Roberto Saviano al festival del cinema a Berlino: La mafia come fenomeno incompreso


I „paranzini“ di Napoli sono finzione e realtà nello stesso momento. Roberto Saviano è stato criticato aspramente per „La paranza dei bambini“. Secondo il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, Saviano non è capace di trasmettere un’immagine completa di Napoli e della mafia. Ma non è compito dell’autore di assicurare una cultura generale sul fenomeno mafioso.

Roberto Saviano, Claudio Giovannesi e Maurizio Braucci sono stati premiati alla Berlinale con il prestigioso Orso d’Argento per la sceneggiatura di “La paranza dei bambini” (Claudio Giovannesi, 2018) – un successo internazionale. A Napoli la notizia viene accolta prima con riservatezza, poi con critica. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, considera la narrazione del film incompleta. Lo scrittore e giornalista Roberto Saviano è stato ripetutamente soggetto di critiche da quando ha pubblicato il bestseller “Gomorra” nel 2006. Spesso viene accusato di infangare la città di Napoli o di impedire il lavoro dell’antimafia locale – una denuncia mossa regolarmente contro chi parla di mafia. È così che la discussione intorno al film distrae dal vero problema: l’incomprensione generale del fenomeno mafioso.

I paranzini napoletani: giovani senza prospettiva

Il film “La paranza dei bambini” si basa sull’omonimo romanzo di Saviano e racconta la storia fittizia di un’ascendente baby gang nel Rione Sanità, un quartiere critico di Napoli. Ma quello che il pubblico a Berlino ha visto sullo scherma è realtà a Napoli – dalla rapina dell’albero dei desideri dalla galleria commerciale Galleria Umberto, le stese in mezzo ai palazzi della Sanità o la morte di un baby boss di 19 anni. Chi conosce Napoli e la Camorra capisce le motivazioni dei giovani e sa: il tema del film è un argomento di scottante rilevanza politica e sociale.

Il trama del film è il seguente: Nicola e i suoi amici crescono in mezzo a povertà e assenza di opportunità. Come molti ragazzi del quartiere non vanno a scuola; invece girano la città in motorino e fanno casini. Sognano denaro e potere, vestiti firmati e belle ragazze. La mamma di Nicola gestisce una piccola lavanderia di quartiere da sola. Come tutti gli imprenditori della zona, paga regolarmente il pizzo alla Camorra. Nicola lo trova ingiusto. Insieme ai suoi amici sfida i boss del quartiere per abolire il pizzo. Con pistole e fucili prendono il potere nel quartiere. Ma la loro vittoria dura poco – la guerra dei clan è appena iniziata e baby gang come la loro sono destinate alla morte.

Un film sulla mafia o un film educativo?

È difficile dire quanto un film possa contribuire ad aumentare la comprensione del fenomeno mafioso. Finora, molti film hanno dissimulato la criminalità organizzata. “La paranza dei bambini” è diverso e per questo si merita l’Orso d’Argento: il film esce dal genere del giallo e rompe con il fascino scuro della mafia. Non è assolutamente paragonabile alla Trilogia del “Padrino” di Francis Ford Coppola (1972, 1974, 1990), a “Gomorra” di Mattero Garrone (2008) o all’omonima serie del 2014. Il lungometraggio continua nella tradizione del neorealismo italiano, uno stile nato alla fine della Seconda Guerra Mondiale che mette la vita e le esperienze della gente comune al centro e che rispecchia la vera Italia. “La paranza dei bambini” è stato girato nei quartieri di cui parla. I paranzini vengono interpretati da attori dilettanti che loro stessi vengono dai quartieri difficili napoletani e che conoscono la realtà della criminalità organizzata. Tutto gira intorno all’umanità, alla vita e le emozioni dei ragazzi. Uno degli sceneggiatori, Claudio Giovannesi, dice: “Il film tratta più la perdita dell’innocenza dei ragazzi che la criminalità organizzata. Non si parla di delinquenti, ma di giovani che provano amore e amicizia come i giovani di altre città o di altre classi sociali – solo che scelgono la criminalità.” “La paranza dei bambini” è un tentativo di rendere comprensibili i motivi dei giovani.

Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, non critica la qualità del film di per sé. In generale si complimenta con i giovani attori e sottolinea la collaborazione tra l’amministrazione comunale e la squadra del film durante le riprese. Più che altro critica “l’incapacità di Saviano di raccontare la città di Napoli nel suo corpo, nella sua anima, nel suo cuore e nel suo pensiero”. Evidentemente Saviano non sarebbe capace di analizzare Napoli, una città che ha bisogno di un racconto corretto. Continua dicendo che gli spiace che uno come Saviano non si sia reso conto di cosa stia accadendo in questi anni a Napoli, dove le stese ci sono ancora, ma dove è di gran lunga prevalente la rinascita culturale di cui sono protagonisti anche tantissimi bambini. Afferma ancora: “Noi non nascondiamo le stese, la Camorra e la criminalità. Noi le vediamo tutti i giorni e, a differenza di Saviano che le racconta solo in testi e film, andiamo a incontrare i feriti, i commercianti e le persone danneggiate e lavoriamo per cacciare la Camorra dalla politica. La sua narrazione che Napoli è solo Camorra è assolutamente inaccettabile perché ci sono insegnanti, poliziotti, carabinieri, magistrati, l’amministrazione e i cittadini che lottano per una Napoli diversa.”

