Disperso il gestore Santo Sabatino di Düsseldorf e ricercato nel programma Aktenzeichen XY


Un caso clamoroso: da un giorno all’altro scompare un gestore di diversi ristoranti di lusso. La famiglia aspetta qualche giorno prima di denunciare la scomparsa dell’uomo. La stampa riporta numerosi articoli sul caso e allo stesso tempo i giornalisti fanno ricerche sugli affari dell’uomo. Egli intendeva entrare nel business dei diamanti e un viaggio in Africa probabilmente serviva a questo scopo (e non solo per visitare una scuola che voleva sostenere caritatevolmente). Di Santo Sabatino, 55 anni, si scopre sempre di più: aveva consumato quantità eccessive di droga, le circostanze familiari erano note ai giornalisti, che si studiavano anche i viaggi che effettuava e con chi li intraprendeva e dove. Aveva anche intenzione di comprare una licenza bancaria in uno stato africano. Aveva dato dei soldi ai siciliani. Si dice che abbia avuto i contatti con i mafiosi. “Sabatino è stato eliminato dalla mafia?” chiede l’Express – il che è abbastanza sorprendente in considerazione della riluttanza dei media tedeschi a non associare alla mafia anche persone altamente mafiose. In ogni caso, le indagini non sono condotte come casi di persone scomparse, bensí dalla squadra omicidi. Un background mafioso non risulta improbabile. Al momento, la polizia non nega i legami con la mafia, ma non li conferma nemmeno.

Non si è ancora saputo nulla di rilevante in seguito alla trasmissione. Clicca qui per il programma nella ZDF Mediathek (in tedesco).

Operazione “Pollino”: Nonostante la retata anti mafia di successo le autorità tedesche fanno una figuraccia


In Olanda, Belgio, Italia e Germania sono stati arrestati all’inizio di dicembre 90 presunti membri dell’ ‘Ndrangheta. La finora più importante operazione internazionale anti mafia è stata coordinata dalle autorità europee competenti Eurojust e Europol. Al contrario di come spesso accade l’operazione non parte dall’Italia ma ha origine da delle indagini in Olanda per riciclaggio di denaro, che hanno portato a perquisizioni nella Renania settentrionale Vestfalia, a Berlino e in Baviera. Considerata la vicinanza ai porti di Amsterdam, Antwerpen e Rotterdam le indagini in Germania sono state concentrate nella regione est della Renania settentrionale Vestfalia. Grazie al successo della collaborazione a livello europeo l’operazione ha riscosso molte lodi, mentre i ripetuti errori delle autorità tedesche sono passati in secondo piano.

Gli antefatti: come gli ‘ndraghetisti sono arrivati in Germania

Nicodemo Panetta (37 anni) è un imprenditore che vive a Grotteria in Calabria ed è vittima di ripetute estorsioni. Nonostante sia lui che la sua famiglia vengano aggrediti e le sue attrezzature e macchine da costruzione vengano distrutte Panetta non si lascia intimidire e sporge denuncia contro i suoi estortori. Nel novembre del 1986 Panetta e il suo amico e imprenditore Nicodemo Raschillà sono vittime di un attentato e perdono la vita. Gli agenti trovano i proiettili di un intero caricatore di mitra ma non trovano alcun testimone. Le indagini giudiziarie portano all’arresto di alcuni presunti ‘ndraghetisti e mostrano che capitali legati all’attività d’estorsione del clan erano destinati alla Germania, sia per impedirne il sequestro che per mascherarne l’origine. Documenti legati all’indagine italiana dimostrano che con l’assistenza di un notaio tedesco a Duisburg sono stati investiti 80.000 Euro nell’impresa Bellavita con sede ad Hagen. Un ulteriore investimento venne destinato all’impresa La Piazza 3 Gastronomie che era al centro delle indagini dell’operazione “Pollino”. Gli ‘ndraghetisti si rivolsero sempre allo stesso notaio di Duisburg per le loro attività. Evidentemente il notaio Klaus B. non ebbe alcun sospetto, nonostante i cognomi dei clienti fossero legati all’ambiente dell’attività mafiosa. Una semplice ricerca su internet sarebbe bastata ad ottenere abbastanza materiale per una notifica di sospetto riciclaggio, alla quale i notaio obbligati e per la quale dispongono di estese possibilità di verifica. Una segnalazione tuttavia non venne mai presentata.

