L’ufficio federale della polizia criminale tedesco e il ministro Seehofer presentano il rapporto sulla criminalità organizzata


Purtroppo, i dati pubblicati recentemente dall’ufficio federale BKA e dal Ministero federale dell’Interno Seehofer nel rapporto denominato „Immagine sulla situazione federale della criminalità organizzata“ („Bundesleitbild Organisierte Kriminalität“) hanno ben pochi lati positivi. Il numero di procedimenti contro la criminalità organizzata – che di per sé è un settore molto ampio e non comprende solo gruppi mafiosi con una struttura complessa – è sceso da 572 a 535, rispetto all’anno precedente.
Considerando che il tema della lotta alla criminalità organizzata ha ricevuto maggiore attenzione da quando è stata „scoperta“ la presenza delle organizzazioni criminali dei cosiddetti clan, questo declino è ancora più allarmante. Ma non è tutto. Le cifre dimostrano più volte che la lotta contro la criminalità organizzata in Germania non è una priorità.

1.Fino a 1000 membri della ‘ndrangheta in Germania ma indagini contro solo 124 persone

Grazie al gruppo parlamentare dei Verdi del Bundestag, il governo federale deve contare e monitorare i membri delle organizzazioni mafiose in Germania ogni anno. Nel maggio di quest’anno, il governo ha riferito che il “il numero effettivo di membri da attribuire alla ‘ndrangheta è stimato tra 800 e 1.000”.
Ora apprendiamo che l’anno scorso ci sono state in totale 13 indagini contro membri della criminalità organizzata italiana, cioè contro tutti i gruppi (oltre alla ‘ndrangheta anche la Cosa Nostra, la Camorra ed altri). Si tratta di un caso in meno rispetto all’anno scorso ed il fatto che 124 membri della ‘ndrangheta siano stati indagati parla da sé. In parole povere, questo significa che nove mafiosi su dieci rimangono indisturbati in Germania, nove membri su dieci di organizzazioni criminali possono fare i loro affari serenamente e con le altre organizzazioni (Camorra, Cosa Nostra eccetera) la situazione è la stessa. L’inadeguatezza dell’azione statale nel campo della criminalità organizzata è dimostrata anche dalla somma dei beni sottratti.

2. Miliardi di euro di entrate rimangono ai criminali

I danni causati da attività criminali in Germania sono stimati in 691 milioni di euro. I proventi da attività criminali sono stimati in 675 milioni di euro. È stato sequestrato un importo provvisorio di 72 milioni di euro. Dando queste cifre per scontate (anche se sono certamente troppo basse), ciò significa che più di 600 milioni di proventi di reato rimarranno ai gangster. Oppure, in altre parole, vale la pena essere un criminale in Germania!
Perché ci sono dubbi sul livello dei proventi di attività criminali? Se si calcola quali sarebbero stati i proventi se le droghe confiscate fossero state vendute, si devono ipotizzare miliardi di entrate e a questa cifra si aggiungono altre attività criminali. Poi c’è un altro punto che viene regolarmente dimenticato durante questa esposizione annuale dell’ordine di sicurezza della Repubblica Federale Tedesca: i gruppi della criminalità organizzata non sono attivi soltanto nell’illegalità, ma utilizzano anche il mercato legale della Repubblica federale per le loro attività, che dunque sono legali e che, per questo, è difficile stimare. Ignorarle completamente dimostra una visione poco lungimirante riguardo la criminalità organizzata.

3. Abbiamo finalmente bisogno di una nuova edizione del rapporto periodico di sicurezza

L’Immagine sulla situazione federale della criminalità organizzata si basa su indagini che sono state effettuate. È una dichiarazione banale, ma con conseguenze di vasta portata. Ciò che non compare in un procedimento di indagine o in cui il procedimento di indagine preliminare non viene trasformato in un procedimento di indagine formale, non si trova nel rapporto. Considerando la crescente pressione per indagini completate con successo e la diminuzione delle risorse per le indagini strutturali (in cui non si tratta di identificare i colpevoli, ma di chiarire le strutture criminali), nonché la frequente mancanza di personale nelle forze di polizia dei Länder, è ovvio che il rapporto sulla criminalità organizzata non può mostrare un quadro reale della situazione nel paese ma riflette solo le attività delle forze di polizia. Il rapporto non mostra qual è la situazione della criminalità organizzata in Germania. Mostra solo ciò che si sta facendo contro la criminalità organizzata. Questa è una grande differenza!
Mafianeindanke ha chiesto al ministro federale dell’Interno Seehofer all’inizio di giugno di commissionare finalmente il Rapporto periodico di sicurezza („Periodischer Sicherheitsbericht“), che spiega scientificamente lo stato di sicurezza della Germania ma non ha dato una data esatta. Inoltre un ulteriore elemento di debolezza del Periodischer Sicherheitsbericht sta nel fatto che la BKA non può basare le proprie analisi su dati ulteriori rispetto a quelli derivanti dalle indagini svolte, al contrario di semplici ricercatori scientifici che invece possono attingere da più e diverse fonti.

Contrastare il riciclaggio di denaro a livello locale: l’esempio di Amsterdam


Il 6 settembre 2019 abbiamo partecipato alla conferenza sul riciclaggio di denaro sporco organizzata da ‘’Die Linke’’ al Bundestag. In questa occasione, ha destato particolare curiosità l’intervento di Bas ter Luun, Senior Advisor del Dipartimento di ordine pubblico e sicurezza presso la città di Amsterdam.

La capitale olandese – ha spiegato ter Luun nel corso della sua presentazione – è un centro nevralgico del traffico illecito di sostanze stupefacenti. Anche il consumo è molto elevato nella città, si stima infatti che nel 2018 sia stata consumata cocaina per un valore di milioni di dollari. I trafficanti di droga possono fare affidamento su una rete di intermediari corrotti che li aiutano a individuare appartamenti e luoghi sicuri dove portare avanti i propri traffici in maniera indisturbata.

A preoccupare, poi, è soprattutto il riciclaggio di denaro sporco, in particolar modo nel settore immobiliare. Ad Amsterdam, infatti, i proventi dei traffici illeciti vengono investiti nell’acquisto di proprietà, ad esempio nel settore della ristorazione, del turismo e delle attrazioni che offre la città. Anche i beni di lusso sono un altro obiettivo molto gettonato da parte della criminalità organizzata che investe in Olanda.

L’amministrazione cittadina, dal canto suo, adotta iniziative e misure sul fronte dell’antiriciclaggio. È fondamentale, innanzitutto, andare a studiare il fenomeno a fondo. A tal fine la città di Amsterdam si serve di dati incrociati sul reddito e le proprietà. Si processa dunque la combinazione tra i dati fiscali e quelli immobiliari. Queste informazioni permettono di ottenere dati statistici e analizzare i risultati per vedere dove i conti effettivamente non tornano. Potranno infatti esserci casi e zone di interesse dove i dati sul reddito non corrispondono in maniera lineare con quelli riguardanti le proprietà. È in questi casi, quindi, che si innesca un campanello d’allarme e si procede ad un maggiore approfondimento.

La fase più operativa prevede poi l’analisi su base municipale dei sussidi, permessi e transazioni del settore immobiliare. L’approccio che viene portato avanti è multi-agency, in quanto vengono coinvolti più attori (la Polizia, enti fiscali, doganali e giuridici). È necessario in questa fase instaurare una proficua collaborazione tra settore pubblico e privato sul fronte dell’antiriciclaggio.

Ma come possono attrezzarsi le altre città di fronte a problematiche simili, per seguire l’esempio di Amsterdam? Per cominciare, spiega ter Luun, è necessario creare consapevolezza e strutture di contrasto all’interno della pubblica amministrazione. Bisogna poi lavorare insieme ai gruppi di interesse all’interno della società. È fondamentale inoltre la condivisione di informazioni e intelligence tra le diverse agenzie di contrasto. Infine, bisogna cooperare con le altre città europee sul fronte dell’anti-riciclaggio.