De Magistris ha ragione in quanto la lotta contro le mafie viene tematizzata troppo poco e film come “Gomorra” o “La paranza dei bambini” diffondono la disperazione. De Magistris aggiunge che tutti a Napoli sanno che film come “La paranza dei bambini” invitano i giovani all’imitazione. Per de Magistris e altri attivisti dell’antimafia, l’accumulo di racconti che depingono Napoli soltanto come cuore della Camorra può essere frustrante. Vista la situazione sociale a Napoli e la diffusa incomprensione del fenomeno mafioso, dei racconti complessi con varie prospettive sarebbero opportuni nel cinema e nella letteratura. Ma è compito di un film di svolgere un ruolo educativo eppure sociopolitico?

Le responsabilità degli spettatori

Non è facile rispondere alla domanda se il cinema dovrebbe svolgere un ruolo illuministico nel caso di un film che ha il fenomeno mafioso come tema. Successi internazionali come “Gomorra” o “La paranza dei bambini” influenzano gli spettatori. Certo che le reazioni del pubblico non possono essere rilevate direttamente. Ma sicuramente è possibile che per esempio dei giovani non riflettono sul tema, o che certe immagini creino stereotipi nelle teste del pubblico. “A Napoli lo stato non c’è. Tutto è Camorra”, si dice troppo spesso e non solo in Germania. Ma ovviamente il cinema non è responsabile per l’educazione del pubblico. Arte non è politica e autori come Braucci, Giovannesi e Saviano hanno soltanto il compito di raccontare. Una discussione su cosa mostra un film e se può essere mostrato in generale indica spesso un problema più profondo: l’oggetto del film non è stato processato al livello di società e politica. Non il film stesso è problematico, ma la mancata rielaborazione critica del suo contenuto.

Il compito di iscrivere il film in un quadro più ampio spetta più che altro allo spettatore, che non funge soltanto da consumatore di cultura, ma da essere politico e sociale. Si potrebbe porre domande come: quello che vedo rispecchia la verità? Quali motivazioni possono spingere dei ragazzi ad agire così? Quale ruolo hanno la politica, l’economia, la società? E: anche qui da me esistono le baby gang? O le mafie? Se gli spettatori per vari motivi non si pongono queste domande, non è colpa dello scrittore o dello sceneggiatore.

Le mafie, un problema europeo!

Saviano continua a difendere il suo lavoro da critiche e malintesi. Di “La paranza dei bambini” dice che non si tratta di una storia su Napoli, ma su un fenomeno contemporaneo osservabile ovunque nel mondo: i paranzini esistono a Los Angeles, Mosca e Berlino. Sono giovani che si interessano solo per soldi e potere, per status symbol come le scarpe Nike, belle ragazze e bicipiti allenati e possibilmente abbronzati. I loro credi sono “spara prima di essere sparato” e “prendi tutto quello che vuoi”.

Sul palco a Berlino Saviano ha mostrato il video musicale “Kokaina” di Miami Yacine e ha detto: “Giovani in Germania condividono gli stessi codici comunicativi e valori.” Le baby gang esistono anche in Germania, ma hanno la vita facile perché non se ne parla. Chiesto se ha speranza per la situazione a Napoli, Saviano ha risposto che non crede che il governo attuale è disposto ad agire contro il fenomeno mafioso. In più, non sarebbe un problema italiano ma un problema europeo. Le baby gang sono solo la punta dell’iceberg.

11 arresti tra Italia e Germania: l’Operazione Extra Fines 2


Il 17 gennaio le procure antimafia di Roma e Caltanissetta hanno ordinato undici arresti che sono stati eseguiti da oltre cento operatori di polizia: l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione è scattata in collaborazione con la polizia criminale e i reparti speciali tedeschi, attivati dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del ministero dell’Interno e con il reparto del comando generale della Guardia di finanza: i territori coinvolti sono la Sicilia, l’Umbria, il Lazio, Colonia e Mannheim.

Queste sono le zone in cui il clan Rinzivillo si è espanso a partire dalla città di Gela da cui proviene. Quanto alla sua presenza in Germania, è emersa la presenza di una sua cellula soprattutto in Renania Settentrionale-Vestfalia. Già da due anni le procure italiane indagavano sui quattro arrestati della cellula tedesca: i fratelli Nicola e Salvatore G., Gabriele S. e Giuseppe C. Il territorio tedesco è fondamentale per il rifornimento di droga: ha costituito per il clan una base da cui venderla poi nel Lazio e in Sicilia.

Il nome “Extra Fines 2” deriva dal fatto che nell’ottobre del 2017 è già stata eseguita un’operazione Extra Fines, che portò all’arresto di 37 persone e al sequestro preventivo di beni per oltre 18 milioni di euro.

Il nome principale dietro a questi reati è ancora il boss Salvatore Rinzivillo che, arrestato due anni fa, è stato condannato nel marzo 2018 alla pena di 15 anni e 10 mesi di reclusione, con il riconoscimento quindi dell’aggravante del metodo mafioso.
Stavolta Rinzivillo avrebbe fatto affidamento su Ivano M., considerato il suo braccio destro. Entrambi sono stati agevolati nei loro affari da Marco L. e Cristiano P., i quali hanno cercato di corrompere appartenenti alle forze dell’ordine in servizio presso alcuni aeroporti italiani: chiedevano che fosse chiuso un occhio nei controlli per esportare senza problemi ingenti somme di denaro in Russia; mediante l’aiuto delle mafie locali, questi soldi venivano reinvestiti in attività economiche.
L. e P. sono da tempo in carcere, accusati di concorso in fatti corruttivi: infatti hanno trasmesso a Rinzivillo e a M. delle notizie riservate contenute nella banca dati Sistema d’indagine (SDI).

In seguito all’operazione Extra Fines 2, Rinzivillo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Un’altra figura da menzionare è Riccardo F., in carcere a Caltanissetta, il quale avrebbe avuto un ruolo strategico nella circolazione della droga: anche in questo caso naturalmente si è negato ogni coinvolgimento.

