La violenza dei clan montenegrini attraversa l’Europa. L’ultimo caso a Forst, Brandeburgo


I recenti omicidi avvenuti a Forst (Brandeburgo) gettano luce sulle attività dei clan montenegrini in Germania e in Europa. I gruppi criminali di Kotor accompagnano al traffico di droga una violenza efferata, che nella guerra tra clan ha portato alla morte di almeno 40 persone. La cooperazione internazionale tra gli Stati interessati sembra essere l’unica opzione percorribile per contrastare questo fenomeno criminale in ascesa e così socialmente pericoloso.

Ha destato particolare scalpore l’omicidio di due uomini originari del Montenegro accaduto il 13 maggio a Forst (Brandeburgo). L’agguato è avvenuto in un appartamento della cittadina tedesca con l’utilizzo di armi da fuoco silenziate ritrovate poi non lontano dall’abitazione. Nell’attacco hanno perso la vita Darko M. e Nikola J., mentre sono rimasti feriti altri due uomini: Miloš V. e Miloš P. A soccombere nell’agguato sono stati alcuni personaggi legati allo Škaljarski clan, gruppo criminale originario di Kotor, graziosa città costiera del Montenegro che si affaccia sul mare adriatico. Il gruppo criminale di Kotor, un tempo unito, è al momento diviso in due fazioni in lotta tra loro. Lo Škaljarski e il Kavacki clan prendono il nome da due località della città di Kotor e sono attualmente protagonisti di una guerra iniziata nel 2014. La sparizione di 200 kg di cocaina arrivati dal Sud America e nascosti in un appartamento a Valencia è stato il motivo scatenante di una faida che ha portato ad oggi a più di 40 morti. La furia omicida di questi clan criminali ha portato ad una guerra senza frontiere. I primi episodi di violenza si sono verificati proprio a Valencia, per poi proseguire in diverse città del Montenegro, della vicina Serbia ed estendersi infine anche ad altri Stati europei.

Il 21 dicembre 2018 l’omicidio a Vienna di Vladimir Roganovic, ritenuto un membro del Kavacki clan, e il ferimento di un suo sodale avevano scosso fortemente la capitale austriaca, in quanto l’attentato è stato eseguito davanti ad un ristorante in pieno centro. Questo episodio è avvenuto al termine di un anno particolarmente intenso nella lotta tra gruppi criminali montenegrini, che si era aperto l’1° gennaio con un omicidio in un garage a Belgrado ed era proseguito con altre esecuzioni brutali. Gli arresti all’estero del leader del Kavacki clan (Slobodan Kašcelan, arrestato a settembre in Turchia), e del leader dello Škaljarski clan (Jovan Vukotic, arrestato a metà dicembre in Repubblica Ceca), entrambi trovati in possesso di documenti falsi, non hanno però fermato la lunga scia di sangue.
Omicidi, esplosioni, attentati e altre forme di intimidazione hanno colpito non solo gli esponenti dei gruppi criminali in lotta, ma anche i loro familiari, testimoni, giornalisti e altre vittime innocenti completamente estranee alle dinamiche delle lotte criminali tra clan. Gli esecutori materiali riescono nella maggior parte dei casi a sfuggire alla cattura e continuano ad essere una minaccia per la sicurezza dei cittadini.
I clan montenegrini sono dediti soprattutto al traffico di sostanze stupefacenti e ricoprono un ruolo di prim’ordine per via della posizione strategica occupata lungo la rotta balcanica, principale luogo di transito degli oppiacei in arrivo dal Medio Oriente e diretti verso i mercati dell’Europa occidentale. Oltre a ciò, i gruppi criminali montenegrini sono ritenuti molto affidabili anche da parte dei partner sudamericani, principalmente per quel che riguarda il traffico di cocaina diretto in Europa. La violenza e gli scontri tra clan della regione sono dunque da ricondurre al tentativo di controllo del remunerativo traffico di droga.

La criminalità organizzata di origine montenegrina esercita una forte influenza su vari settori della società e in particolare può contare su importanti legami con le istituzioni locali che le consentono di investire i proventi ricavati dai traffici illeciti in attività legittime. L’ingresso nel traffico di stupefacenti è stato per i criminali montenegrini solo la naturale evoluzione del contrabbando di sigarette imbastito negli anni ’90 con la partecipazione diretta delle istituzioni e delle strutture statali. Durante i conflitti in ex-Jugoslavia, in risposta alle sanzioni economiche imposte dalle Nazioni Unite al regime di Milosevic, è nata la cosiddetta ‘’Montenegro connection’’. Questo traffico di sigarette di contrabbando diretto verso l’Italia – e in particolare verso il porto di Bari e Brindisi – coinvolgeva importanti esponenti di spicco delle istituzioni locali, tra cui l’attuale Presidente della Repubblica Milo Djukanovic, servizi di sicurezza e criminali montenegrini, compagnie di tabacco come la Philipp Morris e la R.J. Raynolds, esponenti di organizzazioni criminali italiane quali la Camorra e la Sacra Corona Unita.

Con la fine delle guerre jugoslave e l’ingresso nel più redditizio traffico di droga, i criminali montenegrini hanno potuto continuare a fare affidamento sulle connessioni create negli anni ’90, in particolar modo con i servizi di sicurezza dello Stato. I recenti spargimenti di sangue mettono però in crisi le istituzioni montenegrine, che sulla strada verso l’ingresso in Unione Europea hanno come compito essenziale quello di combattere la criminalità organizzata e la corruzione, garantendo stabilità e sicurezza al paese. Soddisfare le richieste dell’UE diventa difficile se si considera che il paese è permeato da un forte sistema corruttivo e una fitta rete clientelare creata ad arte proprio da Djukanovic in più di 20 anni passati ai vertici delle istituzioni. Nonostante ciò, alla luce del recente incremento degli scontri tra clan rivali, il Montenegro ha promesso un maggiore impegno nella lotta al crimine organizzato.

Lo stesso ha fatto la vicina Serbia, in seguito all’omicidio di Sale ‘Mutavi’, criminale belgradese molto vicino al Kavacki clan e legato ad importanti rappresentanti delle istituzioni del paese. I gruppi criminali montenegrini possono contare su rilevanti alleanze nel sottobosco criminale serbo. Se da una parte lo Škaljarski clan è vicino a Luka Bojovic, leader del rinnovato clan di Zemun e al momento incarcerato in Spagna, dall’altra parte il Kavacki clan può contare su forti legami col gruppo di Sale ‘Mutavi’ e avvalersi delle sue protezioni a livello politico.

I criminali montenegrini vedono Belgrado come un rifugio sicuro dove portare avanti i propri traffici illeciti e proseguire le lotte intestine. I controlli nei loro confronti non sono efficaci. Essi dispongono di libertà di movimento e riescono ad ottenere con relativa facilità i documenti e la cittadinanza serba.

Per una credibile ed efficace lotta alla criminalità organizzata è necessario che le istituzioni e i servizi di sicurezza di questi paesi recidano in maniera decisa i rapporti con i gruppi criminali. Le posizioni chiave per la lotta al crimine organizzato dovrebbero essere ricoperte da persone competenti ed integre, mentre bisognerebbe allontanare dai posti di responsabilità le personalità più compromesse.

Infine, è fondamentale che gli Stati cooperino tra loro nel contrasto della criminalità organizzata transnazionale. Come visto, l’espansione e i traffici portati avanti da questi gruppi criminali non conoscono confini. A livello regionale, la criminalità di origine balcanica ha approfittato a lungo della reciproca sfiducia e della scarsa comunicazione delle autorità dei singoli paesi. Gli strascichi dei conflitti degli anni ’90 e l’inaffidabilità della controparte, spesso ritenuta collusa con i poteri criminali e quindi non degna di fiducia, hanno pesato molto in tal senso. I gruppi criminali della regione hanno invece stretto in più occasioni importanti sodalizi tra loro, indipendentemente dall’origine e dall’etnia, al fine di ottenere importanti guadagni dai traffici illeciti.