Intoppi nelle indagini e violazione del segreto d’ufficio

È quasi imbarazzante che la cimice nascosta nell’auto di due presunti dagli agenti ufficio di polizia federale tedesco (BKA) sia stata scoperta dagli ‘ndraghetisti ma non il sistema GPS che un gruppo di origina turca aveva installato nelle auto prima di metterle a disposizione degli ‘ndraghetisti. Proprio quando per aereo e per nave stava per arrivare un carico con mezza tonnellata di cocaina il dispositivo tecnico venne scoperto. Il gruppo di origine turca era non solo coinvolto nel traffico di droga ma metteva anche a disposizione degli ‘ndraghetisti auto con vani segreti (e appunto il suddetto sistema GPS). Queste auto venivano poi utilizzate per portare la cocaina in Italia. Per onestà è tuttavia opportuno menzionare che anche la polizia tedesca era a conoscenza del sistema e ha utilizzato i dati del gruppo turco per le proprie indagini. La collaborazione tra il gruppo di origine turca, che verosimilmente è legato alla criminalità organizzata, ed il gruppo italiano, sussisteva da lungo tempo. Altri ‘ndraghetisti attivi nella zona della Ruhr avevano già precedentemente utilizzato i loro servizi. I documenti legati alle indagini svelano che agenti tedeschi infiltrati avevano acquistato un’auto manipolata nell’estate del 2017. Il vano segreto integrato nell’auto poteva solo essere aperto grazie ad un speciale interruttore attivato dalla pressione di un preciso tasto nell’auto e l’utilizzo contemporaneo di un caricabatteria collegato all’accendisigaro. Quest’auto venne poi sequestrata.

Un altro errore venne commesso dalla polizia tedesca nel tentativo di installare delle videocamere di sorveglianza di fronte alla pizzeria che serviva come base al gruppo di ‘ndraghetisti. I protocolli della sorveglianza indicano che gli ‘ndraghetisti si accorserso prontamente delle telecamere, come riportato nell’audio di membro dell’organizzazione: “Cugi qua siamo sotto nn lo dire a nessuno anno messo le telcamere nella casa di boris che puntano nel locale… Ha chiamato la kripo a padrone di casa difronte e per sbaglio anno chiamato da boris […] ”). Come noto (da scambio informativo), il BKA aveva installato un sistema di videosorveglianza”.

Oltre a ciò gli ‘ndraghetisti riuscirono a nascondere un carico di droga così bene in un auto che la polizia durante un controllo non fu in grado di trovarlo. Domenico P. racconta che Francesco P. ai tempi residente a Moers ed un complice furono fermati dalla polizia con un auto “piena zeppa” di cocaina. Nonostante gli agenti avessero smontato l’intera auto e anche infilato una mano nella batteria non trovarono niente. Agenti italiani increduli chiesero conferma ai colleghi tedeschi che confermarono la veridicità del fatto avvenuto durante un controllo nell’ottobre 2014 a Neuwied. Un test antidroga diede un risultato positivo. “Lo hanno fatto pisciare in un barattolo in mezzo alla strada”, così descrive P. il controllo della polizia tedesca. I due ‘ndraghetisti e l’auto vennero quindi portati alla stazione di polizia, dove l’auto venne sottoposta ad un’ispezione, che ebbe tuttavia esito negativo. Il giorno successivo i due vennero rilasciati e con loro l’auto carica di cocaina.

Invece non si può definire un errore la violazione del segreto d’ufficio legato alla cooperazione nel traffico di droga tra gli ‘ndraghetisti e il gruppo turco. Nella Renania settentrionale Vestfalia sono in corso indagini contro cinque persone coinvolte: contro tre impiegati nella polizia, un’impiegata nell’amministrazione comunale di Wesseling e un’ex impiegata nell’amministrazione comunale di Duisburg. In questo momento non è possibile ottenere informazioni più precise. Una portavoce del pubblico ministero di Duisburg ha confermato che si tratta della violazione sia di segreto d’ufficio sia di dati personali.

In conclusione, a parte qualche arresto risulta importante che le autorità tedesche in termini di lotta alla mafia abbiano ancora molto da imparare, per non perdere credibilità a livello internazionale. Un carico di 550 kg di cocaina che probabilmente per colpa di una cimice installata male non è potuto essere sventato, un’operazione di sorveglianza di un punto di ritrovo per gruppo di trafficati andata a monte, cinque persone che indipendentemente l’una dall’altra hanno condiviso dati segreti e sensibili con la criminalità organizzata – sono esperienza che sollevano molte domande. Inoltre mostrano come il personale delle autorità tedesche non sia sensibilizzato adeguatamente per il problema della criminalità organizzata. Gli atti non contengono riferimenti a incidenti simili in altri paesi.

CHANCE – una rete europea per la lotta contro la criminalità organizzata


La mafia non conosce limiti. Agisce a livello transnazionale. Non solo nel traffico di stupefacenti, nel traffico di generi alimentari contraffatto, nel riciclo di denaro, nella tratta di esseri umani ed in molti altri campi. Le frontiere statali e i confini delle organizzazioni non hanno alcuna importanza, sono anzi d’aiuto.

I suoi avversari hanno ancora molte difficoltà ad agire a livello internazionale e a cooperare al di là dei confini nazionali. L’operazione Pollino nel dicembre 2018 è stata la prima indagine europea non limitata alla semplice assistenza giudiziaria – cfr. i molti contenuti della newsletter di mafianeindanke. Ma c’è ancora molto lavoro da fare. Per esempio, ad oggi non esiste ancora un protocollo sistematico per gli interrogatori di testimoni al di là delle frontiere nazionali. In questo caso è necessaria un intervento politico e delle autorità competenti. Questa è una delle tante richieste di mafianeindanke.

Anche il settore civile ha molte difficoltà nell’organizzare un cooperazione sistematica a livello internazionale nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata. Il bisogno di una legislazione adeguata viene articolato generalmente solo a livello nazionale e le singole organizzazioni sono troppo deboli per essere ascoltate a livello europeo, dove hanno origine più di due terzi delle leggi nazionali, soprattutto se non si ha una buona rete di contatti come la fondatrice di mafianeindanke ed ex europarlamentare Laura Gavarini.

