Un passo avanti verso la trasparenza


Per quanto riguarda temi come la trasparenza, la privacy e la corruzione nel mondo aziendale, l’ultimo paio di anni sono stati decisamente turbolenti. Questi tre elementi hanno occupato spesso le prime pagine delle principali testate internazionali, richiamando oltre l’attenzione mediatica, anche un certo impegno legislativo e della società civile.

A livello europeo la Quarta Direttiva Antiriciclaggio, adottata nel giugno 2015 dal Parlamento e dal Consiglio Europeo, obbliga i Paesi Membri a creare dei registri centrali sui proprietari effettivi (beneficial owners) delle compagnie, così come adeguate verifiche sulla clientela (customersdue diligence) un focus sul risk assessment, in ottica antiriciclaggio. La direttiva dovrà essere approvata ed applicata in tutti gli Stati Membri entro giugno 2017.

La risposta della società civile invece si è concretizzata nel lancio di una nuova piattaforma online Open Ownership, frutto di uno sforzo congiunto di organizzazioni non governative come Global Witness, Transparency International, Open Contracting Partnership, B Team e OpenCorporates, tutte impegnate nella lotta contro la corruzione ed il riciclaggio. Il valore aggiunto di questa piattaforma può essere così riassunto: in primo luogo, riconosce e persegue la necessità di creare e mantenere un impegno diretto e collettivo da parte della società civile, come movimento attento ai cambiamenti legislativi e pronto ad utilizzare la propria forza e la propria consapevolezza per mantenere il tema all’ordine del giorno politico. In secondo luogo,si ripromette di facilitare l’accesso ai registri sui proprietari effettivi, creando un registro unico ed internazionale di pubblico accesso.

È una piattaforma unica che permette quindi di rendere i dati più accessibili e comparabili, superando le difficoltà di un’analisi cross-borders. Al momento, il registro è in fase di preparazione. La piattaforma OpenOwnership potrà offrire un servizio anche ai governi, riducendone le difficoltà tecniche in questo tipo di ricerca, allo scopo di rendere il riciclaggio, l’anonimato nelle aziende ed i finanziamenti illeciti sempre più complicati.

Di seguito il link della piattaforma:

http://openownership.org

Lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo: la FIU trasloca


La Financial Intelligence Unit tedesca (FIU) sta traslocando dal Bundeskriminalamt al Zollkriminalamt – dalla polizia alla dogana. Il trasferimento è stato annunciato ad agosto 2016, diventerà effettivo durante i mesi estivi del 2017 e prevede un’ampia ristrutturazione dell’unità.

Nel 2014 in Germania sono stati riciclati più di 100 miliardi di euro, riporta uno studio commissionato dal Ministero federale delle finanze. Il denaro sporco verrebbe riciclato in maniera massiccia nel settore della compravendita immobiliare, ma anche in altri quali il commercio di arte e antichità, i ristoranti e altre attività commerciali. Ora, sotto impulso del FATF – Financial Action task Force, organismo intergovernativo annesso all’OCSE che si occupa dello sviluppo di politiche per la lotta al riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, il Ministero delle finanze sta ristrutturando i suoi strumenti di contrasto.

Ad Aprile 2016, il Ministro delle finanze Schäuble presentò un piano in dieci punti per riformare la lotta al riciclaggio e il finanziamento del terrorismo. Tra questi, il trasferimento della Financial Intelligence Unit (FIU) dal Bundeskriminalamt al Zollkriminalamt – dalla polizia alla dogana. Annunciato ad agosto 2016, diventerà effettivo durante i mesi estivi del 2017 e prevede un’ampia ristrutturazione dell’unità. La FIU (Zentralstelle für Verdachtsmeldungen) è l’organo investigativo responsabile della collezione e dell’elaborazione delle segnalazioni di transizioni finanziarie sospette. Svolge un ruolo centrale nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Enti quali le banche, infatti, devono per legge comunicare a questa unità l’avvenimento di transizioni finanziare “particolari”, che presentino indizi al riciclaggio di denaro o al finanziamento del terrorismo. È poi compito della FIU verificare le informazioni ottenute ed inoltrarle alla magistratura per l’inizio delle indagini.