Un nuovo registro evidenzia che la mafia italiana in Germania è attiva anche su ebay


L’idea che la gente generalmente ha dei clan mafiosi è per lo più limitata alle loro attività illegali, traffico di droga, prostituzione, traffico di armi, omicidio, ecc….. Non si tiene conto del fatto che i mafiosi riciclano e investono il loro denaro proveniente da attività criminali. Spesso si avvalgono di aziende per questo scopo,anche in Germania. Rintracciarli sarà un po’ più facile dal 6 febbraio, alle dieci del mattino: su offeneregister.de è possibile visualizzare i dati accessibili al pubblico dal registro di commercio tedesco. Mentre il registro ufficiale permette solo la ricerca di nomi di aziende, il nuovo sito offre maggiori possibilità. Ad esempio, è possibile utilizzarlo per trovare i nomi degli amministratori delegati. L’ONG britannica Open Corporates ha raccolto i dati. La Open Knowledge Foundation Germany fornisce l’infrastruttura per l’interrogazione.

mafianeindanke ha avuto la possibilità di testarlo in anticipo. Infatti, molte aziende mafiose si trovano nei dati. Come previsto, si tratta di numerose società attive nel settore della ristorazione e c’è anche un cospicuo numero di nomi mafiosi nel settore edile. Occorre chiarire, caso per caso, in che misura le imprese qui registrate abbiano effettivamente un’origine mafiosa. Inoltre, è probabile che un’ampia percentuale di società mafiose si nasconda dietro una registrazione che fa affidamento a prestanome. Il nuovo registro è quindi solo un primo passo verso una maggiore trasparenza.

Contiene anche risultati sorprendenti come quello di una società commerciale di Stoccarda che vende su Ebay molti articoli per la casa, dai dosatori di sapone e gli stendibiancheria a una magica candela di compleanno con musica. L’amministratore delegato è una persona con indirizzo in Calabria. La casa vicina è diventata famosa dappertutto perché un boss della mafia di alto rango e in fuga da tempo era stato portato via dal suo nascondiglio segreto e lì arrestato. E infatti, anche l’amministratore delegato del concessionario di Stoccarda è stato chiaramente identificato come membro della mafia da testimoni chiave. Uno dei prodotti che offre, tra l’altro, è un tester di banconote per 7,39 euro, spese di spedizione incluse.

Link: Si prega di sostenere il lavoro di mafianeindanke con una donazione.

La corruzione è causa di enormi costi per l’Europa 


La corruzione è all’origine di costi considerevoli e un rapporto pubblicato il 9 dicembre in occasione della “Giornata mondiale contro la corruzione” li quantifica. I Verdi europei hanno pubblicato una relazione sull’argomento che mostra in che misura tale fenomeno incide sull’economia di ciascuno Stato membro dell’Unione europea. In tutta l’Unione europea la corruzione costa più di 900 miliardi di euro all’anno.

L’analisi non riguarda soltanto le conseguenze sulla totalità dell’Europa, ma ambisce a studiare l’indebolimento economico e sociale dei singoli Paesi, ovvero come alla corruzione corrisponda una perdita in termini di alloggi, polizia, assistenza sanitaria e istruzione.

Da ciò scaturiscono quindi inevitabilmente delle considerazioni anche a proposito dell’incidenza di questo problema in Germania. Si stima infatti che a causa della corruzione ogni anno lo Stato tedesco perda più di 104 miliardi di euro – circa il 4% del prodotto interno lordo –, a dimostrazione di come i settori sopra citati vengano costantemente debilitati per esempio dalle frodi salariali nel sistema sanitario, dalla corruzione sia nel settore pubblico che in quello privato.

Questo studio costituisce l’ulteriore occasione per chiedere un maggiore impegno da parte della politica nel far fronte alla corruzione: si è espresso in tal proposito Sven Giegold – l’esperto finanziario dei Verdi europei – interpretando la corruzione come ciò che «(…) distrugge la fiducia nello Stato e il suo dovere di diligenza. Il primo ministro ceco si sporca le dita con enormi conflitti di interessi. Guy Verhofstadt e i liberali tedeschi devono sopportare l’accusa di tollerare nelle loro file un politico corrotto. Miliardi di euro finiscono ogni anno nella palude della corruzione tedesca. Il denaro sarebbe ben investito in scuole, alloggi e assistenza sanitaria. Il governo federale deve staccare i freni nella lotta alla corruzione in tutta l’UE e nella protezione degli informatori, e deve lavorare per una migliore protezione degli informatori e per una forte procura europea».

Lo stato del contrasto alla corruzione in Italia: la legge anti-corruzione


Con la fine del 2018 in Italia sono stati presi dei nuovi provvedimenti per il contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata: la Camera dei Deputati ha infatti dato l’ok definitivo al disegno di legge anticorruzione, che porta alcune importanti novità in materia.

La legge anticorruzione dispone in primo luogo il Daspo (D.A.SPO., acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) a vita per corrotti e corruttori di contrattare con la pubblica amministrazione e interdizione perpetua dai pubblici uffici per i
pubblici ufficiali: questo provvedimento riguarda i soggetti privati,
nello specifico gli imprenditori.

Ci si concentra su ulteriori reati, oltre a quelli attuali di peculato, concussione, corruzione propria e corruzione in atti giudiziari: la corruzione impropria, la corruzione propria aggravata, l’induzione indebita a dare o promettere utilità, la corruzione di persona incaricata di pubblico servizio, la corruzione attiva, l’istigazione alla corruzione, il traffico di influenze illecite – quest’ultimo reato riguarda l’attività di mediazione tra chi ha l’intenzione di corrompere e il funzionario pubblico che il corruttore vuole avvicinare.

