La cultura scopre la mafia


É difficile comunicare al pubblico in maniera adeguata un tema complesso come quello della mafia e della criminalità organizzata. Roberto Saviano ha mostrato con il suo romanzo Gomorra come la produzione culturale possa raggiungere milioni di lettori, anche senza sfruttare cliché o stereotipi. Ad aprile, due rinomate case di produzione hanno contemporaneamente annunciato una première a tema mafia: la Staatsoper di Berlino mostra lo spettacolo “Falcone” di Nicola Sani in onore del giudice, ed il Teatro di Costanza mostra il pezzo “Gomorra”,  ispirato al romanzo di Saviano, première per la Germania.

Sensazionale campagna antimafia a Milano


Da qualche giorno, le strade di Milano sono tappezzate da una ottantina di enormi manifesti. Sui cartelloni, di 6 metri per 3, figurano i nomi dei dieci boss più importanti di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta, che vivono tutti nei dintorni di Milano.

La campagna è frutto del lavoro del giornalista ed esperto di mass-media Klaus Davi ed è nata in collaborazione con la Omnmicom Media Group di Milano. I cartelloni mostrano la guglia del Duomo di Milano, ma al posto della Madonnina sovrastano invece una pistola automatica ed un fiore. Il testo del manifesto: “ la ‘Ndrangheta chiama: Milano risponde. Ecco i nomi di 10 boss che vivono nella nostra città che fa affari con loro”. Seguono i nomi dei boss e, in fondo, il titolo di una serie di reportage curati da Davi: “Gli Intoccabili”. Secondo la pagina ufficiale del reportage, sarebbe “il primo docureality sulla criminalità organizzata”, che si propone di premiare anche l’instancabile lavoro della giustizia e della polizia. Questo format è disponibile da Maggio 2016 settimanalmente sul LaC canale 19 o su Youtube.

La campagna dei manifesti viene affiancata da alcuni video-reportage sui boss; la prima puntata per la Lombardia è dedicata al boss della ‘ndrangheta Giuseppe Calabrò, “il fantasma” di San Luca. Ilda Boccassini, celebre procuratore antimafia di Milano, ha curato le indagini a suo carico nel 2016. Sarebbe il proprietario della farmacia “Caiazzo”, in pieno centro città, che egli avrebbe acquistato con il denaro dei traffici di droga ed armi dello zio (tra l’altro: il prezzo, 220.000 Euro, sarebbe stato pagato in contanti).

Il procuratore antimafia ha notato già da molto tempo che i figli e le figlie di noti boss mafiosi studiano sempre più Farmacia e che nelle farmacie di Milano i clienti sono serviti in numero sempre maggiore da dipendenti calabresi. Questo fatto appare particolarmente interessante soprattutto alla luce delle indagini condotte già da molti anni dalla Boccassini sulle infiltrazioni delle mafie nel settore sanitario al Sud. Anche la Direzione Nazionale Antimafia si concentra da molti anni su medici, ospedali, cliniche private, farmacie ed in generale sul sistema sanitario.

Ma per quale motivo le farmacie sono così interessanti per le mafie? “Farmacia vuol dire denaro, posti di lavoro e rilievo nella società”, chiarisce il magistrato milanese Paolo Storari.

Dalle farmacie si raggiungono facilmente anche altri settori particolarmente interessanti per le mafie, ad esempio le amministrazioni pubbliche, come si evince dal caso dell’arresto del direttore della ASL di Pavia lo scorso anno. Il boss ‘ndranghetista Francesco Pelle ha potuto inoltre farsi operare con documenti falsi nella clinica “Maugeri” di Pavia, a dimostrazione del fatto che certe collusioni in questo ambiente possono essere utilizzate anche e soprattutto da boss latitanti.

Inoltre, tramite le reti dei farmacisti e dei medici legati alla malavita, l’influsso della mafia si può estendere anche al settore accademico e soprattutto alla politica. Si evince quindi come i mafiosi abbiano trovato nel settore sanitario un punto di interessi strategico, perfetto anche per riciclare grandi somme di denaro.

