Il tribunale regionale di Berlino utilizza un nuovo strumento contro la criminalità organizzata


il 7 aprile 2020 il tribunale regionale di Berlino ha ordinato la confisca di due beni nel quartiere di Neukölln avvalendosi di un nuovo strumento giuridico. L’articolo 76a del Codice penale tedesco consente la confisca di beni sequestrati in seguito a determinati reati – anche se il procedimento penale ha dovuto essere interrotto. Mafianeindanke accoglie con favore questa sentenza e chiede alla magistratura di utilizzare questo strumento più spesso e in tutti i settori della criminalità finanziaria.

I due appezzamenti di terreno di Neukölln interessati sono stati provvisoriamente confiscati nel 2018. Secondo il Tribunale regionale, i criminali hanno finanziato queste proprietà con i proventi di crimini non specificati.

Con la decisione del 7 aprile, il Tribunale regionale si è avvalso del nuovo strumento di confisca autonoma ai sensi dell’articolo 76a del Codice penale tedesco, entrato in vigore nel luglio 2017 con la riforma della legge sul sequestro penale.  Questa norma si riferisce ai beni sequestrati in caso di sospetta commissione di uno dei reati elencati all’art. §76a cpv. 4 del Codice penale e consente, tra l’altro, la confisca anche se il procedimento penale ha dovuto essere interrotto. In questo caso, gli imputati sono stati accusati di riciclaggio di denaro, ma non è stato possibile dimostrare con la necessaria certezza un reato presupposto.

• Mafianeindanke accoglie con favore questa sentenza. La lotta contro la criminalità organizzata, il riciclaggio di denaro e altri reati finanziari può avere successo solo se i fondi e i beni vengono confiscati agli autori. In questo modo, la magistratura impedisce ai colpevoli di investire i proventi in ulteriori reati, espandere il loro potere economico e portare in salvo dalle autorità inquirenti i profitti ottenuti illegalmente.

– Tuttavia, Mafianeindanke lamenta che questa decisione sia un caso isolato. Una lotta efficace contro la criminalità organizzata richiede che il nuovo strumento nel settore della criminalità dei colletti bianchi sia utilizzato in tutte le regioni tedesche. A tal fine sono necessarie unità organizzative ben attrezzate presso gli uffici del pubblico ministero che si occupano esclusivamente della confisca dei beni.

– Inoltre, Mafianeindanke critica la comunicazione di alcuni media, che riducono questo strumento specificamente alla criminalità dei clan di origine araba. L’importante, invece, è utilizzare finalmente la confisca dei beni ottenuti illegalmente in ogni ambito della criminalità finanziaria. Anche e soprattutto contro la criminalità dei colletti bianchi. Da quando è entrata in vigore la nuova norma, i principali studi legali tedeschi, tra i cui clienti figurano anche colletti bianchi in abito gessato, hanno attaccato la confisca indipendente in blog e pubblicazioni specializzate e l’hanno definita incostituzionale. Questo dibattito influenza anche il lavoro di coloro che applicano la legge nel settore giudiziario. Gli avvocati denunciano una violazione del diritto di proprietà ai sensi dell’articolo 14 della Costituzione tedesca. Tuttavia, non sono gli studi legali commerciali e i loro clienti a decidere sull’incostituzionalità di una norma, ma la Corte costituzionale federale, che finora non ha avuto motivo di prendere una tale decisione. I beni che, secondo la giustizia, possono provenire solo da fonti illegali, ovviamente non sono protetti dalla Legge fondamentale.

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Mafianeindanke è un’associazione registrata senza scopo di lucro in cui attivisti volontari lavorano contro la penetrazione della criminalità organizzata nella nostra economia e nella società, lavorando così per una società aperta, democratica e con eque opportunità per tutti.

Teatro come strumento di memoria nelle scuole. Laboratorio e spettacolo teatrale per la Giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie


Anche quest’anno Mafianeindanke celebrerà la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Questa volta saranno gli studenti i veri protagonisti della ricorrenza. 

Il 20 marzo, infatti, grazie alla collaborazione tra Mafianeindanke, l’Ambasciata Italiana a Berlino, la IGS ”Leonardo da Vinci” di Wolfsburg e il liceo Albert Einstein di Berlino, verrà proposto, nell’aula magna di quest’ultimo, uno spettacolo su Rita Atria, messo in scena da alcuni alunni della scuola Leonardo Da Vinci di Wolfsburg, sotto la guida del Professor Massimiliano Bresciani. La storia di Rita Atria verrà ripercorsa attraverso un dialogo, tra madre (Giovanna Cannova) e figlia, accompagnato da musica dal vivo e la proiezione di testi (in tedesco) e di immagini simbolo di quegli anni.

Una delle classi che assisterà alla pièce sarà anche coinvolta in un laboratorio propedeutico allo spettacolo.

Una delle classi che parteciperà alla visione della pièce sarà anche coinvolta in un laboratorio propedeutico allo spettacolo. Il laboratorio, guidato da Marta Tirabassi (trainer teatrale e coordinatrice del progetto), Dusan Desnica (volontario di MND) e Luigino Giustozzi (coordinatore dell’associazione) consisterà nell’utilizzo di esercizi e pratiche teatrali e pedagogiche, volte a stimolare i ragazzi ad osservare e ragionare, in maniera libera e partecipata, sul lavoro di squadra e sulla nostra responsabilità individuale e collettiva rispetto a logiche e culture mafiose. 

Attraverso l’esperienza diretta resa possibile dai giochi, i ragazzi potranno osservare ed analizzare le dinamiche che caratterizzano l’atteggiamento criminale, e realizzare quali sono gli strumenti che abbiamo a disposizione per combatterlo quotidianamente, e riuscire ad osservare il proprio comportamento quotidiano, quello della propria famiglia, e del quartiere per approfondire e continuare il percorso in autonomia.

L’incontro del 20 Marzo, fortemente voluto da S.E. l’Ambasciatore Luigi Mattiolo, sarà interamente in italiano e prevede uno spazio di riflessione per potersi esprimere “a caldo” su quanto visto in scena, cercando di guidare la conversazione anche sui temi e sul lavoro sperimentato nell’incontro precedente.

