Numerose aziende non s’impegnano contro i rischi della corruzione: discussione sul tema a Berlino


La corruzione in Germania è un fenomeno sottovalutato, soprattutto quando si parla di corruzione in ambito privato. Questo è stato il punto di partenza per uno studio pilota innovativo, condotto in quattro Paesi europei, con lo scopo di raccogliere informazioni sulla corruzione nel settore privato. Mafia? Nein, Danke! è stata responsabile della parte tedesca dello studio intitolato “PCB – The Private Corruption Barometer” e  presentato il 10 aprile presso la Berliner Landeszentrale für politische Bildung. La discussione con relatori di alto livello ha fornito degli interessanti spunti di confronto e riflessione.

Si può parlare dell’aeroporto BER senza toccare il tema della corruzione? Questa è la domanda iniziale, rivolta al dottor Rüdiger Reiff, capo dell’Ufficio centrale per la lotta alla corruzione della Procura della Repubblica di Berlino, che però non è direttamente coinvolto con ciò che è successo all’aeroporto BER. Sono infatti i suoi colleghi di Brandeburgo ad essere ritenuti responsabili dei casi di corruzione nella progettazione e  nella costruzione del nuovo grande aeroporto di Berlino. “E’ chiaro che quando nel progetto emergono tracce di corruzione, la costruzione stessa risentirà dello stesso problema”.  Reiff si rammarica che questi reati non siano denunciati con maggiore frequenza. Nel caso BER si sono verificati pochi procedimenti e a Berlino l’anno scorso si sono registrati in tutto 126 casi di corruzione. Reiff ha elogiato però la sensibilizzazione portata avanti sul tema: esiste la figura di un avvocato di fiducia, che ascolta chi vuole dare informazioni volendo però rimanere nell’anonimato, cosa che avviene anche se si vogliono fornire delle informazioni online. Tuttavia sono state ricevute poche indicazioni, tali da non poter proseguire con delle indagini. Poter denunciare questi casi senza doversi esporre è molto importante: spesso le denunce vengono fatte all’interno dello stesso ambiente lavorativo e questa condiziona l’emersione del fenomeno. Le grandi aziende si sono organizzate in questo senso: hanno un ufficio adibito alla sorveglianza dei casi, soprattutto perché questo potrebbe portare al pagamento di sanzioni molto elevate, in particolar modo nel caso di attività commerciali internazionali. Discorso diverso per quanto riguarda le piccole o medie imprese, che spesso non dispongono delle risorse necessarie per prevenire la corruzione e tutte le pratiche non lecite.

Oliver Schieb, socio amministratore di Comfield, società di consulenza di Berlino, vuole cambiare questa situazione. La sua società aiuta le piccole o medie imprese ad attuare con successo le misure necessarie di prevenzione alla corruzione. Egli ha sottolineato in particolare il pericolo legato a queste piccole realtà. Le piccole o medie imprese sono spesso a gestione familiare, credono di conoscere perfettamente i loro dipendenti e i loro partner commerciali: hanno fiducia nella loro onestà. Essi pensano inoltre che il modo di operare dei dipendenti sia privo di rischi e contribuisca in tutto al successo e alla crescita dell’azienda. Il punto importante di questo discorso è la questione della consapevolezza: i dipendenti ma anche il management stesso deve saper riconoscere il problema della corruzione e adottare quindi delle misure per prevenirla. Non esiste una procedura standardizzata per raggiungere questo scopo, ci sono però delle misure che si sono dimostrate efficaci e che possono essere adottate come un codice di condotta vincolante per tutti. Schieb aggiunge ad ogni modo che ogni azienda deve adottare individualmente una sua procedura, poiché una determinata condotta che funziona solo sulla carta non aiuta in realtà nessuno. Egli ha sottolineato come le misure devono essere concepite nel loro divenire e non essere assimilate senza comprendere quanto invece possano velocemente cambiare.

Sebastian Wegner lavora per la Humboldt Viadrina Good Governance Platform, Think Tank con sede a Berlino, che indaga su grandi sfide sociali, cercando di trovare soluzioni a diversi problemi coinvolgendo diversi attori. Il suo gruppo di lavoro si è concentrato soprattutto sull’adottare delle azioni contro la corruzione. A livello globale gli approcci sono diversi: la situazione cambia quando ci si trova in un paese la cui procura lavora attivamente per contrastare la corruzione, rispetto a un posto dove questo fenomeno non viene considerato. Come mezzo di contrasto alla corruzione le sanzioni sono uno strumento importante, che non devono essere stabilite però solo dallo Stato. Le grandi aziende possono aiutare i loro partner a prendere provvedimenti contro la corruzione e a prevenirla. In questo contesto è importante citare anche il ruolo degli investitori. La Humboldt – Viadrina – Platform lavora ad esempio in Nigeria, assieme alla borsa finanziaria locale, con lo scopo di ottenere cambiamenti positivi attraverso gli investitori finanziari. Questo punto è diventato centrale nella discussione, nel corso della quale diversi esperti hanno sottolineato l’importanza di un sistema di sanzioni efficaci (cosa, tra l’altro, che può essere sviluppata anche in Germania).  Le contromisure e le misure di prevenzione, ha aggiunto Wegner, non devono però essere troppo costose per le piccole e medie imprese.

Max Haywood di Transparency International osserva l’attuazione delle misure di anticorruzione in tutto il mondo con pensieri contrastanti. I provvedimenti, infatti, non sono mai così avanzati come potrebbero e dovrebbero essere. Forse, ha ipotizzato, ciò è dovuto anche al fatto che la corruzione è percepita come un problema  da un periodo di tempo ancora relativamente troppo breve;  e le persone non riescono ancora a concepire quali conseguenze la corruzione potrebbe portare. Haywood ha scelto un esempio per spiegare il suo discorso il commercio immobiliare. A Berlino non ci sono stati molti studi in materia, ma le analisi a Londra hanno mostrato i costi sociali. Se, ad esempio, il proprietario di una casa a Berlino decide di vendere il suo immobile, e un investitore russo gli offre il doppio del prezzo di acquisto per investire denaro sporco, il proprietario non rifiuta ma conclude l’accordo. La conseguenza di questo si vede nei prezzi più alti di compravendita e di conseguenza negli affitti più elevati. Ci sono centinaia di misure contro la corruzione che si possono adottare, conclude Haywood. Quello che dev’essere fatto è noto, ora dev’essere solo messo in pratica.