Innanzitutto, la riforma prevede un cambio di competenza: il testimone verrà passato dal Ministero dell’Interno, che controlla il BKA, al Ministero per le finanze, responsabile della dogana. La nuova unità sarà quindi sotto la diretta competenza di Schäuble, promotore della trasformazione. Il governo ha espresso l’intenzione di assegnare all’unità nuovi campi di competenza e di potenziare la sua attività di prevenzione. È previsto un incremento di personale: da 25 a 50 entro quest’estate, fino a raggiungere i ca. 165 impiegati nel 2018. La seconda fase dello sviluppo sarà seguita da un gruppo di esperti che affiancheranno il governo nella definizione delle azioni. L’unità avrà a disposizione uno specifico strumento IT in supporto alla sua attività, in dotazione anche presso FIU estere. Verrà potenziato il ruolo di “filtro” della FIU: oltre a raccogliere le segnalazioni sospette e passarle alla magistratura, essa eseguirà delle indagini preliminari. Comparando i dati in collaborazione con altri uffici, smisterà in maniera più efficace le segnalazioni, inoltrando alla magistratura solo quelle effettivamente rilevanti. L’obiettivo è quello di alleggerire il lavoro degli inquirenti. Ultimo fine dichiarato dal governo è quello di facilitare la cooperazione internazionale tra autorità investigative. Infatti la ristrutturazione renderà la FIU tedesca più simile alle corrispondenti unità di altri Paesi, dove le rispettive FIU sono appunto di competenza delle autorità finanziarie o doganali, non della polizia.

Il sindacato della polizia tedesco (GdP – Gewerkschaft der Polizei) accoglie positivamente la decisione di spostare la responsabilità della FIU alla dogana, in quanto organo competente sia in materia finanziaria che come forza di polizia. Controllando il transito dei beni oltreconfine, e quindi attività strettamente relazionate al riciclaggio e al terrorismo come il contrabbando e la criminalità finanziaria, la dogana possiede le competenze necessarie a svolgere il nuovo ruolo di controllo dei flussi finanziari. Il sindacato si esprime però criticamente nei confronti di due punti. In primis, la riorganizzazione produrrebbe una poco trasparente struttura amministrativa a forma di matrioska russa, ovvero una “autorità nell’autorità nell’autorità” che potrebbe minacciare il corretto funzionamento e l’indipendenza della FIU. In secondo luogo, la FIU verrebbe privata dei suoi poteri investigativi che diminuirebbe l’incisività della sua azione.

Già la creazione della Generalzolldirektion aveva attirato le critiche del GdP (http://www.gdp-zoll.de/wp-content/uploads/2015/07/GdPzuNeuorgZoll.pdf). Con questa ulteriore riforma, anche la FIU pare sia diventato un organo ibrido le cui competenze non sono chiaramente definite: si tratta o no di un organo investigativo? In quanto assomiglia ad una “polizia finanziaria”, auspicata dal sindacato? Anche il BDZ – Deutsche Zoll- und Finanzgewerkschaft, il principale sindacato dei dipendenti del Ministero delle finanze, che ha partecipato alla concezione della nuova FIU, aveva espresso l’urgenza di quattro requisiti per la nuova unità. Il rafforzamento della funzione di “filtro”; la capacità di bloccare ed eventualmente mettere in sicurezza le somme “sospette”; l’ampliamento degli strumenti di monitoraggio delle transazioni transnazionali (obbligo di certificazione da parte dell’autore delle transazioni); introduzione di una soglia per i pagamenti in contanti, ad implementazione della direttiva EU 2015/849.

Nel 2014 la FIU ha raccolto 24054 segnalazioni sospette, facenti capo a 38084 persone identificate. Di queste segnalazioni, 627 sono risultate rilevanti ai fini della difesa dello Stato, e 323 sono state collegate al reato di finanziamento del terrorismo.

L’importanza del riciclaggio di denaro per il finanziamento del terrorismo – incontro pubblico al parlamento tedesco


Il 13 febbraio ha avuto luogo un incontro pubblico sul tema “Prevenzione del finanziamento del terrorismo internazionale”, organizzato dal Sottocomitato per la prevenzione delle crisi civili, risoluzione dei conflitti e azione in rete (Unterausschuss Zivile Krisenprävention, Konfliktbearbeitung und vernetztes Handeln) del parlamento tedesco. Tra gli esperti intervenuti Verena Zoppei, membro della Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP), istituto tedesco per gli affari internazionali e di sicurezza – Think Tank con ruolo anche consultivo per il parlamento tedesco e il governo federale su questioni inerenti alla politica estera e di sicurezza.

