafie questa regola risulta un po’ meno agevole e gradevole, soprattutto se si pensa che le mafie, in Italia, hanno ucciso molti giornalisti e che in Germania, comunque, numerosi sono già stati minacciati. Ce ne sono purtroppo molti esempi su tutto il territorio. Nonostante ciò, gli autori del pezzo per MDR hanno scelto di compiere questo passo. E sono stati portati in giudizio. Ma ritorniamo adesso alla locale di Erfurt, anche da un punto di vista storico.

Il BKA ha indagato e accertato già da molti anni gli intrecci della ‘ndrangheta. Dopo i sei omicidi di Duisburg nell’agosto 2007, la polizia tedesca intensificò la vigilanza. Tramite queste operazioni, arrivarono alle stesse persone, che adesso vengono descritte come appartenenti a gruppi ‘ndranghetisti. Come sono arrivati a queste persone?

La polizia indagò sugli esponenti dei clan che avevano preso parte agli omicidi di Duisburg. Si scoprì che si trattava del conflitto tra il clan Romeo-Pelle-Vottari contro quello dei Nirta-Strangio. Entrambi clan originari di San Luca, una cittadina della Calabria tristemente famosa per l’altissimo tasso di abitanti affiliati alla ‘ndrangheta. Negli anni novanta iniziarono gli scontri tra i due gruppi, e nel 2006 lo scontro si inasprì nuovamente. I sei omicidi di Duisburg fanno parte di questo conflitto. Con questi omicidi, un commando di killer di San Luca annullò la festa che seguiva l’affiliazione di una delle vittime. Nel frattempo, i responsabili sono stati arrestati.

Il proprietario dei locali in cui la ‘ndrangheta celebrò questa cerimonia – quasi sacra – di affiliazione, lasciò presto quel ristorante per trasferirsi a Erfurt, dove ha aperto diversi altri ristoranti, tra cui locali con una privilegiata posizione centrale. Gli italiani considerano questo ristoratore un membro della mafia. Gli investigatori italiani e tedeschi hanno per lungo tempo indagato sulla rete in cui egli è coinvolto, e non hanno dubbi sul fatto che l’uomo abbia relazioni mafiose. Successivamente infatti ha aperto in Germania, come socio, altri ristoranti. La polizia ha notato come, anche nel caso di locali di cui ufficialmente era solo il gestore, il soggetto abbia sempre ristrutturato –dispendiosamente – a spese proprie gli immobili. Senza contare che il gruppo mafioso a cui il ristoratore è collegato, secondo le informazioni della polizia, operava già in alcune pizzerie situate nella Germania Ovest, che funzionavano da centro di smistamento della droga.

Nel frattempo, le forze di sicurezza italiane si sono anche interessate agli investimenti internazionali della locale di Erfurt. Secondo le indagini degli investigatori italiani, tramite complicate transazioni finanziarie i soldi riuscivano ad arrivare da Erfurt all’Italia, e con questi sarebbero stati comprati anche alcuni locali a Roma. In soli due anni sarebbero stati trasferiti 15 milioni di euro. I capitali provenienti da Erfurt sono stati rintracciati anche in altri paesi europei, investiti in altri ristoranti. Nel complesso, gli inquirenti stimano che gli investimenti che passano per le mani degli ‘ndranghetisti di Erfurt ammontano a centinaia di milioni di euro, in Germania e in Europa. Questo dimostra l’importanza delle indagini e dei rapporti investigativi, non solo – ma in particolare – sulla cellula di Erfurt. Soprattutto sui i singoli membri che potrebbero appartenere alla ‘ndrangheta o sostenere i clan.

Da decenni si muovono in un ambiente mafioso

In breve: i membri del gruppo di Erfurt sono con grandissima probabilità legati alla mafia, soprattutto perché da decenni si muovono in un ambiente mafioso. Tuttavia in Germania ciò non è mai stato provato in un tribunale. E per una semplice ragione: in Germania non è reato essere membro di una organizzazione mafiosa (come non è reato in tutti i paesi europei tranne che in Italia). La conseguenza è che la questione dell’appartenenza a clan mafiosi non ha alcuna importanza. Quindi in Germania, in senso giuridico, non esistono mafiosi, ad eccezione delle persone che sono state condannate da un tribunale italiano per la loro appartenenza alla mafia.

Contemporaneamente, le persone che vengono pubblicamente accusate di appartenere alla mafia possono facilmente rivolgersi ai tribunali per diffamazione. Chi scrive di mafia e di mafiosi corre facilmente il rischio di essere incriminato. È possibile anche essere accusati di calunnia, ovvero la diffusione volontaria di informazioni false nei riguardi di qualcuno.

Di fatto, questo sistema legislativo ha come conseguenza che in Germania, i mafiosi, non solo possono svolgere indisturbati i loro traffici milionari, ma non devono neanche preoccuparsi delle indagini dei giornalisti. Bisogna riconoscere che, purtroppo, la mafia ha le leggi tedesche dalla propria parte. Questo, tra l’altro, si verifica in molti aspetti: fino ad oggi la polizia non ha ancora mezzi sufficienti per verificare a dovere la provenienza dei capitali finanziari.

Con una prospettiva di lungo periodo, queste condizioni si rivelano molto pericolose per la società e l’economia tedesche: si permette che immensi profitti provenienti da attività illecite mafiose siano introdotti indisturbati nell’economia locale – anche quando gli investitori fanno parte di una rete che è dichiarata chiaramente criminale in un altro paese.