I recenti episodi di Forst e Vienna dimostrano come la cooperazione internazionale tra le forze di polizia e le procure dei diversi paesi sia più che mai necessaria. Come afferma Stevan Dojcinovic, redattore di KRIK, portale di giornalismo investigativo in Serbia, ‘’non può esserci una vera lotta alla mafia senza cooperazione internazionale perché la criminalità non conosce frontiere. I gruppi criminali, compresi quelli in lotta tra loro nel nostro paese, operano in più Stati e continenti: gli stupefacenti vengono contrabbandati dall’America Latina verso l’Europa; il denaro proveniente da attività illecite viene riciclato in vari paesi; un omicidio può essere organizzato in un paese ed eseguito in un altro’’.

Cosa vogliono i partiti…


Programmi
elettorali

Per scoprire ciò che i principali partiti che partecipano alle elezioni europee hanno detto sui nostri temi, abbiamo cercato nei testi ciò che riguardasse criminalità organizzata, corruzione, mafie e droga. 

CDU

L’FBI europeo: la nostra Europa combatte insieme contro i terroristi e la criminalità organizzata.

I criminali e i terroristi non si fermano ai confini nazionali. Per questo motivo le autorità di sicurezza devono creare una rete internazionale per poter operare al di là delle frontiere nazionali. Ciò
di cui abbiamo bisogno in Europa è un’unione di sicurezza. Più sicurezza in
Europa e attraverso l’Europa significa anche più sicurezza per la Germania.
Stiamo ampliando i programmi di scambio e di partenariato tra agenzie di
sicurezza. L’autorità di polizia europea Europol deve diventare un’FBI europea.
I poteri operativi di polizia rimarranno naturalmente di competenza degli Stati membri. La cooperazione tra la magistratura e le dogane nell’UE e con i paesi terzi deve essere intensificata. Poniamo particolare enfasi sulla lotta contro la criminalità transfrontaliera. Sosteniamo sistemi di raccolta dei dati europei e nazionali compatibili per le autorità di sicurezza, sia a livello nazionale che internazionale. Vogliamo che le autorità di sicurezza in Europa siano in grado di scambiare dati su potenziali pericoli in modo intensivo e automatizzato e di recuperarli. I data pot del sistema di identificazione delle impronte digitali EURODAC, del sistema d’informazione VISA, del sistema d’informazione Schengen e dei dati INPOL devono essere collegati in modo tale che tutte le informazioni disponibili su visti, migrazione e sicurezza possano essere recuperate congiuntamente dalle autorità nazionali. Le nostre autorità nazionali devono avere accesso a questi dati.

Allargamento: la nostra Europa conosce i suoi confini.

Per noi, il principio è: approfondimento prima dell’allargamento. Facciamo in modo che la nostra Europa rimanga stabile e di successo. La coesione interna dell’Unione europea non deve essere indebolita dall’adesione di nuovi membri. Sulla base dell’esperienza maturata finora con i processi di adesione, non riteniamo possibile ammettere altri paesi nei prossimi cinque anni. In particolare, non ci devono essere tagli allo Stato di diritto, alla lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. I paesi candidati non possono aderire all’UE finché non saranno in grado di soddisfare pienamente e permanentemente i criteri politici ed economici di adesione. Ci impegniamo a mantenere i legami tra gli Stati dei Balcani occidentali e l’Unione europea.

SPD

Non si parla né di criminalità organizzata, né di mafia, né di droga. Questo paragrafo dovrebbe essere menzionato in termini di politica di sicurezza:

Al fine di salvaguardare la nostra libertà e la democrazia, è urgentemente necessaria una più stretta cooperazione tra le autorità di sicurezza a livello europeo. Dobbiamo pensare ancora di più alla politica interna e di sicurezza. Che si tratti di terrorismo, criminalità informatica o furto con scasso – la criminalità non si ferma alle frontiere nazionali. Per proteggere meglio le persone, dobbiamo quindi migliorare le strutture e gli scambi comuni. Siamo impegnati a garantire che un maggior numero di competenze nazionali siano trasferite al Centro europeo per la lotta al terrorismo (ECTC).
Abbiamo anche bisogno di una strategia europea per la sicurezza informatica che riduca la frammentazione in questo settore e migliori gli standard di
sicurezza. Nel caso in cui non tutti gli Stati membri siano in grado o disposti a partecipare, sfrutteremo l’opportunità di una cooperazione rafforzata.

I Verdi

 COMBATTERE LA CRIMINALITÀ E IL TERRORISMO, GARANTIRE LA LIBERTÀ

Le barriere non creano più sicurezza. Per difendere la nostra libertà e contro la criminalità e il terrorismo, abbiamo bisogno di una maggiore cooperazione europea tra le autorità di sicurezza. Numerosi reati come il furto con scasso, il borseggio e la frode sono commessi al di là delle frontiere. Di conseguenza, la polizia deve agire anche al di là delle frontiere.

Il terrorismo islamista ed estremista di destra agisce anche al di là delle frontiere. Ci opponiamo risolutamente a tutto questo per difendere la nostra libertà e proteggere i nostri cittadini. A tal fine, ci concentriamo su una prevenzione e un’azione penale efficaci. Ciò vale in particolare per lo scambio di dati in tutta l’UE e per la manutenzione delle banche dati. Per tutte le nostre misure, le norme costituzionali come la chiarezza giuridica, il principio di certezza del diritto e il principio di proporzionalità hanno la massima priorità. In altre parole, a differenza della politica attualmente perseguita, non vogliamo che le nostre forze di sicurezza raccolgano una grande quantità di dati senza alcuna causa, né vogliamo che la tecnologia obsoleta impedisca confronti efficaci. Vogliamo un’azione penale precisa e coerente. Una politica eccessiva di violazioni sempre più ampie dei diritti fondamentali, d’altro canto, indebolisce la nostra libertà e non garantisce una maggiore sicurezza.

 Creazione di un Ufficio europeo per le indagini penali

La nostra sicurezza non deve essere compromessa dall’incapacità delle autorità di polizia degli Stati membri di cooperare e dalla fine della sorveglianza degli indagati alle frontiere interne europee. Chiediamo pertanto l’istituzione di un Ufficio europeo di polizia criminale (EKA). Ciò significa che l’autorità di polizia europea Europol, che attualmente è in gran parte priva di autorità, sarà trasformata in una forza di polizia europea sul modello dell’Ufficio federale di polizia criminale con proprie squadre investigative. Ha bisogno di possibilità e poteri investigativi indipendenti per poter intervenire direttamente nei casi pertinenti di criminalità transfrontaliera. Deve intervenire in modo efficace contro i
sospetti terroristi, le organizzazioni mafiose, la tratta di esseri umani, le bande transfrontaliere di criminali in conformità con lo Stato di diritto. Ha bisogno di risorse e personale sufficienti a tal fine. A breve termine, vogliamo rafforzare Europol attraverso squadre investigative multinazionali (squadre investigative comuni) nel quadro del diritto vigente.

 Rete di polizia a livello europeo

Mentre altre parti chiedono nuovi poteri di intervento, nuove leggi di sorveglianza e violazioni dei diritti fondamentali, noi vogliamo migliorare la cooperazione tra le autorità di polizia degli Stati membri dell’Unione europea. A tal fine, vogliamo istituire un programma di scambio a livello europeo per le forze di polizia. Vogliamo chiedere la cooperazione dei poliziotti nelle squadre investigative transnazionali con fondi aggiuntivi provenienti dal bilancio dell’UE. Coloro che hanno lavorato insieme in una squadra raggiungeranno più rapidamente il telefono per informare i colleghi di altri Stati membri dell’UE o per chiedere consiglio. Per noi è importante che questa rete soddisfi i più elevati standard di protezione dei dati, il diritto civile e lo Stato di diritto. Per questo motivo, rifiutiamo anche il trasferimento di dati personali sensibili a Stati che non li rispettano. A questa condizione, l’attuale sistema di informazione Europol (SIE) può anche essere ulteriormente ampliato in modo che le banche dati nazionali della polizia possano essere riconciliate con i sistemi Europol, consentendo agli investigatori sul campo di determinare più rapidamente se i criminali agiscono a livello transfrontaliero e se l’assistenza legale della polizia può essere ulteriormente estesa.