In tale occasione, la ricercatrice ha parlato dell’importanza del riciclaggio di denaro in materia di finanziamento del terrorismo, sottolineandone una relazione sempre più stretta a partire dal 2015.  Per quanto riguarda la Germania, il paese oggi rappresenta un centro importante per il riciclaggio di denaro: circa 100 miliardi di euro, provenienti da attività illecite, fluiscono ogni anno in investimenti legittimi. Ciò è dovuto ad un alto flusso di cassa e da un quadro giuridico ed amministrativo che appare non essere ancora pronto ad un contrasto totalmente efficace a tali attività. Le disposizioni penali Antiriciclaggio ed il coinvolgimento degli operatori economici nella sua prevenzione non sono infatti sufficienti e risultano quindi inefficaci.

A questo si aggiunge che i canali di finanziamento del terrorismo, al contrario del riciclaggio di denaro cosiddetto “sporco”, potrebbero provenire in linea di principio anche da attività legali, rendendo ancora più difficoltosa la verifica di segnalazioni di operazioni sospette.

Alla luce della quarta Direttiva Antiriciclaggio, la creazione di un registro centrale europeo sui titolari effettivi di società e trust potrebbe rappresentare un passo avanti. L’aumento di trasparenza transfrontaliera aiuterebbe, infatti, a prevenire l’uso improprio delle associazioni e dei dispositivi giuridici al fine di riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Ma come sottolinea Verena Zoppei, la criminalità transfrontaliera richiede ulteriori soluzioni globali e la Germania dovrebbe sfruttare l’attuale presidenza del G20 per progettare soluzioni che vadano in questo senso.

Il tema è quindi di grande attualità; i recenti avvenimenti in diversi paesi europei hanno dimostrato come sia urgente l’individuazione e l’implementazione di strumenti efficaci per il contrasto del finanziamento del terrorismo, imprescindibile dalle opportune modifiche alle regole Antiriciclaggio in Germania.

Maggiori informazioni di seguito in lingua tedesca:

Mafia ed Economia: uno studio dell’Università di Padova ne tratteggia le dinamiche


Si vuol sapere dov’è la mafia? Si segua pure l’odore dei soldi. Le imprese a conduzione criminale sono un numero sempre più elevato e costituiscono un consistente ostacolo al mondo degli affari pulito. La mafia soffoca infatti l’economia e provoca danni ingenti alle imprese legali. Questa consapevolezza, spesso intuibile dalle condizioni economiche di luoghi tipicamente intrisi di mafia, è stata adesso provata da un lungo studio condotto dal gruppo di ricerca del dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno” dell’Università di Padova, che fa capo al professore Antonio Parbonnetti.

La ricerca ha confermato la crescita ed il radicamento delle mafie in luoghi non tradizionali, come il Nord Italia. Sono difatti sempre più le imprese malavitose che operano nelle zone maggiormente sviluppate economicamente ed industrializzate dell’Europa, anche in aree considerate pulite.

Lo studio ha raccolto tutte le sentenze dal 2005 al 2014 emesse nel Nord e Centro Italia con capo di imputazione “associazione a delinquere di stampo mafioso”. Dalle 120 sentenze esaminate, si è dunque risaliti ai condannati e alle loro aziende, per un totale di 1.139. I risultati di questo lungo processo di ricerca hanno portato a suddividere le imprese in categorie, che ne hanno definito l’utilità ai fini delle attività criminali.