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Anis Amri e la criminalità (organizzata)


A quasi tre mesi dall’attentato al mercatino di Natale a Berlino, l’autopsia sul cadavere di Anis Amri conferma che l’uomo utilizzasse regolarmente cocaina ed hashish e probabilmente fosse sotto l’effetto di droghe anche il giorno dell’attentato. Gli inquirenti tedeschi avevano già nell’agosto del 2016 scoperto del consumo di droghe di Amri grazie ad intercettazioni telefoniche , come si evince da un rapporto delle autorità di sicurezza tedesche. Questa sorveglianza, dopo che Amri era stato classificato come “pericoloso” per via del sospetto che potesse preparare un grave reato ai danni dello Stato, ha anche rivelato che Amri facesse il pusher a Görlitzer Park nel quartiere Kreuzberg di Berlino per sostentarsi. Inoltre, gli atti riportano uno scontro fisico di Amri con un gruppo rivale nel giro di droga all’inizio del luglio 2016, così come di un suo coinvolgimento sempre più forte nel mondo della droga all’inizio dell’agosto 2016. Anche nel luglio del 2016 viene indagato per un accoltellamento in un locale di Neukölln.

La storia inizialmente di micro-criminalità di Amri è lunga ed ha inizio già nel suo paese natale, la Tunisia. In Italia poi, dove arrivò come richiedente asilo nel 2011, è stato condannato ad una pena di quattro anni per incendio doloso, aggressione, e furto. Questi reati lo hanno portato a passare anni in diverse carceri minorili italiane, in cui si sarebbe lentamente radicalizzato. Infatti, una volta scarcerato e arrivato in Germania si sarebbe mosso agilmente nei giri salafiti, accelerando sempre più il suo processo di radicalizzazione. Nell’ottobre del 2016 gli inquirenti hanno scoperto che Anis Amri era un simpatizzante dell’ISIS e che desiderava potersi unire alla lotta dello Stato Islamico in Siria, Iraq o in Libia.

Il rapporto delle autorità di sicurezza tedesche fornisce anche delle informazioni sulle diverse identità dell’attentatore. Le autorità in Italia credono che Amri abbia ricevuto supporto da gruppi criminali italiani ad esempio per procurarsi documenti falsi, una specialità della Camorra, che ultimamente sembra aver avuto contatti con più presunti terroristi in Europa. Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia, sottolinea come l’Italia non sia soltanto un “centro per la produzione di documenti falsi”, ma che offra a sempre più terroristi o presunti tali una rete logistica di supporto, oltre a sfruttare ampie possibilità di guadagno attraverso il traffico di droga e di armi con tali soggetti.

Il caso Amri è un esempio di come le organizzazioni mafiose abbiano scoperto un business redditizio nella cooperazione, almeno economica, con il terrorismo, e che le vulnerabilità di soggetti come i richiedenti asilo debbano essere maggiormente prese in considerazione dalle istituzioni. Dimostra anche come la risposta repressiva non sia sufficiente nella lotta al terrorismo, ma che piuttosto la cooperazione transnazionale debba essere migliorata, così come servano nuove leggi e meno ostacoli burocratici.

Un passo avanti verso la trasparenza


Per quanto riguarda temi come la trasparenza, la privacy e la corruzione nel mondo aziendale, l’ultimo paio di anni sono stati decisamente turbolenti. Questi tre elementi hanno occupato spesso le prime pagine delle principali testate internazionali, richiamando oltre l’attenzione mediatica, anche un certo impegno legislativo e della società civile.

A livello europeo la Quarta Direttiva Antiriciclaggio, adottata nel giugno 2015 dal Parlamento e dal Consiglio Europeo, obbliga i Paesi Membri a creare dei registri centrali sui proprietari effettivi (beneficial owners) delle compagnie, così come adeguate verifiche sulla clientela (customersdue diligence) un focus sul risk assessment, in ottica antiriciclaggio. La direttiva dovrà essere approvata ed applicata in tutti gli Stati Membri entro giugno 2017.