L’intervento di ter Luum è stato accolto con molto interesse e a margine della conferenza ci ha concesso una breve intervista.

Per noi è stata una novità sentire che una città impiega del personale sul fronte dell’anti-riciclaggio. Come è successo ad Amsterdam?

‘’Tutto è iniziato negli anni ’90. C’è stata un’inchiesta parlamentare e una parte di questa era composta da una ricerca sul centro-città condotta da criminologi. Le conclusioni hanno mostrato che molti immobili erano di proprietà della criminalità organizzata, che possedeva beni immobiliari anche nei settori della prostituzione e dei coffee shops. Inoltre, la città stessa ha in qualche modo facilitato tutto ciò, dal momento che i permessi e le licenze sono stati concessi abbastanza facilmente. Ciò ha portato alla decisione dell’amministrazione comunale, a metà degli anni ’90, di investire in personale qualificato per combattere il riciclaggio di denaro sporco.’’

Si tratta di un modello comune per i Paesi Bassi o è limitato solo ad Amsterdam?

‘’È partito tutto da Amsterdam, ma ben presto altre città in tutto il paese hanno seguito lo stesso modello. A livello nazionale esiste una struttura che facilita la cooperazione tra le diverse agenzie governative e che supporta le autorità locali e i sindaci nella lotta alla criminalità organizzata.’’

State cooperando anche con le forze di polizia?

‘’Sì, con loro ci scambiamo informazioni. Succede, ad esempio, per i controlli di coloro che fanno richiesta di permessi. Ma cooperiamo anche nell’applicazione delle regole. Per esempio: nel settore dell’ospitalità, nei coffee shops, nei bar, ci sono alcune regole che vengono fatte rispettare dal comune. In questi luoghi potrebbero esserci commissioni di reati. In alcuni casi, l’amministrazione locale e la polizia collaborano per condurre le ispezioni.’’

I Paesi Bassi hanno una politica piuttosto liberale in materia di droga. Questo interferisce in qualche modo con il riciclaggio di denaro sporco? In senso positivo o negativo?

‘’A causa del sistema dei coffee shops – dove si può vendere marijuana – una grande industria, che non è regolamentata, potrebbe crescere. Questa industria ha un sacco di proventi, fa un sacco di soldi e questi soldi devono essere investiti da qualche parte.’’

È stato complicato avere un quadro delle attività di riciclaggio di denaro nella vostra città?

‘’Non credo che siamo già in grado di avere una visione d’insieme. È davvero complicato.’’

Ti occupi anche di fare pressione sui decisori politici a livello nazionale o questo non fa parte del tuo lavoro?

‘’Può far parte del mio lavoro fare pressione sui decisori politici. Per esempio, quando ci rendiamo conto che un certo strumento non funziona bene, abbiamo bisogno di cambiare la legislazione. Quindi, mostriamo caso per caso cosa dovrebbe essere fatto.’’

Avete anche organizzazioni della società civile come la nostra attive in questo campo ad Amsterdam?

‘’Non abbastanza nel campo dell’anti-riciclaggio. Dai risultati di questa conferenza ho appurato che è qualcosa di cui abbiamo bisogno anche nel nostro paese. Comunque, nel campo del traffico di esseri umani e della prostituzione c’è cooperazione tra le ONG e il governo locale.’’

Potrebbe dirci qualcosa di più sui poteri che hanno i sindaci olandesi e le amministrazioni locali dei Paesi Bassi? Esistono in Germania modelli comparabili a livello comunale sul fronte dell’anti-riciclaggio?

‘’I sindaci olandesi sono responsabili dell’ordine pubblico e della sicurezza. Hanno il potere esecutivo per chiudere case, attività commerciali o per emettere ordini restrittivi. Questo potrebbe essere paragonabile a quanto accade anche in Germania. Ciò che è peculiare dei sindaci olandesi – e non si applica alla Germania o ad altri paesi – sono gli strumenti di controllo di cui dispone. Un sindaco può esercitare un controllo e ottenere informazioni dalla polizia e dal fisco e servirsi delle informazioni che ottiene.’’

E, naturalmente, una domanda di interesse: quali sono i gruppi criminali prevalenti ad Amsterdam?

‘’Le bande di motociclisti sono ancora presenti. Non hanno più una base in città, dato che siamo riusciti a smantellarla, ma ritornano occasionalmente in sella alle loro motociclette. Vediamo anche la presenza di criminalità organizzata di origine albanese, principalmente in relazione al traffico di droga. Ci sono anche le vecchie reti criminali olandesi, che all’inizio di questo millennio erano piuttosto significative. Assistiamo anche alla crescita di network criminali composti dalle seconde e terze generazioni di immigrati che ora hanno assunto tutte le posizioni di rilievo nel traffico di droga. Questi sono i gruppi, ma la situazione è più fluida.’’

E la criminalità organizzata italiana?

‘’È presente anche ad Amsterdam. Ci sono alcuni documenti che indicano la presenza di clan di ‘ndrangheta nei Paesi Bassi.’’

Sequestro record – L’Europa inondata di cocaina


Il 2 agosto 2019, la dogana di Amburgo ha annunciato la confisca di 4.500 kg di cocaina avvenuta nel porto della città. Questa è la più grande quantità che sia mai stata confiscata in Germania. La cocaina avrebbe prodotto sul mercato circa 1,4 miliardi di euro. Nella maggior parte dei casi, la sostanza fornita dal Sud America è molto pura, per cui viene allungata dalle tre alle quattro volte prima di venire messa sul mercato. Un grammo di cocaina tagliata costa circa 80 euro per strada.

Il materiale è arrivato in container con forniture di soia ed è stato imballato in borsoni sportivi. Questi contenitori contengono spesso serrature di riserva per i contenitori stessi. Anche prima che i contenitori arrivino “ufficialmente” nel porto, questi vengono aperti dai fornitori di servizi speciali per conto di criminali, le borse sportive vengono rimosse e i contenitori vengono nuovamente fissati con le serrature di ricambio, che sono esattamente duplicati delle serrature originali, in modo che la rimozione delle borse non sia tracciabile. Questa volta, per qualche motivo, la procedura non ha funzionato e la dogana ha scoperto e sequestrato questa immensa quantità di cocaina prima che i criminali potessero procurarsela. Dopo la confisca, la sostanza viene prelevata e solitamente bruciata sotto sorveglianza.

Questa consegna record intercettata dimostra ancora una volta che l’Europa sta vivendo una vera e propria invasione di cocaina. La domanda rimane elevata e l’attuale politica globale antidroga sembra essere inefficace. Ogni giorno il mercato della cocaina fa sì che miliardi di euro di denaro finiscano nelle mani di organizzazioni criminali. Per questo motivo è importante combattere efficacemente il riciclaggio di denaro sporco, perché non sono solo le droghe ad avere un effetto nocivo, ma anche il guadagno economico che queste generano. Al momento si parla di riciclaggio dal valore di miliardi nel settore immobiliare tedesco. È positivo che le misure contro questo fenomeno siano state rafforzate. In questo contesto, tuttavia, è estremamente discutibile il motivo per cui il pagamento di immobili in contanti è ancora consentito. Questo è un invito ai gangster di tutto il mondo ad investire in Germania. Tuttavia, è necessaria una lotta globale contro il riciclaggio di denaro sporco. È da escludere che a tale scopo possano essere utilizzati oggetti di valore come automobili usate e nuove, orologi, opere d’arte e gioielli. Vanno inoltre messi in evidenza i meccanismi complessi del riciclaggio di denaro, come la negoziazione di partecipazioni in società e gli investimenti in strumenti finanziari di protezione come i fondi chiusi e le costruzioni fiduciarie.

Un altro aspetto dell’eccesso di cocaina spesso trascurato è quello del consumatore. Anche i politici di alto livello consumano la sostanza. Tuttavia, le élite sociali non acquistano la droga al mercato di strada, ma in strutture come ristoranti di lusso e altri punti vendita adeguati. Questi contatti tra i narcotrafficanti e i consumatori non favoriscono il perseguimento delle strutture che riforniscono questi clienti. Anche per questo motivo, procuratori politicamente indipendenti in Germania rappresenterebbero un passo importante nella lotta alla criminalità organizzata.