Quel che ne è emerso è un ritratto tutt’altro che incoraggiante sia a livello di percezione del fenomeno, sia per i suoi effetti disastrosi sulle economie locali. A livello percettivo, sorprende che le aziende con a capo persone legate alla criminalità organizzata non siano solo piccole e medie imprese, ma anche grandi nuclei economici, con un fatturato medio di 13 milioni di euro, ben superiore alla media. Il fenomeno riguarda tutti i settori, dall’edilizia al campo dei servizi e dell’industria. In particolare i ricercatori le hanno divise in tre categorie; hanno infatti individuato le aziende tipicamente di supporto, i cui ricavi sono spesso nulli e i quali servizi risultano particolarmente costosi. Vi sono poi le cosiddette “cartiere”, aziende che si occupano del riciclaggio, tendenzialmente di dimensioni medio-piccole e dai profitti altalenanti. Queste loro caratteristiche le rendono relativamente facili da individuare dalle forze dell’ordine. In ultimo, le aziende star, le più grandi ed insospettabili, dalle buone performance e visibili sul territorio, che hanno il compito di infiltrarsi nell’economia legale e nel sistema socio-politico.

Queste aziende richiedono abilità e caratteristiche dell’economia globalizzata: professionalità, competenze specifiche e internazionalizzazione. Basti pensare alla ‘ndrangheta ed alla camorra, che nel corso del tempo hanno creato delle vere e proprie reti internazionali, dall’Australia alla Germania e gli Stati Uniti.  Questo studio evidenzia la creazione di vulnerabilità diverse rispetto a quelle poste dalle mafie “tradizionali”. In primis, la difficoltà di riconoscerle e la mancanza di informazione adeguata ed aggiornata sul tema costituisce un punto di forte debolezza da parte delle economie più sviluppate – e spesso, inconsapevolmente, già infiltrate. Il cambio di contesto, non più Sud Italia, ma le regioni ed aree più ricche ed industrializzate d’Europa si collega proprio a questo punto.

Le aziende pulite pagano un significativo “costo della legalità”, che ne limita fortemente i ricavi ed è paragonabile ad una tassa indiretta. Dunque anche le aziende che non sono in maniera esplicita sotto il mirino delle mafie ne pagano le conseguenze. La domanda che emerge dallo studio padovano è quindi quanto più forti sarebbero le imprese se non ci fossero aziende criminali. Dai dati da loro raccolti, la produttività delle aziende operanti legalmente ha avuto una crescita media del 10% in seguito ad arresti nel territorio per mafia: una cifra impressionante, se si considera l’invisibilità di questo fenomeno.

Questi dati invitano a cambiare rotta sulla concezione delle mafie e delle loro attività. La criminalità organizzata ha ormai da anni posato i suoi tentacoli su un numero consistente di imprese, anche in territori non tradizionali. La conoscenza e comprensione di queste dinamiche sono solo i primi passi per combatterle, ma necessari e che riguardano tutti.

Il “Sistema Tedesco” – le banche tedesche come bancomat per la Mafia


Come sempre i fascicoli giudiziari italiani portano a scoperte sorprendenti sulle attività dei mafiosi in Germania. Per gli investigatori locali, l’efficacia dei criminali italiani si presenta spesso come una scatola nera, dato che contro di loro mancano gli strumenti giuridici che potrebbero fornire una comprensione maggiore sulle attività dei mafiosi. Oppure a volte le indagini da parte dei Pubblici Ministeri non sono nemmeno avviate – sia per la scarsa conoscenza della pericolosità dei “gangster italiani” in Germania o perché manca la volontà politica. Fortunatamente dall’Italia arrivano spesso informazioni importanti e le indagini hanno qui la loro origine.

Un procedimento giudiziario dai tempi biblici, che è al momento in corso a Reggio Emilia, mostra che come la ‘ndrangheta sfrutti questo specifico disinteresse tedesco a proprio vantaggio: i mafiosi fanno affidamento sui bancomat tedeschi. Utilizzano quindi il denaro “tedesco” per affari sporchi. Questo metodo ha anche assunto un suo nome proprio: “il Sistema Tedesco”.

A Reggio Emilia sono attualmente imputate circa 200 persone sospettate di far parte di una banda criminale. Si tratta principalmente di mafiosi, ma tra questi ci sono anche stranieri, per i quali non è chiaro se siano stati affiliati alla ‘ndrangheta (che da qualche anno è diventato possibile ed anche attuato) o se siano semplicemente dei complici. Alcuni dei sospetti mafiosi ricevono uno stipendio tedesco, ad esempio Giovanni A. di Schwerte, Antonio B., il cui luogo di nascita non è specificato agli atti, Gennaro G. di Dernbach, Francesco M. di Fürth, Domenico S. di Bad Aibling, Salvatore D’A. di Wipperfurth.