La risposta della società civile invece si è concretizzata nel lancio di una nuova piattaforma online Open Ownership, frutto di uno sforzo congiunto di organizzazioni non governative come Global Witness, Transparency International, Open Contracting Partnership, B Team e OpenCorporates, tutte impegnate nella lotta contro la corruzione ed il riciclaggio. Il valore aggiunto di questa piattaforma può essere così riassunto: in primo luogo, riconosce e persegue la necessità di creare e mantenere un impegno diretto e collettivo da parte della società civile, come movimento attento ai cambiamenti legislativi e pronto ad utilizzare la propria forza e la propria consapevolezza per mantenere il tema all’ordine del giorno politico. In secondo luogo,si ripromette di facilitare l’accesso ai registri sui proprietari effettivi, creando un registro unico ed internazionale di pubblico accesso.

È una piattaforma unica che permette quindi di rendere i dati più accessibili e comparabili, superando le difficoltà di un’analisi cross-borders. Al momento, il registro è in fase di preparazione. La piattaforma OpenOwnership potrà offrire un servizio anche ai governi, riducendone le difficoltà tecniche in questo tipo di ricerca, allo scopo di rendere il riciclaggio, l’anonimato nelle aziende ed i finanziamenti illeciti sempre più complicati.

Di seguito il link della piattaforma:

http://openownership.org

Arrestato in Germania l’ultimo ricercato dell’organizzazione criminale “Nuovo Ordine di Zona”


La collaborazione tra inquirenti tedeschi e italiani ha portato finalmente all’arresto in Germania del pregiudicato A. O., 55enne di Avellino, ricercato con mandato europeo in quanto sospettato di essere uno dei principali esponenti dell’organizzazione criminale “Nuovo Ordine di Zona”. L’uomo si trovava a Waldenbuch, dove è stato rintracciato dalla polizia. Attualmente si trova presso l’istituto penitenziario di Stoccarda.

Il pregiudicato, insieme ad altri 7 soggetti, rientrava nell’operazione dell’ottobre 2016 della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, coordinata dal Dott. Giuseppe Borrelli, in seguito agli accertamenti su due omicidi avvenuti nel 2013 nella provincia di Avellino. Nel corso dello stesso procedimento, due persone sono state già condannate alla pena di 20 anni di reclusione per sequestro di persona a scopo estorsivo e detenzione di armi, aggravate dall’uso del metodo mafioso.

L’organizzazione criminale “Nuovo Ordine di Zona”, attiva principalmente nella valle di Lauro (provincia di Avellino), ha coinvolto amministratori e tecnici di enti pubblici e privati con l’obiettivo di acquisire il controllo delle attività economiche nel settore edile, aggiudicandosi appalti e monopolizzando le forniture di calcestruzzo nella zona.

Le indagini, curate dai Carabinieri dei Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino, hanno interessato il periodo che va da luglio 2013 a marzo 2015. L’uso di intercettazioni telefoniche ed ambientali, disposte nei locali di una ditta di costruzioni della zona, hanno permesso di scoprire l’esistenza di un sistema criminale articolato, che ha coinvolto pregiudicati, liberi professionisti, amministratori e pubblici ufficiali. Sono stati accertati i reati di corruzione, usura, detenzione illegale di armi da sparo,, sequestro di persona a scopo estorsivo e turbativa d’asta, tutti aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso da parte dell’organizzazione.

Dal carcere di Stoccarda si attendono i procedimenti? necessari per il rientro del pregiudicato in Italia.

Lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo: la FIU trasloca


La Financial Intelligence Unit tedesca (FIU) sta traslocando dal Bundeskriminalamt al Zollkriminalamt – dalla polizia alla dogana. Il trasferimento è stato annunciato ad agosto 2016, diventerà effettivo durante i mesi estivi del 2017 e prevede un’ampia ristrutturazione dell’unità.