Il motivo per cui un’impresa così immensa come quella di Amburgo è andata male può essere solo ipotizzato in questo momento. Nuovi giocatori stanno attualmente cercando di conquistare un punto d’appoggio nel commercio globale. Resta da vedere se questa circostanza ha qualcosa a che fare con il recente sequestro record. Sarà inoltre interessante scoprire quali sono i finanziatori oggetto di indagine. Perché’ una crisi isolata presa da sola non è molto significativa.

La prospettiva tedesca a 12 anni dalla strage di Duisburg


Esattamente 12 anni fa, il 15 agosto del 2007, la strage di Duisburg scuoteva la Germania e accendeva i riflettori sulla ‘ndrangheta, organizzazione criminale fino a quel momento particolarmente silenziosa al di fuori dei propri territori di origine.

La notte di ferragosto del 2007 a perdere la vita furono sei uomini dell’età compresa tra i 16 e i 39 anni, tutti originari della provincia di Reggio Calabria, eccezion fatta per Tommaso Venturi, originario di Corigliano Calabro e che proprio quel giorno compiva 18 anni. Le vittime furono colpite da due killer all’uscita dal ristorante italiano ‘’Da Bruno’’, dove avevano trascorso la serata per festeggiare il compleanno dell’amico. Il rinomato ristorante della cittadina situata nel Nordreno-Vestfalia era già noto alle forze dell’ordine italiane e tedesche come luogo di riciclaggio di denaro sporco. I killer, per accertarsi del successo dell’agguato, freddarono ciascuna delle proprie vittime con un colpo finale alla testa. Negli indumenti del festeggiato venne ritrovata l’immagine bruciata di San Michele Arcangelo, segno di una possibile affiliazione al clan celebrata proprio quella sera.

La strage di Duisburg, anche nota come strage di Ferragosto, è l’ultimo episodio della sanguinosa faida di San Luca iniziata nel 1991 e che ha visto i Nirta-Strangio opporsi ai Pelle-Vottari-Romeo. La faida, iniziata apparentemente per futili motivi, ha visto susseguirsi una serie di regolamenti di conti, spesso perpetrati in giorni significativi dal punto di vista simbolico e religioso. Colpire i propri nemici durante le festività ha come obiettivo quello di rendere il dolore dei familiari della vittima ancora più profondo, in modo tale che un giorno di festa si trasformi per sempre in un giorno di lutto.

Proprio secondo questo schema, a riaccendere lo scontro tra le fazioni in lotta era stato l’omicidio di Maria Strangio, moglie del boss Giovanni Nirta, avvenuto a San Luca il 25 dicembre 2006, in un agguato che aveva come obiettivo principale il boss calabrese. Le armi utilizzate in quell’occasione provenivano proprio da Duisburg.

È in questo quadro che va ricondotta la decisione dei Nirta-Strangio di attaccare i propri rivali addirittura all’estero, in Germania, a più di 2000 km di distanza da San Luca (RC), correndo l’enorme rischio di attirare l’attenzione di forze dell’ordine e opinione pubblica su di sé, sconfessando inaspettatamente la strategia di mimetizzazione che aveva avuto un enorme successo, permettendo alla ‘ndrangheta di mettere le radici e riprodurre il proprio modello organizzativo anche all’estero. Dietro all’attacco di Duisburg, però, non c’era soltanto la sete di vendetta. C’era anche la volontà di riaffermare il proprio potere criminale e ottenere il controllo dei traffici illeciti nella regione. In particolare, il traffico di stupefacenti generava enormi profitti e la regione del Nordreno-Vestfalia era uno snodo strategico, vista la vicinanza al confine con l’Olanda, nei cui porti giungevano i carichi di droga provenienti dal Sudamerica. I clan calabresi hanno effettuato nel corso degli anni ad una vera e propria spartizione territoriale del Land tedesco. I Nirta-Strangio, ad esempio, controllano la zona di Kaarst, mentre i Pelle-Vottari-Romeo estendono il proprio dominio sulla zona di Duisburg. È il fiume Reno, in questo caso, a separare le rispettive zone d’influenza dei clan rivali.

La Germania è il paese europeo dove la ‘ndrangheta è riuscita a penetrare in maniera più efficace, nonostante l’apparente incompatibilità culturale. La strage di Ferragosto ha mostrato tutta la facilità di azione e la confidenza dell’organizzazione criminale di origine calabrese che sta, un passo alla volta, colonizzando il territorio tedesco. Questo episodio, però, ha rivelato a tutto il mondo la natura feroce e criminale della ‘ndrangheta. L’eccessiva esposizione ha indubbiamente avuto effetti negativi per l’organizzazione, quantomeno nell’immediato.

L’opinione pubblica tedesca, infatti, si è finalmente resa conto della sua esistenza. Le autorità investigative italiane e tedesche hanno sviluppato un proficuo rapporto di collaborazione che ha portato, nel periodo successivo alla strage, alla cattura e all’arresto di numerosi affiliati coinvolti nella faida di San Luca.

Da un lato, erano già parecchi i segnali che in passato avevano indicato una forte penetrazione della ‘ndrangheta in Germania. Dall’altro lato, però, questi furono a lungo sottovalutati e solo lo shock provocato dalla strage di Duisburg fece aprire gli occhi all’opinione pubblica e alle istituzioni. Tuttavia, lo stupore iniziale ha fatto ben presto spazio alla ‘rimozione’ da parte della società tedesca. L’immagine di Duisburg – e della Germania intera – non poteva essere inquinata dalla presenza della mafia. Bisognava cancellare l’immagine negativa e dimenticare l’episodio. Una volta che il processo per i fatti di Duisburg venne trasferito in Italia, per la Germania il caso era da considerarsi chiuso. La questione era ritenuta un affare tra calabresi, un problema dell’Italia. Questa rimozione agevolò notevolmente la ‘ndrangheta, che tornò nel silenzio e si pacificò internamente. Esporsi troppo era stato un errore e bisognava ora dare la precedenza agli affari piuttosto che alle dispute interne. Ciò che colpisce della ‘ndrangheta e che è possibile notare anche analizzando i fatti di Duisburg è la sua doppia natura: da un lato è un’organizzazione moderna, coglie le opportunità offerte dalla globalizzazione ed è orientata al guadagno; dall’altro lato, invece, mantiene salde le proprie usanze ancestrali, i legami con la madrepatria e la sua ritualità.

Oltre alla rimozione da parte della società, la ‘ndrangheta può sfruttare a proprio vantaggio anche le mancanze della legislazione tedesca, molto debole in tema di lotta alle mafie. In Germania, ad esempio, non esiste il reato di associazione mafiosa, come previsto invece all’interno dell’ordinamento giuridico italiano (416 bis). La normativa tedesca, infatti, specifica unicamente l’associazione a delinquere, tramite l’articolo 129 del Codice Penale. La legislazione è carente anche in materia di sequestro e confisca dei beni. In seguito alla seconda guerra mondiale, in netta contrapposizione con il regime totalitario del passato, la Germania ha adottato una legislazione fortemente improntata alla tutela dell’individuo. Per questo motivo, tutto ciò che riguarda la confisca dei beni e delle proprietà personali è molto difficile da attuare. L’ordinamento tedesco, pur prevedendo in alcuni casi la possibilità di sequestro e confisca dei beni, non permette che ciò avvenga in maniera preventiva e prevede che l’onere della prova sia a carico dell’accusa. Tutto ciò rappresenta un enorme limite nel contrasto delle mafie. Se ci fosse maggiore consapevolezza della gravità del rischio corso dalla società, questi ostacoli potrebbero essere superati.

La ‘ndrangheta è consapevole di questi limiti, sa che difficilmente la Germania si doterà di misure più efficaci in materia di confisca dei beni e quindi trasforma il paese in uno dei principali centri in cui riciclare i proventi dei traffici illeciti.

