Contrastare il riciclaggio di denaro a livello locale: l’esempio di Amsterdam


Il 6 settembre 2019 abbiamo partecipato alla conferenza sul riciclaggio di denaro sporco organizzata da ‘’Die Linke’’ al Bundestag. In questa occasione, ha destato particolare curiosità l’intervento di Bas ter Luun, Senior Advisor del Dipartimento di ordine pubblico e sicurezza presso la città di Amsterdam.

La capitale olandese – ha spiegato ter Luun nel corso della sua presentazione – è un centro nevralgico del traffico illecito di sostanze stupefacenti. Anche il consumo è molto elevato nella città, si stima infatti che nel 2018 sia stata consumata cocaina per un valore di milioni di dollari. I trafficanti di droga possono fare affidamento su una rete di intermediari corrotti che li aiutano a individuare appartamenti e luoghi sicuri dove portare avanti i propri traffici in maniera indisturbata.

A preoccupare, poi, è soprattutto il riciclaggio di denaro sporco, in particolar modo nel settore immobiliare. Ad Amsterdam, infatti, i proventi dei traffici illeciti vengono investiti nell’acquisto di proprietà, ad esempio nel settore della ristorazione, del turismo e delle attrazioni che offre la città. Anche i beni di lusso sono un altro obiettivo molto gettonato da parte della criminalità organizzata che investe in Olanda.

L’amministrazione cittadina, dal canto suo, adotta iniziative e misure sul fronte dell’antiriciclaggio. È fondamentale, innanzitutto, andare a studiare il fenomeno a fondo. A tal fine la città di Amsterdam si serve di dati incrociati sul reddito e le proprietà. Si processa dunque la combinazione tra i dati fiscali e quelli immobiliari. Queste informazioni permettono di ottenere dati statistici e analizzare i risultati per vedere dove i conti effettivamente non tornano. Potranno infatti esserci casi e zone di interesse dove i dati sul reddito non corrispondono in maniera lineare con quelli riguardanti le proprietà. È in questi casi, quindi, che si innesca un campanello d’allarme e si procede ad un maggiore approfondimento.

La fase più operativa prevede poi l’analisi su base municipale dei sussidi, permessi e transazioni del settore immobiliare. L’approccio che viene portato avanti è multi-agency, in quanto vengono coinvolti più attori (la Polizia, enti fiscali, doganali e giuridici). È necessario in questa fase instaurare una proficua collaborazione tra settore pubblico e privato sul fronte dell’antiriciclaggio.

Ma come possono attrezzarsi le altre città di fronte a problematiche simili, per seguire l’esempio di Amsterdam? Per cominciare, spiega ter Luun, è necessario creare consapevolezza e strutture di contrasto all’interno della pubblica amministrazione. Bisogna poi lavorare insieme ai gruppi di interesse all’interno della società. È fondamentale inoltre la condivisione di informazioni e intelligence tra le diverse agenzie di contrasto. Infine, bisogna cooperare con le altre città europee sul fronte dell’anti-riciclaggio.

L’intervento di ter Luum è stato accolto con molto interesse e a margine della conferenza ci ha concesso una breve intervista.

Per noi è stata una novità sentire che una città impiega del personale sul fronte dell’anti-riciclaggio. Come è successo ad Amsterdam?

‘’Tutto è iniziato negli anni ’90. C’è stata un’inchiesta parlamentare e una parte di questa era composta da una ricerca sul centro-città condotta da criminologi. Le conclusioni hanno mostrato che molti immobili erano di proprietà della criminalità organizzata, che possedeva beni immobiliari anche nei settori della prostituzione e dei coffee shops. Inoltre, la città stessa ha in qualche modo facilitato tutto ciò, dal momento che i permessi e le licenze sono stati concessi abbastanza facilmente. Ciò ha portato alla decisione dell’amministrazione comunale, a metà degli anni ’90, di investire in personale qualificato per combattere il riciclaggio di denaro sporco.’’

Si tratta di un modello comune per i Paesi Bassi o è limitato solo ad Amsterdam?

‘’È partito tutto da Amsterdam, ma ben presto altre città in tutto il paese hanno seguito lo stesso modello. A livello nazionale esiste una struttura che facilita la cooperazione tra le diverse agenzie governative e che supporta le autorità locali e i sindaci nella lotta alla criminalità organizzata.’’

State cooperando anche con le forze di polizia?

‘’Sì, con loro ci scambiamo informazioni. Succede, ad esempio, per i controlli di coloro che fanno richiesta di permessi. Ma cooperiamo anche nell’applicazione delle regole. Per esempio: nel settore dell’ospitalità, nei coffee shops, nei bar, ci sono alcune regole che vengono fatte rispettare dal comune. In questi luoghi potrebbero esserci commissioni di reati. In alcuni casi, l’amministrazione locale e la polizia collaborano per condurre le ispezioni.’’

I Paesi Bassi hanno una politica piuttosto liberale in materia di droga. Questo interferisce in qualche modo con il riciclaggio di denaro sporco? In senso positivo o negativo?

‘’A causa del sistema dei coffee shops – dove si può vendere marijuana – una grande industria, che non è regolamentata, potrebbe crescere. Questa industria ha un sacco di proventi, fa un sacco di soldi e questi soldi devono essere investiti da qualche parte.’’

È stato complicato avere un quadro delle attività di riciclaggio di denaro nella vostra città?

‘’Non credo che siamo già in grado di avere una visione d’insieme. È davvero complicato.’’

Ti occupi anche di fare pressione sui decisori politici a livello nazionale o questo non fa parte del tuo lavoro?

‘’Può far parte del mio lavoro fare pressione sui decisori politici. Per esempio, quando ci rendiamo conto che un certo strumento non funziona bene, abbiamo bisogno di cambiare la legislazione. Quindi, mostriamo caso per caso cosa dovrebbe essere fatto.’’

Avete anche organizzazioni della società civile come la nostra attive in questo campo ad Amsterdam?

‘’Non abbastanza nel campo dell’anti-riciclaggio. Dai risultati di questa conferenza ho appurato che è qualcosa di cui abbiamo bisogno anche nel nostro paese. Comunque, nel campo del traffico di esseri umani e della prostituzione c’è cooperazione tra le ONG e il governo locale.’’

Potrebbe dirci qualcosa di più sui poteri che hanno i sindaci olandesi e le amministrazioni locali dei Paesi Bassi? Esistono in Germania modelli comparabili a livello comunale sul fronte dell’anti-riciclaggio?

‘’I sindaci olandesi sono responsabili dell’ordine pubblico e della sicurezza. Hanno il potere esecutivo per chiudere case, attività commerciali o per emettere ordini restrittivi. Questo potrebbe essere paragonabile a quanto accade anche in Germania. Ciò che è peculiare dei sindaci olandesi – e non si applica alla Germania o ad altri paesi – sono gli strumenti di controllo di cui dispone. Un sindaco può esercitare un controllo e ottenere informazioni dalla polizia e dal fisco e servirsi delle informazioni che ottiene.’’

E, naturalmente, una domanda di interesse: quali sono i gruppi criminali prevalenti ad Amsterdam?

