Contrastare il riciclaggio di denaro a livello locale: l’esempio di Amsterdam


Il 6 settembre 2019 abbiamo partecipato alla conferenza sul riciclaggio di denaro sporco organizzata da ‘’Die Linke’’ al Bundestag. In questa occasione, ha destato particolare curiosità l’intervento di Bas ter Luun, Senior Advisor del Dipartimento di ordine pubblico e sicurezza presso la città di Amsterdam.

La capitale olandese – ha spiegato ter Luun nel corso della sua presentazione – è un centro nevralgico del traffico illecito di sostanze stupefacenti. Anche il consumo è molto elevato nella città, si stima infatti che nel 2018 sia stata consumata cocaina per un valore di milioni di dollari. I trafficanti di droga possono fare affidamento su una rete di intermediari corrotti che li aiutano a individuare appartamenti e luoghi sicuri dove portare avanti i propri traffici in maniera indisturbata.

A preoccupare, poi, è soprattutto il riciclaggio di denaro sporco, in particolar modo nel settore immobiliare. Ad Amsterdam, infatti, i proventi dei traffici illeciti vengono investiti nell’acquisto di proprietà, ad esempio nel settore della ristorazione, del turismo e delle attrazioni che offre la città. Anche i beni di lusso sono un altro obiettivo molto gettonato da parte della criminalità organizzata che investe in Olanda.

L’amministrazione cittadina, dal canto suo, adotta iniziative e misure sul fronte dell’antiriciclaggio. È fondamentale, innanzitutto, andare a studiare il fenomeno a fondo. A tal fine la città di Amsterdam si serve di dati incrociati sul reddito e le proprietà. Si processa dunque la combinazione tra i dati fiscali e quelli immobiliari. Queste informazioni permettono di ottenere dati statistici e analizzare i risultati per vedere dove i conti effettivamente non tornano. Potranno infatti esserci casi e zone di interesse dove i dati sul reddito non corrispondono in maniera lineare con quelli riguardanti le proprietà. È in questi casi, quindi, che si innesca un campanello d’allarme e si procede ad un maggiore approfondimento.

La fase più operativa prevede poi l’analisi su base municipale dei sussidi, permessi e transazioni del settore immobiliare. L’approccio che viene portato avanti è multi-agency, in quanto vengono coinvolti più attori (la Polizia, enti fiscali, doganali e giuridici). È necessario in questa fase instaurare una proficua collaborazione tra settore pubblico e privato sul fronte dell’antiriciclaggio.

Ma come possono attrezzarsi le altre città di fronte a problematiche simili, per seguire l’esempio di Amsterdam? Per cominciare, spiega ter Luun, è necessario creare consapevolezza e strutture di contrasto all’interno della pubblica amministrazione. Bisogna poi lavorare insieme ai gruppi di interesse all’interno della società. È fondamentale inoltre la condivisione di informazioni e intelligence tra le diverse agenzie di contrasto. Infine, bisogna cooperare con le altre città europee sul fronte dell’anti-riciclaggio.

L’intervento di ter Luum è stato accolto con molto interesse e a margine della conferenza ci ha concesso una breve intervista.

Per noi è stata una novità sentire che una città impiega del personale sul fronte dell’anti-riciclaggio. Come è successo ad Amsterdam?

‘’Tutto è iniziato negli anni ’90. C’è stata un’inchiesta parlamentare e una parte di questa era composta da una ricerca sul centro-città condotta da criminologi. Le conclusioni hanno mostrato che molti immobili erano di proprietà della criminalità organizzata, che possedeva beni immobiliari anche nei settori della prostituzione e dei coffee shops. Inoltre, la città stessa ha in qualche modo facilitato tutto ciò, dal momento che i permessi e le licenze sono stati concessi abbastanza facilmente. Ciò ha portato alla decisione dell’amministrazione comunale, a metà degli anni ’90, di investire in personale qualificato per combattere il riciclaggio di denaro sporco.’’