Anche parlare di mafia risulta difficile, in Germania. I giornalisti spesso si trovano a lottare contro una legislazione che, nell’ottica della già menzionata tutela estrema dell’individuo, non permette loro di scrivere liberamente dell’argomento. Talvolta, i giornalisti vengono silenziati attraverso la censura. È il caso, ad esempio, di Petra Reski, giornalista d’inchiesta tedesca che dopo aver ricevuto alcune querele è incorsa nell’annerimento del proprio libro ‘’Santa Mafia’’ da parte delle autorità. Data l’assenza del reato di associazione mafiosa in Germania non è possibile addebitare legami con la mafia a soggetti che non siano già stati condannati in Italia per 416 bis. Vi è inoltre il diritto alla riabilitazione sociale, per cui non si può nominare per intero (nome e cognome) persone condannate che abbiano già scontato la pena. Si può raccontare la loro storia, ma le persone possono essere nominate solo attraverso l’utilizzo di abbreviazioni. I mafiosi in Germania possono dunque fare ricorso con ampie possibilità di successo alla querela, strumento ben più comodo e meno rischioso rispetto alle minacce e all’intimidazione. Ad essere vittima di queste dinamiche è stato anche un documentario trasmesso dall’emittente televisiva MDR e che si focalizzava sulle attività economiche della ‘ndrangheta ad Erfurt, cittadina della Turinga che rappresenta un vero e proprio Eden per il riciclaggio di denaro sporco da parte dell’organizzazione criminale calabrese. Dopo aver subito una serie di querele, anche il documentario è stato censurato. La vita per i giornalisti d’inchiesta in Germania è dunque particolarmente difficile, si è disincentivati a scrivere di mafia e spesso gli stessi editori non sono disposti a correre il rischio di pubblicare notizie sull’argomento per evitare di incorrere in guai giudiziari.

A dodici anni di distanza dai fatti di Duisburg, la situazione relativa al contrasto delle mafie in Germania non è delle più rosee. Sono molte le questioni su cui bisognerebbe lavorare ed insistere. C’è bisogno innanzitutto di maggiore consapevolezza riguardo alla pericolosità del fenomeno mafioso e dei rischi che esso rappresenta per la società. In secondo luogo, nonostante la presenza di esperienze virtuose dedite alla sensibilizzazione sul tema, vi è la necessità di costruire reti più ampie, che si estendano anche a luoghi – come ad esempio la Germania dell’est – dove al momento non sono presenti realtà attive sul fronte antimafia. Si denota poi l’esigenza di offrire informazione più libera sul tema e di maggiore qualità, laddove la lotta agli stereotipi sulle mafie è un’altra questione rilevante. Infine, come visto all’interno dell’approfondimento, è fondamentale l’adozione di strumenti legislativi di contrasto adeguati rispetto alla portata del fenomeno che si intende combattere.

Operazione “Pollino”: Nonostante la retata anti mafia di successo le autorità tedesche fanno una figuraccia


In Olanda, Belgio, Italia e Germania sono stati arrestati all’inizio di dicembre 90 presunti membri dell’ ‘Ndrangheta. La finora più importante operazione internazionale anti mafia è stata coordinata dalle autorità europee competenti Eurojust e Europol. Al contrario di come spesso accade l’operazione non parte dall’Italia ma ha origine da delle indagini in Olanda per riciclaggio di denaro, che hanno portato a perquisizioni nella Renania settentrionale Vestfalia, a Berlino e in Baviera. Considerata la vicinanza ai porti di Amsterdam, Antwerpen e Rotterdam le indagini in Germania sono state concentrate nella regione est della Renania settentrionale Vestfalia. Grazie al successo della collaborazione a livello europeo l’operazione ha riscosso molte lodi, mentre i ripetuti errori delle autorità tedesche sono passati in secondo piano.

Gli antefatti: come gli ‘ndraghetisti sono arrivati in Germania

Nicodemo Panetta (37 anni) è un imprenditore che vive a Grotteria in Calabria ed è vittima di ripetute estorsioni. Nonostante sia lui che la sua famiglia vengano aggrediti e le sue attrezzature e macchine da costruzione vengano distrutte Panetta non si lascia intimidire e sporge denuncia contro i suoi estortori. Nel novembre del 1986 Panetta e il suo amico e imprenditore Nicodemo Raschillà sono vittime di un attentato e perdono la vita. Gli agenti trovano i proiettili di un intero caricatore di mitra ma non trovano alcun testimone. Le indagini giudiziarie portano all’arresto di alcuni presunti ‘ndraghetisti e mostrano che capitali legati all’attività d’estorsione del clan erano destinati alla Germania, sia per impedirne il sequestro che per mascherarne l’origine. Documenti legati all’indagine italiana dimostrano che con l’assistenza di un notaio tedesco a Duisburg sono stati investiti 80.000 Euro nell’impresa Bellavita con sede ad Hagen. Un ulteriore investimento venne destinato all’impresa La Piazza 3 Gastronomie che era al centro delle indagini dell’operazione “Pollino”. Gli ‘ndraghetisti si rivolsero sempre allo stesso notaio di Duisburg per le loro attività. Evidentemente il notaio Klaus B. non ebbe alcun sospetto, nonostante i cognomi dei clienti fossero legati all’ambiente dell’attività mafiosa. Una semplice ricerca su internet sarebbe bastata ad ottenere abbastanza materiale per una notifica di sospetto riciclaggio, alla quale i notaio obbligati e per la quale dispongono di estese possibilità di verifica. Una segnalazione tuttavia non venne mai presentata.

Intoppi nelle indagini e violazione del segreto d’ufficio

È quasi imbarazzante che la cimice nascosta nell’auto di due presunti dagli agenti ufficio di polizia federale tedesco (BKA) sia stata scoperta dagli ‘ndraghetisti ma non il sistema GPS che un gruppo di origina turca aveva installato nelle auto prima di metterle a disposizione degli ‘ndraghetisti. Proprio quando per aereo e per nave stava per arrivare un carico con mezza tonnellata di cocaina il dispositivo tecnico venne scoperto. Il gruppo di origine turca era non solo coinvolto nel traffico di droga ma metteva anche a disposizione degli ‘ndraghetisti auto con vani segreti (e appunto il suddetto sistema GPS). Queste auto venivano poi utilizzate per portare la cocaina in Italia. Per onestà è tuttavia opportuno menzionare che anche la polizia tedesca era a conoscenza del sistema e ha utilizzato i dati del gruppo turco per le proprie indagini. La collaborazione tra il gruppo di origine turca, che verosimilmente è legato alla criminalità organizzata, ed il gruppo italiano, sussisteva da lungo tempo. Altri ‘ndraghetisti attivi nella zona della Ruhr avevano già precedentemente utilizzato i loro servizi. I documenti legati alle indagini svelano che agenti tedeschi infiltrati avevano acquistato un’auto manipolata nell’estate del 2017. Il vano segreto integrato nell’auto poteva solo essere aperto grazie ad un speciale interruttore attivato dalla pressione di un preciso tasto nell’auto e l’utilizzo contemporaneo di un caricabatteria collegato all’accendisigaro. Quest’auto venne poi sequestrata.

Un altro errore venne commesso dalla polizia tedesca nel tentativo di installare delle videocamere di sorveglianza di fronte alla pizzeria che serviva come base al gruppo di ‘ndraghetisti. I protocolli della sorveglianza indicano che gli ‘ndraghetisti si accorserso prontamente delle telecamere, come riportato nell’audio di membro dell’organizzazione: “Cugi qua siamo sotto nn lo dire a nessuno anno messo le telcamere nella casa di boris che puntano nel locale… Ha chiamato la kripo a padrone di casa difronte e per sbaglio anno chiamato da boris […] ”). Come noto (da scambio informativo), il BKA aveva installato un sistema di videosorveglianza”.