Il Sistema Tedesco è chiaramente una reazione diretta alle modifiche legislative in Italia. “Le nuove leggi sul riciclaggio in Italia – dice un imputato – rendevano molto più difficile raggiungere il capitale”. A seguire un dialogo tra i criminali:

C: allora io dovevo andare da quell’altro, non sono andato perché c’è il problema… quelli mandano
il bonifico… so anche che sono capaci di non farlo, so che stanno stringendo le cose, è venuto che…
mi prendo l’impegno e lo prendiamo… io avevo chiamato in Germania per farmi fare i prelievi…
ed allora se arrivano gli assegni lo versi tu nella banca, poi te lo mando sul conto..
F:eh!
C: sul conto tuo, dal conto tuo ti mando un bonifico tuo in Germania…
F: si!
C: su un conto tuo personale…
F: si!
C: vai in Germania e puoi prelevare…
F: e si può fare?
C: si può fare, vai in Germania e prelevi…

Alcuni degli imputati viaggiavano appositamente verso la Germania per aprire un conto in banca, altri usavano dei collaboratori già residenti in Germania per tale scopo. Nel corso di un controllo della polizia sono stati trovati a bordo di un’auto numerosi sospettati, tra i quali alcuni che disponevano di contatti con altri sospettati di mafia in Germania. Alla fine le autorità italiane si sono rivolte alla BKA, la polizia federale tedesca.

La BKA ha individuato numerosi conti convolti in banca in Germania.

Schäuble vuole impiegare più personale contro il riciclaggio


Finora nella Financial Intelligence Unit (FIU) della BKA 25 persone sono impiegate alla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento al terrorismo. Ora il Ministero Federale delle Finanze si incaricherà dell’unità, assegnata finora al Ministero dell’Interno e la potenzierà dotandola di 165 esperte ed esperti. Per questo a fine gennaio verrà approvata dal governo una nuova versione della legge antiriciclaggio. Evidentemente al Ministero delle Finanze ci si è accorti dei rischi che una carente legislazione antiriciclaggio comporta. Un problema rimangono le segnalazioni di operazioni sospette che stanno alla base delle indagini: solo lo 0,9% vengono dal settore non finanziario, il che lascia concludere, che in questo ambito il riciclaggio avviene quasi indisturbato.

Operazione contro la cybercriminalità e i “money mules”


 

Si è appena conclusa l’operazione EMMA2 (European Money Mules Action), la seconda azione europea coordinata contro il fenomeno dei “money mules”, che ha portato all’arresto di 178 persone. Questo è stato possibile grazie al supporto di Eurojust, che si è coordinata con il Centro Europeo del Crimine informatico dell’Europol nell’ambito della taskforce del crimine informatico (Joint Cybercrime Action Taskforce) nonché grazie al supporto della Federazione Bancaria Europea (Ebf).

I “money mules” sono persone reclutate da organizzazioni criminali come intermediari per il riciclaggio di denaro illecito spesso collegato a somme provenienti da frodi informatiche e campagne di phishing. Il più delle volte essi sono degli sprovveduti che, dopo aver trasferito nel proprio conto corrente le somme di denaro ricevute dai criminali, devono ritrasferirle su quello di altri, ricevendo per questo un piccolo compenso, parte dei soldi trasferiti.

All’operazione internazionale hanno partecipato le forze dell’ordine e le autorità giudiziarie di 16 Paesi dell’Unione Europea (Bulgaria,  Croazia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Latvia, Moldavia, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Regno Unito, Spagna,   Ucraina, Ungheria) oltre che l’FBI e ai Sevizi Segreti americani.

In tutta Europa sono stati 580 i casi di money mules identificati e nel mese di novembre le forze dell’ordine nazionali hanno interrogato 380 persone, sospettate di aver messo in atto transazioni bancarie fraudolente per un totale di 23 milioni di euro.

Durante la settimane di arresti coordinati Eurojust e Europol hanno costituito un posto di comando e un centro di coordinamento giudiziario per assistere le autorità nazionali, effettuando controlli trasversale tra i database dei diversi Paesi e coinvolgendo 106 istituti bancari, nonchè partner privati.

