Contrastare il riciclaggio di denaro a livello locale: l’esempio di Amsterdam


Il 6 settembre 2019 abbiamo partecipato alla conferenza sul riciclaggio di denaro sporco organizzata da ‘’Die Linke’’ al Bundestag. In questa occasione, ha destato particolare curiosità l’intervento di Bas ter Luun, Senior Advisor del Dipartimento di ordine pubblico e sicurezza presso la città di Amsterdam.

La capitale olandese – ha spiegato ter Luun nel corso della sua presentazione – è un centro nevralgico del traffico illecito di sostanze stupefacenti. Anche il consumo è molto elevato nella città, si stima infatti che nel 2018 sia stata consumata cocaina per un valore di milioni di dollari. I trafficanti di droga possono fare affidamento su una rete di intermediari corrotti che li aiutano a individuare appartamenti e luoghi sicuri dove portare avanti i propri traffici in maniera indisturbata.

A preoccupare, poi, è soprattutto il riciclaggio di denaro sporco, in particolar modo nel settore immobiliare. Ad Amsterdam, infatti, i proventi dei traffici illeciti vengono investiti nell’acquisto di proprietà, ad esempio nel settore della ristorazione, del turismo e delle attrazioni che offre la città. Anche i beni di lusso sono un altro obiettivo molto gettonato da parte della criminalità organizzata che investe in Olanda.

L’amministrazione cittadina, dal canto suo, adotta iniziative e misure sul fronte dell’antiriciclaggio. È fondamentale, innanzitutto, andare a studiare il fenomeno a fondo. A tal fine la città di Amsterdam si serve di dati incrociati sul reddito e le proprietà. Si processa dunque la combinazione tra i dati fiscali e quelli immobiliari. Queste informazioni permettono di ottenere dati statistici e analizzare i risultati per vedere dove i conti effettivamente non tornano. Potranno infatti esserci casi e zone di interesse dove i dati sul reddito non corrispondono in maniera lineare con quelli riguardanti le proprietà. È in questi casi, quindi, che si innesca un campanello d’allarme e si procede ad un maggiore approfondimento.

La fase più operativa prevede poi l’analisi su base municipale dei sussidi, permessi e transazioni del settore immobiliare. L’approccio che viene portato avanti è multi-agency, in quanto vengono coinvolti più attori (la Polizia, enti fiscali, doganali e giuridici). È necessario in questa fase instaurare una proficua collaborazione tra settore pubblico e privato sul fronte dell’antiriciclaggio.

Ma come possono attrezzarsi le altre città di fronte a problematiche simili, per seguire l’esempio di Amsterdam? Per cominciare, spiega ter Luun, è necessario creare consapevolezza e strutture di contrasto all’interno della pubblica amministrazione. Bisogna poi lavorare insieme ai gruppi di interesse all’interno della società. È fondamentale inoltre la condivisione di informazioni e intelligence tra le diverse agenzie di contrasto. Infine, bisogna cooperare con le altre città europee sul fronte dell’anti-riciclaggio.

L’intervento di ter Luum è stato accolto con molto interesse e a margine della conferenza ci ha concesso una breve intervista.

Per noi è stata una novità sentire che una città impiega del personale sul fronte dell’anti-riciclaggio. Come è successo ad Amsterdam?

‘’Tutto è iniziato negli anni ’90. C’è stata un’inchiesta parlamentare e una parte di questa era composta da una ricerca sul centro-città condotta da criminologi. Le conclusioni hanno mostrato che molti immobili erano di proprietà della criminalità organizzata, che possedeva beni immobiliari anche nei settori della prostituzione e dei coffee shops. Inoltre, la città stessa ha in qualche modo facilitato tutto ciò, dal momento che i permessi e le licenze sono stati concessi abbastanza facilmente. Ciò ha portato alla decisione dell’amministrazione comunale, a metà degli anni ’90, di investire in personale qualificato per combattere il riciclaggio di denaro sporco.’’

Si tratta di un modello comune per i Paesi Bassi o è limitato solo ad Amsterdam?

‘’È partito tutto da Amsterdam, ma ben presto altre città in tutto il paese hanno seguito lo stesso modello. A livello nazionale esiste una struttura che facilita la cooperazione tra le diverse agenzie governative e che supporta le autorità locali e i sindaci nella lotta alla criminalità organizzata.’’

State cooperando anche con le forze di polizia?

‘’Sì, con loro ci scambiamo informazioni. Succede, ad esempio, per i controlli di coloro che fanno richiesta di permessi. Ma cooperiamo anche nell’applicazione delle regole. Per esempio: nel settore dell’ospitalità, nei coffee shops, nei bar, ci sono alcune regole che vengono fatte rispettare dal comune. In questi luoghi potrebbero esserci commissioni di reati. In alcuni casi, l’amministrazione locale e la polizia collaborano per condurre le ispezioni.’’