© mafianeindanke, 11 marzo 2020

Filippo Spiezia: ‘’La Commissione Europea vuole tagliare il bilancio operativo di Eurojust. È inaccettabile e contrario ai valori dell’UE’’


Il vicepresidente di Eurojust interviene alla conferenza ‘’Mafias: a European Problem’’, organizzata al Parlamento Europeo. Bruxelles, 5 febbraio 2020.

Il 5 febbraio si è tenuta a Bruxelles presso il Parlamento Europeo la conferenza ‘’Mafias: a European Problem’’, promossa dall’europarlamentare Sabrina Pignedoli e che ha visto tra i relatori il vicepresidente di Eurojust Filippo Spiezia. Il suo intervento ha consegnato ai presenti alcuni spunti di riflessione importanti che vale la pena ripercorrere.

In apertura, Filippo Spiezia ha ricordato l’operazione investigativa Pollino, anche nota come ‘’European ‘ndrangheta Connection’’, che ha portato nel 2018 all’arresto di 90 persone e ha prodotto una delle più efficaci risposte sul piano giudiziario portate avanti a livello europeo contro organizzazioni mafiose. In particolare, ha elogiato l’operato del collega tedesco Uwe Mühlhoff, procuratore di Duisburg presente anch’egli alla conferenza in veste di relatore. Spiezia parla di un importante percorso professionale portato avanti insieme a Mühlhoff, di cui loda l’impegno e il coraggio, e grazie al quale si è concretizzato in un’asse operativo tra Italia e Germania di fondamentale importanza.

Il vicepresidente di Eurojust ha presentato in anteprima alcuni dati che sono il frutto del lavoro dell’agenzia per l’anno 2019, sottolineando l’importanza di farlo in una sede come quella del Parlamento Europeo, dove può rivolgersi direttamente al potere politico per fornire delle valutazioni ed indicare alcuni possibili percorsi da intraprendere. Spiezia, infatti, sostiene che sia necessario trovare nuove soluzioni per contrastare le mafie in Europa nel contesto di una rinnovata strategia. Nella sua analisi un valido punto di partenza rimane ‘’la nuova strategia dell’UE per il nuovo millennio contro il crimine organizzato’’ del maggio 2000 (C:2000:124:TOC), che presenta una straordinaria attualità ed efficacia, oltre ad alcuni punti programmatici importanti che non sono ancora stati attuati. Bisogna quindi ripartire da questo documento, che conteneva importanti capisaldi per il contrasto del crimine organizzato, e valutare le necessarie integrazioni.

Ma che cosa intendiamo, quando parliamo di criminalità organizzata e mafia? Al momento, specifica Spiezia, non abbiamo una definizione giuridicamente condivisa di cosa sia la criminalità organizzata, né abbiamo una definizione internazionalmente valida sul piano giuridico del concetto di mafie. È vero, la Convenzione di Palermo del 2000, art.2(a) definisce il gruppo criminale organizzato: ‘’gruppo strutturato, esistente per un periodo di tempo, composto da tre o più persone che agiscono di concerto al fine di commettere uno o più reati […] al fine di ottenere […] un vantaggio finanziario o un altro vantaggio materiale’’. Ma questo è un concetto più frutto di dottrina che di definizione giuridica. L’associazione di tipo mafioso, invece, è un reato previsto dal legislatore italiano tramite la legge Rognoni-La Torre (art.416-bis del Codice penale) del 1982, e risponde ad una precisa connotazione.

‘’Il dato che ci riguarda è che non esiste una perfetta equivalenza tra criminalità organizzata e criminalità mafiosa. La mafia è una forma di criminalità organizzata, ma non tutta la criminalità organizzata è mafia’’, dichiara Spiezia.

Sul piano pratico, la maggiore differenza è data dalla stabilità del progetto criminale: le mafie sono caratterizzate dalla loro vocazione ad esercitare una forma di antistato all’interno dei territori e delle comunità sociali, per effetto della forza di intimidazione (che è parametro normativo del 416-bis). Sta qui la radice del problema: la vocazione delle organizzazioni mafiose a portare avanti un progetto criminale stabile nel tempo. Questo ha fatto sì che le organizzazioni mafiose conoscessero una loro evoluzione, a partire dai territori di origine per arrivare poi in altre regioni d’Italia e all’estero.

Spiezia passa dunque ad analizzare i dati Eurojust, e sottolinea come l’azione dell’agenzia sia aumentata nel corso degli ultimi anni. Tra il 2018 e il 2019, in particolare, Eurojust ha aumentato la sua operatività del 17%, fornendo supporto in ben 8000 indagini per fatti di criminalità transnazionale (2019).

Osservando i dati giudiziari dell’organismo, però, si nota come il crimine organizzato di tipo mafioso non sia considerato nelle aree prioritarie di azione dell’Unione Europea. È indubbiamente presente nei dati giudiziari di Eurojust ma non è formalmente classificato tra le aree prioritarie perché non rientra nei parametri di classificazione considerati nei documenti ufficiali dell’Unione. Paradossalmente, dunque, il fenomeno mafioso non è considerato una priorità. Per quale motivo?

Innanzitutto, c’è un problema di inquadramento per quanto riguarda la presenza delle organizzazioni di tipo mafioso al di fuori dei territori di origine. La Corte di cassazione italiana fornisce due inquadramenti differenti, apparentemente in contrasto. Il primo orientamento richiede la ‘’prova che quell’organizzazione abbia avuto la capacità di esercitare il controllo mafioso sul nuovo territorio di sviluppo. L’altro orientamento sostiene che non sia necessario provare la proiezione dell’intimidazione mafiosa sul nuovo territorio se c’è l’evidente collegamento con la madrepatria’’. Per dirimere il conflitto interpretativo, il 17 luglio del 2019, il Presidente della Cassazione di si è espresso in merito, sostenendo che il problema riguardasse unicamente la ‘’prova del metodo mafioso’’. Per le mafie di nuova creazione, che si costituiscono al di fuori dei centri originari di appartenenza, occorre che la nuova cellula sia in grado di manifestarsi ed esprimersi come cellula mafiosa, quindi va trovata sul territorio la proiezione della mafia. Al contrario, per gli aggregati che sono la manifestazione di cellule già esistenti in madrepatria non c’è bisogno di andare a provare che sul territorio di arrivo c’è una nuova cellula mafiosa.