‘’Le bande di motociclisti sono ancora presenti. Non hanno più una base in città, dato che siamo riusciti a smantellarla, ma ritornano occasionalmente in sella alle loro motociclette. Vediamo anche la presenza di criminalità organizzata di origine albanese, principalmente in relazione al traffico di droga. Ci sono anche le vecchie reti criminali olandesi, che all’inizio di questo millennio erano piuttosto significative. Assistiamo anche alla crescita di network criminali composti dalle seconde e terze generazioni di immigrati che ora hanno assunto tutte le posizioni di rilievo nel traffico di droga. Questi sono i gruppi, ma la situazione è più fluida.’’

E la criminalità organizzata italiana?

‘’È presente anche ad Amsterdam. Ci sono alcuni documenti che indicano la presenza di clan di ‘ndrangheta nei Paesi Bassi.’’

Operazione “Pollino”: Nonostante la retata anti mafia di successo le autorità tedesche fanno una figuraccia


In Olanda, Belgio, Italia e Germania sono stati arrestati all’inizio di dicembre 90 presunti membri dell’ ‘Ndrangheta. La finora più importante operazione internazionale anti mafia è stata coordinata dalle autorità europee competenti Eurojust e Europol. Al contrario di come spesso accade l’operazione non parte dall’Italia ma ha origine da delle indagini in Olanda per riciclaggio di denaro, che hanno portato a perquisizioni nella Renania settentrionale Vestfalia, a Berlino e in Baviera. Considerata la vicinanza ai porti di Amsterdam, Antwerpen e Rotterdam le indagini in Germania sono state concentrate nella regione est della Renania settentrionale Vestfalia. Grazie al successo della collaborazione a livello europeo l’operazione ha riscosso molte lodi, mentre i ripetuti errori delle autorità tedesche sono passati in secondo piano.

Gli antefatti: come gli ‘ndraghetisti sono arrivati in Germania

Nicodemo Panetta (37 anni) è un imprenditore che vive a Grotteria in Calabria ed è vittima di ripetute estorsioni. Nonostante sia lui che la sua famiglia vengano aggrediti e le sue attrezzature e macchine da costruzione vengano distrutte Panetta non si lascia intimidire e sporge denuncia contro i suoi estortori. Nel novembre del 1986 Panetta e il suo amico e imprenditore Nicodemo Raschillà sono vittime di un attentato e perdono la vita. Gli agenti trovano i proiettili di un intero caricatore di mitra ma non trovano alcun testimone. Le indagini giudiziarie portano all’arresto di alcuni presunti ‘ndraghetisti e mostrano che capitali legati all’attività d’estorsione del clan erano destinati alla Germania, sia per impedirne il sequestro che per mascherarne l’origine. Documenti legati all’indagine italiana dimostrano che con l’assistenza di un notaio tedesco a Duisburg sono stati investiti 80.000 Euro nell’impresa Bellavita con sede ad Hagen. Un ulteriore investimento venne destinato all’impresa La Piazza 3 Gastronomie che era al centro delle indagini dell’operazione “Pollino”. Gli ‘ndraghetisti si rivolsero sempre allo stesso notaio di Duisburg per le loro attività. Evidentemente il notaio Klaus B. non ebbe alcun sospetto, nonostante i cognomi dei clienti fossero legati all’ambiente dell’attività mafiosa. Una semplice ricerca su internet sarebbe bastata ad ottenere abbastanza materiale per una notifica di sospetto riciclaggio, alla quale i notaio obbligati e per la quale dispongono di estese possibilità di verifica. Una segnalazione tuttavia non venne mai presentata.

Intoppi nelle indagini e violazione del segreto d’ufficio

È quasi imbarazzante che la cimice nascosta nell’auto di due presunti dagli agenti ufficio di polizia federale tedesco (BKA) sia stata scoperta dagli ‘ndraghetisti ma non il sistema GPS che un gruppo di origina turca aveva installato nelle auto prima di metterle a disposizione degli ‘ndraghetisti. Proprio quando per aereo e per nave stava per arrivare un carico con mezza tonnellata di cocaina il dispositivo tecnico venne scoperto. Il gruppo di origine turca era non solo coinvolto nel traffico di droga ma metteva anche a disposizione degli ‘ndraghetisti auto con vani segreti (e appunto il suddetto sistema GPS). Queste auto venivano poi utilizzate per portare la cocaina in Italia. Per onestà è tuttavia opportuno menzionare che anche la polizia tedesca era a conoscenza del sistema e ha utilizzato i dati del gruppo turco per le proprie indagini. La collaborazione tra il gruppo di origine turca, che verosimilmente è legato alla criminalità organizzata, ed il gruppo italiano, sussisteva da lungo tempo. Altri ‘ndraghetisti attivi nella zona della Ruhr avevano già precedentemente utilizzato i loro servizi. I documenti legati alle indagini svelano che agenti tedeschi infiltrati avevano acquistato un’auto manipolata nell’estate del 2017. Il vano segreto integrato nell’auto poteva solo essere aperto grazie ad un speciale interruttore attivato dalla pressione di un preciso tasto nell’auto e l’utilizzo contemporaneo di un caricabatteria collegato all’accendisigaro. Quest’auto venne poi sequestrata.

Un altro errore venne commesso dalla polizia tedesca nel tentativo di installare delle videocamere di sorveglianza di fronte alla pizzeria che serviva come base al gruppo di ‘ndraghetisti. I protocolli della sorveglianza indicano che gli ‘ndraghetisti si accorserso prontamente delle telecamere, come riportato nell’audio di membro dell’organizzazione: “Cugi qua siamo sotto nn lo dire a nessuno anno messo le telcamere nella casa di boris che puntano nel locale… Ha chiamato la kripo a padrone di casa difronte e per sbaglio anno chiamato da boris […] ”). Come noto (da scambio informativo), il BKA aveva installato un sistema di videosorveglianza”.

Oltre a ciò gli ‘ndraghetisti riuscirono a nascondere un carico di droga così bene in un auto che la polizia durante un controllo non fu in grado di trovarlo. Domenico P. racconta che Francesco P. ai tempi residente a Moers ed un complice furono fermati dalla polizia con un auto “piena zeppa” di cocaina. Nonostante gli agenti avessero smontato l’intera auto e anche infilato una mano nella batteria non trovarono niente. Agenti italiani increduli chiesero conferma ai colleghi tedeschi che confermarono la veridicità del fatto avvenuto durante un controllo nell’ottobre 2014 a Neuwied. Un test antidroga diede un risultato positivo. “Lo hanno fatto pisciare in un barattolo in mezzo alla strada”, così descrive P. il controllo della polizia tedesca. I due ‘ndraghetisti e l’auto vennero quindi portati alla stazione di polizia, dove l’auto venne sottoposta ad un’ispezione, che ebbe tuttavia esito negativo. Il giorno successivo i due vennero rilasciati e con loro l’auto carica di cocaina.