Oltre a ciò gli ‘ndraghetisti riuscirono a nascondere un carico di droga così bene in un auto che la polizia durante un controllo non fu in grado di trovarlo. Domenico P. racconta che Francesco P. ai tempi residente a Moers ed un complice furono fermati dalla polizia con un auto “piena zeppa” di cocaina. Nonostante gli agenti avessero smontato l’intera auto e anche infilato una mano nella batteria non trovarono niente. Agenti italiani increduli chiesero conferma ai colleghi tedeschi che confermarono la veridicità del fatto avvenuto durante un controllo nell’ottobre 2014 a Neuwied. Un test antidroga diede un risultato positivo. “Lo hanno fatto pisciare in un barattolo in mezzo alla strada”, così descrive P. il controllo della polizia tedesca. I due ‘ndraghetisti e l’auto vennero quindi portati alla stazione di polizia, dove l’auto venne sottoposta ad un’ispezione, che ebbe tuttavia esito negativo. Il giorno successivo i due vennero rilasciati e con loro l’auto carica di cocaina.

Invece non si può definire un errore la violazione del segreto d’ufficio legato alla cooperazione nel traffico di droga tra gli ‘ndraghetisti e il gruppo turco. Nella Renania settentrionale Vestfalia sono in corso indagini contro cinque persone coinvolte: contro tre impiegati nella polizia, un’impiegata nell’amministrazione comunale di Wesseling e un’ex impiegata nell’amministrazione comunale di Duisburg. In questo momento non è possibile ottenere informazioni più precise. Una portavoce del pubblico ministero di Duisburg ha confermato che si tratta della violazione sia di segreto d’ufficio sia di dati personali.

In conclusione, a parte qualche arresto risulta importante che le autorità tedesche in termini di lotta alla mafia abbiano ancora molto da imparare, per non perdere credibilità a livello internazionale. Un carico di 550 kg di cocaina che probabilmente per colpa di una cimice installata male non è potuto essere sventato, un’operazione di sorveglianza di un punto di ritrovo per gruppo di trafficati andata a monte, cinque persone che indipendentemente l’una dall’altra hanno condiviso dati segreti e sensibili con la criminalità organizzata – sono esperienza che sollevano molte domande. Inoltre mostrano come il personale delle autorità tedesche non sia sensibilizzato adeguatamente per il problema della criminalità organizzata. Gli atti non contengono riferimenti a incidenti simili in altri paesi.

La cooperazione internazionale come chiave di successo nel contrasto alla mafia


L’operazione avvenuta alle prime luci dell’alba del 5 dicembre, denominata operazione Pollino – dal nome del parco nazionale in Sud Italia da cui provengono le organizzazioni criminali coinvolte nell’operazione – è un primo entusiasmante esempio di come si possa contrastare efficacemente la criminalità organizzata agendo in modo unitario in ambito europeo ed internazionale.

Per la prima volta, infatti, gli investigatori dei diversi paesi europei hanno lavorato in un’unica squadra investigativa comune (Joint Investigative Team – JIT), un’unità coordinata in tempo reale. Questo elemento di essenziale importanza ha portato all’arresto di circa 90 persone tra Italia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo e al sequestro di numerosi beni, tra cui ingenti quantità di droga, contanti e altre prove utili allo sviluppo del procedimento penale.

Al centro dell’operazione il clan della ‘ndrangheta dei Pelle-Vottari, originario di San Luca, piccolo paese della Calabria, già tristemente noto in Germania per la strage di Duisburg, avvenuta nel 2007 davanti alla pizzeria Da Bruno.

Le attività emerse dalle indagini mostrano un sistema complesso ed estremamente organizzato legato al traffico internazionale di stupefacenti, soprattutto cocaina, ma anche hashish, ecstasy e altre droghe sintetiche. Il traffico era gestito e coordinato dalla ‘ndrangheta di San Luca, che ancora una volta mostra capacità di agire su scala globale e di creare partnership chiave con altri gruppi criminali. In questo caso sono emerse collaborazioni con clan attivi in Campania a contatto con la Camorra, ma anche clan albanesi e turchi, che mettevano a disposizione automobili con i doppifondi per trasportare la droga attraverso l’Europa centrale.

La ‘ndrangheta ha dimostrato un’enorme capacità di adattarsi alle variabili esterne, muovendo le rotte della cocaina verso nord, dai porti italiani di Gioia Tauro in Calabria, Napoli, Livorno e Genova si sono spostati sempre di più verso i porti più sicuri di Anversa e Rotterdam, aprendo nuove sedi di stoccaggio in Olanda, Belgio e Germania. La novità che emerge da queste indagini sta nel fatto che la ‘ndrangheta non usi più gli altri paesi europei con il solo fine di investire proventi illeciti, ma ci si sia anche stabilita, utilizzando i nuovi centri come base di attività illegali e come dimore protette per i latitanti.
L’ammontare di cocaina e altri stupefacenti interessate dall’operazione superano le quattro tonnellate, di cui solo una parte è stata intercettata e sequestrata, il resto è riuscito ad entrare nel mercato della droga. Tali quantità sono solo una piccola parte del business svolto dalla ‘ndrangheta in questo settore, che si rapporta alla pari con i cartelli della droga sud- e centro-americani e ha soggetti affiliati residenti stabilmente in tutti i paesi in cui viene prodotta la cocaina.

Gli uomini e gruppi specializzati da Italia, Germania, Belgio e Paesi Bassi hanno agito congiuntamente grazie anche al significativo sforzo di coordinamento e supporto analitico da parte di Eurojust ed Europol.

Per quanto riguarda la Germania, 47 sono le persone indagate di cui 14 sono già in state arrestate durante le operazioni del 5 dicembre. Il coordinamento è stato guidato dalle procure di Duisburg, Colonia e Aquisgrana con 440 agenti in azione. La gran parte delle perquisizioni si sono svolte nella regione del Nord-Reno Vestfalia, ma anche altrove, per esempio nella zona intorno Monaco di Baviera e a Berlino.

Il quadro tedesco che ne emerge è di un mercato della droga, in particolare della cocaina, sotto il controllo delle cosche calabresi che, con la collaborazione di altre organizzazioni criminali, stoccano e trasportano i carichi dalle zone strategicamente centrali della regione Nord-Reno Vestfalia. I proventi di tali traffici vengono poi investiti in attività economiche redditizie, come nel campo della ristorazione; una simile dinamica è stata osservata in Belgio.
Nell’attesa di avere nei prossimi giorni maggiori dettagli sulle operazioni svoltesi in Germania e sulle loro conseguenze, possiamo intanto accogliere con grande positività il risultato di questa storica azione coordinata con un JIT contro la criminalità organizzata. È evidente che gli strumenti a disposizione in Europa, se utilizzati al meglio, permettono di arginare le problematiche legate ai diversi ordinamenti e culture giuridiche dei diversi Stati membri. Il miglioramento di alcuni strumenti di contrasto essenziali, quali il sequestro e la confisca a fini preventivi e i sistemi di raccolta e condivisione a lungo termine delle informazioni, favorirebbero ulteriormente il lavoro degli investigatori europei.

Ci auguriamo quindi che la cooperazione internazionale per il contrasto alle mafie continui e si sviluppi seguendo questo esempio, e che in futuro si arrivi anche all’istituzione in una procura centrale europea antimafia.

Europol lancia un progetto biennale per l’arresto di mafiosi di alto livello


In un comunicato stampa Europol evoca “una nuova era” nella lotta contro la criminalità organizzata. In effetti, l’istituzione della rete operativa potrebbe contribuire in modo significativo al miglioramento della lotta contro le organizzazioni mafiose e la criminalità organizzata in Europa. La nuova rete prevede lo spiegamento di investigatori specializzati che devono essere richiesti dagli Stati membri dell’UE. Il progetto è stato preparato dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ed è sostenuto da Europol e dalle autorità di Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Spagna, tutti paesi in cui la criminalità organizzata italiana è fortemente presente. La cooperazione, tuttavia, riguarda ogni forma di criminalità organizzata di stampo mafioso, compresi i gruppi rocker e le bande albanesi, che sempre più spesso collaborano con la mafia italiana.