Nel 2014 in Germania sono stati riciclati più di 100 miliardi di euro, riporta uno studio commissionato dal Ministero federale delle finanze. Il denaro sporco verrebbe riciclato in maniera massiccia nel settore della compravendita immobiliare, ma anche in altri quali il commercio di arte e antichità, i ristoranti e altre attività commerciali. Ora, sotto impulso del FATF – Financial Action task Force, organismo intergovernativo annesso all’OCSE che si occupa dello sviluppo di politiche per la lotta al riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, il Ministero delle finanze sta ristrutturando i suoi strumenti di contrasto.

Ad Aprile 2016, il Ministro delle finanze Schäuble presentò un piano in dieci punti per riformare la lotta al riciclaggio e il finanziamento del terrorismo. Tra questi, il trasferimento della Financial Intelligence Unit (FIU) dal Bundeskriminalamt al Zollkriminalamt – dalla polizia alla dogana. Annunciato ad agosto 2016, diventerà effettivo durante i mesi estivi del 2017 e prevede un’ampia ristrutturazione dell’unità. La FIU (Zentralstelle für Verdachtsmeldungen) è l’organo investigativo responsabile della collezione e dell’elaborazione delle segnalazioni di transizioni finanziarie sospette. Svolge un ruolo centrale nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Enti quali le banche, infatti, devono per legge comunicare a questa unità l’avvenimento di transizioni finanziare “particolari”, che presentino indizi al riciclaggio di denaro o al finanziamento del terrorismo. È poi compito della FIU verificare le informazioni ottenute ed inoltrarle alla magistratura per l’inizio delle indagini.

Innanzitutto, la riforma prevede un cambio di competenza: il testimone verrà passato dal Ministero dell’Interno, che controlla il BKA, al Ministero per le finanze, responsabile della dogana. La nuova unità sarà quindi sotto la diretta competenza di Schäuble, promotore della trasformazione. Il governo ha espresso l’intenzione di assegnare all’unità nuovi campi di competenza e di potenziare la sua attività di prevenzione. È previsto un incremento di personale: da 25 a 50 entro quest’estate, fino a raggiungere i ca. 165 impiegati nel 2018. La seconda fase dello sviluppo sarà seguita da un gruppo di esperti che affiancheranno il governo nella definizione delle azioni. L’unità avrà a disposizione uno specifico strumento IT in supporto alla sua attività, in dotazione anche presso FIU estere. Verrà potenziato il ruolo di “filtro” della FIU: oltre a raccogliere le segnalazioni sospette e passarle alla magistratura, essa eseguirà delle indagini preliminari. Comparando i dati in collaborazione con altri uffici, smisterà in maniera più efficace le segnalazioni, inoltrando alla magistratura solo quelle effettivamente rilevanti. L’obiettivo è quello di alleggerire il lavoro degli inquirenti. Ultimo fine dichiarato dal governo è quello di facilitare la cooperazione internazionale tra autorità investigative. Infatti la ristrutturazione renderà la FIU tedesca più simile alle corrispondenti unità di altri Paesi, dove le rispettive FIU sono appunto di competenza delle autorità finanziarie o doganali, non della polizia.

Il sindacato della polizia tedesco (GdP – Gewerkschaft der Polizei) accoglie positivamente la decisione di spostare la responsabilità della FIU alla dogana, in quanto organo competente sia in materia finanziaria che come forza di polizia. Controllando il transito dei beni oltreconfine, e quindi attività strettamente relazionate al riciclaggio e al terrorismo come il contrabbando e la criminalità finanziaria, la dogana possiede le competenze necessarie a svolgere il nuovo ruolo di controllo dei flussi finanziari. Il sindacato si esprime però criticamente nei confronti di due punti. In primis, la riorganizzazione produrrebbe una poco trasparente struttura amministrativa a forma di matrioska russa, ovvero una “autorità nell’autorità nell’autorità” che potrebbe minacciare il corretto funzionamento e l’indipendenza della FIU. In secondo luogo, la FIU verrebbe privata dei suoi poteri investigativi che diminuirebbe l’incisività della sua azione.