La situazione ora dovrebbe cambiare. Già avevamo annunciato a dicembre mafianeindanke fa parte di una rete di organizzazioni anti mafia, lanciata da Libera Internazionale. Durante l’ultimo fine settimana di febbraio attivisti di varie organizzazioni anti mafia da dieci paesi europei si sono incontrati a Bruxelles, per accordarsi su un programma politico comune e sul nome del progetto.
CHANCE – Civil Hub Against orgaNised Crime in Europe
Già la prima operazione della nuova rete di coordinazione ed azione è di importanza non indifferente. Il 3. aprile CHANCE presenterà la sua agenda politica alla Commissione Europea e ad alcune persone chiave del parlamento europeo uscente. Il programma include 13 punti – da miglioramenti nella lotta al riciclaggio di denaro, la protezione di testimoni e giornalisti, la confisca di proprietà mafiose e il loro possibile utilizzo da parte dalla società civile fino ad un cambio di strategia nel traffico di droga. Una delle massime priorità di CHANCE riguarda la richiesta di istituire un “tavolo rotondo” o “conferenza permanente” per la collaborazione sistematica tra la società civile e le autorità competenti.

Quest’ampia agenda politica è stata elaborata duranti gli incontri dei membri della rete e finalizzata durante un incontro di tre giorni con consulenti professionali. Il primo giorno, un esperto nell’ambito “Home Affairs”– anche esperto nel campo negli affari interni della Commissione Europea, ha messo a disposizione il suo know-how. Il secondo giorno CHANCE ha avuto modo di consultare un ex pubblico ministero italiano, che è ben informato sullo stato attuale del discorso anche a livello europeo sulla legislatura anti mafia.

Maggiori dettagli sull’agenda politica di CHANCE e sull’incontro del 3. Aprile 2019 nella prossima newsletter.

Le bombe arrivano più tardi – l’espansione della ”ndrangheta in una conferenza di Nando dalla Chiesa


Da oltre trent’anni il sociologo Nando dalla Chiesa studia la criminalità organizzata italiana. E’ stato quindi uno dei pionieri di questa materia, che in Italia è attualmente oggetto di ricerche scientifiche su scala relativamente ampia. In Germania, invece, l’analisi sistematica della criminalità organizzata è meno pronunciata. Anche per questo Dalla Chiesa si reca in Germania una volta all’anno e si prepara ad una vera e propria maratona di conferenze: Poi, nel giro di pochi giorni, riferisce dei suoi studi in diverse città. Quest’anno ha tenuto conferenze a Lipsia, Halle, Amburgo, Potsdam e Berlino e ha offerto al pubblico una sintesi, l’essenza del suo lavoro fino ad ora. Si fanno vive sempre di più le sue esperienze personali.
“Quando ero studente e scrivevo la mia tesi sulla mafia, la parola globalizzazione non esisteva ancora. Ma la mafia era già globale e rappresentata in Canada e negli Stati Uniti”, dice Dalla Chiesa. Tre domande sono state il tema centrale della sua conferenza: perché le organizzazioni mafiose italiane si stanno espandendo? Cosa li mette in condizione di farlo? E cosa significa questo per le aree che vengono “colonizzate”?
È abbastanza sorprendente che Dalla Chiesa usi il termine colonizzazione. Le immagini che mostra danno un’impressione diversa. Mostra i piccoli borghi della Calabria. Sinopoli, ad esempio, un piccolo nido, ai cui abitanti appartengono molte proprietà sulla magnifica Via Veneto a Roma. Poveri villaggi di montagna, a quanto pare. Villaggi come Platì o San Luca, per i quali nessun gallo canterebbe se non fosse cresciuta li un’organizzazione criminale mondiale. Un’organizzazione che, dice Dalla Chiesa, ha acquisito potere non solo come associazione di gangster, ma anche come antropologia speciale.
Quindi non è un caso che i clan non investano nella loro patria. Lo si vede quando si attraversa San Luca. Le case spesso fanno una cattiva impressione, i milioni, che rende ai loro abitanti il traffico di droga e altre attività criminali e legali, ovviamente non arrivano qui, almeno non in forma visibile. “La ‘Ndrangheta ha bisogno di una regione povera”, dice Dalla Chiesa. “Perché lì la gente non chiede diritti, ma favori. Dove c’è lavoro, le persone non sono dipendenti”. E questo limiterebbe gravemente il potere della ‘Ndrangheta. Così la ‘Ndrangheta investe il suo denaro anche per questo all’estero, non solo perché c’è molto meno rischio di confisca dei beni.
Dalla Chiesa ha studiato esattamente quali cambiamenti avvengono quando la ‘Ndrangheta si infiltra in nuove aree. Nell’Italia settentrionale, dove vive e lavora, ha potuto osservarlo davanti alla propria porta di casa: “Per molto tempo vi è stato detto che la mafia non è pericolosa. Hanno detto che stavano portando del denaro, non è pericoloso. Ma poi portano i loro metodi, poi le bombe”. Lui e i suoi colleghi hanno analizzato una comunità molto attentamente, Bresciello. I ricercatori hanno potuto dimostrare che la ‘Ndrangheta ha portato il suo metodo di silenzio, l’Omertà, nelle zone conquistate.
La Germania è un caso particolarmente interessante. In parole povere, l’espansione nella Germania dell’Ovest ha fornito lavoro e riparo ai membri della mafia, mentre la Germania dell’Est è diventata un obiettivo di investimento subito dopo la riunificazione. La reazione in tutta la Germania è stata simile, una “doppia negazione”. Prima la presenza dei clan è stata negata nell’opinione pubblica, poi ignorata nella legislazione. Dalla Chiesa ha una spiegazione per questo: se si ammette la presenza della mafia, la reputazione diminuisce e gli investimenti diminuiscono. Quindi si preferisce negarli il più a lungo possibile..
Nella Repubblica federale di Germania sono stati osservati anche alcuni casi particolari. Ad esempio, il clan Carelli era piuttosto insignificante in Italia quando si è spostato in Germania. Tuttavia, il gruppo ha intelligentemente usato la Germania come laboratorio e scuola. Qui potevano imparare e crescere, perché qui, a differenza della loro terra natale, dove la pressione competitiva era alta e lo spazio disponibile era piccolo, trovarono condizioni quasi ideali.
Un altro caso particolarmente interessante è Erfurt, tanto interessante che Dalla Chiesa attribuisce alla capitale dello stato della Turingia un carattere modello per la ‘Ndrangheta’. L’organizzazione criminale ha lì il monopolio dei ristoranti e delle pizzerie, il che significava che un centinaio di giovani della città di San Luca con i suoi 4000 abitanti arrivarono in città. La ‘Ndrangheta ha saputo come farsi ben volere dai cittadini della città appena conquistata: Ha fatto donazioni alla squadra di calcio, agli orfanotrofi e alle associazioni culturali.
Ciò che dice Dalla Chiesa dovrebbe essere un doppio avvertimento per noi. L’espansione della ‘Ndrangheta ha avuto una doppia radice: da un lato l’intensificarsi della repressione statale in Italia portò all’evasione in nuovi territori, dall’altro l’emergere di guerre interne. Che cosa significa questo per la Germania, lo abbiamo visto nel 2007 quando un clan ha sparato a sei rappresentanti di un altro clan a Duisburg davanti al ristorante mafioso “Da Bruno”. L’esempio dell’Italia dimostra che una maggiore repressione è urgentemente necessaria se si vuole frenare la ‘Ndrangheta nella sua spinta all’espansione. In Germania questo punto di vista non ha ancora prevalso.