Invece non si può definire un errore la violazione del segreto d’ufficio legato alla cooperazione nel traffico di droga tra gli ‘ndraghetisti e il gruppo turco. Nella Renania settentrionale Vestfalia sono in corso indagini contro cinque persone coinvolte: contro tre impiegati nella polizia, un’impiegata nell’amministrazione comunale di Wesseling e un’ex impiegata nell’amministrazione comunale di Duisburg. In questo momento non è possibile ottenere informazioni più precise. Una portavoce del pubblico ministero di Duisburg ha confermato che si tratta della violazione sia di segreto d’ufficio sia di dati personali.

In conclusione, a parte qualche arresto risulta importante che le autorità tedesche in termini di lotta alla mafia abbiano ancora molto da imparare, per non perdere credibilità a livello internazionale. Un carico di 550 kg di cocaina che probabilmente per colpa di una cimice installata male non è potuto essere sventato, un’operazione di sorveglianza di un punto di ritrovo per gruppo di trafficati andata a monte, cinque persone che indipendentemente l’una dall’altra hanno condiviso dati segreti e sensibili con la criminalità organizzata – sono esperienza che sollevano molte domande. Inoltre mostrano come il personale delle autorità tedesche non sia sensibilizzato adeguatamente per il problema della criminalità organizzata. Gli atti non contengono riferimenti a incidenti simili in altri paesi.

La corruzione è causa di enormi costi per l’Europa 


La corruzione è all’origine di costi considerevoli e un rapporto pubblicato il 9 dicembre in occasione della “Giornata mondiale contro la corruzione” li quantifica. I Verdi europei hanno pubblicato una relazione sull’argomento che mostra in che misura tale fenomeno incide sull’economia di ciascuno Stato membro dell’Unione europea. In tutta l’Unione europea la corruzione costa più di 900 miliardi di euro all’anno.

L’analisi non riguarda soltanto le conseguenze sulla totalità dell’Europa, ma ambisce a studiare l’indebolimento economico e sociale dei singoli Paesi, ovvero come alla corruzione corrisponda una perdita in termini di alloggi, polizia, assistenza sanitaria e istruzione.

Da ciò scaturiscono quindi inevitabilmente delle considerazioni anche a proposito dell’incidenza di questo problema in Germania. Si stima infatti che a causa della corruzione ogni anno lo Stato tedesco perda più di 104 miliardi di euro – circa il 4% del prodotto interno lordo –, a dimostrazione di come i settori sopra citati vengano costantemente debilitati per esempio dalle frodi salariali nel sistema sanitario, dalla corruzione sia nel settore pubblico che in quello privato.

Questo studio costituisce l’ulteriore occasione per chiedere un maggiore impegno da parte della politica nel far fronte alla corruzione: si è espresso in tal proposito Sven Giegold – l’esperto finanziario dei Verdi europei – interpretando la corruzione come ciò che «(…) distrugge la fiducia nello Stato e il suo dovere di diligenza. Il primo ministro ceco si sporca le dita con enormi conflitti di interessi. Guy Verhofstadt e i liberali tedeschi devono sopportare l’accusa di tollerare nelle loro file un politico corrotto. Miliardi di euro finiscono ogni anno nella palude della corruzione tedesca. Il denaro sarebbe ben investito in scuole, alloggi e assistenza sanitaria. Il governo federale deve staccare i freni nella lotta alla corruzione in tutta l’UE e nella protezione degli informatori, e deve lavorare per una migliore protezione degli informatori e per una forte procura europea».

Lo stato del contrasto alla corruzione in Italia: la legge anti-corruzione


Con la fine del 2018 in Italia sono stati presi dei nuovi provvedimenti per il contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata: la Camera dei Deputati ha infatti dato l’ok definitivo al disegno di legge anticorruzione, che porta alcune importanti novità in materia.

La legge anticorruzione dispone in primo luogo il Daspo (D.A.SPO., acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) a vita per corrotti e corruttori di contrattare con la pubblica amministrazione e interdizione perpetua dai pubblici uffici per i
pubblici ufficiali: questo provvedimento riguarda i soggetti privati,
nello specifico gli imprenditori.

Ci si concentra su ulteriori reati, oltre a quelli attuali di peculato, concussione, corruzione propria e corruzione in atti giudiziari: la corruzione impropria, la corruzione propria aggravata, l’induzione indebita a dare o promettere utilità, la corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, la corruzione attiva, l’istigazione alla corruzione, il traffico di influenze illecite – quest’ultimo reato riguarda l’attività di mediazione tra chi ha l’intenzione di corrompere e il funzionario pubblico che il corruttore vuole avvicinare.

Per fare degli esempi delle modifiche apportate: finora la corruzione del «pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi
poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra
utilità o ne accetta la promessa» veniva punita con una pena tra uno e sei anni di reclusione: ora è previsto che gli anni di reclusione siano tra i tre e gli otto. Anche la pena per il traffico di influenze viene aumentata da uno-tre anni di reclusione a uno-cinque anni.

L’appropriazione indebita è punita con la reclusione da due a cinque anni e una sanzione da 1.000 a 3.000 euro. Il reato di corruzione impropria è punito da uno a tre anni per le pene minime e da sei a otto anni per le pene massime.

È degna di particolare interesse la nuova figura del pentito
anticorruzione
, il quale può essere risparmiato da pene e sanzioni, ma ad alcune condizioni: deve denunciare prima di venire a conoscenza di essere oggetto di indagine e di essere quindi iscritto nel registro degli indagati e non oltre quattro mesi dall’aver commesso il reato. È di fondamentale importanza non solo la puntualità della denuncia, ma anche la sua utilità, ovvero che permetta di individuare i responsabili e i beneficiari della corruttela.

L’agente sotto copertura è un’altra figura che finora interveniva nel campo di reati ancora più gravi e che viene da ora in poi adoperata anche per i reati di corruzione: serve in modo particolare per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione.

Un’altra novità riguarda l’utilizzo dei trojan – un tipo di malware dei sistemi informatici – per effettuare le intercettazioni: prima era limitato ai casi in cui si pensava che l’attività criminosa fossa in corso, ma da adesso è esteso ai delitti contro la pubblica amministrazione e può essere adoperato su dispositivi elettronici portatili.

Questa legge prevede anche una nuova regolamentazione dei finanziamenti ai partiti e alle fondazioni: i sostegni ai partiti di oltre 500 euro devono essere documentati e pubblicati on line e alle fondazioni vengono assegnati gli stessi obblighi di trasparenza dei partiti politici.

La BaFin (Autorità federale di vigilanza finanziaria) nomina un suo rappresentante straordinario presso la Deutsche Bank per monitorare l’attuazione delle misure antiriciclaggio


Il 25 settembre 2018 l’Autorità federale di vigilanza finanziaria (BaFin) ha annunciato di aver nominato un rappresentante straordinario presso la più grande banca tedesca il cui ruolo è quello di controllare l’attuazione delle misure ordinate dalla BaFin nella lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo presso l’istituto finanziario.

È la prima volta che l’Autorità ha ordinato una tale misura di vigilanza per una banca, nell’ambito della prevenzione del riciclaggio del denaro sporco. Da anni, tuttavia, la Deutsche Bank è stata criticata dall’autorità di vigilanza tedesca, da quelle statunitensi e britanniche per le sue carenze nella prevenzione del riciclaggio di denaro. In Germania e negli Stati Uniti sono state inflitte alla banca sanzioni per milioni o (negli Stati Uniti) addirittura miliardi.