Una vasta operazione internazionale di polizia, alla quale si è affiancata una “campagna di sensibilizzazione e prevenzione” iniziata il 21 novembre e conclusasi venerdì 25 volta a rendere consapevoli i cittadini sul fatto che prestarsi per favorire il  riciclaggio dei proventi di attività illecite, come le frodi online o il phishing, è un reato molto grave.

Quella dei crimini informatici è un’area di intervento prioritaria per l’Unione Europea che, alla dilagante criminalità cibernética ha risposto istitundo la EC3 Europol (European Cybercrime Centre) che è il Centro di Polizia Europea istituita all’inizio del 2013 per combattere la criminalità informatica nell’era digitale.

Blitz in Italia contro la famiglia mafiosa dei Marrazzo, attiva anche in Germania


In Italia un blitz contro il clan della ‘ndrangheta Marrazzo ha portato all’arresto di 36 persone. Il clan Marrazzo è basato a belvedere Spinello, provincia di Crotone, nel sud della Calabria, ma è attivo in tutta Italia e in altri Paesi dell’Europa. Gli arresti, avvenuti in tutta la penisola, hanno coinvolto più di 150 agenti delle forze dell’ordine. Gli arrestati sono accusati,  oltre che di associazione mafiosa, di traffico di sostanze stupefacenti, omicidio, estorsione, detenzione illegale di armi, favoreggiamento e ricettazione. Dall’accusa emerge che il clan avrebbe estorto anche grandi multinazionali, tra cui le americane Halliburton e Baker Hughes, attive nel settore petrolifero,  imponendo loro il 5% sugli appalti ottenuti. La famiglia Marrazzo è stata (per lo meno nel passato) attiva anche in Germania. Ha cooperato con il clan Vrenna, e per questo risultano nelle indagini della polizia statale a Düsseldorf. Ad esempio un membro dei Marrazzo ricevette per posta ingenti quantità di denaro in contanti dall’Italia, per il qual fatto aleggiava l’accusa del riciclaggio. La stessa persona avrebbe pianificato un assalto a un portavalori, che ebbe in effetti luogo sempre a Düsseldorf. In Italia la polizia scoprì che il membro del clan trasportava grosse partite di cocaina da Düsseldorf a Torino.

Schäuble vuole combattere le shell companies


È ormai passato del tempo da quando, con la pubblicazione die Panama Papers, si sono accesi i riflettori su quello che è lo strumento preferito per molti affari criminali: le shell companies. Queste strutture servono a nascondere pagamenti, all’evasione fiscale e anche al risparmio (legale) sulle tasse. Per troppo tempo il Ministero Federale delle Finanze è stato guardare, senza impedire o ostacolare tali condotte illecite. Ora ha elaborato una bozza di legge, che rende per lo meno più difficile l’incorporazione di shell companies per scopi illegali.  Chi fa affari utilizzando questo tipo di imprese, dovrà in futuro renderlo pubblicamente noto. Se ciò non verrà fatto, secondo a un rapporto del Süddeutsche Zeitung incorreranno sanzioni fino a 25 000 Euro. Se inoltre una shell company verrà utilizzata a scopo di evasione fiscale, queste sanzioni aumenteranno. Anche per le banche ci sono dei cambiamenti: dovranno comunicare alle autorità fiscali se avranno fatto aprire ad un cliente una simile impresa. Anche per le banche sono previste sanzioni nel caso di evasione fiscale per mezzo di una shell company: avranno la responsabilità delle perdite causate. Il Ministero ha mandato la bozza ai vari gruppi parlamentari,  che dovrà essere ora discussa.

Secondo l’opinione di Mafia? Nein, Danke! e.V. la bozza è un buon primo passo per iniziare a ostacolare il ruolo dei crime enablers che supportano il crimine organizzato. Essa deve però essere seguita da altre, ad esempio le condizioni per l’apertura di un closed-end fund devono essere stabilite in modo da rendere trasparente chi sono i contribuenti al fondo.