Per fare degli esempi delle modifiche apportate: finora la corruzione del «pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi
poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra
utilità o ne accetta la promessa» veniva punita con una pena tra uno e sei anni di reclusione: ora è previsto che gli anni di reclusione siano tra i tre e gli otto. Anche la pena per il traffico di influenze viene aumentata da uno-tre anni di reclusione a uno-cinque anni.

L’appropriazione indebita è punita con la reclusione da due a cinque anni e una sanzione da 1.000 a 3.000 euro. Il reato di corruzione impropria è punito da uno a tre anni per le pene minime e da sei a otto anni per le pene massime.

È degna di particolare interesse la nuova figura del pentito
anticorruzione
, il quale può essere risparmiato da pene e sanzioni, ma ad alcune condizioni: deve denunciare prima di venire a conoscenza di essere oggetto di indagine e di essere quindi iscritto nel registro degli indagati e non oltre quattro mesi dall’aver commesso il reato. È di fondamentale importanza non solo la puntualità della denuncia, ma anche la sua utilità, ovvero che permetta di individuare i responsabili e i beneficiari della corruttela.

L’agente sotto copertura è un’altra figura che finora interveniva nel campo di reati ancora più gravi e che viene da ora in poi adoperata anche per i reati di corruzione: serve in modo particolare per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione.

Un’altra novità riguarda l’utilizzo dei trojan – un tipo di malware dei sistemi informatici – per effettuare le intercettazioni: prima era limitato ai casi in cui si pensava che l’attività criminosa fossa in corso, ma da adesso è esteso ai delitti contro la pubblica amministrazione e può essere adoperato su dispositivi elettronici portatili.

Questa legge prevede anche una nuova regolamentazione dei finanziamenti ai partiti e alle fondazioni: i sostegni ai partiti di oltre 500 euro devono essere documentati e pubblicati on line e alle fondazioni vengono assegnati gli stessi obblighi di trasparenza dei partiti politici.

Sequestrata in Austria un’ingente somma derivante dal riciclaggio di denaro


Nel mese di dicembre la cooperazione transnazionale nella lotta contro la criminalità organizzata ha avuto tra i suoi esiti la confisca di quattro appartamenti tra Vienna e Innsbruck che erano stati comprati da Cosa Nostra e il sequestro di 37,3 milioni di euro derivanti dal riciclaggio e dal gioco d’azzardo.

L’acquisto di immobili era una pratica consolidata grazie all’appoggio di società e di fondazioni, e infatti è proprio in queste che il denaro è stato trovato. Proveniva in buona parte dal gioco d’azzardo illegale, come dimostra anche il fatto che alcuni imputati erano stati occupati nel settore delle scommesse e dei giochi d’azzardo; le altre fonti erano le frodi nel settore assicurativo e le estorsioni.

Il sospetto su queste azioni della mafia era stato sollevato a metà novembre dalla Procura di Reggio Calabria, la quale ha chiesto l’assistenza giudiziaria delle autorità austriache per un’indagine che che riguarda sì l’Austria, ma anche Sicilia, Calabria, Bari e Roma.

Andreas Holzer – Capo del Dipartimento generale e delle indagini sulla criminalità organizzata presso l’Ufficio federale di polizia giudiziaria (BK) – ha sottolineato che già allora sono stati confiscati immobili per un valore di oltre un miliardo di euro e sono stati arrestati 68 sospettati di essere dietro alla mafia delle scommesse sia in Italia che all’estero.

Come ha evidenziato il ministro dell’Interno austriaco Herbert Kickl (FpOe) a proposito della confisca di dicembre, “questa operazione dimostra ancora una volta l’importanza della cooperazione transfrontaliera nella lotta contro la criminalità organizzata”. Questo modo di procedere è del resto direttamente conseguente alla sovrapposizione parziale delle attività dei clan in territori diversi.

La ‘ndrangheta in Baviera


L’Operazione Pollino del 5 dicembre scorso ha portato a 84 arresti tra Paesi Bassi, Belgio, Germania, Lussemburgo e Italia. In Germania si è concentrata sul Nordreno-Vestfalia, ma ci sono state anche perquisizioni anche in Baviera, anche se non hanno portato ad arresti. In particolare sono state effettuate presso la pizzeria Calabrone nel Riem-Arcaden, in due appartamenti a Riem e Daglfing e in tre edifici in Baviera.

Ogni anno in Baviera si svolge una media di 80 indagini riguardanti la criminalità organizzata e si stima che siano circa altrettante le persone affiliate alla ‘ndrangheta, anche se il numero è in aumento; il Ministero dell’Interno bavarese un anno fa ha constatato inoltre che la ‘ndrangheta in quel territorio ha dei legami con la mafia pugliese della Sacra Corona Unita.

Per fare un esempio concreto, solo nel periodo tra il 2008 e il 2011 sono stati sequestrati dalla polizia bavarese circa 320.000 euro di beni.
Del resto la mafia in Baviera è presente già dagli anni Settanta, concentrata non solo su Monaco di Baviera e l’Alta Baviera, ma anche
nelle zone di Augusta, Kempten, l’Allgäu e Norimberga.

Già nel dicembre 2017 la deputata dei Verdi Katharina Schulze aveva sottoposto il problema al parlamento. Nel corso del 2018 sono stati
effettuati principalmente due arresti: l’arresto di Alessandro G. nell’ambito dell’Operazione Stige del 9 gennaio 2018 e l’arresto il
13 febbraio di Vincenzo M.,ricercato dall’ottobre 2017 per tentata estorsione e affiliato al clan Gallico.
Quest’ultima azione da parte della polizia bavarese è stata svolta
con il coinvolgimento dei carabinieri della città calabrese di
Palmi, i quali avevano monitorato gli spostamenti dei membri della
famiglia del ricercato.