I Paesi Bassi hanno una politica piuttosto liberale in materia di droga. Questo interferisce in qualche modo con il riciclaggio di denaro sporco? In senso positivo o negativo?

‘’A causa del sistema dei coffee shops – dove si può vendere marijuana – una grande industria, che non è regolamentata, potrebbe crescere. Questa industria ha un sacco di proventi, fa un sacco di soldi e questi soldi devono essere investiti da qualche parte.’’

È stato complicato avere un quadro delle attività di riciclaggio di denaro nella vostra città?

‘’Non credo che siamo già in grado di avere una visione d’insieme. È davvero complicato.’’

Ti occupi anche di fare pressione sui decisori politici a livello nazionale o questo non fa parte del tuo lavoro?

‘’Può far parte del mio lavoro fare pressione sui decisori politici. Per esempio, quando ci rendiamo conto che un certo strumento non funziona bene, abbiamo bisogno di cambiare la legislazione. Quindi, mostriamo caso per caso cosa dovrebbe essere fatto.’’

Avete anche organizzazioni della società civile come la nostra attive in questo campo ad Amsterdam?

‘’Non abbastanza nel campo dell’anti-riciclaggio. Dai risultati di questa conferenza ho appurato che è qualcosa di cui abbiamo bisogno anche nel nostro paese. Comunque, nel campo del traffico di esseri umani e della prostituzione c’è cooperazione tra le ONG e il governo locale.’’

Potrebbe dirci qualcosa di più sui poteri che hanno i sindaci olandesi e le amministrazioni locali dei Paesi Bassi? Esistono in Germania modelli comparabili a livello comunale sul fronte dell’anti-riciclaggio?

‘’I sindaci olandesi sono responsabili dell’ordine pubblico e della sicurezza. Hanno il potere esecutivo per chiudere case, attività commerciali o per emettere ordini restrittivi. Questo potrebbe essere paragonabile a quanto accade anche in Germania. Ciò che è peculiare dei sindaci olandesi – e non si applica alla Germania o ad altri paesi – sono gli strumenti di controllo di cui dispone. Un sindaco può esercitare un controllo e ottenere informazioni dalla polizia e dal fisco e servirsi delle informazioni che ottiene.’’

E, naturalmente, una domanda di interesse: quali sono i gruppi criminali prevalenti ad Amsterdam?

‘’Le bande di motociclisti sono ancora presenti. Non hanno più una base in città, dato che siamo riusciti a smantellarla, ma ritornano occasionalmente in sella alle loro motociclette. Vediamo anche la presenza di criminalità organizzata di origine albanese, principalmente in relazione al traffico di droga. Ci sono anche le vecchie reti criminali olandesi, che all’inizio di questo millennio erano piuttosto significative. Assistiamo anche alla crescita di network criminali composti dalle seconde e terze generazioni di immigrati che ora hanno assunto tutte le posizioni di rilievo nel traffico di droga. Questi sono i gruppi, ma la situazione è più fluida.’’

E la criminalità organizzata italiana?

‘’È presente anche ad Amsterdam. Ci sono alcuni documenti che indicano la presenza di clan di ‘ndrangheta nei Paesi Bassi.’’

Numerose aziende non s’impegnano contro i rischi della corruzione: discussione sul tema a Berlino


La corruzione in Germania è un fenomeno sottovalutato, soprattutto quando si parla di corruzione in ambito privato. Questo è stato il punto di partenza per uno studio pilota innovativo, condotto in quattro Paesi europei, con lo scopo di raccogliere informazioni sulla corruzione nel settore privato. Mafia? Nein, Danke! è stata responsabile della parte tedesca dello studio intitolato “PCB – The Private Corruption Barometer” e  presentato il 10 aprile presso la Berliner Landeszentrale für politische Bildung. La discussione con relatori di alto livello ha fornito degli interessanti spunti di confronto e riflessione.

Si può parlare dell’aeroporto BER senza toccare il tema della corruzione? Questa è la domanda iniziale, rivolta al dottor Rüdiger Reiff, capo dell’Ufficio centrale per la lotta alla corruzione della Procura della Repubblica di Berlino, che però non è direttamente coinvolto con ciò che è successo all’aeroporto BER. Sono infatti i suoi colleghi di Brandeburgo ad essere ritenuti responsabili dei casi di corruzione nella progettazione e  nella costruzione del nuovo grande aeroporto di Berlino. “E’ chiaro che quando nel progetto emergono tracce di corruzione, la costruzione stessa risentirà dello stesso problema”.  Reiff si rammarica che questi reati non siano denunciati con maggiore frequenza. Nel caso BER si sono verificati pochi procedimenti e a Berlino l’anno scorso si sono registrati in tutto 126 casi di corruzione. Reiff ha elogiato però la sensibilizzazione portata avanti sul tema: esiste la figura di un avvocato di fiducia, che ascolta chi vuole dare informazioni volendo però rimanere nell’anonimato, cosa che avviene anche se si vogliono fornire delle informazioni online. Tuttavia sono state ricevute poche indicazioni, tali da non poter proseguire con delle indagini. Poter denunciare questi casi senza doversi esporre è molto importante: spesso le denunce vengono fatte all’interno dello stesso ambiente lavorativo e questa condiziona l’emersione del fenomeno. Le grandi aziende si sono organizzate in questo senso: hanno un ufficio adibito alla sorveglianza dei casi, soprattutto perché questo potrebbe portare al pagamento di sanzioni molto elevate, in particolar modo nel caso di attività commerciali internazionali. Discorso diverso per quanto riguarda le piccole o medie imprese, che spesso non dispongono delle risorse necessarie per prevenire la corruzione e tutte le pratiche non lecite.