Per questo c’è, di base, solo una soluzione: l’appartenenza ad una organizzazione criminale mafiosa deve essere rapidamente criminalizzata. Solo così si può dare la possibilità ai giornalisti di strappare le maschere di legalità apparente dalle facce dei mafiosi, rallentando l’infiltrazione della mafia nella società ed economia tedesca. Ciò richiederà anche un monitoraggio decisamente più attento e coordinato dei flussi globali di capitali, altrimenti la criminalità organizzata continuerà a giocare con le forze di polizia dei rispettivi paesi.

Se la sentenza contro i tre giornalisti di MDR servisse a denunciare quanto l’attuale configurazione giuridica non solo limiti, ma renda praticamente impossibile svolgere giornalismo investigativo, il giudizio del tribunale sarebbe almeno servito a qualcosa.

La Commissione Europea vuole maggiori controlli sulle valute digitali


In risposta agli attentati di Parigi e Bruxelles, l’Unione Europea ha emanato il 5 luglio di quest’anno nuove misure anti-terrorismo con lo scopo di impedire il finanziamento del terrorismo tramite l’uso di monete digitali, come i Bit Coins, carte prepagate o l’uso di fondazioni e altre forme di organizzazioni no profit. In questo modo l’UE si è adeguata agli standard internazionali imposti dalGAFI (Gruppo di Azione Finanziaria).

NOTIZIE LUGLIO 2016


1) Cybercrime in Germania
2) 
Svizzera e riciclaggio di denaro
3) 
Una nuova organizzazione? Collaboratore di giustizia su unione Cosa Nostra e ‘ndrangheta
4) 
Polizia decima clan Muto
5) Condanne per l’attentato a Falcone
6) 
Mafia e Expo

La statistica per l’anti-riciclaggio


Scoprire il riciclaggio di denaro non è affatto semplice. Le operazioni sospette spesso si mimetizzano tra la moltitudine di transazioni finanziare che avvengono ogni giorno. Tipicamente non si manifestano come un’unica azione e non sono riconducibili ad un unico soggetto finanziario. Inoltre spesso un’unica operazione di riciclaggio viene “frammentata” in piccole transazioni, in modo da eludere i controlli, che scattano automaticamente quando si supera un certo volume di denaro.

Sul riciclaggio di denaro sporco nelle sale giochi berlinesi


Camminando per le strade di Berlino è impossibile non restare stupiti  di fronte all’incredibile numero di cartelli luminosi che segnalano l’ingresso di una “Spielotheke” (sala giochi). La Sonnenallee di Neukölln, dove le sale giochi si susseguono l’una dopo l’altra, è un caso esemplare. Ad un primo sguardo le sale giochi europee potrebbero apparire come l’innocua imitazione dei casino di Las Vegas. Nella realtà spesso le sale giochi celano un vero e proprio habitat della criminalità organizzata. Vi è il sospetto che le slot machines (la più amata attrattiva di ogni Spielotheke) vengano craccate allo scopo di infiltrare denaro sporco nel sistema legale. Uno studio recente ha rivelato come, fra il 2006 ed il 2012, il numero delle slot machines a Berlino sia quadruplicato, per un aumento del giro d’affari del settore del 40%.

Panama Papers: un affare globale


A Panama Il tre aprile il consorzio giornalistico Icji ha reso riacceso i riflettori su quello che NGO ed esperti già da tempo avevano denunciato: l’esistenza di una classe sociale di potenti di tutto il mondo, dall’Inghilterra all’Azerbaijan, dal Ruanda alla Cina a Israele, che proteggono i loro patrimoni dalle tasse che, talvolta loro stessi, hanno imposto. L’onda che la pubblicazione dei Panama Papers ha creato è però enorme, il primo ministro Gunnlaugsson si è dovuto ritirare, in Francia e il coinvolgimento di Cameron potrebbe avere un impatto su Brexit.

Ritiro dalla circolazione della banconota da 500€. Può essere uno strumento di contrasto ai traffici illeciti?


L’idea di ritirare dalla circolazione le banconote da 500 euro, compare e scompare periodicamente dal dibattito pubblico. Nel 2010 il Regno Unito fu il primo a vietare la vendita della banconota dagli uffici di cambio, anche se il paese non fa parte dell’Eurozona. Ora l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) richiama la Banca Centrale Europea a riconsiderare il ritiro della banconota in quanto rappresenta un ottimo strumento per la criminalità organizzata, per il contrabbando di soldi sporchi. Dall’altro lato però, ci sono paesi come la Germania o l’Olanda, dove la consuetudine di usare soldi contanti invece delle carte elettroniche, ancora prevale. Quali sono allora i principali motivi a favore del ritiro della banconota viola dalla circolazione?

Alcuni affari sospetti costano molto alla Deutsche Bank


Gli ultimi anni non sono stati rose e fiori per la Deutsche Bank – una delle istituzioni di credito più potenti conosciute a livello mondiale. La prossima settimana la banca annuncerà una perdita record, la più elevata nella propria storia: 6,7 miliardi di euro. L’istituto di credito deve ora creare ingenti accantonamenti, avendo eseguito in passato numerose operazioni di dubbia liceità, per le quali si deve ora rendere responsabile. I problemi della Deutsche Bank portano alla luce due fatti: innanzitutto che strutture criminali altamente sviluppate possono esistere unicamente potendo contare sul supporto di avvocati, commercialisti e persino istituti finanziari. D’altra parte, che evidentemente partecipare in affari finanziari svolti nella zona grigia tra legalità e illegalità non vale la pena per gli istituti di credito.