Si tratta di un modello comune per i Paesi Bassi o è limitato solo ad Amsterdam?

‘’È partito tutto da Amsterdam, ma ben presto altre città in tutto il paese hanno seguito lo stesso modello. A livello nazionale esiste una struttura che facilita la cooperazione tra le diverse agenzie governative e che supporta le autorità locali e i sindaci nella lotta alla criminalità organizzata.’’

State cooperando anche con le forze di polizia?

‘’Sì, con loro ci scambiamo informazioni. Succede, ad esempio, per i controlli di coloro che fanno richiesta di permessi. Ma cooperiamo anche nell’applicazione delle regole. Per esempio: nel settore dell’ospitalità, nei coffee shops, nei bar, ci sono alcune regole che vengono fatte rispettare dal comune. In questi luoghi potrebbero esserci commissioni di reati. In alcuni casi, l’amministrazione locale e la polizia collaborano per condurre le ispezioni.’’

I Paesi Bassi hanno una politica piuttosto liberale in materia di droga. Questo interferisce in qualche modo con il riciclaggio di denaro sporco? In senso positivo o negativo?

‘’A causa del sistema dei coffee shops – dove si può vendere marijuana – una grande industria, che non è regolamentata, potrebbe crescere. Questa industria ha un sacco di proventi, fa un sacco di soldi e questi soldi devono essere investiti da qualche parte.’’

È stato complicato avere un quadro delle attività di riciclaggio di denaro nella vostra città?

‘’Non credo che siamo già in grado di avere una visione d’insieme. È davvero complicato.’’

Ti occupi anche di fare pressione sui decisori politici a livello nazionale o questo non fa parte del tuo lavoro?

‘’Può far parte del mio lavoro fare pressione sui decisori politici. Per esempio, quando ci rendiamo conto che un certo strumento non funziona bene, abbiamo bisogno di cambiare la legislazione. Quindi, mostriamo caso per caso cosa dovrebbe essere fatto.’’

Avete anche organizzazioni della società civile come la nostra attive in questo campo ad Amsterdam?

‘’Non abbastanza nel campo dell’anti-riciclaggio. Dai risultati di questa conferenza ho appurato che è qualcosa di cui abbiamo bisogno anche nel nostro paese. Comunque, nel campo del traffico di esseri umani e della prostituzione c’è cooperazione tra le ONG e il governo locale.’’

Potrebbe dirci qualcosa di più sui poteri che hanno i sindaci olandesi e le amministrazioni locali dei Paesi Bassi? Esistono in Germania modelli comparabili a livello comunale sul fronte dell’anti-riciclaggio?

‘’I sindaci olandesi sono responsabili dell’ordine pubblico e della sicurezza. Hanno il potere esecutivo per chiudere case, attività commerciali o per emettere ordini restrittivi. Questo potrebbe essere paragonabile a quanto accade anche in Germania. Ciò che è peculiare dei sindaci olandesi – e non si applica alla Germania o ad altri paesi – sono gli strumenti di controllo di cui dispone. Un sindaco può esercitare un controllo e ottenere informazioni dalla polizia e dal fisco e servirsi delle informazioni che ottiene.’’

E, naturalmente, una domanda di interesse: quali sono i gruppi criminali prevalenti ad Amsterdam?

‘’Le bande di motociclisti sono ancora presenti. Non hanno più una base in città, dato che siamo riusciti a smantellarla, ma ritornano occasionalmente in sella alle loro motociclette. Vediamo anche la presenza di criminalità organizzata di origine albanese, principalmente in relazione al traffico di droga. Ci sono anche le vecchie reti criminali olandesi, che all’inizio di questo millennio erano piuttosto significative. Assistiamo anche alla crescita di network criminali composti dalle seconde e terze generazioni di immigrati che ora hanno assunto tutte le posizioni di rilievo nel traffico di droga. Questi sono i gruppi, ma la situazione è più fluida.’’