L’ufficio di coordinamento ONNET è finanziato dalla Commissione Europea per 24 mesi. L’obiettivo principale è migliorare lo scambio di informazioni e coinvolgere i criminali di alto livello nelle indagini internazionali. Ciò è importante anche nella misura in cui i clan mafiosi agiscono a livello transnazionale e sfruttano concretamente le lacune della legislazione dei diversi paesi.

L’inizio ufficiale del progetto è stato il 1° novembre. Il generale dei carabinieri Giuseppe Governale, direttore della DIA, l’ha avviata insieme a Jari Liukku, capo dell’European Serious and Organized Crime Centre di Europol. Governale ha affermato che ONNET compenserà l’attuale carenza di fondi UE per la lotta contro le organizzazioni criminali di stampo mafioso: questo aspetto non è attualmente al centro dell’attenzione della piattaforma multidisciplinare europea contro le minacce criminali.

Will van Gemert, vicedirettore di Europol, ha dichiarato: “Negli Stati membri dell’UE, il numero di gruppi della criminalità organizzata è in crescita e stanno diventando attivi in diversi settori della criminalità allo stesso tempo. Questo progetto rappresenta un’opportunità unica per Europol di offrire il suo pieno sostegno alle autorità di contrasto nel perseguire questi gruppi criminali internazionali di alto livello che rappresentano la minaccia maggiore per gli Stati membri dell’UE”.

La Germania e l’indice di segretezza finanziaria


È settimo il posto in cui si colloca la Germania nell’indice di segretezza finanziaria, pubblicato ad inizio 2018 dal Tax Justice Network che vede sul podio rispettivamente Svizzera, Stati Uniti e Cayman Island. La Tax Justice Network è una rete indipendente nata nel 2003, con lo scopo di combattere le disuguaglianze sociali e la povertà nel mondo, richiamando l’attenzione sull’ingente ricchezza sottratta alla tassazione e quindi alla ridistribuzione, grazie all’esistenza di paradisi fiscali e di giurisdizioni che garantiscono la segretezza di transazioni e azioni finanziarie. Dal 2009 pubblica un report biennale denominato “Indice di segretezza finanziaria”, quello pubblicato quest’anno è il quinto report.

L’indice di segretezza finanziaria è una classifica di 112 paesi che misura il grado di segretezza dei singoli stati, per capire meglio dove si collocano i paradisi fiscali e le giurisdizioni segrete, che cos’è il segreto finanziario ad esse legate e dove finiscono i capitali segreti. L’indice combina due fattori: uno più qualitativo che analizza le leggi e le giurisdizioni dei singoli paesi per capire il loro livello di segretezza quando si parla di conti finanziari ed evasione fiscale. L’altro conta invece il peso economico del singolo paese a livello globale e la rilevanza delle attività finanziarie offshore presenti nei loro confini.

Si calcola che la cifra di capitale finanziario privato, nascosta nei paradisi fiscali e soggetto quindi a nessuna (o ad una bassa) tassazione, oscilli intorno ai 21 ai 32 trilioni di dollari. Inoltre, i flussi di capitale illecito sono stati stimati attorno a 1-1.6 trilioni per anno. I soli paesi africani hanno perso dagli anni 70 quasi 1 trilione d dollari in capitali verso l’estero. Contestualmente i loro debiti verso l’estero sono meno di 200 billioni di dollari, diventando così un creditore molto importante per il resto del mondo.

Sono diversi gli elementi che emergono dall’indice di segretezza finanziaria: innanzitutto bisogna sfatare il mito che i paradisi fiscali si trovino solo in isole soleggiate, lontane da tutto: leggendo la classifica presentata quest’anno si vede fin da subito che nei primi dieci posti ci sono paesi molto ricchi, con un peso importante nell’economia mondiale. E’ fondamentale quindi prendere coscienza di questo fatto, per comprenderne le implicazioni a livello politico ed economico e per capire quali stati usano la segretezza offshore come strumento di business.

La Germania si è posta al settimo posto di questa classifica, con un dato nella media dal punto di vista della segretezza, ma combinato con un peso globale molto importante, contando più del 5% del mercato globale per i servizi finanziari offshore. Inoltre il paese, pur non avendo delle leggi sul segreto bancario come altri paesi, vede al suo interno delle pecche legislative che, unite alla segretezza con cui gestisce le informazioni relative alla tassazione, rendono il paese una meta appetibile da chi vuole nascondere i propri profitti. Pur avendo adottato delle leggi e applicato delle direttive per combattere l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro, queste vedono al loro interno delle eccezioni che rendono il lavoro di contrasto più complicato.

Le società tedesche devono pubblicare i loro conti all’interno di un registro gratuito, ma molte fondazioni e compagnie, anche molto grandi, ne sono esenti, a danno della società civile. Inoltre con l’adozione della direttiva antiriciclaggio la registrazione presso il registro centrale da parte delle società è obbligatoria solo per le società controllate direttamente (e non indirettamente) dai beneficiari effettivi e l’accesso pubblico è riservato alle autorità o a chi ha un interesse legittimo. La Germania ha stipulato scambi bilaterali con 63 paesi per quanto riguardo lo scambio di informazioni fiscali e finanziarie ma si è opposta alla pubblicazioni di questi dati.

L’amministrazione tedesca non sembra essere nemmeno troppo preparata ad affrontare il problema: anni di tagli al settore pubblico ha prodotto mancanza di personale che non riesce da solo a rielaborare le informazioni che arrivano dai conti finanziari, complice anche la frammentazione del sistema regionale di riscossione delle tasse.

Anche in Germania il riciclo di denaro sporco è diventato un tema molto importante a fronte del sempre più crescente aumento di segnalazioni al riguardo; per affrontare il problema dell’alto numero di agenzie che affrontavano questa tematica è stato deciso nel 2016 di spostare la UIF (unità di informazione finanziaria) dall’ufficio federale di polizia criminale all’autorità doganale federale, a capo del ministero delle finanze, aumentando anche il numero degli impiegati negli uffici.

Le norme antiriciclaggio tedesche non sembrano essere molto efficaci alla prevenzione del riciclaggio di denaro sporco in Germania: grandi banche tedesche sono state spesso coinvolte in casi di riciclaggio di perseguiti da autorità giudiziarie straniere e hanno accettato di pagare sanzioni anche ingenti per evitare condanne. Delle numerose segnalazioni di transizione sospette ricevute dalla UIF solo l’1% porta ad una condanna (numeri del 2016). Poca trasparenza c’è anche rispetto ai beni sequestrati e confiscati, mancano statistiche precise che differenziano in base al tipo di bene.

Per il Financial Action Task Force (FATF) nel 2010 erano depositati in Germania 1.8 trilioni di dollari in conti titolati a non residenti e successivamente Markus Meinzer nel suo libro “Tax Heaven Germany” parlava per il 2013 di 2.5 – 3 trilioni di dollari di beni esenti da tassazione da parte di stranieri1. Negli ultimi 10 anni la Germania ha confiscato più o meno 6 milioni di euro per anno dalla mafia italiana (dati ufficiali) e 100 billioni di euro vengono riciclati in Germania ogni anno.

Per approfondire il tema

 

1https://www.financialsecrecyindex.com/PDF/Germany.pdf

Un’efficace prevenzione del riciclaggio di denaro è ostacolata da un deficit generale nell’applicazione della normativa in tutta l’Unione europea


Il 2018 non sembra essere un anno positivo per la lotta contro il riciclaggio di denaro. Gli Stati Baltici sono in prima pagina a causa di una serie di scandali bancari sul riciclaggio di denaro. In passato, le banche lettoni sono state ripetutamente sospettate di ricevere e trasferire fondi da fonti illegali. La terza banca dell’epoca, ABLV, è stata l’ultima a essere presa di mira dalle autorità finanziarie statunitensi e dalla Banca Centrale Europea (BCE) nel febbraio 2018 per riciclaggio di denaro. Nel frattempo, la sua licenza è stata revocata. L’ABLV non è un caso isolato. Secondo l’autorità di vigilanza finanziaria lettone, all’inizio di marzo 2018 vi erano più di 26000 società di comodo registrate come clienti nelle banche dello Stato baltico che non svolgevano nessuna attività nel paese. Queste società spesso servono a nascondere il vero proprietario del conto o l’origine delle attività.