Si veda ad esempio l’operazione Pollino: per i mafiosi che si recano a Duisburg – o più in generale per affari in Germania e in Olanda – non c’è la necessità di provare che si è formata una nuova cellula mafiosa. Basta sapere che il soggetto mafioso attivo a Duisburg è appartenente ad un’organizzazione criminale di stampo mafioso – la ‘ndrangheta – che è già provato sia esistente in Calabria.

C’è, poi, un problema di emersione del fenomeno a livello europeo. Ciò, secondo Spiezia, dipende innanzitutto dall’approccio delle mafie operanti all’estero. Queste sono sempre più silenti, orientate agli affari e all’acquisizione dei mercati. Spesso non riproducono all’estero quelle forme di intimidazione e violenza che utilizzano nel contesto di origine. Portano, invece, ‘’un volto più spendibile’’. Quindi è difficile percepirle, a meno che non ci sia un contrasto con altri gruppi criminali attivi sul territorio che portano a situazioni in cui – si veda il caso di Duisburg – le mafie mostrano nuovamente il loro volto violento, perché c’è nuovamente in gioco il controllo e l’egemonia sul territorio.

L’emersione del fenomeno, poi, è bloccata anche dalle mancanze e disomogeneità del quadro legale a livello europeo. Oggi viene utilizzato uno schema normativo – la decisione quadro del 2008 relativa alla lotta alla criminalità organizzata (DQ 2008/841/GAI) – che è totalmente inadeguato. Non bisogna avere una fattispecie di mafia in ambito europeo, ma è necessario avere una normativa che rifletta il modello di business di queste organizzazioni criminali, che rispecchi quello che fanno oggi i gruppi criminali organizzati in ambito europeo. È fondamentale considerare il loro carattere transnazionale. Oggi, sottolinea energicamente il magistrato, è necessaria una normativa rilevante a livello europeo che consideri questa transnazionalità e che, su questa base, consenta di aggravare il trattamento sanzionatorio. È un vuoto normativo che va colmato, così come quello che riguarda i collaboratori di giustizia. Il vicedirettore di Eurojust sottolinea come spesso si ricorra a soluzioni creative perché non ci sono gli strumenti adeguati a svolgere il proprio lavoro efficacemente. C’è poi senz’altro bisogno di un organismo di gestione – in chiave europea e centralizzata – dei beni sequestrati e confiscati alle mafie. Secondo i dati dell’UE solamente l’1% dei proventi è sottratto al crimine organizzato. Se vogliamo vincere la lotta alle mafie questa è una tendenza che va invertita.

La riflessione più accalorata e sentita, però, riguarda le condizioni di lavoro di Eurojust. Il prezioso lavoro dell’agenzia europea di coordinamento giudiziario è in pericolo a causa di importanti tagli di bilancio.

Spiezia, a tal proposito, lancia un vero e proprio appello alle istituzioni europee: ‘’si faccia attenzione a depotenziare la capacità operativa dell’organismo di coordinamento contro le organizzazioni mafiose (Eurojust n.d.r.). Noi stiamo combattendo il problema del multifinancial framework. Sapete che cos’è? Sono i tetti del bilancio che vengono stabiliti per determinare le allocazioni del bilancio per gli anni successivi. Noi abbiamo un bilancio operativo di Eurojust che per quest’anno è di 41 milioni di euro. La proposta della Commissione Europea per gli anni a venire è di 33 milioni di euro. Questo significa che, secondo le previsioni della Commissione Europea, noi possiamo chiudere le porte. Questo si chiama effetto ‘shutdown’, che io non posso accettare come magistrato e come rappresentante delle istituzioni. Il fatto che i rappresentanti della Commissione – che per la prima volta siedono al collegio di Eurojust – sostengano questa proposta non è rispettoso dei valori su cui è fondata l’istituzione europea’’.

Il magistrato italiano riafferma dunque il bisogno di rafforzare il coordinamento giudiziario a livello europeo e l’operatività di Eurojust. Critica la talvolta anomala scelta da parte delle istituzioni europee nell’allocazione delle risorse. Fa l’esempio di altre agenzie di law-enforcement che vengono rafforzate in maniera forse spropositata, come Frontex, che verrà potenziata tramite l’assunzione di 10000 persone nei prossimi anni, con lo scopo di creare una guardia costiera operativa e non solo più di supporto agli Stati membri. Sottolinea poi l’inevitabile complessità della macchina burocratica europea, dove c’è un problema rispetto alla coerente trasmissione di informazioni. Per quel che riguarda Eurojust, Spiezia ricorda che quando il commissario UE alla Giustizia ha scoperto della difficile situazione economica e finanziaria dell’agenzia non sapeva di cosa si stesse parlando, perché a conoscenza dei fatti era invece un’altra sezione dell’UE (DG HOME). L’UE deve dunque rivedere le proprie priorità, eliminando le disfunzioni e potenziando le azioni. Non basta distribuire le competenze, bisogna anche affiancarvi un adeguato supporto e risorse sufficienti.

Quindi – tramite l’introduzione di nuovi strumenti, il rafforzamento delle strutture operative e la revisione del quadro normativo – la lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso va inclusa tra le priorità dell’UE alla luce di una nuova strategia.

In chiusura della conferenza, Spiezia esprime l’augurio che le autorità politiche presenti colgano le esigenze e le istanze presentate dai relatori per farsi poi promotori di un’iniziativa che raccolga consenso e porti ad una proposta di direttiva per una nuova normativa europea sulla criminalità organizzata.

Dusan Desnica © mafianeindanke, 20 febbraio 2020

Nando dalla Chiesa – il viaggio in Germania


Anche nel 2020 avremo il piacere e l’onore di avere come nostro ospite Nando dalla Chiesa, professore e sociologo, per una serie di eventi organizzati per gennaio.

Nando dalla Chiesa è professore ordinario di Sociologia della criminalità organizzata presso l’Università degli Studi di Milano, dove ha fondato l’Osservatorio sulla criminalità organizzata CROSS e i corsi di studio e di dottorato in Sociologia della criminalità organizzata. Attualmente presiede la “Libera Cathedra Giovanni Falcone e Paolo Borsellino” presso la Alta Escuela di Ciudad de México. Presidente onorario dell’associazione Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, è uno degli esperti più riconosciuti in Italia e all’estero sui temi delle mafie e dell’antimafia. Oltre alle attività accademiche, il Prof. Dalla Chiesa scrive regolarmente per Il Fatto Quotidiano e ha scritto inoltre numerosi libri di analisi e denuncia del fenomeno mafioso, tenendo lezioni sull’argomento a livello nazionale ed internazionale.