E la criminalità organizzata italiana?

‘’È presente anche ad Amsterdam. Ci sono alcuni documenti che indicano la presenza di clan di ‘ndrangheta nei Paesi Bassi.’’

Angela Iantosca a Berlino


La giornalista e scrittrice Angela Iantosca il 25 maggio ha presentato il suo ultimo libro “Una sottile linea bianca. Dalle piazze di spaccio alla comunità San Patrignano” (Perrone Editore) presso la libreria Mondolibro – libreria italiana di Berlino. Nel libro si parla di una struttura di aiuto per chi ha problemi di droga, con alti tassi di successo e una metodologia originale e insolita.

In questo lavoro la Iantosca alterna i dati relativi all’uso e allo spaccio di droga alle storie in prima persona di quindici giovani che ne sono stati dipendenti e che dopo un lungo periodo di alienazione e di vuoto interiore hanno deciso di iniziare il percorso previsto dalla comunità di San Patrignano. La comunità è un importante centro di recupero per tossicodipendenti in provincia di Rimini, che compie quest’anno quarant’anni.

Le storie protagoniste del libro sono storie di vuoti da riempire, di profonde sofferenze che in fondo sono dei dolori comuni a tutti. Ecco cosa c’è alla base delle vite dei giovani che danno voce al libro. Le storie narrate dai ragazzi creano un ritratto trasversale dell’Italia, sia geografica che sociale, che permettono anche di capire la trasversalità del fenomeno e come sta cambiando l’approccio alle droghe rispetto al passato: a differenza di una volta sono infatti aumentate le poli-assunzioni, quindi l’uso di tutti i tipi di stupefacenti senza distinzioni, registrando nel frattempo un aumento di morti per overdose da eroina. Un altro pericolo è rappresentato dalle nuove sostanze psicoattive disponibili sul deep web: per questi nuovi stupefacenti non ci sono ancora cure a disposizione e addirittura alcuni di essi creano degli effetti psichici non più curabili.

Il ruolo della famiglia è importante per capire il percorso dei ragazzi in comunità: esse accompagnano i racconti di tutti i protagonisti e condividono in prima persona un percorso di analisi all’interno della comunità, parallelo a quello dei figli.  La presa di coscienza da parte sia dei ragazzi sia delle loro famiglie è la base che consente di cominciare a lavorare, iniziando quindi il percorso di autoanalisi e comprensione dei problemi che li ha portati fino a lì.

La struttura di San Patrignano accoglie circa 1300 persone: le percentuali indicano una maggioranza di ragazzi che vi si rivolgono, ma nell’ultimo periodo si è registrato un numero sempre più crescente di ragazze. Il percorso che viene intrapreso da ognuno di loro è lungo e faticoso, ha una durata minima di tre anni e solo dopo il primo anno e mezzo i giovani cominciano a vedere dei miglioramenti e a capire veramente chi sono. Nella maggior parte delle volte, chi comincia resta fino a completamento del percorso, con una percentuale di successo del 70%. Le regole della comunità sono ferree: non è ammesso l’utilizzo del cellulare, i telegiornali non possono essere visti se non registrati dopo qualche ora dalla messa in onda, si può comunicare all’esterno solo attraverso carta e penna. La cosa più importante della comunità è la conoscenza e la cura di sé e per arrivare a questo obiettivo ogni  persona ha un tutor di riferimento, ragazzi più grandi che hanno fatto il loro stesso percorso e che possono comprendere tutti i meccanismi psicologici in atto.