Il Prof. Luca Storti ospite all’Università di Potsdam


Nel mese di gennaio il Prof. Luca Storti ha tenuto una conferenza su “L’espansione internazionale delle mafie italiane: un fenomeno caleidoscopico” presso la Cattedra di Sociologia organizzativa e amministrativa dell’Università di Potsdam. La mafia è diventata da tempo un fenomeno globale. Esamina quindi l’espansione territoriale delle mafie italiane: la questione è come si espandono dai loro territori di origine in territori stranieri. Qui, gli studenti entrano in contatto con un argomento che è ancora sottoesposto in molte università in Europa, specialmente in Germania.

Il Prof. Luca Storti è professore ordinario di Sociologia economica presso l’Università di Torino e membro fondatore del gruppo di ricerca LARCO – Laboratorio di Analisi e Ricerca sulla Criminalità Organizzata. Nel 2015 ha partecipato al progetto di ricerca “Cross Border Italian Mafias in Europe: Territorial Expansion, Illegal Trafficking, and Criminal Networks” (CRIME), che ha esaminato Germania, Svizzera, Francia, Belgio e Paesi Bassi per le attività mafiose.

Le mafie italiane
In considerazione dello stato attuale della ricerca e dell’insegnamento sulla mafia, la conferenza ha un carattere piuttosto introduttivo. All’inizio vengono citate le differenze e le similitudini delle mafie storiche in Italia: Una mappa mostra Cosa Nostra in Sicilia, la ‘Ndrangheta in Calabria e la Camorra a Napoli e in Campania. Sono citate anche le relativamente giovani mafie Sacra Corona Unita in Puglia, Basilischi in Basilicata e Stidda in Sicilia. Tutte e tre sono legate alle mafie storiche; la prima venuta fuori dalla Camorra, la seconda è controllata dalla ‘Ndrangheta e l’ultima si è separata da Cosa Nostra. Le mafie storiche sono strutturate in modo molto diverso: Cosa Nostra è piramidale, la ‘Ndrangheta orizzontale e la Camorra frammentaria. I loro approcci espansivi variano di conseguenza.

Secondo il Prof. Luca Storti, le mafie sono sia “power syndicates” che “enterprise syndicates”, una distinzione concettuale fatta da Alan Block (1980), professore emerito di criminologia degli studi ebraici all’Università di Penn State, USA. Gli “enterprise syndicates” sono organizzazioni che realizzano profitti su mercati illegali, ad esempio attraverso il traffico di droga. I “power syndicates” sono quelli che controllano il territorio e la società locale.