Un comune piano d’azione contro la criminalità organizzata


Il Parlamento Europeo ha approvato una relazione, a cura dell’eurodeputata Laura Ferrara (M5S), che chiede l’adozione di un comune Piano d’Azione contro la criminalità organizzata, la corruzione ed il riciclaggio. Esprimendo preoccupazione e rammarico per lo stato della lotta contro i suddetti reati a livello europeo e ribadendo la gravità della minaccia che la criminalità organizzata, le sue attività illecite, la sua infiltrazione del tessuto economico, politico e sociale e la zona grigia di connivenza rappresentano per la società e l’economia d’impresa, esorta la Commissione e gli Stati Membri (SM) ad adottare una legislazione armonizzata e a sviluppare i necessari strumenti investigativi e giudiziari che migliorino la cooperazione e l’efficacia della lotta contro il crimine organizzato.
La relazione del Parlamento verte su diverse aree di intervento, che sono in seguito riassunte.

1) Assicurare il recepimento e la corretta trasposizione delle norme esistenti, monitorarne l’applicazione e valutarne l’efficacia
Esorta gli SM a recepire ed applicare gli strumenti esistenti a livello europeo, tra cui la direttiva relativa all’ordine europeo di indagine penale e la quarta direttiva antiriciclaggio (si ricordi che la Germania in passato ha tentato di ostacolare la creazione in Europa di un registro pubblico delle imprese cartiere ). Chiede inoltre alla Commissione di monitorare il recepimento e l’attuazione di tali strumenti, e prevedere sanzioni per i casi di non-compliance. Raccomanda l’adesione dell’UE a GRECO , una migliore cooperazione con l’UNODC ed esorta un maggiore impegno nella lotta contro la corruzione: monitorando questo fenomeno anche all’interno dei corpi dell’Unione, e sollecitando la pubblicazione della seconda relazione sulla lotta alla corruzione (in ritardo di quasi un anno). Raccomanda infine un approccio pluridisciplinare al contrasto contro la criminalità organizzata, e particolare attenzione alla prevenzione, soprattutto per mezzo della promozione di una cultura della legalità (concetto che fuori dall’Italia non è semplice da spiegare).

2) Priorità e struttura operativa per la lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione
Propone, per questo ciclo legislativo, l’adozione di uno strumento legislativo che renda l’appartenenza ad un’associazione di tipo mafioso perseguibile penalmente, ad immagine del 416bis italiano. In questo modo non sarebbero perseguiti solo i “reati-fine”, ovvero quelli per cui l’associazione è stata istituita, e verrebbe riconosciuta la pericolosità del vincolo associativo stesso. Contestualmente chiede la creazione di un’unità specializzata di Europol per il contrasto al crimine organizzato, mentre gli SM dovrebbero dotarsi di strumenti e meccanismi che garantiscano lo svolgimento coordinato delle attività investigative.

3) Un quadro legislativo più forte
Invita la Commissione a perfezionare il quadro normativo vigente, precisare le definizioni comuni dei reati, colmare le lacune – ad esempio per quanto riguarda la perseguibilità penale degli ecoreati, la tutela dei testimoni e collaboratori di giustizia, la protezione degli informatori (whistleblowers),   il rafforzamento dei diritti delle persone indagate o imputate in procedimenti penali
4) Una più efficiente cooperazione giudiziaria e di polizia a livello dell’UE
Criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio hanno ormai una dimensione transfrontaliera mentre, come ci diceva anche l’Avv. Enza Rando, chi le combatte si scontra con i confini legislativi. Il Parlamento esorta quindi l’adozione di prassi per lo scambio di informazioni tra Paesi, l’ammissibilità reciproca delle prove e l’istituzione di squadre investigative comuni. Pone inoltre l’accento sull’importanza di un’azione di sensibilizzazione circa i danni umani, sociali ed economici causati da tali reati. Mafia? Nein, danke! e.V., che dal 2007 si impegna con questo obiettivo, si rallegra che la priorità della sensibilizzazione venga ufficialmente riconosciuta dal Parlamento Europeo, e si augura che vengano previsti strumenti di incentivazione alle realtà che si impegnano in questo senso.