La società di revisione KPMG è stata nominata rappresentante speciale in quanto la BaFin e la Deutsche Bundesbank non dispongono di personale qualificato a tal fine: una lacuna che deve essere colmata il più rapidamente possibile da parte di chi supervisiona. È però discutibile se KPMG sia l’istituzione più adatta a questo scopo, tanto più che non si possono escludere conflitti d’interesse: KPMG è stata nominata, infatti, revisore dei conti annuali da parte della stessa banca.

Si presume che la misura decisa dalla Bafin non abbia uno scopo specifico e non sia collegata agli attuali scandali di riciclaggio di denaro sporco presso la Danish Danske Bank, l’INB olandese e altre banche europee. Tuttavia, se la stessa Deutsche Bank, come risposta al provvedimento adottato dalla BaFin, ritiene che le sue misure antiriciclaggio siano “da migliorare”, in particolare nell’investment banking, ciò può anche significare che sia la banca sia la BaFin ritengono che i rischi di riciclaggio finora sconosciuti siano latenti all’interno dell’istituto e che possa emergere un scandalo in qualsiasi momento.

Gli scandali accumulatosi nel settore finanziario europeo nell’attuazione delle misure legali comunitarie contro il riciclaggio di denaro sporco dimostrano due cose dal punto di vista di “Mafia? Nein, Danke!”:

Il settore finanziario continua a svolgere un ruolo chiave per il riciclaggio di denaro grazie al suo ventaglio di servizi, in particolare come agente nel mercato dei capitali e come intermediario nei pagamenti nazionali e transfrontalieri. Anche solo per ragioni logistiche, l’attrattiva dei servizi bancari basata sulla loro velocità e la qualità dei loro servizi non può essere completamente sostituita da società non finanziarie, mercati ombra e sistemi di trasferimento illegale nel capitalismo clandestino. Nonostante questo, alcuni metodi piuttosto semplici di riciclaggio di denaro (depositi in contanti) si sono in parte trasferiti ad altre società, anche a causa degli effetti delle misure interne da parte delle banche e delle garanzie richieste dalle autorità di vigilanza dei singoli Stati nazionali. Però per quanto riguarda il processo di riciclaggio di denaro, le banche continuano a essere al centro dell’attenzione, sia per l’introduzione di fondi illegali nel ciclo finanziario legale, sia per l’occultamento di redditi illegali già inseriti nel ciclo finanziario. I rischi legati al riciclaggio di denaro di molti prodotti finanziari riguardano in linea di principio tutte le banche.

I preoccupanti sviluppi a livello comunitario contraddicono la valutazione costantemente ripetuta dall’opposizione e dai media in Germania che, in un contesto europeo, la Germania è (esclusivamente) considerata un “paradiso del riciclaggio di denaro sporco” e di cui è soprattutto il settore non finanziario, in particolare il mercato immobiliare, ad essere al centro dell’attenzione.

La Germania e l’indice di segretezza finanziaria


È settimo il posto in cui si colloca la Germania nell’indice di segretezza finanziaria, pubblicato ad inizio 2018 dal Tax Justice Network che vede sul podio rispettivamente Svizzera, Stati Uniti e Cayman Island. La Tax Justice Network è una rete indipendente nata nel 2003, con lo scopo di combattere le disuguaglianze sociali e la povertà nel mondo, richiamando l’attenzione sull’ingente ricchezza sottratta alla tassazione e quindi alla ridistribuzione, grazie all’esistenza di paradisi fiscali e di giurisdizioni che garantiscono la segretezza di transazioni e azioni finanziarie. Dal 2009 pubblica un report biennale denominato “Indice di segretezza finanziaria”, quello pubblicato quest’anno è il quinto report.

L’indice di segretezza finanziaria è una classifica di 112 paesi che misura il grado di segretezza dei singoli stati, per capire meglio dove si collocano i paradisi fiscali e le giurisdizioni segrete, che cos’è il segreto finanziario ad esse legate e dove finiscono i capitali segreti. L’indice combina due fattori: uno più qualitativo che analizza le leggi e le giurisdizioni dei singoli paesi per capire il loro livello di segretezza quando si parla di conti finanziari ed evasione fiscale. L’altro conta invece il peso economico del singolo paese a livello globale e la rilevanza delle attività finanziarie offshore presenti nei loro confini.

Si calcola che la cifra di capitale finanziario privato, nascosta nei paradisi fiscali e soggetto quindi a nessuna (o ad una bassa) tassazione, oscilli intorno ai 21 ai 32 trilioni di dollari. Inoltre, i flussi di capitale illecito sono stati stimati attorno a 1-1.6 trilioni per anno. I soli paesi africani hanno perso dagli anni 70 quasi 1 trilione d dollari in capitali verso l’estero. Contestualmente i loro debiti verso l’estero sono meno di 200 billioni di dollari, diventando così un creditore molto importante per il resto del mondo.

Sono diversi gli elementi che emergono dall’indice di segretezza finanziaria: innanzitutto bisogna sfatare il mito che i paradisi fiscali si trovino solo in isole soleggiate, lontane da tutto: leggendo la classifica presentata quest’anno si vede fin da subito che nei primi dieci posti ci sono paesi molto ricchi, con un peso importante nell’economia mondiale. E’ fondamentale quindi prendere coscienza di questo fatto, per comprenderne le implicazioni a livello politico ed economico e per capire quali stati usano la segretezza offshore come strumento di business.

La Germania si è posta al settimo posto di questa classifica, con un dato nella media dal punto di vista della segretezza, ma combinato con un peso globale molto importante, contando più del 5% del mercato globale per i servizi finanziari offshore. Inoltre il paese, pur non avendo delle leggi sul segreto bancario come altri paesi, vede al suo interno delle pecche legislative che, unite alla segretezza con cui gestisce le informazioni relative alla tassazione, rendono il paese una meta appetibile da chi vuole nascondere i propri profitti. Pur avendo adottato delle leggi e applicato delle direttive per combattere l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro, queste vedono al loro interno delle eccezioni che rendono il lavoro di contrasto più complicato.

Le società tedesche devono pubblicare i loro conti all’interno di un registro gratuito, ma molte fondazioni e compagnie, anche molto grandi, ne sono esenti, a danno della società civile. Inoltre con l’adozione della direttiva antiriciclaggio la registrazione presso il registro centrale da parte delle società è obbligatoria solo per le società controllate direttamente (e non indirettamente) dai beneficiari effettivi e l’accesso pubblico è riservato alle autorità o a chi ha un interesse legittimo. La Germania ha stipulato scambi bilaterali con 63 paesi per quanto riguardo lo scambio di informazioni fiscali e finanziarie ma si è opposta alla pubblicazioni di questi dati.

L’amministrazione tedesca non sembra essere nemmeno troppo preparata ad affrontare il problema: anni di tagli al settore pubblico ha prodotto mancanza di personale che non riesce da solo a rielaborare le informazioni che arrivano dai conti finanziari, complice anche la frammentazione del sistema regionale di riscossione delle tasse.