Nell’aprile 2018 è stata la volta della vicina Estonia, con il caso della Versobank. Anche per quanto riguarda questa banca, la licenza è stata revocata. Si tratta di una filiale estone della più grande banca danese, la Danske Bank. È accusata di aver riciclato più di 8 miliardi di euro; per questo, alcuni dirigenti del Danske si sono dimessi, le sorti della banca si sono aggravate e il governo danese ha annunciato l’intenzione di confiscare i proventi delle operazioni di riciclaggio del denaro. I fatti non sono ancora del tutto chiari; le relazioni intermedie indicano che il volume dei fondi riciclati è ancora più elevato di quanto si sapesse all’inizio. Si dice che un informatore abbia richiamato l’attenzione della sede centrale sulla situazione già nel 2013. Ma non è successo nulla.

Nel luglio 2018, l’Autorità Bancaria dell’UE (EBA)1 ha accusato Malta di non aver attuato la direttiva UE sul riciclaggio dei proventi di attività illecite. L’applicazione delle norme UE presentava “carenze generali e sistematiche”. L’ABE ha riesaminato l’approccio della FIFAG (Autorità investigativa maltese sul riciclaggio di denaro) per le indagini sulle circostanze sospette presso la Pilatus Bank. La giornalista Caruana Galizia, assassinata nell’ottobre 2017, aveva scoperto uno scandalo di corruzione alla Pilatus Bank e accusato l’istituto di riciclaggio di denaro. Secondo la relazione, il Primo Ministro maltese Joseph Muscat avrebbe raccolto tangenti, tra gli altri, dall’Azerbaigian. I depositi presso la Pilatus Bank sono attualmente congelati.

Le autorità maltesi non hanno adottato alcuna misura contro la Pilatus Bank fino all’inizio del 2018, sebbene nel 2016 fossero già stati sollevati sospetti nei suoi confronti per riciclaggio di denaro. La vigilanza a Malta è intervenuta nei confronti della Pilatus Bank solo dopo che il proprietario della banca era stato sanzionato negli Stati Uniti. Come nel caso della Lettonia, l’autorità di vigilanza nazionale è diventata attiva solo quando le autorità statunitensi – simili all’ABLV in Lettonia – hanno assunto il ruolo di “autorità di vigilanza sostitutive” a livello mondiale. Tali incidenti gettano una cattiva luce sulla reputazione dell’Unione bancaria europea e delle sue istituzioni.

Tutti i casi elencati hanno una causa comune: dimostrano l’inadeguato monitoraggio dell’attuazione della direttiva UE sul riciclaggio di denaro e delle normative UE da parte delle autorità competenti nei singoli Stati membri dell’UE. Non è mai stato un segreto che Malta e gli Stati Baltici abbiano enormi problemi con il riciclaggio di denaro sporco. Le strutture di vigilanza esistenti, che sono di natura puramente nazionale, presentano evidenti lacune di controllo, che possono anche diventare pericolose per gli Stati membri, per le istituzioni e le imprese in cui l’attuazione e la vigilanza funzionano, se le autorità non sono in grado o non sono disposte a svolgere i loro compiti.

La direttiva UE sul riciclaggio di denaro non si concentra sui requisiti relativi al contenuto, alla qualità e alla profondità della vigilanza sul riciclaggio di denaro.

Dall’adozione della prima direttiva sul riciclaggio di denaro, l’obbligo di cautela contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo è diventato sempre più preciso e denso per le istituzioni e le imprese coinvolte. I requisiti previsti dalla legge sul riciclaggio di denaro, come quelli che devono essere soddisfatti a seguito della quarta direttiva UE sul riciclaggio di denaro attuata dagli Stati membri lo scorso anno e della (quinta) direttiva UE sul riciclaggio di denaro adottata nel giugno 2018, sono stati continuamente adattati ai maggiori rischi.

Tuttavia, vi è una crescente discrepanza tra questi requisiti regolamentari e l’effettiva attuazione da parte delle istituzioni o il monitoraggio dell’attuazione da parte delle autorità nazionali di vigilanza. La Commissione europea è consapevole di questo problema. Ritiene inoltre necessario intervenire a causa dell’applicazione incoerente degli obblighi esistenti in materia di assistenza alla clientela basati sul rischio nei singoli Stati membri e delle conseguenti differenze nel livello di attuazione. Non vi può essere alcun dubbio sulla parità di condizioni nell’attuazione. Questa accusa riguarda non solo i destinatari delle norme antiriciclaggio, vale a dire gli istituti e le società, ma in particolare anche le autorità nazionali di vigilanza del settore finanziario e altre imprese commerciali.

Sebbene la Direttiva UE sul riciclaggio di denaro abbia continuamente rafforzato e ampliato l’obbligo di cooperazione tra tutte le parti coinvolte, le parti obbligate e le autorità attraverso lo scambio di informazioni e di esperienze. Il fatto è, tuttavia, che le modalità di controllo del diritto del riciclaggio, la selezione e l’organizzazione dell’autorità competente, nonché la qualità e la densità delle misure di controllo dei tempi non sono prescritte agli Stati membri. In linea di principio, essa è lasciata agli Stati membri. La clausola generale di cui all’articolo 48, paragrafo 1, della direttiva prevede semplicemente che le autorità competenti “esercitano una vigilanza effettiva e prendono le misure necessarie per garantire il rispetto della presente direttiva”. Il presente regolamento è stato integrato solo da orientamenti dell’ABE. Gli orientamenti comuni definiscono quelle che l’EBA considera pratiche di vigilanza appropriate nell’ambito del Sistema europeo delle autorità di vigilanza finanziaria o le modalità di applicazione del diritto dell’Unione in un determinato settore. Le autorità competenti dovrebbero integrare in modo appropriato gli orientamenti comuni ad esse applicabili nelle loro pratiche di vigilanza (ad esempio modificando il loro quadro giuridico o le loro procedure di vigilanza), compresi gli orientamenti comuni che si rivolgono principalmente agli enti.

Come si può risolvere il problema?

Alla luce del palese fallimento delle autorità nazionali di vigilanza in alcuni paesi dell’Unione europea, il problema non può più essere rinviato. I membri del Parlamento europeo, la Commissione europea e anche la Banca centrale europea sono d’accordo su questo punto. Il Parlamento europeo invita la Banca centrale europea (BCE) a trasferire in misura maggiore i poteri di vigilanza previsti dalla legge sul riciclaggio di denaro nell’ambito del meccanismo unico di vigilanza (MES). Secondo l’SSM, dal 2014 la Banca centrale europea (BCE) è direttamente responsabile della vigilanza bancaria di banche (gruppi) importanti. Una banca (o un gruppo bancario) è significativa se il suo totale di bilancio è pari ad almeno 30 miliardi di euro (o al 20% del prodotto interno lordo nazionale) ed è uno dei tre maggiori istituti di credito del paese partecipante. Tuttavia, ciò non si applica alla vigilanza sul riciclaggio di denaro, per la quale la BCE non si riteneva sufficientemente competente al momento della creazione del MES nel 2014, in quanto la lotta contro il riciclaggio di denaro era una questione multidisciplinare per le autorità di vigilanza e investigative. Pertanto, non le sono stati conferiti poteri di questo tipo nel quadro del MES. Questa posizione negativa della BCE non è cambiata.

La vigilanza e l’applicazione delle norme europee in materia di riciclaggio di denaro nei confronti delle banche sono attualmente formalmente di competenza esclusiva delle autorità di vigilanza degli Stati membri e della Commissione europea. Tuttavia, la BCE ha anche il dovere di controllare i dirigenti bancari e gli organi di vigilanza in relazione ai reati finanziari, di richiedere alle banche capitale aggiuntivo in caso di rischi latenti e di ritirare la propria autorizzazione in caso di gravi reati di riciclaggio di denaro. Per questo motivo la BCE non può sottrarsi facilmente agli attuali scandali nel settore bancario e fare riferimento unicamente alla competenza delle autorità nazionali di vigilanza in tale settore. È pertanto necessario migliorare la cooperazione e ottimizzare lo scambio di informazioni tra le autorità di vigilanza nazionali e la BCE.