Già la creazione della Generalzolldirektion aveva attirato le critiche del GdP (http://www.gdp-zoll.de/wp-content/uploads/2015/07/GdPzuNeuorgZoll.pdf). Con questa ulteriore riforma, anche la FIU pare sia diventato un organo ibrido le cui competenze non sono chiaramente definite: si tratta o no di un organo investigativo? In quanto assomiglia ad una “polizia finanziaria”, auspicata dal sindacato? Anche il BDZ – Deutsche Zoll- und Finanzgewerkschaft, il principale sindacato dei dipendenti del Ministero delle finanze, che ha partecipato alla concezione della nuova FIU, aveva espresso l’urgenza di quattro requisiti per la nuova unità. Il rafforzamento della funzione di “filtro”; la capacità di bloccare ed eventualmente mettere in sicurezza le somme “sospette”; l’ampliamento degli strumenti di monitoraggio delle transazioni transnazionali (obbligo di certificazione da parte dell’autore delle transazioni); introduzione di una soglia per i pagamenti in contanti, ad implementazione della direttiva EU 2015/849.

Nel 2014 la FIU ha raccolto 24054 segnalazioni sospette, facenti capo a 38084 persone identificate. Di queste segnalazioni, 627 sono risultate rilevanti ai fini della difesa dello Stato, e 323 sono state collegate al reato di finanziamento del terrorismo.

L’importanza del riciclaggio di denaro per il finanziamento del terrorismo – incontro pubblico al parlamento tedesco


Il 13 febbraio ha avuto luogo un incontro pubblico sul tema “Prevenzione del finanziamento del terrorismo internazionale”, organizzato dal Sottocomitato per la prevenzione delle crisi civili, risoluzione dei conflitti e azione in rete (Unterausschuss Zivile Krisenprävention, Konfliktbearbeitung und vernetztes Handeln) del parlamento tedesco. Tra gli esperti intervenuti Verena Zoppei, membro della Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP), istituto tedesco per gli affari internazionali e di sicurezza – Think Tank con ruolo anche consultivo per il parlamento tedesco e il governo federale su questioni inerenti alla politica estera e di sicurezza.

In tale occasione, la ricercatrice ha parlato dell’importanza del riciclaggio di denaro in materia di finanziamento del terrorismo, sottolineandone una relazione sempre più stretta a partire dal 2015.  Per quanto riguarda la Germania, il paese oggi rappresenta un centro importante per il riciclaggio di denaro: circa 100 miliardi di euro, provenienti da attività illecite, fluiscono ogni anno in investimenti legittimi. Ciò è dovuto ad un alto flusso di cassa e da un quadro giuridico ed amministrativo che appare non essere ancora pronto ad un contrasto totalmente efficace a tali attività. Le disposizioni penali Antiriciclaggio ed il coinvolgimento degli operatori economici nella sua prevenzione non sono infatti sufficienti e risultano quindi inefficaci.

A questo si aggiunge che i canali di finanziamento del terrorismo, al contrario del riciclaggio di denaro cosiddetto “sporco”, potrebbero provenire in linea di principio anche da attività legali, rendendo ancora più difficoltosa la verifica di segnalazioni di operazioni sospette.

Alla luce della quarta Direttiva Antiriciclaggio, la creazione di un registro centrale europeo sui titolari effettivi di società e trust potrebbe rappresentare un passo avanti. L’aumento di trasparenza transfrontaliera aiuterebbe, infatti, a prevenire l’uso improprio delle associazioni e dei dispositivi giuridici al fine di riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Ma come sottolinea Verena Zoppei, la criminalità transfrontaliera richiede ulteriori soluzioni globali e la Germania dovrebbe sfruttare l’attuale presidenza del G20 per progettare soluzioni che vadano in questo senso.