Un altro elemento del clan Gallico, Emanuele C., è stato arrestato a Saarbrücken, dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria con l’aiuto della polizia tedesca.

Il Consiglio europeo e la Commissione europea reagiscono agli scandali di riciclaggio di denaro presso le banche dell’Unione europea con un pacchetto completo di misure


L’Unione europea sta rispondendo agli scandali di riciclaggio di denaro venuto alla luce nel settore finanziario nel 2018 e al relativo fallimento delle autorità di vigilanza nei singoli paesi europei. I fatti del caso Danske Bank, che sono ben lungi dall’essere stati analizzati a fondo, hanno messo il settore finanziario, le autorità di regolamentazione, le autorità di vigilanza, le forze dell’ordine e i politici europei sotto una notevole pressione ad agire.

Il numero di casi di riciclaggio di denaro sporco scoperti l’anno scorso in Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Estonia, Lettonia, Malta e Svizzera è notevole, così come la portata dello scandalo della filiale estone della danese Danske Bank. I riciclatori di denaro russo e gli evasori fiscali hanno creato una rete di società di cassette postali offshore in cui centinaia di miliardi sono stati riciclati attraverso varie banche, comprese le istituzioni con sede in Germania. La Landesbank Baden-Württemberg (LBBBW) parla di “probabilmente il più grande scandalo del riciclaggio di denaro di tutti i tempi”.

Il 4 dicembre 2018, in risposta a questi scandali, il Consiglio europeo ha adottato conclusioni su un piano d’azione per migliorare la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

Le conclusioni contengono una serie di misure sublegislative a breve termine volte a rafforzare la vigilanza sulle misure antiriciclaggio e a promuovere la cooperazione tra le autorità competenti. L’obiettivo è quello di raggiungere 8 obiettivi chiave:

  1. – Individuare i fattori che hanno contribuito ai recenti casi di riciclaggio di denaro nelle banche dell’UE al fine di informare meglio eventuali misure aggiuntive a medio e lungo termine;
  2. – Individuare i rischi rilevanti di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo e le migliori pratiche di vigilanza per contrastarli;
  3. -Aumentare la convergenza della vigilanza e integrare meglio nel processo di vigilanza gli aspetti antiriciclaggio;
  4. -Garantire una cooperazione efficace tra le autorità preposte alla vigilanza finanziaria e quelle preposte alla lotta contro il riciclaggio di denaro;
  5. – Chiarimento degli aspetti relativi alla revoca delle autorizzazioni bancarie in caso di infrazioni gravi;
  6. – Migliorare la sorveglianza e lo scambio di informazioni tra le autorità
    competenti;
  7. – Scambiare le migliori pratiche e individuare gli aspetti comuni tra le autorità nazionali;
  8. – Migliorare la capacità dell’Autorità di vigilanza europea di utilizzare meglio i poteri e gli strumenti di vigilanza esistenti.

    L’11 ottobre 2018 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno adottato una nuova proposta di direttiva della Commissione europea sulla lotta al riciclaggio di denaro. L’obiettivo è quello di integrare la quinta direttiva dell’UE sul riciclaggio di denaro sporco, adottata a maggio, con strumenti di diritto penale. Questa aggiunta introduce nuove disposizioni di diritto penale che negano ai criminali l’accesso ai finanziamenti, non da ultimo quelle utilizzate per attività terroristiche.
    Le nuove regole comprendono quanto segue:

  • – stabilire norme minime per la definizione dei reati e delle sanzioni in materia di riciclaggio di denaro. Il riciclaggio di denaro sporco è punibile con una pena detentiva di almeno quattro anni e, oltre alla pena detentiva, il tribunale può imporre ulteriori sanzioni e misure (ad es. multe, esclusione temporanea o permanente dall’accesso a fondi pubblici, ecc. Delle aggravanti si applicano ai collegamenti con organizzazioni criminali o alle violazioni connesse all’esercizio di determinate attività professionali;
  • – la possibilità di ritenere le persone giuridiche responsabili e di punirle in vari modi per determinate attività di riciclaggio (ad esempio, escludendole dai fondi pubblici, assoggettandole a controllo giudiziario, liquidazione giudiziaria, ecc;
  • Rimuovere gli ostacoli alla cooperazione giudiziaria e di polizia transfrontaliera stabilendo regole comuni per migliorare le indagini. Per i casi transfrontalieri, le nuove norme specificano lo Stato membro competente, le modalità di cooperazione tra gli Stati membri interessati e il coinvolgimento di Eurojust.
    Una volta che la direttiva è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’UE, gli Stati membri hanno fino a 24 mesi per recepirla nel diritto nazionale.

    Mafianeindanke insieme ad altre organizzazioni non governative – presenterà alngoverno federale (diretto dal Ministero federale della giustizia endella protezione dei consumatori) proposte di attuazione, in particolare per la ristrutturazione del reato di riciclaggio di denaro in perdita ai sensi dell’articolo 261 del codice penale.

    In futuro, l’Autorità Bancaria Europea (ABE) svolgerà un ruolo maggiore nella vigilanza sul riciclaggio di denaro. Finora ha avuto una funzione principalmente regolatrice piuttosto che di controllo.
    Almeno i governi nazionali hanno concordato il ruolo aggiuntivo nel Consiglio europeo di metà dicembre 2018. La Commissione europea ha presentato una corrispondente proposta di regolamento a metà settembre 2018. Il Parlamento europeo deve ancora dare la sua approvazione. Tuttavia, l’intesa tra i governi è già vista come un importante passo avanti verso l’estensione dei poteri dell’autorità di vigilanza bancaria dell’UE nella lotta contro il riciclaggio di denaro.