Le tipologie di espansione territoriale
Per quanto riguarda il rapporto con il territorio originario, si distinguono due forme di espansione: Nel primo caso permangono i rapporti con l’organizzazione e il territorio originari e la mafia espansa rimane dipendente dalle strutture tradizionali. Nel secondo caso, emerge un’organizzazione completamente indipendente. Nel primo caso, l’espansione può essere descritta come “trapianto” – la riproduzione completa della mafia in un nuovo territorio – o come “infiltrazione” – la lenta penetrazione della mafia in un nuovo territorio che rivela solo alcune delle caratteristiche della mafia. Spesso la mafia appare solo come un “enterprise syndicates”, cioè la mafia penetra nei mercati illegali o addirittura legali (es. investimenti immobiliari) del nuovo territorio senza controllare la società locale.

Per approfondire il tema Mafie in Europa, si prestano i testi ai quali ha contribuito il Prof. Storti come Co-autore:

  • Italian Mafias across Europe (mit J. Dagnes e D. Donatiello), in Mafias today, F. Allum, R. Sciarrone , I. Clough-Marinaro, di prossima pubblicazione.
  • La questione delle mafie italiane all’estero: stato dell’arte e temi emergenti (mit J. Dagnes, D. Donatiello, R. Sciarrone), in «Meridiana», 2016, n. 4, pp. 149-172.
  • The territorial expansion of mafia-type organized crime. The case of the Italian mafia in Germany (mit R. Sciarrone), in «Crime, Law and Social Change», 2014, vol. 61, n. 1, pp. 37-60.
  • Die italienische Mafia in Deutschland mit R. Sciarrone, in Dolce Vita? Das Bild der italienischen Migranten in Deutschland, pp. 177-198, Campus Verlag, Frankfurt am Main, 2011.

Roberto Saviano al festival del cinema a Berlino: La mafia come fenomeno incompreso


I „paranzini“ di Napoli sono finzione e realtà nello stesso momento. Roberto Saviano è stato criticato aspramente per „La paranza dei bambini“. Secondo il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, Saviano non è capace di trasmettere un’immagine completa di Napoli e della mafia. Ma non è compito dell’autore di assicurare una cultura generale sul fenomeno mafioso.

Roberto Saviano, Claudio Giovannesi e Maurizio Braucci sono stati premiati alla Berlinale con il prestigioso Orso d’Argento per la sceneggiatura di “La paranza dei bambini” (Claudio Giovannesi, 2018) – un successo internazionale. A Napoli la notizia viene accolta prima con riservatezza, poi con critica. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, considera la narrazione del film incompleta. Lo scrittore e giornalista Roberto Saviano è stato ripetutamente soggetto di critiche da quando ha pubblicato il bestseller “Gomorra” nel 2006. Spesso viene accusato di infangare la città di Napoli o di impedire il lavoro dell’antimafia locale – una denuncia mossa regolarmente contro chi parla di mafia. È così che la discussione intorno al film distrae dal vero problema: l’incomprensione generale del fenomeno mafioso.

I paranzini napoletani: giovani senza prospettiva

Il film “La paranza dei bambini” si basa sull’omonimo romanzo di Saviano e racconta la storia fittizia di un’ascendente baby gang nel Rione Sanità, un quartiere critico di Napoli. Ma quello che il pubblico a Berlino ha visto sullo scherma è realtà a Napoli – dalla rapina dell’albero dei desideri dalla galleria commerciale Galleria Umberto, le stese in mezzo ai palazzi della Sanità o la morte di un baby boss di 19 anni. Chi conosce Napoli e la Camorra capisce le motivazioni dei giovani e sa: il tema del film è un argomento di scottante rilevanza politica e sociale.

Il trama del film è il seguente: Nicola e i suoi amici crescono in mezzo a povertà e assenza di opportunità. Come molti ragazzi del quartiere non vanno a scuola; invece girano la città in motorino e fanno casini. Sognano denaro e potere, vestiti firmati e belle ragazze. La mamma di Nicola gestisce una piccola lavanderia di quartiere da sola. Come tutti gli imprenditori della zona, paga regolarmente il pizzo alla Camorra. Nicola lo trova ingiusto. Insieme ai suoi amici sfida i boss del quartiere per abolire il pizzo. Con pistole e fucili prendono il potere nel quartiere. Ma la loro vittoria dura poco – la guerra dei clan è appena iniziata e baby gang come la loro sono destinate alla morte.

Un film sulla mafia o un film educativo?