Come si finanzia però questa struttura in modo da garantire tutti i servizi? Per il 50% si tratta di autofinanziamento e per il rimanente 50% di aiuti da parte di privati. La comunità è costituita da settori in cui i ragazzi lavorano quotidianamente e che aiutano a mantenere in vita la comunità: i prodotti del centro vengono venduti nel ristorante pizzeria della struttura, chiamato Lo Spaccio, al cui interno si trova anche il negozio. I finanziamenti arrivano anche grazie al metodo dell’SMS solidale e attraverso il lavoro nelle scuole.

Durante la presentazione c’è stato il tempo per parlare brevemente anche della connessione tra le droghe e le mafie, in particolare la ‘ndrangheta. I due temi sono strettamente connessi: il 70% della gestione della cocaina è infatti nelle mani della ‘ndrangheta, che in Italia viene gestita assieme agli albanesi; l’eroina  arriva dall’Afghanistan e la gestione è in mano agli albanesi e ai turchi. In Albania nel frattempo cresce la coltivazione di marjuana.

Chi è Angela Iantosca?

Dal 2017  è direttrice del mensile Acqua&Sapone e negli anni ha collaborato con svariate testate, tra cui Donna Moderna e ilfattoquotidiano.it. Inviata de “La vita in Diretta” su RaiUno e “L’aria che tira” su La7 si occupa da anni di mafie; nel 2013 ha pubblicato il suo primo saggio  “Onora la madre – storie di ‘ndrangheta al femminile” (Rubbettino Editore) e dopo essersi occupata delle donne si è dedicata ai figli con il secondo saggio “Bambini a metà – i figli della ‘ndrangheta” (Perrone Editore) del 2015. Nel 2017 un suo contributo è stato pubblicato in “Under” (Perrone Editore) a cura di Danilo Chirico e Marco Carta, una raccolta di articoli e inchieste sul rapporto dei giovani, le periferie e le mafie. Tanti però i progetti in diversi ambiti, tra cui “Ti leggo” che da novembre 2017 le permette insieme alla Treccani di girare tra i licei italiani a parlare di giornalismo e la rubrica che cura su Radio Luna Radio Libera dal 2016.

 

Il ruolo della società civile nella lotta alla mafia: ‘Contromafie’ come laboratorio di idee


Mafia? Nein, Danke! e.V era tra le file della delegazione Libera in Europa alla quarta edizione di Contromafie, intitolata “Contromafiecorruzione”; l’iniziativa si è svolta a Roma dal 2 al 4 febbraio 2018 e ha riunito i rappresentanti dei gruppi territoriali del movimento antimafia, provenienti da tutta Italia insieme alla delegazione europea e latino americana, con l’obiettivo di discutere di legalità, lotta alla mafia e alla corruzione. Il titolo, intenzionalmente, ha voluto sottolineare il legame sempre più stretto tra il fenomeno mafioso e quello corruttivo, definito come una mano che strozza con i guanti bianchi. Filo conduttore della tre giorni è stato proprio il ruolo attivo o propositivo della società civile, parallelamente al lavoro indispensabile delle istituzioni. A testimonianza di questo rinnovato impegno della società civile, al termine dei lavori, sono state presentate proposte concrete e sostenibili per combattere in campi diversi il sistema mafioso e corruttivo.