Il Prof. Dalla Chiesa sarà impegnato in lezioni e incontri con temi che varieranno dalla letteratura italiana di fine Novecento alla lotta alla mafia. Sarà inoltre l’occasione per la presentazione del suo ultimo libro “Rosso Mafia”. La ‘ndrangheta a Reggio Emilia” scritto insieme a Federica Cabras ed edito da Bompiani.

Tutti gli eventi si svolgeranno in lingua italiana. Programma completo qui: bit.ly/DallaChiesa20

Lacrime e brividi – la Summer School a Milano su ‘’Mafia e donne’’ impartisce nuove conoscenze


Può accadere che ascolti il racconto di una procuratrice intenzionata a fermare una collaboratrice di giustizia sulla strada per la rovina – il cui veicolo sembrava passare inosservato attraverso ogni barriera stradale – e tutto quello che aveva a sua disposizione era unicamente un segnale GPS. Nessun tipo di auto, nessuna intercettazione, solo un punto sullo schermo.

Può succedere che tu ti chieda perché è meglio non vedere le donne nei clan mafiosi come vittime, ma piuttosto considerare i fattori che le rendono particolarmente vulnerabili, perché la debolezza deriva dalla condizione di vittima, ma la vulnerabilità può essere una risorsa di forza.

Accade anche che tu – e quasi tutti gli altri partecipanti al corso, compresi i professori – siate commossi fino alle lacrime da un’opera teatrale e dalla forza delle parole. E può succedere che dopo una settimana e un totale di 40 ore di insegnamento, il più alto procuratore antimafia italiano ti presenti e ti consegni il diploma personalmente. La Summer School presso l’Università degli Studi di Milano sui diversi temi riguardanti la criminalità organizzata è senza dubbio qualcosa di speciale. Parteciparvi, se si parla italiano, è un grande privilegio.

Ma se vieni dalla Germania, ti lascia anche un po’ triste. Per il fatto che un evento di questo tipo – che si rivolge sia ad un pubblico professionale che ad un pubblico di massa – in Germania non esiste. E poi c’è naturalmente la solita (e vecchia) considerazione: il tema della criminalità organizzata e della mafia in Italia sta ricevendo l’attenzione e il sostegno che si cerca invano anche in Germania. Per la nona volta, l’Università Statale di Milano ha organizzato questo seminario strutturato in blocchi. Quest’anno l’argomento era “Mafia e donne”. Si tratta di un evento portato avanti anche in collaborazione con l’associazione italiana antimafia Libera. Sul versante universitario, il programma è stato progettato da tre professori: Nando dalla Chiesa, Monica Massari e Ombretta Ingrascí. Sono tutti ricercatori di spessore sul tema delle mafie e della criminalità organizzata. Basterebbe solo questo a dimostrare quanto l’Italia sia all’avanguardia in questo campo rispetto alla Germania. Tra gli organizzatori c’è anche Sarah Mazzenzana, nostra volontaria presso mafianeindanke qualche tempo fa. Quest’anno, tra i circa 40 partecipanti c’erano poliziotti, pubblici ministeri, studenti, insegnanti, pensionati e cittadini attivi e interessati. C’era anche un partecipante venuto appositamente da Washington.

È difficile riassumere una settimana così ricca di impressioni e intuizioni. Una conclusione ammissibile è che la visione maschile delle donne presenti nelle strutture della criminalità organizzata ha reso per troppo tempo praticamente impossibile una visione globale del fenomeno. Su larga scala, l’illusione generalmente creata dei clan come entità puramente maschili prevale ancora oggi. Le donne, in realtà, svolgono un ruolo importante in tutte le principali organizzazioni criminali italiane (‘ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra e altri gruppi minori).

La camorra napoletana, che si considera l’organizzazione ‘’più progressista’’, ha al proprio interno anche donne che ricoprono il ruolo di boss. Vi è persino l’esempio di una trans alla guida di un gruppo criminale. Diversi interrogatori a collaboratrici di giustizia hanno inoltre dimostrato che il ruolo delle donne è molto più importante rispetto alla semplice educazione dei figli e alla trasmissione dei (dis)valori della mafia. È anche vero, però, che all’interno della ‘ndrangheta calabrese è importante che i clan mantengano le donne sotto il maggior controllo possibile, proprio perché la loro funzione è vitale per i clan – anche se non possono formalmente diventare membri e quindi non assumono una funzione ufficiale. Ad esempio, quando si è saputo che Giusy Pesce è diventata collaboratrice di giustizia e ha cambiato schieramento, il clan Bellocco ha celebrato e deriso i Pesce per il fatto che questi non riuscissero a tenere le loro donne sotto controllo.

Le donne dei clan esercitano spesso anche la professione di avvocatesse, consulenti finanziarie e contabili. Ciò aiuta a comprendere che la ‘ndrangheta non sia un blocco monolitico, bensì una rete di clan diversi che non mantengono tutti le stesse regole e gli stessi schemi procedurali.

Nella Summer School, però, non ci si è concentrati solo sulle donne di mafia, ma anche su quelle che la combattono. Alcune di loro erano presenti di persona, come i pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Alessandra Dolci. Ascoltare il modo in cui lavorano con le testimoni chiave è stato emozionante, scioccante, illuminante. Le loro storie assomigliavano a un thriller con figure femminili come protagoniste. Anche le donne che hanno abbandonato la scuola hanno avuto la possibilità di esprimersi. Il regista teatrale Mimmo Sorrentino, ad esempio, ha raccontato come sono state create le sue opere teatrali. Lavora con donne con legami mafiosi detenute in prigioni di massima sicurezza. Viene a conoscenza delle loro storie chiedendo loro di raccontare la storia delle compagne di prigionia. Solo questo trucco permette loro di affrontare la propria vita. Due donne che hanno recitato nelle sue opere teatrali hanno riferito quanto possa essere impressionante. Una delle attrici ha raccontato di come si è innamorata di un giovane uomo, un mafioso di alto livello di una famiglia ben nota. Sono anche testimonianze come queste che non solo approfondiscono la conoscenza della criminalità organizzata, ma la rendono vivida.