Ampliamento della Procura europea

Abbiamo un atteggiamento positivo nei confronti del futuro procuratore europeo. In quanto autorità centrale di indagine e di azione penale, essa può svolgere un ruolo decisivo anche nel perseguimento del terrorismo transfrontaliero e della criminalità organizzata e non dovrebbe limitarsi a perseguire le frodi a spese dell’UE. Tuttavia, non tutti gli Stati membri partecipano ancora alla procura europea. Non e’ abbastanza.
Vogliamo il coinvolgimento di tutti gli Stati membri e vogliamo che il futuro Ufficio europeo per le indagini penali svolga indagini per conto della procura europea. Lo Stato di diritto e la protezione delle vittime, nonché i diritti fondamentali, i diritti degli imputati e i diritti della difesa devono essere garantiti senza abbassare il livello di protezione, anche nel caso di ordini transfrontalieri di consegnare e conservare prove elettroniche nei procedimenti penali (e-Evidence).

 Lotta contro la criminalità organizzata – Scoprire le reti terroristiche

Per prosciugare le fonti di finanziamento delle reti nel campo della criminalità organizzata e del terrorismo, volevamo creare un’autorità centrale europea per la lotta contro il riciclaggio di denaro sporco. Vogliamo che le banche si occupino solo di sospetti concreti e sospetti
di riciclaggio di denaro.

I contenuti online di propaganda e terroristici illegali, che favoriscono la violenza, devono non solo essere cancellati il più rapidamente possibile secondo criteri costituzionali trasparenti, ma anche essere perseguiti in modo coerente dalle autorità nazionali responsabili dell’azione penale. Ciò richiede una cooperazione affidabile tra le piattaforme e le autorità preposte all’applicazione della legge.

Prevenzione e legislazione forte in materia di utilizzo di armi

Vogliamo prevenire la radicalizzazione e la criminalità fin dall’inizio ed estendere i programmi di prevenzione in tutta Europa. In particolare, vogliamo stabilire e rafforzare i programmi di deradicalizzazione e di abbandono della scena islamista e violenta di destra. Al fine di prevenire reati gravi come l’amoktat , l’accesso alle armi deve essere reso più difficile. L’accesso alle armi da fuoco illegali e alle armi decorative convertite è ancora troppo facile. Tutte le armi pericolose devono essere completamente registrate e l’idoneità e l’affidabilità dei loro proprietari devono essere regolarmente controllate. Vogliamo introdurre una marcatura uniforme in tutta Europa e norme comuni per la disattivazione delle armi da fuoco. In considerazione dell’aumento della violenza razzista e della diffusione delle idee di destra, la società civile democratica deve essere rafforzata ulteriormente. Mentre i gruppi antidemocratici si scambiano opinioni a livello internazionale e uniscono le forze, le iniziative democratiche rimangono generalmente arrestate a livello locale. Appoggiamo il sostegno finanziario, la creazione di reti e lo scambio internazionale di forze democratiche. Occorre aumentare i finanziamenti e i programmi adeguati a livello comunitario. Un ruolo particolare è svolto dal lavoro educativo nelle scuole e nelle istituzioni giovanili che è legato alla vita quotidiana e al mondo in cui viviamo.

4.6 PORRE FINE ALLE GUERRE DELLA DROGA

La guerra globale alla droga è fallita. Richiede la criminalità organizzata, mina la salute dei tossicodipendenti, viola i diritti umani e contribuisce alla destabilizzazione degli stati. In tal modo si impedisce lo sviluppo politico ed economico dei paesi interessati. In quanto regione di consumo, l’Europa è responsabile degli effetti della domanda di droga. Vogliamo quindi che l’Unione europea operi a livello di Nazioni Unite per porre fine alla guerra della droga. Le misure nazionali di riforma della
politica in materia di droga, come in vari paesi dell’America latina, dovrebbero essere sostenute e non ostacolate. L’Unione europea dovrebbe sostenere una riforma della politica in materia di droga negli Stati membri che si concentri in primo luogo sulla prevenzione, l’aiuto, la riduzione del danno, la depenalizzazione e la regolamentazione – e non sui divieti e la repressione. La distribuzione controllata di cannabis nei singoli Stati membri e i progetti pilota a livello regionale possono contribuire a ridurre la criminalità organizzata nell’UE.

Die Linke

Niente da trovare su mafia e crimine organizzato.

La guerra contro la droga è fallita. Non è adatta a ridurre i problemi legati alla droga nei paesi di esportazione o di importazione. L’UE dovrebbe sostenere nei suoi Stati membri misure incentrate sulla prevenzione, l’assistenza, la riduzione dei danni, la depenalizzazione e
la regolamentazione della droga.

 Svuotate la palude: I lobbisti delle grandi aziende spingono indietro

 Dal 2008 esiste un registro volontario delle lobby dell’UE, ma un registro vincolante delle lobby è finora fallito a causa dell’opposizione del Parlamento e del Consiglio dell’UE e della maggioranza dei democratici cristiani e socialdemocratici al suo interno. Manca anche un registro vincolante per la trasparenza che potrebbe chiarire la portata degli interventi di lobbismo. I
registri del lobbismo e della trasparenza rafforzano il controllo democratico.
La corruzione e la corruzione, la concessione di vantaggi, l’utilizzo di
vantaggi, la mancanza di trasparenza e la sponsorizzazione dei partiti non
devono poter determinare la politica.

DIE LINKE richiede lobby e registri per la trasparenza vincolanti e leggibili in formato digitale per l’UE e per la Germania. Con loro dovrebbe essere reso pubblico con quale bilancio, a nome di chi e su quale argomento i lobbisti influenzano la politica. Vogliamo ampliare e rafforzare l’Agenzia europea per la lotta alla corruzione, l’Ufficio europeo
per la lotta antifrode OLAF.

FDP

Niente da trovare sulla droga e sulla mafia.

 La criminalità e il terrorismo non si fermano alle frontiere. Attraverso una maggiore cooperazione tra polizia e autorità giudiziarie, possiamo sfruttare le sinergie e rendere l’Europa più sicura.

Per un ulteriore sviluppo di Europol nell’Ufficio europeo di polizia criminale

Noi liberaldemocratici vogliamo sviluppare ulteriormente l’Unione europea come spazio di libertà, sicurezza e giustizia. A tal fine, l’autorità di polizia europea Europol deve trasformarsi in un ufficio
europeo per le indagini penali. Europol deve essere in grado di sostenere il lavoro degli Stati membri nei casi transfrontalieri con efficaci poteri
investigativi. Un’estensione dei poteri richiede una regolamentazione
dettagliata sotto forma di una legge di polizia europea, che non deve essere inferiore agli standard dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto che abbiamo sviluppato in Germania. Inoltre, maggiori poteri richiedono un controllo migliore e più efficace da parte del Parlamento europeo e degli Stati membri. In particolare, deve essere chiara anche la responsabilità politica dell’azione di Europol. Nel settore della sicurezza, Europol deve riunire le conoscenze delle varie autorità nazionali ed europee per essere particolarmente efficace contro la criminalità internazionale e il terrorismo. Respingiamo anche l’uso di troiani di Stato senza una stretta supervisione giudiziaria indipendente.