Anche in Germania il riciclo di denaro sporco è diventato un tema molto importante a fronte del sempre più crescente aumento di segnalazioni al riguardo; per affrontare il problema dell’alto numero di agenzie che affrontavano questa tematica è stato deciso nel 2016 di spostare la UIF (unità di informazione finanziaria) dall’ufficio federale di polizia criminale all’autorità doganale federale, a capo del ministero delle finanze, aumentando anche il numero degli impiegati negli uffici.

Le norme antiriciclaggio tedesche non sembrano essere molto efficaci alla prevenzione del riciclaggio di denaro sporco in Germania: grandi banche tedesche sono state spesso coinvolte in casi di riciclaggio di perseguiti da autorità giudiziarie straniere e hanno accettato di pagare sanzioni anche ingenti per evitare condanne. Delle numerose segnalazioni di transizione sospette ricevute dalla UIF solo l’1% porta ad una condanna (numeri del 2016). Poca trasparenza c’è anche rispetto ai beni sequestrati e confiscati, mancano statistiche precise che differenziano in base al tipo di bene.

Per il Financial Action Task Force (FATF) nel 2010 erano depositati in Germania 1.8 trilioni di dollari in conti titolati a non residenti e successivamente Markus Meinzer nel suo libro “Tax Heaven Germany” parlava per il 2013 di 2.5 – 3 trilioni di dollari di beni esenti da tassazione da parte di stranieri1. Negli ultimi 10 anni la Germania ha confiscato più o meno 6 milioni di euro per anno dalla mafia italiana (dati ufficiali) e 100 billioni di euro vengono riciclati in Germania ogni anno.

Per approfondire il tema

 

1https://www.financialsecrecyindex.com/PDF/Germany.pdf

Un’efficace prevenzione del riciclaggio di denaro è ostacolata da un deficit generale nell’applicazione della normativa in tutta l’Unione europea


Il 2018 non sembra essere un anno positivo per la lotta contro il riciclaggio di denaro. Gli Stati Baltici sono in prima pagina a causa di una serie di scandali bancari sul riciclaggio di denaro. In passato, le banche lettoni sono state ripetutamente sospettate di ricevere e trasferire fondi da fonti illegali. La terza banca dell’epoca, ABLV, è stata l’ultima a essere presa di mira dalle autorità finanziarie statunitensi e dalla Banca Centrale Europea (BCE) nel febbraio 2018 per riciclaggio di denaro. Nel frattempo, la sua licenza è stata revocata. L’ABLV non è un caso isolato. Secondo l’autorità di vigilanza finanziaria lettone, all’inizio di marzo 2018 vi erano più di 26000 società di comodo registrate come clienti nelle banche dello Stato baltico che non svolgevano nessuna attività nel paese. Queste società spesso servono a nascondere il vero proprietario del conto o l’origine delle attività.

Nell’aprile 2018 è stata la volta della vicina Estonia, con il caso della Versobank. Anche per quanto riguarda questa banca, la licenza è stata revocata. Si tratta di una filiale estone della più grande banca danese, la Danske Bank. È accusata di aver riciclato più di 8 miliardi di euro; per questo, alcuni dirigenti del Danske si sono dimessi, le sorti della banca si sono aggravate e il governo danese ha annunciato l’intenzione di confiscare i proventi delle operazioni di riciclaggio del denaro. I fatti non sono ancora del tutto chiari; le relazioni intermedie indicano che il volume dei fondi riciclati è ancora più elevato di quanto si sapesse all’inizio. Si dice che un informatore abbia richiamato l’attenzione della sede centrale sulla situazione già nel 2013. Ma non è successo nulla.

Nel luglio 2018, l’Autorità Bancaria dell’UE (EBA)1 ha accusato Malta di non aver attuato la direttiva UE sul riciclaggio dei proventi di attività illecite. L’applicazione delle norme UE presentava “carenze generali e sistematiche”. L’ABE ha riesaminato l’approccio della FIFAG (Autorità investigativa maltese sul riciclaggio di denaro) per le indagini sulle circostanze sospette presso la Pilatus Bank. La giornalista Caruana Galizia, assassinata nell’ottobre 2017, aveva scoperto uno scandalo di corruzione alla Pilatus Bank e accusato l’istituto di riciclaggio di denaro. Secondo la relazione, il Primo Ministro maltese Joseph Muscat avrebbe raccolto tangenti, tra gli altri, dall’Azerbaigian. I depositi presso la Pilatus Bank sono attualmente congelati.

Le autorità maltesi non hanno adottato alcuna misura contro la Pilatus Bank fino all’inizio del 2018, sebbene nel 2016 fossero già stati sollevati sospetti nei suoi confronti per riciclaggio di denaro. La vigilanza a Malta è intervenuta nei confronti della Pilatus Bank solo dopo che il proprietario della banca era stato sanzionato negli Stati Uniti. Come nel caso della Lettonia, l’autorità di vigilanza nazionale è diventata attiva solo quando le autorità statunitensi – simili all’ABLV in Lettonia – hanno assunto il ruolo di “autorità di vigilanza sostitutive” a livello mondiale. Tali incidenti gettano una cattiva luce sulla reputazione dell’Unione bancaria europea e delle sue istituzioni.

Tutti i casi elencati hanno una causa comune: dimostrano l’inadeguato monitoraggio dell’attuazione della direttiva UE sul riciclaggio di denaro e delle normative UE da parte delle autorità competenti nei singoli Stati membri dell’UE. Non è mai stato un segreto che Malta e gli Stati Baltici abbiano enormi problemi con il riciclaggio di denaro sporco. Le strutture di vigilanza esistenti, che sono di natura puramente nazionale, presentano evidenti lacune di controllo, che possono anche diventare pericolose per gli Stati membri, per le istituzioni e le imprese in cui l’attuazione e la vigilanza funzionano, se le autorità non sono in grado o non sono disposte a svolgere i loro compiti.

La direttiva UE sul riciclaggio di denaro non si concentra sui requisiti relativi al contenuto, alla qualità e alla profondità della vigilanza sul riciclaggio di denaro.

Dall’adozione della prima direttiva sul riciclaggio di denaro, l’obbligo di cautela contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo è diventato sempre più preciso e denso per le istituzioni e le imprese coinvolte. I requisiti previsti dalla legge sul riciclaggio di denaro, come quelli che devono essere soddisfatti a seguito della quarta direttiva UE sul riciclaggio di denaro attuata dagli Stati membri lo scorso anno e della (quinta) direttiva UE sul riciclaggio di denaro adottata nel giugno 2018, sono stati continuamente adattati ai maggiori rischi.

Tuttavia, vi è una crescente discrepanza tra questi requisiti regolamentari e l’effettiva attuazione da parte delle istituzioni o il monitoraggio dell’attuazione da parte delle autorità nazionali di vigilanza. La Commissione europea è consapevole di questo problema. Ritiene inoltre necessario intervenire a causa dell’applicazione incoerente degli obblighi esistenti in materia di assistenza alla clientela basati sul rischio nei singoli Stati membri e delle conseguenti differenze nel livello di attuazione. Non vi può essere alcun dubbio sulla parità di condizioni nell’attuazione. Questa accusa riguarda non solo i destinatari delle norme antiriciclaggio, vale a dire gli istituti e le società, ma in particolare anche le autorità nazionali di vigilanza del settore finanziario e altre imprese commerciali.