Il tema è quindi di grande attualità; i recenti avvenimenti in diversi paesi europei hanno dimostrato come sia urgente l’individuazione e l’implementazione di strumenti efficaci per il contrasto del finanziamento del terrorismo, imprescindibile dalle opportune modifiche alle regole Antiriciclaggio in Germania.

Maggiori informazioni di seguito in lingua tedesca:

Mafia ed Economia: uno studio dell’Università di Padova ne tratteggia le dinamiche


Si vuol sapere dov’è la mafia? Si segua pure l’odore dei soldi. Le imprese a conduzione criminale sono un numero sempre più elevato e costituiscono un consistente ostacolo al mondo degli affari pulito. La mafia soffoca infatti l’economia e provoca danni ingenti alle imprese legali. Questa consapevolezza, spesso intuibile dalle condizioni economiche di luoghi tipicamente intrisi di mafia, è stata adesso provata da un lungo studio condotto dal gruppo di ricerca del dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno” dell’Università di Padova, che fa capo al professore Antonio Parbonnetti.

La ricerca ha confermato la crescita ed il radicamento delle mafie in luoghi non tradizionali, come il Nord Italia. Sono difatti sempre più le imprese malavitose che operano nelle zone maggiormente sviluppate economicamente ed industrializzate dell’Europa, anche in aree considerate pulite.

Lo studio ha raccolto tutte le sentenze dal 2005 al 2014 emesse nel Nord e Centro Italia con capo di imputazione “associazione a delinquere di stampo mafioso”. Dalle 120 sentenze esaminate, si è dunque risaliti ai condannati e alle loro aziende, per un totale di 1.139. I risultati di questo lungo processo di ricerca hanno portato a suddividere le imprese in categorie, che ne hanno definito l’utilità ai fini delle attività criminali.

Quel che ne è emerso è un ritratto tutt’altro che incoraggiante sia a livello di percezione del fenomeno, sia per i suoi effetti disastrosi sulle economie locali. A livello percettivo, sorprende che le aziende con a capo persone legate alla criminalità organizzata non siano solo piccole e medie imprese, ma anche grandi nuclei economici, con un fatturato medio di 13 milioni di euro, ben superiore alla media. Il fenomeno riguarda tutti i settori, dall’edilizia al campo dei servizi e dell’industria. In particolare i ricercatori le hanno divise in tre categorie; hanno infatti individuato le aziende tipicamente di supporto, i cui ricavi sono spesso nulli e i quali servizi risultano particolarmente costosi. Vi sono poi le cosiddette “cartiere”, aziende che si occupano del riciclaggio, tendenzialmente di dimensioni medio-piccole e dai profitti altalenanti. Queste loro caratteristiche le rendono relativamente facili da individuare dalle forze dell’ordine. In ultimo, le aziende star, le più grandi ed insospettabili, dalle buone performance e visibili sul territorio, che hanno il compito di infiltrarsi nell’economia legale e nel sistema socio-politico.

Queste aziende richiedono abilità e caratteristiche dell’economia globalizzata: professionalità, competenze specifiche e internazionalizzazione. Basti pensare alla ‘ndrangheta ed alla camorra, che nel corso del tempo hanno creato delle vere e proprie reti internazionali, dall’Australia alla Germania e gli Stati Uniti.  Questo studio evidenzia la creazione di vulnerabilità diverse rispetto a quelle poste dalle mafie “tradizionali”. In primis, la difficoltà di riconoscerle e la mancanza di informazione adeguata ed aggiornata sul tema costituisce un punto di forte debolezza da parte delle economie più sviluppate – e spesso, inconsapevolmente, già infiltrate. Il cambio di contesto, non più Sud Italia, ma le regioni ed aree più ricche ed industrializzate d’Europa si collega proprio a questo punto.