Procura europea

Noi liberaldemocratici vogliamo compiere gli sforzi necessari per garantire che la procura europea possa essere operativa più rapidamente che nei prossimi tre anni e diventare un’istituzione di tutti gli Stati membri. Ci impegniamo inoltre a garantire i diritti fondamentali di protezione individuale attraverso garanzie procedurali europee. Ciò dovrebbe impedire che il livello di protezione dei cittadini contro le misure nazionali venga abbassato. In futuro, i compiti della pubblica amministrazione dell’Unione europea dovranno essere estesi ai compiti della lotta contro il terrorismo; tuttavia, i corrispondenti reati penali devono prima essere armonizzati in tutta Europa.

Per un sistema transfrontaliero funzionante di informazione sui casellari giudiziari

Noi liberaldemocratici siamo favorevoli ad estendere l’accesso alle informazioni sui casellari giudiziari nell’Unione europea (UE) attraverso il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (ECRIS) ai dati relativi ai cittadini di paesi terzi o agli apolidi condannati nell’UE. Occorre fare in modo che i periodi di conservazione o le autorizzazioni di accesso nonché la portata dei dati siano opportunamente limitati in conformità con lo stato di diritto.

 L’Europa come comunità fortificata basata sullo Stato di diritto

L’ordine europeo vincolante dei valori firmato da tutti gli Stati membri e mai stabilito dall’articolo 2 del trattato UE ha bisogno di regole che siano rispettate e applicate. La nostra comunità basata sullo stato di diritto deve difendere i nostri diritti civili e umani sia all’interno che all’esterno. Non dobbiamo quindi stare a guardare questi diritti, come la libertà di stampa e di espressione e l’indipendenza della magistratura, messi in discussione o addirittura smantellati apertamente in alcuni Stati membri, come sta accadendo in particolare in Ungheria, Polonia e Romania. In questi paesi, l’indipendenza della magistratura e la libertà dei media sono sistematicamente limitate, la libertà artistica e accademica è compromessa, la lotta alla corruzione è ostacolata e impedita da misure
amministrative e legislative. Violazioni e restrizioni come l’occupazione
partigiana della Corte costituzionale di Varsavia, l’espulsione di parti
importanti dell’Università dell’Europa centrale da Budapest e il licenziamento del capo dell’autorità anticorruzione di Bucarest sono inaccettabili. In questi casi noi europei dobbiamo essere in grado di intervenire in modo più efficace. Questo è il motivo per cui noi liberaldemocratici vogliamo rafforzare ulteriormente il meccanismo dello Stato di diritto. Solo coloro che vivono i propri valori possono difenderli in modo credibile nei confronti degli altri.

AfD

Niente su droghe e mafia.

6.6 La protezione delle frontiere è la protezione dei cittadini

Per proteggere i cittadini, non solo i controlli alle frontiere esterne dell’UE, ma anche i controlli alle frontiere nazionali devono essere reintrodotti in modo permanente. Allo stesso tempo, facilitano la lotta contro la criminalità organizzata e il terrorismo internazionale.

2.3 Lobbying, corruzione e arricchimento

A causa della mancanza di prossimità ai cittadini, della mancanza di trasparenza delle istituzioni europee, del loro ampio potere normativo e della loro decisione su ingenti fondi, un meccanismo di rappresentanti con più di 25.000 lobbisti si è insediato nei centralini dell’UE. Cerca di influenzare le decisioni politiche, spesso nell’area grigia della corruzione. L’impatto sulla burocrazia di Bruxelles è allarmante e disinibito, con direttive e progetti di legge talvolta elaborati direttamente dai lobbisti. Le misure adottate per regolamentare il lobbismo dopo innumerevoli scandali sono solo una farsa. Anche prima che siano attuate le necessarie misure di riforma dell’Unione europea, chiediamo l’istituzione di un registro obbligatorio delle lobby in cui tutti i contatti con i lobbisti siano pubblicati tempestivamente e completamente. Oltre alla completa trasparenza, chiediamo obblighi concreti e sanzioni coerenti per tutti i funzionari e i dipendenti dell’Unione europea. Vogliamo sanzionare la corruzione e le frodi sui sussidi con la perdita automatica dell’eleggibilità e della capacità di ricoprire cariche pubbliche. Chiediamo inoltre la pubblicazione illimitata delle attività secondarie dei deputati al Parlamento europeo e dei funzionari dell’UE, nonché un periodo di attesa di tre anni per il passaggio dalla politica all’economia (“principio della porta girevole”).

Il dipendente della Volksbank nominato mafioso onorario / la nostra e-mail di protesta


In Germania il fenomeno mafioso viene sempre
più sottovalutato.

Molto spesso riceviamo lettere di persone
indignate che conoscono il pericolo derivante dalla presenza della mafia.

Per questo motivo abbiamo scritto la seguente
e-mail:

Cari membri del Consiglio di Sorveglianza,
caro signor Leson,

mi chiamo Sandro Mattioli, sono il presidente
dell’associazione berlinese mafianeindanke e.V.

Dal 2007 siamo impegnati nella lotta contro i
clan mafiosi e la criminalità organizzata in Germania e in Europa. Siamo nati
come reazione alla strage di Duisburg. In quell’occasione, gli assassini di un
clan della ‘ndrangheta hanno sparato per strada a sei membri di un clan avversario.
Questo evento ha sconvolto molti tedeschi e ha fatto capire loro chiaramente
che cosa sia la mafia, anche in Germania.

Nell’ Aachener Zeitung si legge che Thomas
Leson, direttore di filiale della Volks- und Raiffeisenbank Aachen Region, è
stato nominato Mafioso onorario 2020. A questo proposito, ci troviamo di fronte
ad alcune domande importanti. In che modo la sua funzione in un istituto
finanziario organizzato come cooperativa si integra con la valutazione positiva
della mafia, che lei, signor Leson, sostiene come nuovo mafioso onorario 2020?
Qual è la posizione del suo datore di lavoro sul fatto che lei, anche seppure
scherzosamente, si dichiara di appartenere ad un’organizzazione criminale che
ha sulla coscienza migliaia di persone assassinate, tra cui più di mille
persone innocenti che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato, o
che sono state vittime di un errore da parte dei loro assassini? O che sono
stati uccisi da bambini perché l’obiettivo era quello di colpire i loro
genitori? Come conciliate la vostra coscienza con quella di rappresentare una
tale organizzazione criminale i cui membri negano la vita comunitaria e
democratica e sottomettono l’economia legale con l’uso della violenza, delle
intimidazioni e dei ricatti?

Chi avvelena centinaia di persone con rifiuti
tossici scaricati illegalmente? Quanto è compatibile lei, onorevole Leson, con
l’idea di servizio pubblico di una banca se non prende chiaramente le distanze
dall’appartenenza a organizzazioni la cui attività principale è, tra l’altro,
il riciclaggio di denaro sporco, che il suo datore di lavoro è tenuto a
prevenire?

Questa lista potrebbe essere molto più lunga.
Ci aspettiamo una maggiore sensibilità da parte di un’istituzione finanziaria
impegnata per il bene comune e pertanto la invitiamo, onorevole Leson, a
rinunciare a questa iscrizione onoraria con effetto immediato. Sarebbe anche
una buona idea che l’associazione carnevalesca della ‘’Mafia del Musica’’
cambiasse nome. Sarebbe meglio non scegliere un’organizzazione criminale,
perché nessuno penserebbe neanche per scherzo di chiamare un’associazione
Waffen-SS. (E se questo è assolutamente necessario, allora almeno rendetelo
grammaticalmente corretto). Abbiamo pubblicato questa notizia come lettera
aperta sulla nostra homepage e saremmo felici di avere una risposta da parte
vostra e dei vostri datori di lavoro.

Non dobbiamo più banalizzare la criminalità
organizzata in Germania, e purtroppo lei, onorevole Leson, sta dando un
importante contributo in tal senso. Se posso fare un commento personale, non
potrei sopportare di essere accostato a persone che hanno brutalmente fatto
saltare in aria persone oneste e integre come i due procuratori antimafia
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Hanno ucciso il giudice Pio La Torre per
aver fatto dell’appartenenza alla mafia un reato penale.