    In particolare, l’accordo del Consiglio prevede che l’ABE possa richiedere informazioni alle autorità nazionali di vigilanza bancaria per individuare eventuali debolezze nella lotta contro il finanziamento del terrorismo e il riciclaggio di denaro. L’ABE ha anche la possibilità di fissare norme di qualità comuni per la vigilanza nazionale e di imporre che le eventuali violazioni siano oggetto di indagini e che siano adottate misure mirate, ad esempio sanzioni.

    L’ABE può anche insistere su una più stretta cooperazione tra le diverse autorità. In questo contesto, sarà istituito un comitato permanente che riunirà le autorità nazionali di vigilanza sul riciclaggio. Infine, l’ABE può preparare valutazioni del rischio che forniscano un’analisi della misura in cui le azioni delle singole autorità nazionali di vigilanza sono sufficienti per combattere efficacemente il riciclaggio di denaro.

    Di conseguenza, l’autorità di vigilanza dell’UE deve disporre di strumenti per esercitare pressioni sulle autorità di vigilanza nazionali sospettate di non essere sufficientemente efficaci contro il riciclaggio di denaro. In quanto strumento più rigoroso, l’ABE può impartire ordini direttamente alle singole banche se le autorità nazionali non hanno preso provvedimenti. Tuttavia, questa possibilità esiste solo come ultima risorsa.

    Va criticato il fatto che la Commissione e il Consiglio sono stati riluttanti a concedere all’ABE nei singoli Stati membri dell’UE un diritto indipendente di ispezione “sul posto”. Questo sarebbe stato certamente lo strumento più efficace per eliminare le innegabili carenze delle singole autorità di vigilanza dei singoli Stati membri dell’UE. Si spera che il Parlamento europeo insista per ottenere miglioramenti in questo contesto. Rimane inoltre problematico il fatto che, come riportato in un’intervista all’Handelsblatt del 25 ottobre 2018, il Commissario UE responsabile per la giustizia, Věra Jourová, voglia aumentare il numero di dipendenti da una manciata a venti.

La lotta contro il riciclaggio di denaro sporco si sta globalmente indebolendo? // Il Basel Institute on Governance presenta l’indice antiriciclaggio (AML) 2018


Il Basel Institute on Governance, che è collegato all’Università di Basilea (Prof. Mark Pieth), utilizza 14 indicatori per esaminare ogni anno come più di 100 paesi affrontano il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo e quanto sono vulnerabili a questi problemi, rappresentando così un rischio per gli altri paesi con cui sono collegati tramite relazioni commerciali e sistemi di pagamento. In ottobre l’Istituto ha presentato il suo ultimo rapporto: questa relazione annuale fa riflettere.


L’Istituto vede un significativo peggioramento nella classifica degli Stati nazionali in tutto il mondo. La classifica dell’istituto varia da 0 (nessun rischio) a 10 (alto rischio). Anche paesi precedentemente classificati come allievi modello, come la Danimarca e i Paesi Bassi, sono stati valutati con risultati significativamente peggiori. Da una prospettiva europea, l’elenco di quest’anno dei paesi più a rischio è preoccupante. Dei dieci paesi con le maggiori perdite dell’indice, otto provengono dall’Europa. Quattro dei maggiori paesi che sono scesi nella classifica (Danimarca, Islanda, Slovenia e Portogallo) sono stati sottoposti a revisione contabile per la prima volta negli ultimi dodici mesi secondo il metodo FATF1 più rigoroso.

L’Istituto non effettua le proprie indagini in loco nei paesi controllati al momento dell’elaborazione dell’indice. I risultati degli audit nazionali del GAFI1 sono inclusi nell’indice dell’Istituto, nella misura in cui sono disponibili nella tornata di audit in corso2. Anche l’indice finanziario ombra, che viene continuamente compilato dalla ONG “Tax Justice Network”, è incluso nella valutazione. Anche i rapporti del Dipartimento di Stato americano sulla situazione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo vengono elaborati, ma sono orientati principalmente agli interessi della politica estera statunitense nella lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

Alcuni paesi precedentemente classificati dall’Istituto come a basso rischio, come la Danimarca, i Paesi Bassi, la Polonia e, sorprendentemente, Cipro, stanno ora ottenendo scarsi risultati nell’indice. Le ragioni di ciò non sono tanto i recenti scandali di riciclaggio su larga scala in Danimarca (Danske Bank) o nei Paesi Bassi (ING-Bank), quanto un cambiamento dei criteri di valutazione.

Mentre prima l’indice prendeva in considerazione solo il quadro giuridico contro il riciclaggio di denaro esistente negli Stati, l’ordine di priorità ora ipotizzato anche dal GAFI sull’effettiva attuazione delle misure legali ha chiarito che la lotta contro il riciclaggio di denaro non è così avanzata come in precedenza ipotizzato. C’era da temere che molti governi avrebbero ridotto la lotta contro il riciclaggio di denaro sporco e sfruttato gli effetti dell’arbitraggio e le lacune, ad esempio nella direttiva comunitaria sul riciclaggio di denaro sporco.

La stragrande maggioranza dei paesi che sono stati sottoposti a revisione negli ultimi dodici mesi utilizzando il metodo più rigoroso del GAFI appaiono ora con punteggi drammaticamente più bassi nell’indice. L’indice ha ponderato l’attuazione delle misure di prevenzione del riciclaggio di denaro il doppio rispetto alle misure adottate in uno Stato. Infatti, nella maggior parte dei paesi valutati in base al nuovo metodo FATF, è dimostrato che la polizia e le autorità di contrasto non sono coinvolte nella lotta contro il riciclaggio di denaro, o lo sono solo in misura molto limitata. D’altro canto, gli Stati si sono nascosti dietro sistemi di conformità formalmente esistenti nelle banche e nelle imprese industriali che non erano molto adatti e che hanno acquistato l’ancoraggio da società di consulenza e società di revisione contabile e che darebbero alla prevenzione del riciclaggio di denaro una seria mano di vernice, osserva correttamente l’Istituto.