Il sostegno della Summer School da parte delle più alte autorità è stato sorprendente. Giuseppe Sala, sindaco di Milano, è venuto all’inaugurazione e ha annunciato che il comune sosterrà la decima edizione della Summer School il prossimo anno. Il più alto procuratore antimafia italiano Federico Cafiero de Raho ha portato la propria testimonianza in conclusione dei lavori, affiancato da altre personalità molto importanti.

Contrastare il riciclaggio di denaro a livello locale: l’esempio di Amsterdam


Il 6 settembre 2019 abbiamo partecipato alla conferenza sul riciclaggio di denaro sporco organizzata da ‘’Die Linke’’ al Bundestag. In questa occasione, ha destato particolare curiosità l’intervento di Bas ter Luun, Senior Advisor del Dipartimento di ordine pubblico e sicurezza presso la città di Amsterdam.

La capitale olandese – ha spiegato ter Luun nel corso della sua presentazione – è un centro nevralgico del traffico illecito di sostanze stupefacenti. Anche il consumo è molto elevato nella città, si stima infatti che nel 2018 sia stata consumata cocaina per un valore di milioni di dollari. I trafficanti di droga possono fare affidamento su una rete di intermediari corrotti che li aiutano a individuare appartamenti e luoghi sicuri dove portare avanti i propri traffici in maniera indisturbata.

A preoccupare, poi, è soprattutto il riciclaggio di denaro sporco, in particolar modo nel settore immobiliare. Ad Amsterdam, infatti, i proventi dei traffici illeciti vengono investiti nell’acquisto di proprietà, ad esempio nel settore della ristorazione, del turismo e delle attrazioni che offre la città. Anche i beni di lusso sono un altro obiettivo molto gettonato da parte della criminalità organizzata che investe in Olanda.

L’amministrazione cittadina, dal canto suo, adotta iniziative e misure sul fronte dell’antiriciclaggio. È fondamentale, innanzitutto, andare a studiare il fenomeno a fondo. A tal fine la città di Amsterdam si serve di dati incrociati sul reddito e le proprietà. Si processa dunque la combinazione tra i dati fiscali e quelli immobiliari. Queste informazioni permettono di ottenere dati statistici e analizzare i risultati per vedere dove i conti effettivamente non tornano. Potranno infatti esserci casi e zone di interesse dove i dati sul reddito non corrispondono in maniera lineare con quelli riguardanti le proprietà. È in questi casi, quindi, che si innesca un campanello d’allarme e si procede ad un maggiore approfondimento.

La fase più operativa prevede poi l’analisi su base municipale dei sussidi, permessi e transazioni del settore immobiliare. L’approccio che viene portato avanti è multi-agency, in quanto vengono coinvolti più attori (la Polizia, enti fiscali, doganali e giuridici). È necessario in questa fase instaurare una proficua collaborazione tra settore pubblico e privato sul fronte dell’antiriciclaggio.

Ma come possono attrezzarsi le altre città di fronte a problematiche simili, per seguire l’esempio di Amsterdam? Per cominciare, spiega ter Luun, è necessario creare consapevolezza e strutture di contrasto all’interno della pubblica amministrazione. Bisogna poi lavorare insieme ai gruppi di interesse all’interno della società. È fondamentale inoltre la condivisione di informazioni e intelligence tra le diverse agenzie di contrasto. Infine, bisogna cooperare con le altre città europee sul fronte dell’anti-riciclaggio.

L’intervento di ter Luum è stato accolto con molto interesse e a margine della conferenza ci ha concesso una breve intervista.

Per noi è stata una novità sentire che una città impiega del personale sul fronte dell’anti-riciclaggio. Come è successo ad Amsterdam?

‘’Tutto è iniziato negli anni ’90. C’è stata un’inchiesta parlamentare e una parte di questa era composta da una ricerca sul centro-città condotta da criminologi. Le conclusioni hanno mostrato che molti immobili erano di proprietà della criminalità organizzata, che possedeva beni immobiliari anche nei settori della prostituzione e dei coffee shops. Inoltre, la città stessa ha in qualche modo facilitato tutto ciò, dal momento che i permessi e le licenze sono stati concessi abbastanza facilmente. Ciò ha portato alla decisione dell’amministrazione comunale, a metà degli anni ’90, di investire in personale qualificato per combattere il riciclaggio di denaro sporco.’’

Si tratta di un modello comune per i Paesi Bassi o è limitato solo ad Amsterdam?

‘’È partito tutto da Amsterdam, ma ben presto altre città in tutto il paese hanno seguito lo stesso modello. A livello nazionale esiste una struttura che facilita la cooperazione tra le diverse agenzie governative e che supporta le autorità locali e i sindaci nella lotta alla criminalità organizzata.’’

State cooperando anche con le forze di polizia?

‘’Sì, con loro ci scambiamo informazioni. Succede, ad esempio, per i controlli di coloro che fanno richiesta di permessi. Ma cooperiamo anche nell’applicazione delle regole. Per esempio: nel settore dell’ospitalità, nei coffee shops, nei bar, ci sono alcune regole che vengono fatte rispettare dal comune. In questi luoghi potrebbero esserci commissioni di reati. In alcuni casi, l’amministrazione locale e la polizia collaborano per condurre le ispezioni.’’

I Paesi Bassi hanno una politica piuttosto liberale in materia di droga. Questo interferisce in qualche modo con il riciclaggio di denaro sporco? In senso positivo o negativo?

‘’A causa del sistema dei coffee shops – dove si può vendere marijuana – una grande industria, che non è regolamentata, potrebbe crescere. Questa industria ha un sacco di proventi, fa un sacco di soldi e questi soldi devono essere investiti da qualche parte.’’

È stato complicato avere un quadro delle attività di riciclaggio di denaro nella vostra città?

‘’Non credo che siamo già in grado di avere una visione d’insieme. È davvero complicato.’’

Ti occupi anche di fare pressione sui decisori politici a livello nazionale o questo non fa parte del tuo lavoro?

‘’Può far parte del mio lavoro fare pressione sui decisori politici. Per esempio, quando ci rendiamo conto che un certo strumento non funziona bene, abbiamo bisogno di cambiare la legislazione. Quindi, mostriamo caso per caso cosa dovrebbe essere fatto.’’

Avete anche organizzazioni della società civile come la nostra attive in questo campo ad Amsterdam?