In particolare, il seminario dedicato alle organizzazioni criminali attraverso una prospettiva internazionale si è rivelato particolarmente interessante per il lavoro dell’associazione; tra i relatori, infatti, anche Claudio Clemente, dal 2013 direttore dell’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia. L’UIF è l’autorità istituita presso la Banca d’Italia allo scopo di contrastare il riciclaggio di denaro ed il finanziamento del terrorismo: essa acquisisce e analizza flussi finanziari ritenuti sospetti di riciclaggio, trasmessi da intermediari operanti del settore. Perché è così importante capire la connessione tra il denaro e le mafie? Perché, come diceva Falcone, bisogna seguire le tracce di denaro per intercettare la criminalità organizzata. Infatti, chi ha ingenti somme di denaro generato da attività illecite, le ricollocherà nell’economia legale per poterle effettivamente ripulire. Interessante notare come dal 2007 a oggi tali segnalazioni all’autorità sono passate da 12.000 a oltre 100.000, di cui, nel 2016, circa 14.000 sono collegate in vario modo alla criminalità organizzata. A questo si aggiunge il crescente accento transnazionale del fenomeno; la mafia italiana è diventata, infatti, un’esportatrice netta di proventi illeciti all’estero, distribuiti in tutto il mondo, soprattutto in America del Nord e alcune zone dell’America del Sud. In Europa, i proventi illeciti sono distribuiti in gran parte degli stati, e in maniera rilevante in Svizzera, Malta e Germania. Perché in Germania? La criminalità organizzata sceglie lo stato dove esportare capitali illeciti sulla base di una valutazione dei rischi; in questo caso, il costo collegato al rischio è relativamente basso. L’UIF tedesca, e il sistema di contrasto che ruota intorno ad essa, ha una scarsa capacità di intercettare questi capitali e di aggredirli; ne consegue un vuoto di cui le mafie hanno approfittato. Il riciclaggio dev’essere quindi affrontato in una azione corale; tale collaborazione tra i gli enti statali che si occupano della materia è resa difficoltosa dai diversi sistemi normativi di riferimento ma si sta lavorano per favorire una maggiore collaborazione in questo senso.

La rete ALAS

Il tema delle relazioni e dell’impegno civile è stato centrale invece dell’incontro, svoltosi lunedì mattina, con alcuni rappresentanti della rete ALAS – America Latina Alternativa Social. La rete raggruppa più di 50 associazioni provenienti da 11 paesi dell’America del Centro/Sud. A Roma erano presenti alcuni esponenti dal Brasile, Colombia, Messico e Argentina, i quali sono testimoni di impegno civile all’interno delle loro comunità, da alcuni anni in rete tra loro. Toccante l’intervento di Yolanda Morán Isais, fondatrice di Fundem (Fuerzas Unidas por Nuestros Desaparecidos en México), madre di un giovane scomparso, la quale, assieme alle altre 605 famiglie che compongono l’associazione, raccontano la guerra interna tra narcotrafficanti e istituzioni che lo stato non riconosce e gestisce con l’esercito e la conseguenza più evidente di questo, la scomparsa di migliaia di giovani. Ufficialmente dal 2006 al 2017 i cosiddetti desaparecidos sono 33.000, ma solo una famiglia su 6 denuncia la scomparsa di un famigliare, per paura e per la criminalizzazione delle vittime da parte delle autorità messicane. Per questo le madri e le famiglie negli anni si sono unite e specializzate per la ricerca dei famigliari e per incalzare il governo ad agire. Uno degli obiettivi ultimi di questo movimento è anche quello di dotare la normativa messicana di una legge sull’uso sociale dei beni confiscati, anche a favore delle stesse famiglie di desaparecidos, che sacrificano tutto nel tentativo di trovare i propri figli e che spesso si ritrovano senza lavoro e casa. Attraverso le testimonianze delle associazioni presenti, è emerso come la collaborazione e il confronto all’interno della rete ALAS/Libera sia fondamentale per creare una rete sociale sempre più ampia ed un punto scambio di buone pratiche contro le mafie e fenomeni corruttivi che hanno una dimensione sempre più internazionale.

Per chi volesse approfondire quanto emerso dalla tre giorni, al seguente link trova i documenti riassuntivi, divisi in quattro aree tematiche.

III Formazione di Libera Contro le Mafie in Europa a Gent, in Belgio: confisca e corruzione i temi affrontati


Dopo Parigi e Berlino, la rete di associazioni che collaborano con Libera a livello europeo – in questa occasione composta da 20 attivisti provenienti da Belgio, Svizzera, Germania, Francia e Regno Unito – si è riunita per la terza volta a Gent ad inizio dicembre. Una tre giorni in cui abbiamo discusso del progetto Libera Idee in Europa e dell’Agenda per il 2018; durante il momento di formazione collettivo hanno partecipato anche Alberto Perduca, procuratore della Repubblica, che ha parlato dello strumento della confisca e Alberto Vannucci, professore ordinario presso Il dipartimento di scienze politiche dell’Università di Pisa, esperto di organizzazioni criminali e corruzione politico-amministrativa.