5) Colpire il patrimonio delle organizzazioni criminali e favorirne il riutilizzo sociale
Un altro punto per il quale l’associazione berlinese si batte da anni: il recepimento da parte degli SM della direttiva 2014/42/UE sulla confisca. Il Parlamento consiglia l’impiego di un metodo comune per il rintracciamento, congelamento e confisca dei beni alle organizzazioni criminali come misura dissuasiva. Ciò deve essere accompagnato dal riconoscimento reciproco degli ordini di sequestro e confisca, la cui attuale mancanza rappresenta un enorme ostacolo al completamento del lavoro dei magistrati italiani, e impedisce di intaccare gli ingenti capitali che le mafie nascondono all’estero (dove sanno che la giustizia italiana non li può raggiungere). Inoltre viene richiesta l’ammissibilità della confisca anche in assenza di condanna definitiva. Nuovamente si sollecita la creazione ed il rafforzamento degli strumenti per la gestione dei beni sequestrati e confiscati e si raccomanda il loro reimpiego per fini sociali e come indennizzo alle vittime: dove un tempo la mafia creava povertà, lo Stato dà alla comunità una risorsa.

6) Prevenire l’infiltrazione della criminalità organizzata e della corruzione nell’economia legale
Nell’ottico di ridurre il rischio di corruzione negli appalti pubblici il Piano d’azione consiglia lo stillamento di una “lista nera” di imprese con comprovati legami con la criminalità organizzata o coinvolte in pratiche corruttive, in modo da escluderle dal circuito dei finanziamenti pubblici e da impedir loro la contaminazione della pubblica amministrazione. La lista deve essere ovviamente condivisa e deve anche servire da incentivo ad adottare e migliorare le procedure interne in materia di integrità. Per quanto riguarda il riciclaggio chiede agli SM di introdurre misure che aumentino la trasparenza e la tracciabilità delle transazioni, la trasparenza sulle strutture societarie, sulle concessioni di licenze ad autorizzazioni e di ostacolare la possibilità di creare complesse strutture societarie, attraverso le quali il denaro “sporco” viene facilmente iniettato nell’economia legale. Viene richiesto un particolare impegno alla lotta contro le frodi ai fondi UE (monitorandone meglio non solo l’assegnazione ma anche l’impiego) e all’IVA, e al contrasto dell’infiltrazione e della corruzione nella pubblica amministrazione e nelle istituzioni quali banche,  che con i loro atteggiamenti permissivi aiutano il riciclaggio.

7) Procura europea (EPPO)
Sollecita la creazione di una Procura europea, imparziale ed indipendente dai governi nazionali, competente per perseguire tutti i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione e per affrontare la criminalità organizzata. Urge definire al meglio la sua interazione con le procure nazionali e gli altri organismi europei come OLAF, Eurojust ed Europol. Questi ultimi tre organi, infatti, non hanno e non possono avere il mandato per condurre indagini. L’EPPO sarà invece dotata proprio di questo mandato, con giurisdizione allargata a tutta l’UE, ed esclusiva per quanto riguarda i crimini che le sono stati assegnati.

Il Piano d’Azione continua ricordando l’urgenza di intervento contro specifici crimini che sono contraffazione, traffico di stupefacenti, gioco d’azzardo, paradisi fiscali, reati contro l’ambiente, criminalità informatica, criminalità organizzata e terrorismo, tratta e traffico di esseri umani. Conclude con delle riflessioni riassuntive su come dovrebbe essere organizzata la dimensione esterna della lotta al crimine organizzato.

La strada da percorrere verso un’azione coordinata dei diversi sistemi investigativi e giudiziari non è semplice, perché si scontra con le diverse tradizioni giuridiche e culturali. L’importanza e quindi l’ammissibilità del sequestro a scopo preventivo, ovvero senza che ci sia un processo in corso, è difficile da comprendere per chi non ha vissuto in prima persona, come in Italia, l’urgenza di bloccare il potere economico mafioso prima che venga nascosto e vengano a mancare le prove dei proventi illeciti. O ad esempio per un Paese come l’Olanda, che nel suo ordinamento giuridico non prevede il reato di associazione a delinquere, è difficile pensare di introdurre quello di associazione mafiosa. Inoltre in molti Paesi l’iniezione di capitali nella propria economia è vista di buon grado, e si chiude più di un occhio sulla loro provenienza. L’interesse economico pare quindi prevalere su quello della giustizia, della democrazia e della preservazione del libero mercato. Per oltrepassare questi ostacoli è stata proposta la condivisione di norme minimi comuni.