È difficile dire quanto un film possa contribuire ad aumentare la comprensione del fenomeno mafioso. Finora, molti film hanno dissimulato la criminalità organizzata. “La paranza dei bambini” è diverso e per questo si merita l’Orso d’Argento: il film esce dal genere del giallo e rompe con il fascino scuro della mafia. Non è assolutamente paragonabile alla Trilogia del “Padrino” di Francis Ford Coppola (1972, 1974, 1990), a “Gomorra” di Mattero Garrone (2008) o all’omonima serie del 2014. Il lungometraggio continua nella tradizione del neorealismo italiano, uno stile nato alla fine della Seconda Guerra Mondiale che mette la vita e le esperienze della gente comune al centro e che rispecchia la vera Italia. “La paranza dei bambini” è stato girato nei quartieri di cui parla. I paranzini vengono interpretati da attori dilettanti che loro stessi vengono dai quartieri difficili napoletani e che conoscono la realtà della criminalità organizzata. Tutto gira intorno all’umanità, alla vita e le emozioni dei ragazzi. Uno degli sceneggiatori, Claudio Giovannesi, dice: “Il film tratta più la perdita dell’innocenza dei ragazzi che la criminalità organizzata. Non si parla di delinquenti, ma di giovani che provano amore e amicizia come i giovani di altre città o di altre classi sociali – solo che scelgono la criminalità.” “La paranza dei bambini” è un tentativo di rendere comprensibili i motivi dei giovani.

Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, non critica la qualità del film di per sé. In generale si complimenta con i giovani attori e sottolinea la collaborazione tra l’amministrazione comunale e la squadra del film durante le riprese. Più che altro critica “l’incapacità di Saviano di raccontare la città di Napoli nel suo corpo, nella sua anima, nel suo cuore e nel suo pensiero”. Evidentemente Saviano non sarebbe capace di analizzare Napoli, una città che ha bisogno di un racconto corretto. Continua dicendo che gli spiace che uno come Saviano non si sia reso conto di cosa stia accadendo in questi anni a Napoli, dove le stese ci sono ancora, ma dove è di gran lunga prevalente la rinascita culturale di cui sono protagonisti anche tantissimi bambini. Afferma ancora: “Noi non nascondiamo le stese, la Camorra e la criminalità. Noi le vediamo tutti i giorni e, a differenza di Saviano che le racconta solo in testi e film, andiamo a incontrare i feriti, i commercianti e le persone danneggiate e lavoriamo per cacciare la Camorra dalla politica. La sua narrazione che Napoli è solo Camorra è assolutamente inaccettabile perché ci sono insegnanti, poliziotti, carabinieri, magistrati, l’amministrazione e i cittadini che lottano per una Napoli diversa.”

De Magistris ha ragione in quanto la lotta contro le mafie viene tematizzata troppo poco e film come “Gomorra” o “La paranza dei bambini” diffondono la disperazione. De Magistris aggiunge che tutti a Napoli sanno che film come “La paranza dei bambini” invitano i giovani all’imitazione. Per de Magistris e altri attivisti dell’antimafia, l’accumulo di racconti che depingono Napoli soltanto come cuore della Camorra può essere frustrante. Vista la situazione sociale a Napoli e la diffusa incomprensione del fenomeno mafioso, dei racconti complessi con varie prospettive sarebbero opportuni nel cinema e nella letteratura. Ma è compito di un film di svolgere un ruolo educativo eppure sociopolitico?

Le responsabilità degli spettatori

Non è facile rispondere alla domanda se il cinema dovrebbe svolgere un ruolo illuministico nel caso di un film che ha il fenomeno mafioso come tema. Successi internazionali come “Gomorra” o “La paranza dei bambini” influenzano gli spettatori. Certo che le reazioni del pubblico non possono essere rilevate direttamente. Ma sicuramente è possibile che per esempio dei giovani non riflettono sul tema, o che certe immagini creino stereotipi nelle teste del pubblico. “A Napoli lo stato non c’è. Tutto è Camorra”, si dice troppo spesso e non solo in Germania. Ma ovviamente il cinema non è responsabile per l’educazione del pubblico. Arte non è politica e autori come Braucci, Giovannesi e Saviano hanno soltanto il compito di raccontare. Una discussione su cosa mostra un film e se può essere mostrato in generale indica spesso un problema più profondo: l’oggetto del film non è stato processato al livello di società e politica. Non il film stesso è problematico, ma la mancata rielaborazione critica del suo contenuto.

Il compito di iscrivere il film in un quadro più ampio spetta più che altro allo spettatore, che non funge soltanto da consumatore di cultura, ma da essere politico e sociale. Si potrebbe porre domande come: quello che vedo rispecchia la verità? Quali motivazioni possono spingere dei ragazzi ad agire così? Quale ruolo hanno la politica, l’economia, la società? E: anche qui da me esistono le baby gang? O le mafie? Se gli spettatori per vari motivi non si pongono queste domande, non è colpa dello scrittore o dello sceneggiatore.

Le mafie, un problema europeo!

Saviano continua a difendere il suo lavoro da critiche e malintesi. Di “La paranza dei bambini” dice che non si tratta di una storia su Napoli, ma su un fenomeno contemporaneo osservabile ovunque nel mondo: i paranzini esistono a Los Angeles, Mosca e Berlino. Sono giovani che si interessano solo per soldi e potere, per status symbol come le scarpe Nike, belle ragazze e bicipiti allenati e possibilmente abbronzati. I loro credi sono “spara prima di essere sparato” e “prendi tutto quello che vuoi”.

Sul palco a Berlino Saviano ha mostrato il video musicale “Kokaina” di Miami Yacine e ha detto: “Giovani in Germania condividono gli stessi codici comunicativi e valori.” Le baby gang esistono anche in Germania, ma hanno la vita facile perché non se ne parla. Chiesto se ha speranza per la situazione a Napoli, Saviano ha risposto che non crede che il governo attuale è disposto ad agire contro il fenomeno mafioso. In più, non sarebbe un problema italiano ma un problema europeo. Le baby gang sono solo la punta dell’iceberg.