‘’Non abbastanza nel campo dell’anti-riciclaggio. Dai risultati di questa conferenza ho appurato che è qualcosa di cui abbiamo bisogno anche nel nostro paese. Comunque, nel campo del traffico di esseri umani e della prostituzione c’è cooperazione tra le ONG e il governo locale.’’

Potrebbe dirci qualcosa di più sui poteri che hanno i sindaci olandesi e le amministrazioni locali dei Paesi Bassi? Esistono in Germania modelli comparabili a livello comunale sul fronte dell’anti-riciclaggio?

‘’I sindaci olandesi sono responsabili dell’ordine pubblico e della sicurezza. Hanno il potere esecutivo per chiudere case, attività commerciali o per emettere ordini restrittivi. Questo potrebbe essere paragonabile a quanto accade anche in Germania. Ciò che è peculiare dei sindaci olandesi – e non si applica alla Germania o ad altri paesi – sono gli strumenti di controllo di cui dispone. Un sindaco può esercitare un controllo e ottenere informazioni dalla polizia e dal fisco e servirsi delle informazioni che ottiene.’’

E, naturalmente, una domanda di interesse: quali sono i gruppi criminali prevalenti ad Amsterdam?

‘’Le bande di motociclisti sono ancora presenti. Non hanno più una base in città, dato che siamo riusciti a smantellarla, ma ritornano occasionalmente in sella alle loro motociclette. Vediamo anche la presenza di criminalità organizzata di origine albanese, principalmente in relazione al traffico di droga. Ci sono anche le vecchie reti criminali olandesi, che all’inizio di questo millennio erano piuttosto significative. Assistiamo anche alla crescita di network criminali composti dalle seconde e terze generazioni di immigrati che ora hanno assunto tutte le posizioni di rilievo nel traffico di droga. Questi sono i gruppi, ma la situazione è più fluida.’’

E la criminalità organizzata italiana?

‘’È presente anche ad Amsterdam. Ci sono alcuni documenti che indicano la presenza di clan di ‘ndrangheta nei Paesi Bassi.’’

Operazione “Pollino”: Nonostante la retata anti mafia di successo le autorità tedesche fanno una figuraccia


In Olanda, Belgio, Italia e Germania sono stati arrestati all’inizio di dicembre 90 presunti membri dell’ ‘Ndrangheta. La finora più importante operazione internazionale anti mafia è stata coordinata dalle autorità europee competenti Eurojust e Europol. Al contrario di come spesso accade l’operazione non parte dall’Italia ma ha origine da delle indagini in Olanda per riciclaggio di denaro, che hanno portato a perquisizioni nella Renania settentrionale Vestfalia, a Berlino e in Baviera. Considerata la vicinanza ai porti di Amsterdam, Antwerpen e Rotterdam le indagini in Germania sono state concentrate nella regione est della Renania settentrionale Vestfalia. Grazie al successo della collaborazione a livello europeo l’operazione ha riscosso molte lodi, mentre i ripetuti errori delle autorità tedesche sono passati in secondo piano.

Gli antefatti: come gli ‘ndraghetisti sono arrivati in Germania

Nicodemo Panetta (37 anni) è un imprenditore che vive a Grotteria in Calabria ed è vittima di ripetute estorsioni. Nonostante sia lui che la sua famiglia vengano aggrediti e le sue attrezzature e macchine da costruzione vengano distrutte Panetta non si lascia intimidire e sporge denuncia contro i suoi estortori. Nel novembre del 1986 Panetta e il suo amico e imprenditore Nicodemo Raschillà sono vittime di un attentato e perdono la vita. Gli agenti trovano i proiettili di un intero caricatore di mitra ma non trovano alcun testimone. Le indagini giudiziarie portano all’arresto di alcuni presunti ‘ndraghetisti e mostrano che capitali legati all’attività d’estorsione del clan erano destinati alla Germania, sia per impedirne il sequestro che per mascherarne l’origine. Documenti legati all’indagine italiana dimostrano che con l’assistenza di un notaio tedesco a Duisburg sono stati investiti 80.000 Euro nell’impresa Bellavita con sede ad Hagen. Un ulteriore investimento venne destinato all’impresa La Piazza 3 Gastronomie che era al centro delle indagini dell’operazione “Pollino”. Gli ‘ndraghetisti si rivolsero sempre allo stesso notaio di Duisburg per le loro attività. Evidentemente il notaio Klaus B. non ebbe alcun sospetto, nonostante i cognomi dei clienti fossero legati all’ambiente dell’attività mafiosa. Una semplice ricerca su internet sarebbe bastata ad ottenere abbastanza materiale per una notifica di sospetto riciclaggio, alla quale i notaio obbligati e per la quale dispongono di estese possibilità di verifica. Una segnalazione tuttavia non venne mai presentata.

Intoppi nelle indagini e violazione del segreto d’ufficio

È quasi imbarazzante che la cimice nascosta nell’auto di due presunti dagli agenti ufficio di polizia federale tedesco (BKA) sia stata scoperta dagli ‘ndraghetisti ma non il sistema GPS che un gruppo di origina turca aveva installato nelle auto prima di metterle a disposizione degli ‘ndraghetisti. Proprio quando per aereo e per nave stava per arrivare un carico con mezza tonnellata di cocaina il dispositivo tecnico venne scoperto. Il gruppo di origine turca era non solo coinvolto nel traffico di droga ma metteva anche a disposizione degli ‘ndraghetisti auto con vani segreti (e appunto il suddetto sistema GPS). Queste auto venivano poi utilizzate per portare la cocaina in Italia. Per onestà è tuttavia opportuno menzionare che anche la polizia tedesca era a conoscenza del sistema e ha utilizzato i dati del gruppo turco per le proprie indagini. La collaborazione tra il gruppo di origine turca, che verosimilmente è legato alla criminalità organizzata, ed il gruppo italiano, sussisteva da lungo tempo. Altri ‘ndraghetisti attivi nella zona della Ruhr avevano già precedentemente utilizzato i loro servizi. I documenti legati alle indagini svelano che agenti tedeschi infiltrati avevano acquistato un’auto manipolata nell’estate del 2017. Il vano segreto integrato nell’auto poteva solo essere aperto grazie ad un speciale interruttore attivato dalla pressione di un preciso tasto nell’auto e l’utilizzo contemporaneo di un caricabatteria collegato all’accendisigaro. Quest’auto venne poi sequestrata.