Sebbene la Direttiva UE sul riciclaggio di denaro abbia continuamente rafforzato e ampliato l’obbligo di cooperazione tra tutte le parti coinvolte, le parti obbligate e le autorità attraverso lo scambio di informazioni e di esperienze. Il fatto è, tuttavia, che le modalità di controllo del diritto del riciclaggio, la selezione e l’organizzazione dell’autorità competente, nonché la qualità e la densità delle misure di controllo dei tempi non sono prescritte agli Stati membri. In linea di principio, essa è lasciata agli Stati membri. La clausola generale di cui all’articolo 48, paragrafo 1, della direttiva prevede semplicemente che le autorità competenti “esercitano una vigilanza effettiva e prendono le misure necessarie per garantire il rispetto della presente direttiva”. Il presente regolamento è stato integrato solo da orientamenti dell’ABE. Gli orientamenti comuni definiscono quelle che l’EBA considera pratiche di vigilanza appropriate nell’ambito del Sistema europeo delle autorità di vigilanza finanziaria o le modalità di applicazione del diritto dell’Unione in un determinato settore. Le autorità competenti dovrebbero integrare in modo appropriato gli orientamenti comuni ad esse applicabili nelle loro pratiche di vigilanza (ad esempio modificando il loro quadro giuridico o le loro procedure di vigilanza), compresi gli orientamenti comuni che si rivolgono principalmente agli enti.

Come si può risolvere il problema?

Alla luce del palese fallimento delle autorità nazionali di vigilanza in alcuni paesi dell’Unione europea, il problema non può più essere rinviato. I membri del Parlamento europeo, la Commissione europea e anche la Banca centrale europea sono d’accordo su questo punto. Il Parlamento europeo invita la Banca centrale europea (BCE) a trasferire in misura maggiore i poteri di vigilanza previsti dalla legge sul riciclaggio di denaro nell’ambito del meccanismo unico di vigilanza (MES). Secondo l’SSM, dal 2014 la Banca centrale europea (BCE) è direttamente responsabile della vigilanza bancaria di banche (gruppi) importanti. Una banca (o un gruppo bancario) è significativa se il suo totale di bilancio è pari ad almeno 30 miliardi di euro (o al 20% del prodotto interno lordo nazionale) ed è uno dei tre maggiori istituti di credito del paese partecipante. Tuttavia, ciò non si applica alla vigilanza sul riciclaggio di denaro, per la quale la BCE non si riteneva sufficientemente competente al momento della creazione del MES nel 2014, in quanto la lotta contro il riciclaggio di denaro era una questione multidisciplinare per le autorità di vigilanza e investigative. Pertanto, non le sono stati conferiti poteri di questo tipo nel quadro del MES. Questa posizione negativa della BCE non è cambiata.

La vigilanza e l’applicazione delle norme europee in materia di riciclaggio di denaro nei confronti delle banche sono attualmente formalmente di competenza esclusiva delle autorità di vigilanza degli Stati membri e della Commissione europea. Tuttavia, la BCE ha anche il dovere di controllare i dirigenti bancari e gli organi di vigilanza in relazione ai reati finanziari, di richiedere alle banche capitale aggiuntivo in caso di rischi latenti e di ritirare la propria autorizzazione in caso di gravi reati di riciclaggio di denaro. Per questo motivo la BCE non può sottrarsi facilmente agli attuali scandali nel settore bancario e fare riferimento unicamente alla competenza delle autorità nazionali di vigilanza in tale settore. È pertanto necessario migliorare la cooperazione e ottimizzare lo scambio di informazioni tra le autorità di vigilanza nazionali e la BCE.

Tuttavia, un completo trasferimento di competenze alla BCE nel settore della prevenzione del riciclaggio di denaro non sarebbe sufficiente. La BCE non ha poteri al di fuori del settore bancario, né per altri enti del settore finanziario, come le compagnie di assicurazione o le imprese di investimento, né per altre persone soggette agli obblighi di riciclaggio, come le imprese commerciali o le libere professioni, la cui vigilanza è ancora più difficile che nel settore finanziario, nonostante gli attuali rischi di riciclaggio dei proventi di attività illecite.

La Commissione europea deve pertanto svolgere un ruolo più incisivo nella lotta contro il riciclaggio di denaro e disporre di maggiori informazioni e di maggiori diritti in materia di revisione contabile, anche sul campo, per poter seguire da vicino le autorità nazionali di vigilanza. A tal fine, in collaborazione con l’ABE e le altre istituzioni, occorre istituire un meccanismo di audit corrispondente della Commissione dell’UE. Se i risultati della revisione indicano che le autorità nazionali degli Stati membri non rispettano i loro obblighi in materia di prevenzione del riciclaggio di denaro nel settore finanziario o in quello non finanziario, dovrebbero essere avviati procedimenti di infrazione. L’attuale task force della Commissione per la prevenzione del riciclaggio di denaro e della criminalità finanziaria deve disporre di personale notevolmente più numeroso e di risorse adeguate. Ciò che è già possibile nella lotta contro il terrorismo, sia in termini di personale che di risorse materiali, deve essere possibile anche nella lotta contro il riciclaggio di denaro.

1L’Autorità bancaria europea (ABE), in quanto parte del meccanismo europeo di vigilanza, mira a garantire una regolamentazione e una vigilanza efficaci nel settore bancario europeo per garantire la stabilità finanziaria nell’UE e tutelare l’integrità, l’efficienza e il corretto funzionamento del settore bancario.

L’ABE fa parte del Sistema europeo delle autorità di vigilanza finanziaria (ESFS), che comprende tre autorità di vigilanza: l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (AESFEM), l’Autorità bancaria europea (ABE) e l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (AEAP). L’ABE è indipendente ma risponde del suo operato al Parlamento europeo, al Consiglio dell’Unione europea e alla Commissione europea.

Mentre le autorità nazionali di vigilanza e la Banca centrale europea sono responsabili della vigilanza dei singoli istituti finanziari, l’EBA ha la responsabilità primaria di contribuire all’elaborazione del quadro unico europeo per il settore finanziario adottando standard e orientamenti tecnici vincolanti. L’Autorità svolge inoltre un ruolo cruciale nel promuovere l’armonizzazione delle pratiche di vigilanza al fine di garantire un’applicazione armonizzata delle norme. Inoltre, l’ABE ha il compito di valutare i rischi e le debolezze del settore bancario dell’UE, in particolare mediante relazioni periodiche di valutazione dei rischi e prove di stress a livello europeo.

Tra gli altri compiti dell’ABE figurano l’indagine sull’inadeguata applicazione del diritto dell’UE da parte dell’autorità nazionali, i poteri decisionali in situazioni di crisi, la risoluzione delle controversie tra autorità competenti nei casi transfrontalieri e la prestazione di consulenza indipendente al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione.