11 arresti tra Italia e Germania: l’Operazione Extra Fines 2


Il 17 gennaio le procure antimafia di Roma e Caltanissetta hanno ordinato undici arresti che sono stati eseguiti da oltre cento operatori di polizia: l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione è scattata in collaborazione con la polizia criminale e i reparti speciali tedeschi, attivati dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del ministero dell’Interno e con il reparto del comando generale della Guardia di finanza: i territori coinvolti sono la Sicilia, l’Umbria, il Lazio, Colonia e Mannheim.

Queste sono le zone in cui il clan Rinzivillo si è espanso a partire dalla città di Gela da cui proviene. Quanto alla sua presenza in Germania, è emersa la presenza di una sua cellula soprattutto in Renania Settentrionale-Vestfalia. Già da due anni le procure italiane indagavano sui quattro arrestati della cellula tedesca: i fratelli Nicola e Salvatore G., Gabriele S. e Giuseppe C. Il territorio tedesco è fondamentale per il rifornimento di droga: ha costituito per il clan una base da cui venderla poi nel Lazio e in Sicilia.

Il nome “Extra Fines 2” deriva dal fatto che nell’ottobre del 2017 è già stata eseguita un’operazione Extra Fines, che portò all’arresto di 37 persone e al sequestro preventivo di beni per oltre 18 milioni di euro.

Il nome principale dietro a questi reati è ancora il boss Salvatore Rinzivillo che, arrestato due anni fa, è stato condannato nel marzo 2018 alla pena di 15 anni e 10 mesi di reclusione, con il riconoscimento quindi dell’aggravante del metodo mafioso.
Stavolta Rinzivillo avrebbe fatto affidamento su Ivano M., considerato il suo braccio destro. Entrambi sono stati agevolati nei loro affari da Marco L. e Cristiano P., i quali hanno cercato di corrompere appartenenti alle forze dell’ordine in servizio presso alcuni aeroporti italiani: chiedevano che fosse chiuso un occhio nei controlli per esportare senza problemi ingenti somme di denaro in Russia; mediante l’aiuto delle mafie locali, questi soldi venivano reinvestiti in attività economiche.
L. e P. sono da tempo in carcere, accusati di concorso in fatti corruttivi: infatti hanno trasmesso a Rinzivillo e a M. delle notizie riservate contenute nella banca dati Sistema d’indagine (SDI).

In seguito all’operazione Extra Fines 2, Rinzivillo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Un’altra figura da menzionare è Riccardo F., in carcere a Caltanissetta, il quale avrebbe avuto un ruolo strategico nella circolazione della droga: anche in questo caso naturalmente si è negato ogni coinvolgimento.

Un nuovo registro evidenzia che la mafia italiana in Germania è attiva anche su ebay


L’idea che la gente generalmente ha dei clan mafiosi è per lo più limitata alle loro attività illegali, traffico di droga, prostituzione, traffico di armi, omicidio, ecc….. Non si tiene conto del fatto che i mafiosi riciclano e investono il loro denaro proveniente da attività criminali. Spesso si avvalgono di aziende per questo scopo,anche in Germania. Rintracciarli sarà un po’ più facile dal 6 febbraio, alle dieci del mattino: su offeneregister.de è possibile visualizzare i dati accessibili al pubblico dal registro di commercio tedesco. Mentre il registro ufficiale permette solo la ricerca di nomi di aziende, il nuovo sito offre maggiori possibilità. Ad esempio, è possibile utilizzarlo per trovare i nomi degli amministratori delegati. L’ONG britannica Open Corporates ha raccolto i dati. La Open Knowledge Foundation Germany fornisce l’infrastruttura per l’interrogazione.

mafianeindanke ha avuto la possibilità di testarlo in anticipo. Infatti, molte aziende mafiose si trovano nei dati. Come previsto, si tratta di numerose società attive nel settore della ristorazione e c’è anche un cospicuo numero di nomi mafiosi nel settore edile. Occorre chiarire, caso per caso, in che misura le imprese qui registrate abbiano effettivamente un’origine mafiosa. Inoltre, è probabile che un’ampia percentuale di società mafiose si nasconda dietro una registrazione che fa affidamento a prestanome. Il nuovo registro è quindi solo un primo passo verso una maggiore trasparenza.

Contiene anche risultati sorprendenti come quello di una società commerciale di Stoccarda che vende su Ebay molti articoli per la casa, dai dosatori di sapone e gli stendibiancheria a una magica candela di compleanno con musica. L’amministratore delegato è una persona con indirizzo in Calabria. La casa vicina è diventata famosa dappertutto perché un boss della mafia di alto rango e in fuga da tempo era stato portato via dal suo nascondiglio segreto e lì arrestato. E infatti, anche l’amministratore delegato del concessionario di Stoccarda è stato chiaramente identificato come membro della mafia da testimoni chiave. Uno dei prodotti che offre, tra l’altro, è un tester di banconote per 7,39 euro, spese di spedizione incluse.