Uccisero il quindicenne Giuseppe di Matteo
affinché suo padre, il testimone principale Santino Di Matteo, non collaborasse
più con la polizia. Almeno nove giornalisti sono stati uccisi da clan mafiosi
per il loro lavoro, e molti miei colleghi come Roberto Saviano devono vivere
nella paura costante. Qui potete trovare una lista delle vittime innocenti
della mafia, che viene letta in Italia ogni anno il 21 marzo in molte città:
http://vivi.libera.it/it-ricerca_nomi. Ci vogliono più di 20 minuti per
leggerle i nomi, anche solo velocemente. Non potete approvare tutto questo. Vi
prego di riconsiderare l’accettazione del titolo del ‘’disonore’’ e restituirlo
al mittente. Sentite liberi di contattarmi e vi spiegherò volentieri in
dettaglio tutto ciò che di negativo può significare il titolo di mafioso
onorario, anche in Germania.

Un caro saluto,

Sandro Mattioli

presidente mafianeindanke e.V.

mafianeindanke lavora su soluzioni innovative


Mafianeindanke è presente alla giornata
tedesca della prevenzione con la presentazione di un poster. Questo evento è un
ritrovo per tutti coloro che sono attivi nel campo della prevenzione della
criminalità ed è il più grande evento di questo tipo in Europa. L’incontro, a
cui prenderanno parte molte centinaia di partecipanti, si svolgerà quest’anno
il 20 e 21 maggio a Berlino presso l’Hotel Estrel. Mafianeindanke riferirà in
merito allo studio di fattibilità sui programmi di allontanamento e distacco
dalla criminalità clanica che l’associazione sta preparando, e i partecipanti
alla conferenza risponderanno alle domande. Tuttavia, questo studio non è
ancora stato completato e pertanto non sarà possibile annunciare i risultati.

Su cosa verte questo studio? Si tratta di un vuoto
che, a nostro avviso, dovrebbe essere colmato con urgenza: chiunque voglia allontanarsi
dalle strutture criminali oggi si trova spesso in difficoltà. Ci sono poche
offerte di aiuto, che al momento viene dato solo a coloro che testimoniano
contro la famiglia e gli amici. Dal nostro punto di vista, i programmi
indipendenti per l’allontanamento dalla criminalità clanica sono molto
importanti. In altri paesi, come l’Italia, la Danimarca e la Svezia, esistono
programmi analoghi. Ci stiamo quindi lavorando da tempo, per garantire che
anche in Germania si prenda in considerazione l’attuazione di misure adeguate,
anche in occasione dell’audizione di mafianeindanke alla commissione per gli
affari interni della Camera dei rappresentanti di Berlino.

Ora ci siamo messi al lavoro per scoprire come
potrebbero funzionare questi programmi in Germania e per parlarne con molti
esperti. Non appena i risultati saranno disponibili, riferiremo nuovamente in
questa sede. In ogni caso, la base per l’istituzione di programmi di allontanamento
è già stata gettata. Nel frattempo, il distretto di Neukölln, con cui
collaboriamo strettamente, ha preso una decisione positiva al riguardo. Infine,
si è riunita per la prima volta la nuova task force per la prevenzione e
l’uscita.

Disperso il gestore Santo Sabatino di Düsseldorf e ricercato nel programma Aktenzeichen XY


Un caso clamoroso: da un giorno all’altro scompare un gestore di diversi ristoranti di lusso. La famiglia aspetta qualche giorno prima di denunciare la scomparsa dell’uomo. La stampa riporta numerosi articoli sul caso e allo stesso tempo i giornalisti fanno ricerche sugli affari dell’uomo. Egli intendeva entrare nel business dei diamanti e un viaggio in Africa probabilmente serviva a questo scopo (e non solo per visitare una scuola che voleva sostenere caritatevolmente). Di Santo Sabatino, 55 anni, si scopre sempre di più: aveva consumato quantità eccessive di droga, le circostanze familiari erano note ai giornalisti, che si studiavano anche i viaggi che effettuava e con chi li intraprendeva e dove. Aveva anche intenzione di comprare una licenza bancaria in uno stato africano. Aveva dato dei soldi ai siciliani. Si dice che abbia avuto i contatti con i mafiosi. “Sabatino è stato eliminato dalla mafia?” chiede l’Express – il che è abbastanza sorprendente in considerazione della riluttanza dei media tedeschi a non associare alla mafia anche persone altamente mafiose. In ogni caso, le indagini non sono condotte come casi di persone scomparse, bensí dalla squadra omicidi. Un background mafioso non risulta improbabile. Al momento, la polizia non nega i legami con la mafia, ma non li conferma nemmeno.

Non si è ancora saputo nulla di rilevante in seguito alla trasmissione. Clicca qui per il programma nella ZDF Mediathek (in tedesco).

La lotta contro il riciclaggio di denaro sporco si sta globalmente indebolendo? // Il Basel Institute on Governance presenta l’indice antiriciclaggio (AML) 2018


Il Basel Institute on Governance, che è collegato all’Università di Basilea (Prof. Mark Pieth), utilizza 14 indicatori per esaminare ogni anno come più di 100 paesi affrontano il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo e quanto sono vulnerabili a questi problemi, rappresentando così un rischio per gli altri paesi con cui sono collegati tramite relazioni commerciali e sistemi di pagamento. In ottobre l’Istituto ha presentato il suo ultimo rapporto: questa relazione annuale fa riflettere.


L’Istituto vede un significativo peggioramento nella classifica degli Stati nazionali in tutto il mondo. La classifica dell’istituto varia da 0 (nessun rischio) a 10 (alto rischio). Anche paesi precedentemente classificati come allievi modello, come la Danimarca e i Paesi Bassi, sono stati valutati con risultati significativamente peggiori. Da una prospettiva europea, l’elenco di quest’anno dei paesi più a rischio è preoccupante. Dei dieci paesi con le maggiori perdite dell’indice, otto provengono dall’Europa. Quattro dei maggiori paesi che sono scesi nella classifica (Danimarca, Islanda, Slovenia e Portogallo) sono stati sottoposti a revisione contabile per la prima volta negli ultimi dodici mesi secondo il metodo FATF1 più rigoroso.

L’Istituto non effettua le proprie indagini in loco nei paesi controllati al momento dell’elaborazione dell’indice. I risultati degli audit nazionali del GAFI1 sono inclusi nell’indice dell’Istituto, nella misura in cui sono disponibili nella tornata di audit in corso2. Anche l’indice finanziario ombra, che viene continuamente compilato dalla ONG “Tax Justice Network”, è incluso nella valutazione. Anche i rapporti del Dipartimento di Stato americano sulla situazione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo vengono elaborati, ma sono orientati principalmente agli interessi della politica estera statunitense nella lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

Alcuni paesi precedentemente classificati dall’Istituto come a basso rischio, come la Danimarca, i Paesi Bassi, la Polonia e, sorprendentemente, Cipro, stanno ora ottenendo scarsi risultati nell’indice. Le ragioni di ciò non sono tanto i recenti scandali di riciclaggio su larga scala in Danimarca (Danske Bank) o nei Paesi Bassi (ING-Bank), quanto un cambiamento dei criteri di valutazione.

Mentre prima l’indice prendeva in considerazione solo il quadro giuridico contro il riciclaggio di denaro esistente negli Stati, l’ordine di priorità ora ipotizzato anche dal GAFI sull’effettiva attuazione delle misure legali ha chiarito che la lotta contro il riciclaggio di denaro non è così avanzata come in precedenza ipotizzato. C’era da temere che molti governi avrebbero ridotto la lotta contro il riciclaggio di denaro sporco e sfruttato gli effetti dell’arbitraggio e le lacune, ad esempio nella direttiva comunitaria sul riciclaggio di denaro sporco.