Un altro errore venne commesso dalla polizia tedesca nel tentativo di installare delle videocamere di sorveglianza di fronte alla pizzeria che serviva come base al gruppo di ‘ndraghetisti. I protocolli della sorveglianza indicano che gli ‘ndraghetisti si accorserso prontamente delle telecamere, come riportato nell’audio di membro dell’organizzazione: “Cugi qua siamo sotto nn lo dire a nessuno anno messo le telcamere nella casa di boris che puntano nel locale… Ha chiamato la kripo a padrone di casa difronte e per sbaglio anno chiamato da boris […] ”). Come noto (da scambio informativo), il BKA aveva installato un sistema di videosorveglianza”.

Oltre a ciò gli ‘ndraghetisti riuscirono a nascondere un carico di droga così bene in un auto che la polizia durante un controllo non fu in grado di trovarlo. Domenico P. racconta che Francesco P. ai tempi residente a Moers ed un complice furono fermati dalla polizia con un auto “piena zeppa” di cocaina. Nonostante gli agenti avessero smontato l’intera auto e anche infilato una mano nella batteria non trovarono niente. Agenti italiani increduli chiesero conferma ai colleghi tedeschi che confermarono la veridicità del fatto avvenuto durante un controllo nell’ottobre 2014 a Neuwied. Un test antidroga diede un risultato positivo. “Lo hanno fatto pisciare in un barattolo in mezzo alla strada”, così descrive P. il controllo della polizia tedesca. I due ‘ndraghetisti e l’auto vennero quindi portati alla stazione di polizia, dove l’auto venne sottoposta ad un’ispezione, che ebbe tuttavia esito negativo. Il giorno successivo i due vennero rilasciati e con loro l’auto carica di cocaina.

Invece non si può definire un errore la violazione del segreto d’ufficio legato alla cooperazione nel traffico di droga tra gli ‘ndraghetisti e il gruppo turco. Nella Renania settentrionale Vestfalia sono in corso indagini contro cinque persone coinvolte: contro tre impiegati nella polizia, un’impiegata nell’amministrazione comunale di Wesseling e un’ex impiegata nell’amministrazione comunale di Duisburg. In questo momento non è possibile ottenere informazioni più precise. Una portavoce del pubblico ministero di Duisburg ha confermato che si tratta della violazione sia di segreto d’ufficio sia di dati personali.

In conclusione, a parte qualche arresto risulta importante che le autorità tedesche in termini di lotta alla mafia abbiano ancora molto da imparare, per non perdere credibilità a livello internazionale. Un carico di 550 kg di cocaina che probabilmente per colpa di una cimice installata male non è potuto essere sventato, un’operazione di sorveglianza di un punto di ritrovo per gruppo di trafficati andata a monte, cinque persone che indipendentemente l’una dall’altra hanno condiviso dati segreti e sensibili con la criminalità organizzata – sono esperienza che sollevano molte domande. Inoltre mostrano come il personale delle autorità tedesche non sia sensibilizzato adeguatamente per il problema della criminalità organizzata. Gli atti non contengono riferimenti a incidenti simili in altri paesi.

CHANCE – una rete europea per la lotta contro la criminalità organizzata


La mafia non conosce limiti. Agisce a livello transnazionale. Non solo nel traffico di stupefacenti, nel traffico di generi alimentari contraffatto, nel riciclo di denaro, nella tratta di esseri umani ed in molti altri campi. Le frontiere statali e i confini delle organizzazioni non hanno alcuna importanza, sono anzi d’aiuto.

I suoi avversari hanno ancora molte difficoltà ad agire a livello internazionale e a cooperare al di là dei confini nazionali. L’operazione Pollino nel dicembre 2018 è stata la prima indagine europea non limitata alla semplice assistenza giudiziaria – cfr. i molti contenuti della newsletter di mafianeindanke. Ma c’è ancora molto lavoro da fare. Per esempio, ad oggi non esiste ancora un protocollo sistematico per gli interrogatori di testimoni al di là delle frontiere nazionali. In questo caso è necessaria un intervento politico e delle autorità competenti. Questa è una delle tante richieste di mafianeindanke.

Anche il settore civile ha molte difficoltà nell’organizzare un cooperazione sistematica a livello internazionale nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata. Il bisogno di una legislazione adeguata viene articolato generalmente solo a livello nazionale e le singole organizzazioni sono troppo deboli per essere ascoltate a livello europeo, dove hanno origine più di due terzi delle leggi nazionali, soprattutto se non si ha una buona rete di contatti come la fondatrice di mafianeindanke ed ex europarlamentare Laura Gavarini.

La situazione ora dovrebbe cambiare. Già avevamo annunciato a dicembre mafianeindanke fa parte di una rete di organizzazioni anti mafia, lanciata da Libera Internazionale. Durante l’ultimo fine settimana di febbraio attivisti di varie organizzazioni anti mafia da dieci paesi europei si sono incontrati a Bruxelles, per accordarsi su un programma politico comune e sul nome del progetto.
CHANCE – Civil Hub Against orgaNised Crime in Europe
Già la prima operazione della nuova rete di coordinazione ed azione è di importanza non indifferente. Il 3. aprile CHANCE presenterà la sua agenda politica alla Commissione Europea e ad alcune persone chiave del parlamento europeo uscente. Il programma include 13 punti – da miglioramenti nella lotta al riciclaggio di denaro, la protezione di testimoni e giornalisti, la confisca di proprietà mafiose e il loro possibile utilizzo da parte dalla società civile fino ad un cambio di strategia nel traffico di droga. Una delle massime priorità di CHANCE riguarda la richiesta di istituire un “tavolo rotondo” o “conferenza permanente” per la collaborazione sistematica tra la società civile e le autorità competenti.

Quest’ampia agenda politica è stata elaborata duranti gli incontri dei membri della rete e finalizzata durante un incontro di tre giorni con consulenti professionali. Il primo giorno, un esperto nell’ambito “Home Affairs”– anche esperto nel campo negli affari interni della Commissione Europea, ha messo a disposizione il suo know-how. Il secondo giorno CHANCE ha avuto modo di consultare un ex pubblico ministero italiano, che è ben informato sullo stato attuale del discorso anche a livello europeo sulla legislatura anti mafia.