Tra gli strumenti “antimafia” più efficaci, infatti, citiamo la conoscenza teorica del fenomeno corruttivo – per sua natura, l’oggetto che vogliamo imparare a conoscere e combattere è invisibile (a maggior ragione quando è efficace) – e l’aggressione ai patrimoni illeciti attraverso lo strumento dapprima del sequestro e successivamente della confisca. Entrambi sono elementi chiave nel contrasto alla criminalità organizzata; la consapevolezza a riguardo è cresciuta negli anni anche a livello europeo, come dimostrano numerosi strumenti legislativi, in primis la Direttiva europea 2014/42, relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi del reato nell’Unione Europea. Guardando alle diverse tipologie di confisca che sono state inserite nella direttiva però, un grosso punto di domanda rimane per quanto riguarda l’utilizzo della confisca di prevenzione – bai passata in alcuni casi una buona cooperazione transfrontaliera – e il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.

Anti-Mafia Talks

A conclusione del weekend all’insegna dell’antimafia, abbiamo partecipato ad una giornata pubblica intitolata “Anti-Maffia Talks” (circa 350 partecipanti), promossa dal Centro d’arte Vooruit, Libera Internazionale e Antico Sapore, con la partecipazione di don Luigi Ciotti, intervistato dalla giornalista belga Ine Roox. A seguire lo spettacolo “Mafia Liquida”, realizzato dalla troupe di Cinemovel (link): lavagna luminosa, proiettore digitale e musica, sono stati gli strumenti utilizzati per tradurre in immagini storie quotidiane di sopraffazione mafiosa. Salvatore di Rosa e Mario Portanova, giornalisti d’inchiesta rispettivamente da Belgio e Italia e Giulia Baruzzo di Libera Internazionale hanno chiuso la tre giorni parlando dell’incessante diffusione delle mafie oltre i confini dell’Italia. Auspicare una Europa sempre più impegnata contro la criminalità organizzata – nel nostro piccolo promuovere una progettualità comune dell’antimafia sociale a livello europeo – risulta quindi sempre più attuale e necessario.

 

Siamo piacevolmente stupiti…


 

…dalla risposta alla nostra conferenza antimafia presso l’Ambasciata italiana: si sono accreditati più di 90 giornalisti ed erano in loco 12 troupe televisive che hanno prodotto numerosi comunicati e radiocronache!

Tutto è andato per il meglio, tutti gli ospiti sono stati in grado di venire (nonostante un volo cancellato all’ultimo) e uno dei nostri principali invitati, il ministro degli interni Thomas de Maiziere, non è venuto a mani vuote ma ha portato con sé due leggi entrate in vigore pochi giorni prima: in primo luogo, la legge di attuazione della decisione quadro sulla lotta alla criminalità organizzata dovrebbe portare alla criminalizzazione della partecipazione attiva in clan mafiosi, in quanto la legge dovrebbe riguardare e colpire proprio l’associazione a delinquere (la Germania attua così la decisione quadro europea sulla lotta alla criminalità organizzata del 2008). In secondo luogo, l’inversione dell’onere della prova, invocata e attesa da molti investigatori, (per la quale i criminali dovrebbero provare l’origine legale dei propri capitali) non esiste ancora in Germania, ma De Maizière ha ricordato l’attuazione di un onere della prova meno rigido, piuttosto “alleggerito”, in vigore dal 1 luglio 2017. Analizzeremo fino a che punto questo strumento sia compatibile con la lotta contro la criminalità organizzata.