È positivo notare che, a causa della situazione desolata, l’Istituto sostiene la recente proposta della Commissione europea di rafforzare la vigilanza sul riciclaggio di denaro nei singoli Stati membri dell’UE estendendo il mandato dell’Autorità europea di vigilanza bancaria (ABE). Mafia? Nein Danke ha recentemente fatto una richiesta simile in considerazione delle carenze delle autorità nazionali di regolamentazione degli Stati membri dell’UE.

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La Financial Action Task Force (FATF) è il più importante organismo internazionale per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. L’organo di 35 Stati membri, 3 Stati con status di osservatore e due organizzazioni internazionali (Commissione europea e Consiglio di cooperazione del Golfo) è domiciliato presso l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) a Parigi. Il GAFI ha gruppi regionali in Asia, Europa, Medio Oriente e Africa. Al GAFI partecipano importanti organizzazioni internazionali come il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale o le sottostrutture delle Nazioni Unite.

La Germania è uno dei membri fondatori di questo gruppo di esperti fondato nel 1989 dai paesi del G7 e dalla Commissione CE. L’obiettivo principale del GAFI è quello di sviluppare e promuovere principi per combattere e prevenire il riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo e altri reati che minacciano l’integrità dei mercati finanziari. Essa garantisce la diffusione su scala mondiale di questo approccio e ne controlla l’attuazione negli Stati membri. A tal fine, il GAFI ha adottato norme minime contro il riciclaggio di denaro sporco, che sono state aggiornate più volte dal 1990 (“40 raccomandazioni del 16 febbraio 2012”3).

Le 40 Raccomandazioni stabiliscono per la prima volta codici di condotta e standard uniformi per l’intero settore finanziario e per tutte le persone e professioni coinvolte nel settore non finanziario, nonché per il perseguimento del riciclaggio di denaro e la cooperazione internazionale in questo settore. Le nuove scoperte, le tipologie e gli sviluppi nel campo della lotta al riciclaggio di denaro sono integrati nella revisione degli standard.

Sebbene gli standard politici del GAFI non siano direttamente vincolanti, finora più di 130 paesi li riconoscono come vincolanti. Le raccomandazioni e le dichiarazioni del GAFI sono “soft law”, che non hanno effetti giuridici diretti e vincolanti, ma acquisiscono la loro legittimità grazie all’accordo degli Stati membri. Essi si sono impegnati a recepire queste raccomandazioni e dichiarazioni del GAFI nel diritto nazionale. Nell’Unione Europea, tuttavia, questi standard sono attuati in modo giuridicamente vincolante per gli Stati membri attraverso direttive (direttiva UE sul riciclaggio di denaro sporco) e regolamenti UE. Il contenuto della direttiva europea sul riciclaggio di denaro è ora più rigoroso di quello del GAFI, riduce il campo di applicazione discrezionale e si concentra più chiaramente sui nuovi rischi di riciclaggio di denaro, come il denaro virtuale (bitcoin).

L’attuazione degli standard del GAFI viene riesaminata dal GAFI nell’ambito di una regolare procedura di revisione nazionale. Recentemente è stato esaminato non solo se il paese sottoposto ad audit ha adottato gli standard del GAFI nel suo sistema giuridico, ma anche come questi standard vengono attuati nella pratica. I rapporti di audit sono pubblicati sul sito web del GAFI. I paesi che non soddisfano questi standard possono essere inseriti nella lista nera per i paesi ad alto rischio, con un rischio significativo per la reputazione della rispettiva sede aziendale. Se gli Stati non rispettano gli standard del GAFI, questo può incoraggiare i suoi Stati membri a imporre restrizioni alle operazioni di pagamento con tale Stato e a rafforzare il meccanismo di verifica dei fattori di rischio.

L’indubbio successo del GAFI nella riduzione del riciclaggio di denaro a livello mondiale è diminuito dal fatto che il voto sulle norme minime e il loro ulteriore sviluppo è lungo e pesante a causa del gran numero di Stati membri, dei diversi interessi e della procedura di voto (principio del consenso). Inoltre, il GAFI non è in grado di effettuare audit in loco nei paesi in quanto controlli in loco e quindi di ottenere informazioni affidabili sullo stato effettivo di attuazione. Sulla base delle cifre e dei fatti forniti dagli Stati, essa deve effettuare le proprie valutazioni nell’ambito delle relazioni nazionali “secondo le pratiche”. Inoltre, le risorse umane del segretariato del GAFI sono limitate e pertanto i paesi del GAFI, che dispongono di risorse finanziarie consistenti, devono rafforzare il proprio personale con “esperti”. Grandi potenze come gli Stati Uniti svolgono un ruolo dominante nel GAFI, che si riflette, tra l’altro, nella definizione delle priorità per i compiti del GAFI e nella valutazione dei paesi ad alto rischio (Corea del Nord, Iran).

 

1 Per il FATF v. BOX

2 Questo non è il caso della Germania. La Germania non sarà sottoposta a revisione contabile da parte del GAFI prima del 2019.

3 Le 40 raccomandazioni, aggiornate l’ultima volta nel 2012, possono essere scaricate al seguente indirizzo:

www.fatf-gafi.org.