Maggiori dettagli sull’agenda politica di CHANCE e sull’incontro del 3. Aprile 2019 nella prossima newsletter.

Il Prof. Luca Storti ospite all’Università di Potsdam


Nel mese di gennaio il Prof. Luca Storti ha tenuto una conferenza su “L’espansione internazionale delle mafie italiane: un fenomeno caleidoscopico” presso la Cattedra di Sociologia organizzativa e amministrativa dell’Università di Potsdam. La mafia è diventata da tempo un fenomeno globale. Esamina quindi l’espansione territoriale delle mafie italiane: la questione è come si espandono dai loro territori di origine in territori stranieri. Qui, gli studenti entrano in contatto con un argomento che è ancora sottoesposto in molte università in Europa, specialmente in Germania.

Il Prof. Luca Storti è professore ordinario di Sociologia economica presso l’Università di Torino e membro fondatore del gruppo di ricerca LARCO – Laboratorio di Analisi e Ricerca sulla Criminalità Organizzata. Nel 2015 ha partecipato al progetto di ricerca “Cross Border Italian Mafias in Europe: Territorial Expansion, Illegal Trafficking, and Criminal Networks” (CRIME), che ha esaminato Germania, Svizzera, Francia, Belgio e Paesi Bassi per le attività mafiose.

Le mafie italiane
In considerazione dello stato attuale della ricerca e dell’insegnamento sulla mafia, la conferenza ha un carattere piuttosto introduttivo. All’inizio vengono citate le differenze e le similitudini delle mafie storiche in Italia: Una mappa mostra Cosa Nostra in Sicilia, la ‘Ndrangheta in Calabria e la Camorra a Napoli e in Campania. Sono citate anche le relativamente giovani mafie Sacra Corona Unita in Puglia, Basilischi in Basilicata e Stidda in Sicilia. Tutte e tre sono legate alle mafie storiche; la prima venuta fuori dalla Camorra, la seconda è controllata dalla ‘Ndrangheta e l’ultima si è separata da Cosa Nostra. Le mafie storiche sono strutturate in modo molto diverso: Cosa Nostra è piramidale, la ‘Ndrangheta orizzontale e la Camorra frammentaria. I loro approcci espansivi variano di conseguenza.

Secondo il Prof. Luca Storti, le mafie sono sia “power syndicates” che “enterprise syndicates”, una distinzione concettuale fatta da Alan Block (1980), professore emerito di criminologia degli studi ebraici all’Università di Penn State, USA. Gli “enterprise syndicates” sono organizzazioni che realizzano profitti su mercati illegali, ad esempio attraverso il traffico di droga. I “power syndicates” sono quelli che controllano il territorio e la società locale.

Le tipologie di espansione territoriale
Per quanto riguarda il rapporto con il territorio originario, si distinguono due forme di espansione: Nel primo caso permangono i rapporti con l’organizzazione e il territorio originari e la mafia espansa rimane dipendente dalle strutture tradizionali. Nel secondo caso, emerge un’organizzazione completamente indipendente. Nel primo caso, l’espansione può essere descritta come “trapianto” – la riproduzione completa della mafia in un nuovo territorio – o come “infiltrazione” – la lenta penetrazione della mafia in un nuovo territorio che rivela solo alcune delle caratteristiche della mafia. Spesso la mafia appare solo come un “enterprise syndicates”, cioè la mafia penetra nei mercati illegali o addirittura legali (es. investimenti immobiliari) del nuovo territorio senza controllare la società locale.

Per approfondire il tema Mafie in Europa, si prestano i testi ai quali ha contribuito il Prof. Storti come Co-autore:

  • Italian Mafias across Europe (mit J. Dagnes e D. Donatiello), in Mafias today, F. Allum, R. Sciarrone , I. Clough-Marinaro, di prossima pubblicazione.
  • La questione delle mafie italiane all’estero: stato dell’arte e temi emergenti (mit J. Dagnes, D. Donatiello, R. Sciarrone), in «Meridiana», 2016, n. 4, pp. 149-172.
  • The territorial expansion of mafia-type organized crime. The case of the Italian mafia in Germany (mit R. Sciarrone), in «Crime, Law and Social Change», 2014, vol. 61, n. 1, pp. 37-60.
  • Die italienische Mafia in Deutschland mit R. Sciarrone, in Dolce Vita? Das Bild der italienischen Migranten in Deutschland, pp. 177-198, Campus Verlag, Frankfurt am Main, 2011.

Sequestrata in Austria un’ingente somma derivante dal riciclaggio di denaro


Nel mese di dicembre la cooperazione transnazionale nella lotta contro la criminalità organizzata ha avuto tra i suoi esiti la confisca di quattro appartamenti tra Vienna e Innsbruck che erano stati comprati da Cosa Nostra e il sequestro di 37,3 milioni di euro derivanti dal riciclaggio e dal gioco d’azzardo.

L’acquisto di immobili era una pratica consolidata grazie all’appoggio di società e di fondazioni, e infatti è proprio in queste che il denaro è stato trovato. Proveniva in buona parte dal gioco d’azzardo illegale, come dimostra anche il fatto che alcuni imputati erano stati occupati nel settore delle scommesse e dei giochi d’azzardo; le altre fonti erano le frodi nel settore assicurativo e le estorsioni.

Il sospetto su queste azioni della mafia era stato sollevato a metà novembre dalla Procura di Reggio Calabria, la quale ha chiesto l’assistenza giudiziaria delle autorità austriache per un’indagine che che riguarda sì l’Austria, ma anche Sicilia, Calabria, Bari e Roma.

Andreas Holzer – Capo del Dipartimento generale e delle indagini sulla criminalità organizzata presso l’Ufficio federale di polizia giudiziaria (BK) – ha sottolineato che già allora sono stati confiscati immobili per un valore di oltre un miliardo di euro e sono stati arrestati 68 sospettati di essere dietro alla mafia delle scommesse sia in Italia che all’estero.

Come ha evidenziato il ministro dell’Interno austriaco Herbert Kickl (FpOe) a proposito della confisca di dicembre, “questa operazione dimostra ancora una volta l’importanza della cooperazione transfrontaliera nella lotta contro la criminalità organizzata”. Questo modo di procedere è del resto direttamente conseguente alla sovrapposizione parziale delle attività dei clan in territori diversi.