Siamo rimasti stupiti anche dalle posizioni contrastanti ascoltate durante la conferenza. Un esempio: Peter Henzler, vicepresidente del BKA, ha constatato solo piccole lacune della legislazione antiriciclaggio tedesca; Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria, invece, ha parlato di come l’ndrangheta non abbia bisogno di trasportare denaro in valigia verso la Germania per riciclarlo: le banche lo fanno.

Nelle prossime settimane pubblicheremo gli atti completi della Conferenza. Fino ad allora, troverete una sintesi della conferenza pubblicata dal nostro partner organizzativo il Movimento Europeo Germania sul loro sito (pagina disponibile unicamente in lingua tedesca). Inoltre, è disponibile il discorso integrale del ministro tedesco sul sito ufficiale del Ministero degli Interni (anch’esso in lingua tedesca).

Vorremmo cogliere l’occasione per ringraziare i nostri partner nell’organizzazione di questa conferenza – l’Ambasciata Italiana a Berlino ed il Movimento Europeo Germania – così come i nostri sponsor, in particolare Barbera Caffè Germania, la quale ha offerto a noi ed ai nostri ospiti deliziosi caffè (espresso!!) e cappuccini, il bar ‘I cento Passi e il distributore di macchine per caffè espresso Caffè Sant Angelo.

Il nuovo numero di telefono


Il numero telefonico di Mafia? Nein, Danke! a subito variazioni: oltre al numero di rete fissa
+49 – 30 -25 90 06 13,
è ora attivo il nuovo numero di cellulare
+49 – 157 – 31 79 78 21.

A Berlino in piazza contro le mafie


Quest’anno il 21 marzo, Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, è stato celebrato per la prima volta anche a Berlino presso la porta di Brandeburgo, luogo simbolo della città. I partecipanti si sono uniti alle voci provenienti non solo dalle tante piazze in Italia, ma anche da numerose altre in Europa, ricordando insieme le tante vittime innocenti della violenza delle mafie. Un segnale forte da e per l’Europa, che testimonia finalmente lo sviluppo di una rete antimafia che supera i confini dell’Italia, che si organizza sempre di più a livello internazionale, per rispondere a un fenomeno, quello delle mafie, che è internazionale da decenni.

L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione Mafia? Nein, danke! e.V., già partner di Libera in numerosi progetti ed eventi. Un breve discorso ha introdotto la lettura dei nomi, che è proseguita per l’intera durata della manifestazione, in tedesco ed italiano. Alla lettura si sono alternate decine di persone di entrambe le nazionalità. La posizione centrale scelta per l’occasione ha fatto sì che i passanti si siano incuriositi ed avvicinati per chiedere informazioni, tra cui qualche vivace scolaresca italiana in gita nella capitale tedesca.

La lettura è stata emozionante e partecipata: ad interrompere il flusso dei nomi, arrivavano alcune delle storie delle vittime. Come quella di Giuseppe Letizia, ucciso a soli 13 anni per essere stato testimone scomodo dell’omicidio di Placido Rizzotto; o Francesco Imposimato, morto nel 1983 per intimidire il fratello giudice; o Lea Garofalo, donna coraggiosa, uccisa dall’ex compagno, con il quale aveva una bambina, perché pentita di ‘ndrangheta.

L’evento ha ricevuto il prezioso supporto dell’Ambasciata Italiana a Berlino. Erano presenti anche la RAI, che ha effettuato alcune riprese andate in onda nei telegiornali quotidiani, e altri media locali. Un ringraziamento particolare va a Berlino Magazine, il Mitte, Berlin24 Network, il blog Italiani a Berlino e COSMO – Radio Colonia per aver promosso l’evento.