La stragrande maggioranza dei paesi che sono stati sottoposti a revisione negli ultimi dodici mesi utilizzando il metodo più rigoroso del GAFI appaiono ora con punteggi drammaticamente più bassi nell’indice. L’indice ha ponderato l’attuazione delle misure di prevenzione del riciclaggio di denaro il doppio rispetto alle misure adottate in uno Stato. Infatti, nella maggior parte dei paesi valutati in base al nuovo metodo FATF, è dimostrato che la polizia e le autorità di contrasto non sono coinvolte nella lotta contro il riciclaggio di denaro, o lo sono solo in misura molto limitata. D’altro canto, gli Stati si sono nascosti dietro sistemi di conformità formalmente esistenti nelle banche e nelle imprese industriali che non erano molto adatti e che hanno acquistato l’ancoraggio da società di consulenza e società di revisione contabile e che darebbero alla prevenzione del riciclaggio di denaro una seria mano di vernice, osserva correttamente l’Istituto.

È positivo notare che, a causa della situazione desolata, l’Istituto sostiene la recente proposta della Commissione europea di rafforzare la vigilanza sul riciclaggio di denaro nei singoli Stati membri dell’UE estendendo il mandato dell’Autorità europea di vigilanza bancaria (ABE). Mafia? Nein Danke ha recentemente fatto una richiesta simile in considerazione delle carenze delle autorità nazionali di regolamentazione degli Stati membri dell’UE.

BOX

La Financial Action Task Force (FATF) è il più importante organismo internazionale per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. L’organo di 35 Stati membri, 3 Stati con status di osservatore e due organizzazioni internazionali (Commissione europea e Consiglio di cooperazione del Golfo) è domiciliato presso l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) a Parigi. Il GAFI ha gruppi regionali in Asia, Europa, Medio Oriente e Africa. Al GAFI partecipano importanti organizzazioni internazionali come il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale o le sottostrutture delle Nazioni Unite.

La Germania è uno dei membri fondatori di questo gruppo di esperti fondato nel 1989 dai paesi del G7 e dalla Commissione CE. L’obiettivo principale del GAFI è quello di sviluppare e promuovere principi per combattere e prevenire il riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo e altri reati che minacciano l’integrità dei mercati finanziari. Essa garantisce la diffusione su scala mondiale di questo approccio e ne controlla l’attuazione negli Stati membri. A tal fine, il GAFI ha adottato norme minime contro il riciclaggio di denaro sporco, che sono state aggiornate più volte dal 1990 (“40 raccomandazioni del 16 febbraio 2012”3).

Le 40 Raccomandazioni stabiliscono per la prima volta codici di condotta e standard uniformi per l’intero settore finanziario e per tutte le persone e professioni coinvolte nel settore non finanziario, nonché per il perseguimento del riciclaggio di denaro e la cooperazione internazionale in questo settore. Le nuove scoperte, le tipologie e gli sviluppi nel campo della lotta al riciclaggio di denaro sono integrati nella revisione degli standard.

Sebbene gli standard politici del GAFI non siano direttamente vincolanti, finora più di 130 paesi li riconoscono come vincolanti. Le raccomandazioni e le dichiarazioni del GAFI sono “soft law”, che non hanno effetti giuridici diretti e vincolanti, ma acquisiscono la loro legittimità grazie all’accordo degli Stati membri. Essi si sono impegnati a recepire queste raccomandazioni e dichiarazioni del GAFI nel diritto nazionale. Nell’Unione Europea, tuttavia, questi standard sono attuati in modo giuridicamente vincolante per gli Stati membri attraverso direttive (direttiva UE sul riciclaggio di denaro sporco) e regolamenti UE. Il contenuto della direttiva europea sul riciclaggio di denaro è ora più rigoroso di quello del GAFI, riduce il campo di applicazione discrezionale e si concentra più chiaramente sui nuovi rischi di riciclaggio di denaro, come il denaro virtuale (bitcoin).

L’attuazione degli standard del GAFI viene riesaminata dal GAFI nell’ambito di una regolare procedura di revisione nazionale. Recentemente è stato esaminato non solo se il paese sottoposto ad audit ha adottato gli standard del GAFI nel suo sistema giuridico, ma anche come questi standard vengono attuati nella pratica. I rapporti di audit sono pubblicati sul sito web del GAFI. I paesi che non soddisfano questi standard possono essere inseriti nella lista nera per i paesi ad alto rischio, con un rischio significativo per la reputazione della rispettiva sede aziendale. Se gli Stati non rispettano gli standard del GAFI, questo può incoraggiare i suoi Stati membri a imporre restrizioni alle operazioni di pagamento con tale Stato e a rafforzare il meccanismo di verifica dei fattori di rischio.

L’indubbio successo del GAFI nella riduzione del riciclaggio di denaro a livello mondiale è diminuito dal fatto che il voto sulle norme minime e il loro ulteriore sviluppo è lungo e pesante a causa del gran numero di Stati membri, dei diversi interessi e della procedura di voto (principio del consenso). Inoltre, il GAFI non è in grado di effettuare audit in loco nei paesi in quanto controlli in loco e quindi di ottenere informazioni affidabili sullo stato effettivo di attuazione. Sulla base delle cifre e dei fatti forniti dagli Stati, essa deve effettuare le proprie valutazioni nell’ambito delle relazioni nazionali “secondo le pratiche”. Inoltre, le risorse umane del segretariato del GAFI sono limitate e pertanto i paesi del GAFI, che dispongono di risorse finanziarie consistenti, devono rafforzare il proprio personale con “esperti”. Grandi potenze come gli Stati Uniti svolgono un ruolo dominante nel GAFI, che si riflette, tra l’altro, nella definizione delle priorità per i compiti del GAFI e nella valutazione dei paesi ad alto rischio (Corea del Nord, Iran).

 

1 Per il FATF v. BOX

2 Questo non è il caso della Germania. La Germania non sarà sottoposta a revisione contabile da parte del GAFI prima del 2019.

3 Le 40 raccomandazioni, aggiornate l’ultima volta nel 2012, possono essere scaricate al seguente indirizzo:

www.fatf-gafi.org.

Scampia on the road


Scampia on the road“ è il nome di un progetto antimafia del „Centro Giovani Vintola 18 di Bolzano presentato da loro al gruppo monacense di Mafia? Nein Danke! a metà novembre.

Attraverso la tematica delle mafie i giovani altoatesini ogni anno da ormai quattro anni hanno la possibilità di conoscere il cuore della resistenza alla Camorra nel napoletano. Lo scopo del progetto è di offrire un percorso di conoscenza e allo stesso tempo una presa di coscienza della tematica di cittadinanza attiva. Il progetto prevede tre fasi.

Nella prima fase i giovani vengono preparati. Vengono spiegate loro le finalità del progetto e viene guardato il filmato „Scampia è cosa mia“, realizzato dai partecipanti dell’anno 2016. Ha poi luogo un loro incontro – sempre nellAlto Adige – con esperti sul tema della Mafia.

Nella seconda fase vanno insieme a Scampia, nel napoletano. Lì hanno la possibilità di visitare i luoghi simbolo della legalità a Napoli e di lavorare sul primo bene agricolo confiscato a Napoli – Fondo Rustico „Amato Lamberti“ a Chiaianoe all’interno dell’Officina delle culture „Gelsomina Verde“, presidio di legalità del quartiere Scampia, e di partecipare a incontri formativi incontrando testimoni che in prima persona hanno avuto a che fare con la Camorra e di avere un confronto diretto con loro.

Durante la settimana i ragazzi hanno il compito di rielaborare la propria esperienza attraverso l’arte: fotografia, scrittura, musica.

Nella terza fase i giovani presentano i loro elaborati e le loro storie durante una serata aperta al pubblico di Bolzano e alla quale sono presenti anche ospiti rappresentativi della realtà del quartiere Scampia.

Noi come „Mafia? Nein Danke!“ discuteremo a Dicembre su come possiamo collaborare con questo bellissimo progetto e come possiamo adattarlo anche alla realtà tedesca.