Michael Findeisen

La legge sul riciclaggio di denaro: aggiornamenti


Ci sono novità in Europa nel contrasto al riciclaggio di denaro: il 19 giugno nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea è stata pubblicata la “V Direttiva Antiriciclaggio 2018/843” del 30 maggio 2018, che prevede l’aumento dei poteri delle Unità di informazione finanziaria dell’Unione europea e che ha come obiettivi la protezione del sistema finanziario tramite la prevenzione, l’individuazione e l’indagine del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo; il monitoraggio dell’anonimato delle valute virtuali e la limitazione dei rapporti d’affari o delle operazioni che implicano i paesi terzi ad alto rischio.

È stato inoltre aumentato il numero dei soggetti obbligati a rispettare le regole sul riciclaggio: sono stati inclusi i prestatori di servizi di cambio tra valute virtuali e valute legali, i prestatori di servizi di portafoglio digitale, i galleristi e i gestori di case d’asta.

Ma a che punto è la Germania nell’affrontare la questione?

Quando si tratta di riciclaggio di denaro, è noto che il settore immobiliare sia uno dei più a rischio: soprattutto in questo periodo di forte espansione del mercato immobiliare tedesco, molte attività di riciclaggio di denaro vengono svolte mediante investimenti in beni immobili; nel 2016 di 563 casi di criminalità organizzata registrati, il 7% concerneva casi di riciclaggio di denaro. I dati dell’Ufficio federale di polizia criminale riportano che ogni anno il riciclaggio di denaro sporco riguarda complessivamente 25 miliardi di euro e avviene tramite l’acquisto di beni immobili e terreni; è ancora quindi troppo facile nascondere l’origine dei ricavati di un’attività.

C’è quindi ancora molto da fare in Germania per contrastare il problema: come ha dichiarato il ministro delle finanze al WirtschaftsWoche, i Länder devono adoperarsi per migliorare il controllo del rispetto della legge sul riciclaggio dei capitali. Un anno fa è stata apportata una modifica legislativa per far fronte al problema (legge del 26 giugno 2017 sul riciclaggio di denaro), la quale permette alle autorità di confiscare i beni se suppone che la provenienza sia criminale e anche se a questa supposizione non seguono delle vere e proprie prove.

José Andrés Asensio Pagan, capo dell’ufficio centrale della Procura della Repubblica di Hamm, ha recentemente riferito che grazie a questa legge molti beni in possesso di criminali sono stati confiscati: un episodio recente è stato la confisca all’aeroporto di Düsseldorf di beni con un valore di circa 8 milioni di euro.

Permangono comunque le difficoltà da parte dello Stato di raccogliere e aggiornare le informazioni sul numero di casi sospetti e sul volume del riciclaggio di denaro nel settore immobiliare in Germania: è per questo che l’appello del ministro Scholz è rivolto in modo particolare ai Länder, i quali devono però fare fronte alla carenza di personale. I Verdi hanno criticato questa dichiarazione, nello specifico Lisa Paus ha rimarcato i rapporti tra riciclaggio ed espansione del mercato immobiliare, riconducendoli in buona parte alla debolezza dei controlli statali e alla conseguente necessità di far approvare ulteriori riforme.

Con la legge dello scorso anno è stato introdotto, anche come effetto dei Panama Papers, il registro per la trasparenza: non è ancora utilizzato da tutte le autorità fiscali, sono state iscritte finora 55504 imprese operanti in Germania; nel registro sono inseriti tutti i partecipanti a società, cooperative e fondazioni che detengono più del 25% del capitale o delle azioni con diritto di voto di una società o impresa.

Tuttavia anche il registro per la trasparenza presenta degli aspetti da rivedere e da migliorare, come quello dell’accessibilità al pubblico e della visibilità di tutti i registri nazionali: l’esperta finanziaria Marina Popzov di Transparency International ritiene che sarebbe importante divulgare gli aventi diritto economici di società, fondazioni e trust, anche con una quota del 10%. Di altro parere è il presidente dell’Unione fiscale tedesca, Thomas Eigenthaler, secondo cui si è già arrivati a un buon risultato potendo identificare con più facilità coloro che danno vita a un’impresa.

Nell’accordo della Große Koalition è stato delineato come prioritario l’impegno contro il riciclaggio di denaro, insieme a quello contro l’evasione fiscale, l’elusione e la concorrenza fiscale sleale: SPD e CDU sono concordi nel gestire questi problemi a partire dalla tassazione dell’economia digitale.

Per approfondire

Numerose aziende non s’impegnano contro i rischi della corruzione: discussione sul tema a Berlino


La corruzione in Germania è un fenomeno sottovalutato, soprattutto quando si parla di corruzione in ambito privato. Questo è stato il punto di partenza per uno studio pilota innovativo, condotto in quattro Paesi europei, con lo scopo di raccogliere informazioni sulla corruzione nel settore privato. Mafia? Nein, Danke! è stata responsabile della parte tedesca dello studio intitolato “PCB – The Private Corruption Barometer” e  presentato il 10 aprile presso la Berliner Landeszentrale für politische Bildung. La discussione con relatori di alto livello ha fornito degli interessanti spunti di confronto e riflessione.

Si può parlare dell’aeroporto BER senza toccare il tema della corruzione? Questa è la domanda iniziale, rivolta al dottor Rüdiger Reiff, capo dell’Ufficio centrale per la lotta alla corruzione della Procura della Repubblica di Berlino, che però non è direttamente coinvolto con ciò che è successo all’aeroporto BER. Sono infatti i suoi colleghi di Brandeburgo ad essere ritenuti responsabili dei casi di corruzione nella progettazione e  nella costruzione del nuovo grande aeroporto di Berlino. “E’ chiaro che quando nel progetto emergono tracce di corruzione, la costruzione stessa risentirà dello stesso problema”.  Reiff si rammarica che questi reati non siano denunciati con maggiore frequenza. Nel caso BER si sono verificati pochi procedimenti e a Berlino l’anno scorso si sono registrati in tutto 126 casi di corruzione. Reiff ha elogiato però la sensibilizzazione portata avanti sul tema: esiste la figura di un avvocato di fiducia, che ascolta chi vuole dare informazioni volendo però rimanere nell’anonimato, cosa che avviene anche se si vogliono fornire delle informazioni online. Tuttavia sono state ricevute poche indicazioni, tali da non poter proseguire con delle indagini. Poter denunciare questi casi senza doversi esporre è molto importante: spesso le denunce vengono fatte all’interno dello stesso ambiente lavorativo e questa condiziona l’emersione del fenomeno. Le grandi aziende si sono organizzate in questo senso: hanno un ufficio adibito alla sorveglianza dei casi, soprattutto perché questo potrebbe portare al pagamento di sanzioni molto elevate, in particolar modo nel caso di attività commerciali internazionali. Discorso diverso per quanto riguarda le piccole o medie imprese, che spesso non dispongono delle risorse necessarie per prevenire la corruzione e tutte le pratiche non lecite.