Proprio quest’anno è stato inoltre dato il via libera definitivo da parte della Camera per l’istituzione del 21 marzo come Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, giornata che viene celebrata ogni anno ormai dal 1996 per iniziativa dell’associazione Libera e Avviso Pubblico, insieme ai familiari delle vittime. L’approvazione unanime arrivata ad inizio marzo dalla Camera riconosce nella memoria condivisa un tassello essenziale per fronteggiare vecchie e nuove mafie in tutta Europa.

Per ascoltare l’intervista originale al Presidente di Mafia? Nein, danke! e.V. Sandro Mattioli, di seguito il link: clicca qui

Il 21 Marzo alle porte


Via libera definitivo da parte della Camera per l’istituzione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie il primo giorno di primavera, di ogni anno. Era il 1996, a Roma, quando l’associazione Libera, insieme ai familiari delle vittime, leggeva per la prima volta ad alta voce il lungo elenco di donne e uomini, bambini, giovani e anziani uccisi delle mafie. L’approvazione unanime arrivata ad inizio marzo dalla Camera riconosce nella memoria condivisa un tassello essenziale per fronteggiare vecchie e nuove mafie in tutta Europa.

Mafia? Nein, Danke! sarà collegata dal centro di Berlino e darà il proprio contributo ad un appuntamento sempre più internazionale.

Cosa: lettura nomi delle vittime innocenti di mafia

Quando: martedì, 21. 03.2017, h 10.30

Dove: Porta di Brandeburgo, Platz des 8. März (lato Tiergarten)

Entrata: spazio pubblico, aperto a tutti

Lingua: Italiano e tedesco

 

Esposizione figurata “lo stereotipo mafioso in Germania”


Il 10.01.2017 abbiamo inaugurato la mostra dal titolo “Mafia-Stereotype in Deutschland”, alla Berliner Landeszentrale für politische Bildung, a conclusione della nostra campagna sugli stereotipi mafiosi in Germania, cominciata a Novembre 2016. La mostra ha attratto un grande interesse mediatico,raggiungendo radio e giornali. L’evento è stato un successo grazie alla vostra calorosa partecipazione ed al vostro interesse, che ha portato a molte stimolanti riflessioni sul tema.

I risultati fotografici della nostra campagna sono stati il punto di partenza di una attiva e partecipata discussione, che ha visto un pubblico tedesco ed italiano riflettere sulla presenza di stereotipi mafiosi nella quotidianità e sul pericolo che questi pongono. La rappresentazione della mafia come un elemento di marketing promuove infatti un’immagine errata, che, grazie a voi ed alla vostra partecipazione, siamo riusciti nel nostro piccolo a rifiutare. Si è inoltre approfondito il tema dell’esistenza della mafia in Germania, per comprendere quanto la sua presenza incida nella vita quotidiana di tutti i cittadini, anche tedeschi.

Dato il successo ottenuto, la mostra sarà in futuro itinerante.

Tavola rotonda “Mafia? In Deutschland?” organizzata dall’iniziativa “Gelebte Zivilcourage” a Stoccarda


“Gelebte Zivilcourage”, iniziativa partner di mafianeindanke, continua instancabile l’organizzazione di incontri, volti a segnalare i pericoli derivanti dalla presenza delle mafie in Germania. L’iniziativa è il risultato di un viaggio-studio compiuto diversi anni fa in Sicilia dagli insegnanti di Stoccarda,  che da allora si impegnano a supporto del movimento internazionale antimafia.

mafianeindanke e.V. apprezza moltissimo questo impegno e ritiene sia indispensabile soprattutto nell’area della Germania sud occidentale, particolarmente infiltrata, per supportare la formazione di anticorpi contro le mafie.  È stato quindi molto piacevole che la tavola rotonda di “Gelebte Zivilcourage” si sia tenuta presso la biblioteca pubblica di Stoccarda: 300 persone, di cui molti studenti, che per due ore hanno seguito interessati e si sono confrontati con il presentatore Knut Krohn, del giornale Stuttgarter Zeitung, e con gli ospiti sul podio.