Un caso di falsa antimafia: il sistema Montante


«È facile raccontare le mafie quando ci sono le stragi, i morti, le grandi tragedie; il problema è raccontare le mafie quando le mafie non sparano, e cioè quasi sempre. Solo in una piccola fase della sua esistenza la mafia ha organizzato stragi e attentati; nella fase più grande della loro esistenza le mafie non sparano, trattano, si nascondono. Ci sono adesso delle “mafie incensurate” che sono difficilmente riconoscibili, ma un buon giornalista le sa riconoscere, senza dover aspettare i tempi della giustizia, che sono molto lunghi. Il giornalista ha quindi il dovere di anticipare l’azione del magistrato (…)1».

Il giornalista di la Repubblica Attilio Bolzoni si è espresso così a proposito del “caso Montante”, venuto fuori a fatica ma esploso nel 2015 e con conseguenze ancora attuali. Infatti Antonello Montante è stato arrestato solo nel maggio di quest’anno e la prima udienza è del 15 novembre: l’accusa mossa contro di lui è di aver creato una rete per spiare le indagini dei pm di Caltanissetta iniziate tre anni fa, dopo le dichiarazioni di alcuni pentiti di mafia.

La rete del “sistema Montante” è veramente complessa, dato che comprende esponenti delle forze dell’ordine, della politica e dell’imprenditoria al tempo stesso: l’obiettivo finale era quindi nascondere i rapporti di Montante con i capimafia di Serradifalco. Infatti nell’“inchiesta Double Face” – così è chiamata l’inchiesta del caso Montante – sono coinvolti tra gli altri l’ex presidente del Senato Renato Schifani; l’ex generale Arturo Esposito, ex direttore del servizio segreto civile (Aisi); Andrea Cavacece, capo reparto dell’Aisi; Andrea Grassi, ex dirigente della prima divisione del Servizio centrale operativo della polizia.

Ventuno persone si sono costituite parte civile, tra cui i giornalisti Bolzoni – che per primo ha portato alla luce il modus operandi di Montante – e Giampiero Casagni, Nicolò Marino (ex pm di Caltanissetta ed ex assessore) e il vicequestore Gioacchino Genchi: tutti costoro sono stati fatti spiare per le loro indagini o per le loro posizioni non allineate.

Chi è Montante

Ex proprietario della fabbrica Msa, è stato dirigente di Confindustria e responsabile nazionale per la Legalità, a lungo considerato per questo un punto di riferimento per gli imprenditori siciliani non disposti a facilitare la vita di Cosa Nostra. L’attenzione posta sul tema della legalità gli ha permesso di avere un certo controllo del governo della Regione Sicilia: di conseguenza, a un politico o a un imprenditore bastava essere vicino a Montante per ottenere favori o appalti. Un esempio di questo controllo della politica è il finanziamento per un milione di euro che pare sia stato fatto per sostenere la campagna elettorale dell’ex governatore siciliano Rosario Crocetta.

Il 22 gennaio di due anni fa, Montante aveva ricevuto un avviso di garanzia per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, venivano ipotizzati legami d’affari e rapporti di amicizia con Vincenzo Arnone, boss di Serradifalco, figlio di Paolino Arnone, storico padrino della provincia di Caltanissetta morto suicida in carcere nel 1992. Vincenzo Arnone è stato testimone di nozze di Montante, quindi sarebbe stato anche assai difficile smentire i rapporti con lui.

Il processo

Il 10 novembre scorso il gup di Caltanissetta Graziella Luparello aveva rinviato a giudizio 12 degli indagati coinvolti nell’inchiesta Double face. Tra gli imputati c’era anche Montante: l’imprenditore aveva già scelto di essere processato col rito abbreviato. Saranno processati il colonnello dei carabinieri Giuseppe D’Agata; il sindacalista Maurizio Bernava; gli imprenditori del settore sicurezza Andrea e Salvatore Calì; tre dipendenti di Montante: Rosetta Cangialosi, Carmela Giardina e Vincenzo Mistretta; il sottufficiale della polizia di Stato Salvatore Graceffa; il dirigente nazionale di Confindustria Carlo La Rotonda; il maggiore della guardia di finanza Ettore Orfanello; il luogotenente Mario Sanfilippo e il colonnello dei carabinieri Letterio Romeo, quest’ultimo accusato di aver distrutto una relazione di servizio su Montante.

Il 15 novembre è iniziato il processo con rito abbreviato a Montante e nello stesso giorno sono stati processati l’ex capo della security di Confindustria Diego Di Simone, il commissario Marco De Angelis, il colonnello della Finanza Gianfranco Ardizzone e il dirigente regionale Alessandro Ferrara.

Alcuni imputati hanno chiesto di non far parte dell’udienza preliminare e saranno processati il 17 dicembre: tra questi, l’ex presidente del Senato Renato Schifani, accusato di aver rivelato notizie riservate e di favoreggiamento nei confronti di Montante; successivamente è stato accusato di concorso esterno in associazione a delinquere.

Una recente inchiesta della trasmissione televisiva Report si è occupata del caso Montante e ha rivelato un altro pezzo della rete dell’ex dirigente di Sicindustria: Banca Nuova, istituto di credito siciliano fondato da Gianni Zonin. Questa è stata una vera e propria centrale informativa per il controllo di politici, giornalisti e imprenditori ed è stata creata dai servizi segreti di Nicolò Pollari, capo del Sismi dal 2001 al 2006.

La rete di relazioni del caso Montante è molto intricata e conferma qualcosa di già conosciuto: quando si tratta di mafia e di corruzione, non si può prescindere da questo sistema di scambio che comprende attori che in apparenza agiscono in maniera separata ma che in realtà non possono esistere gli uni senza gli altri.

1https://www.site.it/mafia-antimafia-e-caso-montante-la-conferenza-di-attilio-bolzoni-al-ventennale-di-site-it/.