Oliver Schieb, socio amministratore di Comfield, società di consulenza di Berlino, vuole cambiare questa situazione. La sua società aiuta le piccole o medie imprese ad attuare con successo le misure necessarie di prevenzione alla corruzione. Egli ha sottolineato in particolare il pericolo legato a queste piccole realtà. Le piccole o medie imprese sono spesso a gestione familiare, credono di conoscere perfettamente i loro dipendenti e i loro partner commerciali: hanno fiducia nella loro onestà. Essi pensano inoltre che il modo di operare dei dipendenti sia privo di rischi e contribuisca in tutto al successo e alla crescita dell’azienda. Il punto importante di questo discorso è la questione della consapevolezza: i dipendenti ma anche il management stesso deve saper riconoscere il problema della corruzione e adottare quindi delle misure per prevenirla. Non esiste una procedura standardizzata per raggiungere questo scopo, ci sono però delle misure che si sono dimostrate efficaci e che possono essere adottate come un codice di condotta vincolante per tutti. Schieb aggiunge ad ogni modo che ogni azienda deve adottare individualmente una sua procedura, poiché una determinata condotta che funziona solo sulla carta non aiuta in realtà nessuno. Egli ha sottolineato come le misure devono essere concepite nel loro divenire e non essere assimilate senza comprendere quanto invece possano velocemente cambiare.

Sebastian Wegner lavora per la Humboldt Viadrina Good Governance Platform, Think Tank con sede a Berlino, che indaga su grandi sfide sociali, cercando di trovare soluzioni a diversi problemi coinvolgendo diversi attori. Il suo gruppo di lavoro si è concentrato soprattutto sull’adottare delle azioni contro la corruzione. A livello globale gli approcci sono diversi: la situazione cambia quando ci si trova in un paese la cui procura lavora attivamente per contrastare la corruzione, rispetto a un posto dove questo fenomeno non viene considerato. Come mezzo di contrasto alla corruzione le sanzioni sono uno strumento importante, che non devono essere stabilite però solo dallo Stato. Le grandi aziende possono aiutare i loro partner a prendere provvedimenti contro la corruzione e a prevenirla. In questo contesto è importante citare anche il ruolo degli investitori. La Humboldt – Viadrina – Platform lavora ad esempio in Nigeria, assieme alla borsa finanziaria locale, con lo scopo di ottenere cambiamenti positivi attraverso gli investitori finanziari. Questo punto è diventato centrale nella discussione, nel corso della quale diversi esperti hanno sottolineato l’importanza di un sistema di sanzioni efficaci (cosa, tra l’altro, che può essere sviluppata anche in Germania).  Le contromisure e le misure di prevenzione, ha aggiunto Wegner, non devono però essere troppo costose per le piccole e medie imprese.

Max Haywood di Transparency International osserva l’attuazione delle misure di anticorruzione in tutto il mondo con pensieri contrastanti. I provvedimenti, infatti, non sono mai così avanzati come potrebbero e dovrebbero essere. Forse, ha ipotizzato, ciò è dovuto anche al fatto che la corruzione è percepita come un problema  da un periodo di tempo ancora relativamente troppo breve;  e le persone non riescono ancora a concepire quali conseguenze la corruzione potrebbe portare. Haywood ha scelto un esempio per spiegare il suo discorso il commercio immobiliare. A Berlino non ci sono stati molti studi in materia, ma le analisi a Londra hanno mostrato i costi sociali. Se, ad esempio, il proprietario di una casa a Berlino decide di vendere il suo immobile, e un investitore russo gli offre il doppio del prezzo di acquisto per investire denaro sporco, il proprietario non rifiuta ma conclude l’accordo. La conseguenza di questo si vede nei prezzi più alti di compravendita e di conseguenza negli affitti più elevati. Ci sono centinaia di misure contro la corruzione che si possono adottare, conclude Haywood. Quello che dev’essere fatto è noto, ora dev’essere solo messo in pratica.

 

Lo stato della corruzione a Berlino


È cosa nota che Berlino abbia da tempo un problema con lo spaccio di droga, ma ancora non era saltato alle cronache che persino elementi della polizia vi fossero coinvolti in prima persona anche in termini di corruttela. Possiamo dire che ci sia ancora molto lavoro da fare, dal momento che, se consideriamo gli oltre 20000 agenti di polizia della città, la questione è stata affrontata in modo piuttosto limitato, contando un numero dai tre ai sei processi per corruzione contro agenti di polizia. La polizia berlinese ha iniziato l’anno 2018 con uno scandalo, come del resto all’inizio dell’anno scorso si trovò nel pieno delle accuse (respinte) a seguito dell’attentato del dicembre 2016: si sospettava infatti che quella disattenzione pre-attentato fosse dovuta alla presenza di infiltrazioni criminali arabe.

Lo scandalo attuale riguarda un caso di tutt’altro genere: infatti è del 16 marzo la notizia dell’arresto di un poliziotto trentanovenne di Berlino insieme a due indagati turchi, con l’accusa di corruzione e di coinvolgimento nel traffico di droga. Si sospetta anche che sia colpevole del reato di rivelazione dei segreti d’ufficio: pare che fosse solito avvertire quattro operatori della ristorazione ogni volta che fosse imminente un controllo della polizia; in cambio riceveva somme fino a 3000€. Gestiva inoltre un poker club a Pankow, “Magic Card”, il cui magazzino era adibito a deposito temporaneo di stupefacenti. Cinquanta agenti e le forze speciali dell’Ufficio della Polizia Criminale statale (LKA) hanno fatto incursione nel locale, a seguito delle quali sono stati sequestrati per il momento, oltre ai telefoni cellulari e al denaro contante, beni pari a oltre 55000€.

Non molto dopo, il 28 marzo, il sospetto di corruzione è caduto su altri tre poliziotti (uno di 28 anni, due di 42) che si ipotizza lavorassero per il Dipartimento 4, che si occupa dei distretti Tempelhof-Schöneberg e Steglitz-Zehlendorf. I poliziotti avrebbero diffuso informazioni interne a cinque spacciatori di eroina libanesi; in cambio pare che fossero ricompensati con 800 € a settimana. Gli investigatori hanno perquisito le loro abitazioni e gli uffici dei commissariati di polizia, si è parlato di prove esaustive ma ancora deve essere completata la fase di valutazione.

Questi scandali seguono di poco la pubblicazione del rapporto sulla corruzione relativo all’anno 2017 (qui  per il download), in cui risulta che 114 sono i casi pendenti di corruzione e 119 i procedimenti conclusi; 94 casi sono stati invece archiviati perché le prove del reato non erano sufficienti.

Una condanna descritta nel report è relativa a una società di sicurezza responsabile dell’alloggio per rifugiati presso l’Ufficio regionale del Land per la salute e gli affari sociali: il caposezione aveva accettato una tangente di 143000 € dall’amministratore delegato e a seguito del riconoscimento del reato, è stata effettuata una confisca pari nel complesso a 480000 €.

I gruppi di lavoro anticorruzione dell’amministrazione di Berlino si sono soffermati anche sui casi lievi di mancata trasparenza, come per esempio il rilascio ai senatori di biglietti gratuiti per eventi sportivi e culturali. Questo rapporto ci conferma quanto potevamo pensare leggendo le notizie sugli scandali nella polizia: le mancanze e i ritardi nelle procedure di condanna del reato di corruzione anche in Germania contribuiscono alla convinzione di alcuni di rimanere impuniti.