Le aziende pulite pagano un significativo “costo della legalità”, che ne limita fortemente i ricavi ed è paragonabile ad una tassa indiretta. Dunque anche le aziende che non sono in maniera esplicita sotto il mirino delle mafie ne pagano le conseguenze. La domanda che emerge dallo studio padovano è quindi quanto più forti sarebbero le imprese se non ci fossero aziende criminali. Dai dati da loro raccolti, la produttività delle aziende operanti legalmente ha avuto una crescita media del 10% in seguito ad arresti nel territorio per mafia: una cifra impressionante, se si considera l’invisibilità di questo fenomeno.

Questi dati invitano a cambiare rotta sulla concezione delle mafie e delle loro attività. La criminalità organizzata ha ormai da anni posato i suoi tentacoli su un numero consistente di imprese, anche in territori non tradizionali. La conoscenza e comprensione di queste dinamiche sono solo i primi passi per combatterle, ma necessari e che riguardano tutti.

Il 21 Marzo alle porte


Via libera definitivo da parte della Camera per l’istituzione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie il primo giorno di primavera, di ogni anno. Era il 1996, a Roma, quando l’associazione Libera, insieme ai familiari delle vittime, leggeva per la prima volta ad alta voce il lungo elenco di donne e uomini, bambini, giovani e anziani uccisi delle mafie. L’approvazione unanime arrivata ad inizio marzo dalla Camera riconosce nella memoria condivisa un tassello essenziale per fronteggiare vecchie e nuove mafie in tutta Europa.

Mafia? Nein, Danke! sarà collegata dal centro di Berlino e darà il proprio contributo ad un appuntamento sempre più internazionale.

Cosa: lettura nomi delle vittime innocenti di mafia

Quando: martedì, 21. 03.2017, h 10.30

Dove: Porta di Brandeburgo, Platz des 8. März (lato Tiergarten)

Entrata: spazio pubblico, aperto a tutti

Lingua: Italiano e tedesco

 

A Locri la XXII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie


La manifestazione in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie, promosso da Libera e Avviso pubblico in collaborazione con la Rai, si terrà, come ogni anno, il 21 marzo. L’evento, giunto alla sua XXII edizione, avrà luogo nella piazza principale di Locri (Calabria) e simultaneamente in oltre 4000 luoghi di tutta Italia, ma non solo. Anche in alcune piazze d’Europa e dell’America Latina – attraverso la rete latinoamericana di ALAS – verranno letti i nomi delle vittime, contestualizzate secondo il contesto e vissuto storico e sociale del luogo. Mafia?Nein, danke! sarà collegata dal centro di Berlino e darà il proprio contributo ad un appuntamento sempre più internazionale.

La scelta del luogo in Italia non è casuale: la Locride rappresenta una terra che ha sofferto molto e soffre tuttora per la presenza costante ed ingombrante della ‘ndrangheta. Ospitare l’evento del 21 marzo significa lanciare un forte messaggio di speranza e di desiderio di cambiamento: “Luoghi di speranza, testimoni di bellezza” sarà, infatti, il leitmotiv che accompagnerà l’intera giornata. Allo stesso tempo, essere in collegamento dalla capitale tedesca rappresenta una presa di consapevolezza che la lotta alla criminalità organizzata è un obbiettivo che accomuna tutta la Germania.

A questo si aggiunge la notizia del 14 febbraio: la Commissione Giustizia della Camera ha votato positivamente la proposta di rendere il 21 marzo – primo giorno di primavera, simbolo di rinascita – data ufficiale per la Giornata nazionale delle vittime di mafia; ora si attende l’approvazione alla Camera, attesa per le prossime settimane. Oltre all’istituzione di una ricorrenza civile, frutto di una battaglia portata avanti per anni dalla società civile, il testo di legge – approvato all’unanimità dal Senato il 17 marzo 2016 – prevede che gli istituti scolastici promuovano iniziative volte alla sensibilizzazione sul valore storico, istituzionale e sociale della lotta alla mafia e sul ruolo della memoria.