Oliver Schieb, socio amministratore di Comfield, società di consulenza di Berlino, vuole cambiare questa situazione. La sua società aiuta le piccole o medie imprese ad attuare con successo le misure necessarie di prevenzione alla corruzione. Egli ha sottolineato in particolare il pericolo legato a queste piccole realtà. Le piccole o medie imprese sono spesso a gestione familiare, credono di conoscere perfettamente i loro dipendenti e i loro partner commerciali: hanno fiducia nella loro onestà. Essi pensano inoltre che il modo di operare dei dipendenti sia privo di rischi e contribuisca in tutto al successo e alla crescita dell’azienda. Il punto importante di questo discorso è la questione della consapevolezza: i dipendenti ma anche il management stesso deve saper riconoscere il problema della corruzione e adottare quindi delle misure per prevenirla. Non esiste una procedura standardizzata per raggiungere questo scopo, ci sono però delle misure che si sono dimostrate efficaci e che possono essere adottate come un codice di condotta vincolante per tutti. Schieb aggiunge ad ogni modo che ogni azienda deve adottare individualmente una sua procedura, poiché una determinata condotta che funziona solo sulla carta non aiuta in realtà nessuno. Egli ha sottolineato come le misure devono essere concepite nel loro divenire e non essere assimilate senza comprendere quanto invece possano velocemente cambiare.

Sebastian Wegner lavora per la Humboldt Viadrina Good Governance Platform, Think Tank con sede a Berlino, che indaga su grandi sfide sociali, cercando di trovare soluzioni a diversi problemi coinvolgendo diversi attori. Il suo gruppo di lavoro si è concentrato soprattutto sull’adottare delle azioni contro la corruzione. A livello globale gli approcci sono diversi: la situazione cambia quando ci si trova in un paese la cui procura lavora attivamente per contrastare la corruzione, rispetto a un posto dove questo fenomeno non viene considerato. Come mezzo di contrasto alla corruzione le sanzioni sono uno strumento importante, che non devono essere stabilite però solo dallo Stato. Le grandi aziende possono aiutare i loro partner a prendere provvedimenti contro la corruzione e a prevenirla. In questo contesto è importante citare anche il ruolo degli investitori. La Humboldt – Viadrina – Platform lavora ad esempio in Nigeria, assieme alla borsa finanziaria locale, con lo scopo di ottenere cambiamenti positivi attraverso gli investitori finanziari. Questo punto è diventato centrale nella discussione, nel corso della quale diversi esperti hanno sottolineato l’importanza di un sistema di sanzioni efficaci (cosa, tra l’altro, che può essere sviluppata anche in Germania).  Le contromisure e le misure di prevenzione, ha aggiunto Wegner, non devono però essere troppo costose per le piccole e medie imprese.

Max Haywood di Transparency International osserva l’attuazione delle misure di anticorruzione in tutto il mondo con pensieri contrastanti. I provvedimenti, infatti, non sono mai così avanzati come potrebbero e dovrebbero essere. Forse, ha ipotizzato, ciò è dovuto anche al fatto che la corruzione è percepita come un problema  da un periodo di tempo ancora relativamente troppo breve;  e le persone non riescono ancora a concepire quali conseguenze la corruzione potrebbe portare. Haywood ha scelto un esempio per spiegare il suo discorso il commercio immobiliare. A Berlino non ci sono stati molti studi in materia, ma le analisi a Londra hanno mostrato i costi sociali. Se, ad esempio, il proprietario di una casa a Berlino decide di vendere il suo immobile, e un investitore russo gli offre il doppio del prezzo di acquisto per investire denaro sporco, il proprietario non rifiuta ma conclude l’accordo. La conseguenza di questo si vede nei prezzi più alti di compravendita e di conseguenza negli affitti più elevati. Ci sono centinaia di misure contro la corruzione che si possono adottare, conclude Haywood. Quello che dev’essere fatto è noto, ora dev’essere solo messo in pratica.