La distanza tra Monaco e Bolzano è anche inferiore rispetto a quella tra Monaco e Berlino. Il nostro gruppo di lavoro con i giovani è molto piccolo e cerchiamo rinforzi per questo settore.

Chiunque abbia voglia di aiutarci si faccia sentire!

Giornalista uccisa in Bulgaria: in un anno è il terzo caso in Europa


Solo nell’ultimo anno abbiamo dovuto leggere dell’omicidio di tre giornalisti: la terza è Viktoria Marinova, di trent’anni, stuprata e uccisa il 7 ottobre mentre faceva jogging nel parco. Era reporter e responsabile amministrativo del canale televisivo privato Tvn di Russe, nel nord della Bulgaria, luogo dove è morta.

Come ha riferito il ministro dell’Interno bulgaro Mladen Marinov, non è ancora chiaro il motivo di questo nuovo delitto né se sia legato strettamente al lavoro della Marinova.

L’autore di questo gesto potrebbe essere un maniaco sessuale o un ospite di un centro psichiatrico vicino al parco. Il sospettato è stato arrestato in Germania, dove si era recato subito dopo l’omicidio: il soggetto era già ricercato per omicidio e stupro.

Quel che è sicuro è che questo episodio accende le luci sulla libertà di stampa in Bulgaria, al 111° posto su 180 nell’ultimo Rapporto mondiale sulla libertà di stampa di Reporters Sans Frontières (Rsf): la situazione bulgara è la più grave nell’Ue poiché la corruzione dei media impedisce di fatto di informare liberamente. La Bulgaria è inoltre al 71° posto in Europa tra paesi corrotti, come ha rilevato un anno fa Transparency International.

Ciò che lega questa giovane donna agli altri due giornalisti uccisi nell’ultimo anno – Daphne Caruana Galizia nell’ottobre 2017 e Jan Kuciak questo febbraio – forse non è la causa dell’uccisione, ma è il fatto che anche lei si sia occupata di indagini su presunti casi di corruzione relativi all’utilizzo di fondi europei: solo una settimana prima nel suo programma “Lie Detector” aveva trattato alcuni casi di presunta corruzione relativa all’erogazione di fondi strutturali dall’Unione europea.

Nello specifico ha intervistato due giornalisti, il bulgaro Dimitar Stoyanov del sito internet “Bivol” e il romeno Attila Biro della Rise Project Romania che nei giorni successivi sono stati arrestati mentre svolgevano indagini giornalistiche per corruzione e abusi sui fondi Ue da parte della compagnia edilizia bulgara “Gp Group”. La GP Group Joint stock company detiene il controllo della distribuzione di gas e petrolio, della realizzazione di infrastrutture, dell’edilizia residenziale ed industriale e della gestione di strutture alberghiere sia comunitarie che pubbliche.

Le reazioni

Il portavoce ufficiale della Commissione europea ha chiesto alla Bulgaria “un’indagine rapida e approfondita”. Nel suo recente discorso sull’Unione, il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha affermato : “Dovremo proteggere meglio i nostri giornalisti, che sono anche attori importanti della nostra democrazia” e che “troppi giornalisti vengono intimiditi, attaccati e persino uccisi”.

La sera dell’8 ottobre nella capitale Sofia e in altre città bulgare sono scese in piazza centinaia di persone per chiedere che si indaghi sulle responsabilità di questo omicidio, sul quale il premier bulgaro Boyko Borissov ha dichiarato che la cattura del responsabile sia questione di tempo dal momento che gli inquirenti dispongono di tracce del suo Dna.

L’arresto dei killer di Jan Kuciak

Ci sono degli aggiornamenti invece per quanto riguarda l’uccisione del giornalista slovacco Kuciak e della fidanzata, di cui abbiamo parlato qualche newsletter fa.

Nonostante non si conosca ancora il ruolo della ‘ndrangheta, sono stati individuati e arrestati gli esecutori materiali dell’omicidio: i killer sono l’ex poliziotto Tomas Szabo e l’ex militare Miroslav Marcek, ma sono stati arrestati anche l’interprete di italiano Alena Zsuzsova che li ha incaricati e l’imprenditore Zoltan Andrusko che fungeva da intermediario. La Zsuzsova lavorava per l’imprenditore slovacco Marian Kocner e avrebbe pagato almeno 70mila euro, di cui 50mila sono stati versati agli esecutori: lei come gli altri è soltanto l’ultimo anello della catena dietro a questo omicidio, dato che avrebbe agito dietro mandato di altri soggetti ancora non identificati.

Non ci sono ancora risposte certe sul movente di questo omicidio, ma è assai probabile che le indagini di Kuciak disturbassero Kocner, dal momento che hanno fatto emergere il suo coinvolgimento in una speculazione immobiliare su cui era stato indagato e successivamente assolto.

Comunicato stampa sulla situazione a livello federale delle droghe nel 2017: il traffico di droga – un business in piena espansione


La cocaina è diventata una droga di uso quotidiano per molte persone in Germania, come il consumo della cannabis e quello dell’alcool. Questo è ciò che emerge dal rapporto federale del BKA sui crimini legati agli stupefacenti, secondo il quale i reati di cocaina sono aumentati di quasi il 20% e la quantità di stupefacenti sequestrati è moltiplicata. Anche il fatto che il prezzo al consumo della cocaina non cambi nonostante la confisca di stupefacenti è un segnale allarmante: attualmente in Europa stiamo assistendo a un’ondata di cocaina di cui le autorità sono praticamente incapaci di occuparsi.

L’attuale politica restrittiva in materia di droga si sta rivelando inefficace: non limita l’uso di droghe come la cocaina e, al tempo stesso, garantisce che i profitti delle organizzazioni criminali continuino ad aumentare. Per impedire il più possibile l’importazione e il traffico di stupefacenti, occorre intensificare gli sforzi per sequestrare i capitali criminali. La nuova versione della legge sul sequestro dei beni, adottata l’anno scorso, ha migliorato in una certa misura lo spazio giuridico; ora la legge deve essere applicata e ulteriormente adattata alla situazione in Germania.

In questo contesto a Mafia? Nein, Danke! manca un dato importante nel discorso: i capitali confiscati dal narcotraffico. Il problema maggiormente legato al narcotraffico è che le organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta perseguono dei guadagni enormi. Questo denaro viene ripulito, soprattutto anche in Germania, che per la mafia è un Paese assai allettante per il riciclaggio di denaro a causa delle sue strutture politiche ed economiche e la legislatura insufficiente sul tema. Al tempo stesso il rischio che i profitti criminali vengano confiscati è ragionevolmente esiguo. Tra il 2007 e il 2017 il governo del Land ha tolto alle organizzazioni mafiose italiane soltanto 5,85 milioni di euro. Per fare un confronto: è provato che nell’arco di un’unica giornata solo a Berlino vengono spacciati circa dieci chilogrammi di cocaina, cosa che frutta qualcosa come tre-quattro milioni di fatturato, di conseguenza un fatturato annuo di circa 275 milioni di euro. Estrapolando dalla Germania risultano miliardi di fatturato solo con la cocaina: soldi che, al netto dei costi del traffico di droga, rimangono nelle casse dei criminali. Ciò significa che in Germania non solo vengono prodotti miliardi di fatturato con il traffico criminale di droga, ma che questo denaro viene anche qui reinvestito.

Dal punto di vista di una ONG che si occupa di criminalità organizzata, è intollerabile che si accumulino notizie di sospetti di riciclaggio di denaro, come emerge dai dati delle autorità di controllo preposte ai crimini finanziari, della Financial Intelligence Unit FIU. Lo scorso anno l’organizzazione è passata dalla BKA alla dogana, ma ciò non ha incrementato la sua efficacia: ha infatti una coda di elaborazione di circa 30000 casi, e oltre a ciò mancano ancora strutture che possano fare luce su casi ulteriormente complessi come l’accesso agli atti della polizia. Urge in modo particolare il bisogno di rimediare a questa mancanza. Al tempo stesso offrono facilmente eccellenti possibilità a coloro che utilizzano strutture finanziarie come i trust e i fondi chiusi, capitale derivante da reati da investire in grande quantità nel settore immobiliare; tali investimenti assicurano la sua base di potere. Tutto ciò rende la Germania un paradiso per i trafficanti di stupefacenti e per la criminalità organizzata.