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La corruzione è causa di enormi costi per l’Europa 


La corruzione è all’origine di costi considerevoli e un rapporto pubblicato il 9 dicembre in occasione della “Giornata mondiale contro la corruzione” li quantifica. I Verdi europei hanno pubblicato una relazione sull’argomento che mostra in che misura tale fenomeno incide sull’economia di ciascuno Stato membro dell’Unione europea. In tutta l’Unione europea la corruzione costa più di 900 miliardi di euro all’anno.

L’analisi non riguarda soltanto le conseguenze sulla totalità dell’Europa, ma ambisce a studiare l’indebolimento economico e sociale dei singoli Paesi, ovvero come alla corruzione corrisponda una perdita in termini di alloggi, polizia, assistenza sanitaria e istruzione.

Da ciò scaturiscono quindi inevitabilmente delle considerazioni anche a proposito dell’incidenza di questo problema in Germania. Si stima infatti che a causa della corruzione ogni anno lo Stato tedesco perda più di 104 miliardi di euro – circa il 4% del prodotto interno lordo –, a dimostrazione di come i settori sopra citati vengano costantemente debilitati per esempio dalle frodi salariali nel sistema sanitario, dalla corruzione sia nel settore pubblico che in quello privato.

Questo studio costituisce l’ulteriore occasione per chiedere un maggiore impegno da parte della politica nel far fronte alla corruzione: si è espresso in tal proposito Sven Giegold – l’esperto finanziario dei Verdi europei – interpretando la corruzione come ciò che «(…) distrugge la fiducia nello Stato e il suo dovere di diligenza. Il primo ministro ceco si sporca le dita con enormi conflitti di interessi. Guy Verhofstadt e i liberali tedeschi devono sopportare l’accusa di tollerare nelle loro file un politico corrotto. Miliardi di euro finiscono ogni anno nella palude della corruzione tedesca. Il denaro sarebbe ben investito in scuole, alloggi e assistenza sanitaria. Il governo federale deve staccare i freni nella lotta alla corruzione in tutta l’UE e nella protezione degli informatori, e deve lavorare per una migliore protezione degli informatori e per una forte procura europea».

Lo stato del contrasto alla corruzione in Italia: la legge anti-corruzione


Con la fine del 2018 in Italia sono stati presi dei nuovi provvedimenti per il contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata: la Camera dei Deputati ha infatti dato l’ok definitivo al disegno di legge anticorruzione, che porta alcune importanti novità in materia.

La legge anticorruzione dispone in primo luogo il Daspo (D.A.SPO., acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) a vita per corrotti e corruttori di contrattare con la pubblica amministrazione e interdizione perpetua dai pubblici uffici per i
pubblici ufficiali: questo provvedimento riguarda i soggetti privati,
nello specifico gli imprenditori.

Ci si concentra su ulteriori reati, oltre a quelli attuali di peculato, concussione, corruzione propria e corruzione in atti giudiziari: la corruzione impropria, la corruzione propria aggravata, l’induzione indebita a dare o promettere utilità, la corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, la corruzione attiva, l’istigazione alla corruzione, il traffico di influenze illecite – quest’ultimo reato riguarda l’attività di mediazione tra chi ha l’intenzione di corrompere e il funzionario pubblico che il corruttore vuole avvicinare.

Per fare degli esempi delle modifiche apportate: finora la corruzione del «pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi
poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra
utilità o ne accetta la promessa» veniva punita con una pena tra uno e sei anni di reclusione: ora è previsto che gli anni di reclusione siano tra i tre e gli otto. Anche la pena per il traffico di influenze viene aumentata da uno-tre anni di reclusione a uno-cinque anni.

L’appropriazione indebita è punita con la reclusione da due a cinque anni e una sanzione da 1.000 a 3.000 euro. Il reato di corruzione impropria è punito da uno a tre anni per le pene minime e da sei a otto anni per le pene massime.

È degna di particolare interesse la nuova figura del pentito
anticorruzione
, il quale può essere risparmiato da pene e sanzioni, ma ad alcune condizioni: deve denunciare prima di venire a conoscenza di essere oggetto di indagine e di essere quindi iscritto nel registro degli indagati e non oltre quattro mesi dall’aver commesso il reato. È di fondamentale importanza non solo la puntualità della denuncia, ma anche la sua utilità, ovvero che permetta di individuare i responsabili e i beneficiari della corruttela.

L’agente sotto copertura è un’altra figura che finora interveniva nel campo di reati ancora più gravi e che viene da ora in poi adoperata anche per i reati di corruzione: serve in modo particolare per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione.

Un’altra novità riguarda l’utilizzo dei trojan – un tipo di malware dei sistemi informatici – per effettuare le intercettazioni: prima era limitato ai casi in cui si pensava che l’attività criminosa fossa in corso, ma da adesso è esteso ai delitti contro la pubblica amministrazione e può essere adoperato su dispositivi elettronici portatili.

Questa legge prevede anche una nuova regolamentazione dei finanziamenti ai partiti e alle fondazioni: i sostegni ai partiti di oltre 500 euro devono essere documentati e pubblicati on line e alle fondazioni vengono assegnati gli stessi obblighi di trasparenza dei partiti politici.