Tuttavia, un completo trasferimento di competenze alla BCE nel settore della prevenzione del riciclaggio di denaro non sarebbe sufficiente. La BCE non ha poteri al di fuori del settore bancario, né per altri enti del settore finanziario, come le compagnie di assicurazione o le imprese di investimento, né per altre persone soggette agli obblighi di riciclaggio, come le imprese commerciali o le libere professioni, la cui vigilanza è ancora più difficile che nel settore finanziario, nonostante gli attuali rischi di riciclaggio dei proventi di attività illecite.

La Commissione europea deve pertanto svolgere un ruolo più incisivo nella lotta contro il riciclaggio di denaro e disporre di maggiori informazioni e di maggiori diritti in materia di revisione contabile, anche sul campo, per poter seguire da vicino le autorità nazionali di vigilanza. A tal fine, in collaborazione con l’ABE e le altre istituzioni, occorre istituire un meccanismo di audit corrispondente della Commissione dell’UE. Se i risultati della revisione indicano che le autorità nazionali degli Stati membri non rispettano i loro obblighi in materia di prevenzione del riciclaggio di denaro nel settore finanziario o in quello non finanziario, dovrebbero essere avviati procedimenti di infrazione. L’attuale task force della Commissione per la prevenzione del riciclaggio di denaro e della criminalità finanziaria deve disporre di personale notevolmente più numeroso e di risorse adeguate. Ciò che è già possibile nella lotta contro il terrorismo, sia in termini di personale che di risorse materiali, deve essere possibile anche nella lotta contro il riciclaggio di denaro.

1L’Autorità bancaria europea (ABE), in quanto parte del meccanismo europeo di vigilanza, mira a garantire una regolamentazione e una vigilanza efficaci nel settore bancario europeo per garantire la stabilità finanziaria nell’UE e tutelare l’integrità, l’efficienza e il corretto funzionamento del settore bancario.

L’ABE fa parte del Sistema europeo delle autorità di vigilanza finanziaria (ESFS), che comprende tre autorità di vigilanza: l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (AESFEM), l’Autorità bancaria europea (ABE) e l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (AEAP). L’ABE è indipendente ma risponde del suo operato al Parlamento europeo, al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea.

Mentre le autorità nazionali di vigilanza e la Banca centrale europea sono responsabili della vigilanza dei singoli istituti finanziari, l’EBA ha la responsabilità primaria di contribuire all’elaborazione del quadro unico europeo per il settore finanziario adottando standard e orientamenti tecnici vincolanti. L’Autorità svolge inoltre un ruolo cruciale nel promuovere l’armonizzazione delle pratiche di vigilanza al fine di garantire un’applicazione armonizzata delle norme. Inoltre, l’ABE ha il compito di valutare i rischi e le debolezze del settore bancario dell’UE, in particolare mediante relazioni periodiche di valutazione dei rischi e prove di stress a livello europeo.

Tra gli altri compiti dell’ABE figurano l’indagine sull’inadeguata applicazione del diritto dell’UE da parte dell’autorità nazionali, i poteri decisionali in situazioni di crisi, la risoluzione delle controversie tra autorità competenti nei casi transfrontalieri e la prestazione di consulenza indipendente al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione.

Michael Findeisen

La legge sul riciclaggio di denaro: aggiornamenti


Ci sono novità in Europa nel contrasto al riciclaggio di denaro: il 19 giugno nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea è stata pubblicata la “V Direttiva Antiriciclaggio 2018/843” del 30 maggio 2018, che prevede l’aumento dei poteri delle Unità di informazione finanziaria dell’Unione europea e che ha come obiettivi la protezione del sistema finanziario tramite la prevenzione, l’individuazione e l’indagine del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo; il monitoraggio dell’anonimato delle valute virtuali e la limitazione dei rapporti d’affari o delle operazioni che implicano i paesi terzi ad alto rischio.

È stato inoltre aumentato il numero dei soggetti obbligati a rispettare le regole sul riciclaggio: sono stati inclusi i prestatori di servizi di cambio tra valute virtuali e valute legali, i prestatori di servizi di portafoglio digitale, i galleristi e i gestori di case d’asta.

Ma a che punto è la Germania nell’affrontare la questione?

Quando si tratta di riciclaggio di denaro, è noto che il settore immobiliare sia uno dei più a rischio: soprattutto in questo periodo di forte espansione del mercato immobiliare tedesco, molte attività di riciclaggio di denaro vengono svolte mediante investimenti in beni immobili; nel 2016 di 563 casi di criminalità organizzata registrati, il 7% concerneva casi di riciclaggio di denaro. I dati dell’Ufficio federale di polizia criminale riportano che ogni anno il riciclaggio di denaro sporco riguarda complessivamente 25 miliardi di euro e avviene tramite l’acquisto di beni immobili e terreni; è ancora quindi troppo facile nascondere l’origine dei ricavati di un’attività.

C’è quindi ancora molto da fare in Germania per contrastare il problema: come ha dichiarato il ministro delle finanze al WirtschaftsWoche, i Länder devono adoperarsi per migliorare il controllo del rispetto della legge sul riciclaggio dei capitali. Un anno fa è stata apportata una modifica legislativa per far fronte al problema (legge del 26 giugno 2017 sul riciclaggio di denaro), la quale permette alle autorità di confiscare i beni se suppone che la provenienza sia criminale e anche se a questa supposizione non seguono delle vere e proprie prove.

José Andrés Asensio Pagan, capo dell’ufficio centrale della Procura della Repubblica di Hamm, ha recentemente riferito che grazie a questa legge molti beni in possesso di criminali sono stati confiscati: un episodio recente è stato la confisca all’aeroporto di Düsseldorf di beni con un valore di circa 8 milioni di euro.

Permangono comunque le difficoltà da parte dello Stato di raccogliere e aggiornare le informazioni sul numero di casi sospetti e sul volume del riciclaggio di denaro nel settore immobiliare in Germania: è per questo che l’appello del ministro Scholz è rivolto in modo particolare ai Länder, i quali devono però fare fronte alla carenza di personale. I Verdi hanno criticato questa dichiarazione, nello specifico Lisa Paus ha rimarcato i rapporti tra riciclaggio ed espansione del mercato immobiliare, riconducendoli in buona parte alla debolezza dei controlli statali e alla conseguente necessità di far approvare ulteriori riforme.

Con la legge dello scorso anno è stato introdotto, anche come effetto dei Panama Papers, il registro per la trasparenza: non è ancora utilizzato da tutte le autorità fiscali, sono state iscritte finora 55504 imprese operanti in Germania; nel registro sono inseriti tutti i partecipanti a società, cooperative e fondazioni che detengono più del 25% del capitale o delle azioni con diritto di voto di una società o impresa.

Tuttavia anche il registro per la trasparenza presenta degli aspetti da rivedere e da migliorare, come quello dell’accessibilità al pubblico e della visibilità di tutti i registri nazionali: l’esperta finanziaria Marina Popzov di Transparency International ritiene che sarebbe importante divulgare gli aventi diritto economici di società, fondazioni e trust, anche con una quota del 10%. Di altro parere è il presidente dell’Unione fiscale tedesca, Thomas Eigenthaler, secondo cui si è già arrivati a un buon risultato potendo identificare con più facilità coloro che danno vita a un’impresa.

Nell’accordo della Große Koalition è stato delineato come prioritario l’impegno contro il riciclaggio di denaro, insieme a quello contro l’evasione fiscale, l’elusione e la concorrenza fiscale sleale: SPD e CDU sono concordi nel gestire questi problemi a partire dalla tassazione dell’economia digitale.

Per approfondire