Se si analizzano i dati disponibili, si nota che gli indagati di origine italiana sono presenti in scarsa misura nelle statistiche della criminalità tedesca. La leadership globale della ‘ndrangheta, la mafia calabrese, nel commercio della cocaina, è indiscussa. I presunti membri della mafia italiana stanno organizzando il commercio globale anche dalla Germania, come dimostrano le indagini della polizia italiana. In particolare i rappresentanti della ‘ndrangheta hanno dei contatti diretti nei paesi produttori di cocaina per organizzarne l’importazione in Europa. La bassa percentuale di indagati si spiega con la tendenza che persone di altre nazionalità, ad esempio albanesi, agiscono in questo contesto, come già notato dalla polizia, come scagnozzi al servizio di organizzazioni mafiose italiane.

La relazione finale della Commissione parlamentare antimafia italiana


Il 21 febbraio 2018 è stata presentata al Senato italiano la relazione finale della commissione parlamentare Antimafia presieduta dall’onorevole Rosy Bindi che racchiude il lavoro svolto durante la legislatura 2013-2018. La commissione Antimafia, istituita per la prima volta nel 1962, ha una funzione d’inchiesta, indagine e informazione sul fenomeno mafioso ed è composta da deputati e senatori della Repubblica italiana. Il documento è molto importante al fine di capire la recente evoluzione delle mafie e racchiude il lavoro fatto fino ad ora, lasciando il testimone a chi sarà eletto alla commissione con la prossima legislatura. L’approfondimento appena pubblicato non si è limitato a studiare il fenomeno all’interno dei soli confini italiani, ma l’internalizzazione delle mafie ha portato la commissione a spostarsi e a confrontarsi con la sua evoluzione in Europa e non solo.

L’evoluzione delle mafie italiane

Il punto di partenza che apre la relazione e che è di fondamentale importanza per comprendere le mafie italiane oggi è la straordinaria capacità di adattamento delle mafie stesse alla società in cui oggi tutti noi viviamo. Se nel corso degli ultimi anni da un lato la lotta alla criminalità organizzata è cresciuta sempre di più grazie anche a un mirato lavoro dei giudici e a una crescente consapevolezza della società civile, questo di contro ha visto le mafie cercare e sfruttare opportunità di business laddove prima non c’erano e sempre di più in territori non tradizionali. Un secondo aspetto importante da notare è come il consenso silenzioso che prima arrivava dal basso ora è sempre di più un consenso d’élite: gli interlocutori delle criminalità organizzate sono spesso professionisti dell’economia e della politica, attori esterni all’associazione mafiosa i quali operano nella cosiddetta zona grigia; è evidente, quindi, il ricorso sempre più sporadico alla violenza perpetrata, prediligendo il metodo corruttivo. La mafia è sempre più imprenditrice, infiltrandosi nell’economia legale al fine di reinvestire e ripulire il profitto accumulato grazie a traffici illeciti.

L’internazionalizzazione della ‘ndrangheta

Il raggio d’azione mafioso arriva a toccare diversi stati europei, Germania compresa. Anche la relazione della commissione antimafia cita il paese come territorio d’infiltrazione mafiosa, in particolar modo da parte dell’ˋndrangheta. L’allarmante presenza di ˋndranghetisti in Germania è emersa ancora più chiaramente grazie all’importante operazione Stige di inizio gennaio 2018 (per i dettagli dell’azione qui il nostro articolo di approfondimento). L’operazione ha infatti identificato un’importante cosca crotonese e le sue ramificazioni in varie regioni italiane, in Germania e Svizzera. La flessibilità e l’adattamento dellˋndrangheta nei territori oltreconfine è favorita dalle legislazioni, meno severe e attente al fenomeno mafioso degli altri paesi europei: l’assenza di norme come quella italiana del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso e delle misure legate alla prevenzione patrimoniale rende molto difficile sequestrare beni all’estero. Di questo le cosche ne sono consapevoli e ne approfittano comprando alberghi, ristoranti e strutture di altro genere, aprendo attività senza temere di vedere i propri beni sequestrati in Germania, Svizzera, Malta, Spagna e Francia. Inoltre, dai documenti emerge come l’ˋndrangheta sia attiva anche oltreoceano e America Latina: le cosche di Vibo Valentia e di Reggio Calabria continuano ad essere egemoni nel mercato della cocaina, mantenendo rapporti privilegiati con i cartelli del narcotraffico del Centro e Sud America.

Strumenti di contrasto comuni

La commissione ha auspicato, più volte, una maggiore cooperazione da parte delle istituzioni europee nella lotta contro la mafia, oltre a sollecitare i partner europei a un maggior impegno all’interno dei propri confini nazionali. Nondimeno è importante ricordare che la lotta alla criminalità organizzata non può essere lasciata al singolo stato, considerando anche i numeri delle mafie, che costano alle entrate fiscali dell’Unione Europea circa 670 miliardi. Diverse le misure che la commissione suggerisce in tal senso, ma di fondamentale importanza rimane un allineamento legislativo anche dal punto di vista penale. I risultati raggiunti in questi anni di lavoro hanno visto il 12 ottobre 2017 adottare formalmente a livello europeo il regolamento che istituisce la Procura europea. Sono venti gli Stati membri che vi partecipano, inclusa l’Italia. La procura europea avrà il compito di indagare e perseguire i reati che toccano gli interessi finanziari dell’Unione Europea, comprese le condotte di corruzione passiva o attiva e di appropriazione indebita legati a questi interessi finanziari. La proposta di disciplinare i provvedimenti di congelamento e confisca dei beni è stata approvata invece il 12 gennaio 2018, dando inizio ai negoziati inter-istituzionali per la stesura della legge. Da ultimo è importante ricordare i protocolli d’intesa da parte della Direzione Nazionale Antimafia italiana con cinquanta paesi che hanno lo scopo di semplificare e velocizzare la collaborazione sul tema.

Movimento antimafia

Un importante accenno viene fatto al sempre più crescente movimento antimafia, che in Italia si declina in progetti nelle scuole, in formazione degli insegnanti e in nuovi corsi di laurea nelle università. Recentemente è nato anche il primo dottorato di ricerca proprio sulla criminalità organizzata. Nel frattempo anche il movimento antimafia si è internazionalizzato, con tanti avamposti europei sparsi tra i paesi che, simili a quello di Mafia? Nein, danke! divulgano una crescente sensibilizzazione anti-mafiosa: da Berlino, a Bruxelles, Parigi, Marsiglia, Londra e Madrid. In questo Libera, l’associazione italiana antimafia per eccellenza è diventata un punto di riferimento per la sensibilizzazione e il lavoro su questa tematica; sono infatti 1600 le associazioni che con essa cooperano. Oltre a questi movimenti che nascono dalla società civile, viene citato anche l’esempio di Avviso pubblico, un movimento antimafia all’interno dell’amministrazione pubblica, dove confluiscono enti pubblici e Regioni che fanno della promozione dei valori della legalità e della formazione civile contro le mafie il loro scopo. Viene infine citato l’esempio della sempre più crescente sensibilità al tema nel campo dell’arte, del cinema e all’interno di blog creati ad hoc. Sono tre le motivazioni principali che la commissione individua per descrivere la crescente consapevolezza sull’argomento: la legittimazione da parte del pontificato di Francesco I, lo sviluppo del movimento antimafia anche nelle regioni del Nord d’Italia e la trasformazione di questa lotta come un dovere civile.