Sequestro record di cocaina in Australia


Non era mai stata sequestrata una simile quantità di cocaina in Australia: 1,1 tonnellate della sostanza stupefacente sono state messe in sicurezza a Natale dagli investigatori, 14 australiani e un neozelandese sono stati arrestati. Le precedenti indagini sono durate due anni e mezzo. La cocaina era stata caricata in Cile. Una prima tranche di 600kg era stata già sequestrata qualche mese fa a Tahiti, ora sono seguiti gli ulteriori 500kg.

Corruzione in Corea del Sud, Guinea Equatoriale e Argentina


Il suo ex assistente ha coniato un semplice descrizione per il suo stile di vita: “Alcol, prostitute e cocaina”. Ora Teodorin Nguema Obiang, vicepresidente della Guinea Equatoriale e figlio del presidente, affronta un processo a Parigi. Da 37 anni suo padre governa il Paese, diventato ricco grazie al petrolio. È accusato di riciclaggio di denaro, corruzione e appropriazione indebita di fondi pubblici. Obiang ha speso il denaro in grande stile a Parigi, la polizia ha confiscato diverse auto di lusso e un enorme e sfarzoso appartamento. È la prima volta che in Europa si processa un capo di Stato. Altri leader africani come il presidente del Congo Denis Sassou-Nguesso o l’ex capo di Stato della Repubblica Centrafricana François Bozize seguiranno, secondo un rapporto del Frankfurter Rundschau.
L’Europa sostiene e coadiuva le indagini contro capi di Stato stranieri per i casi di corruzione. Così in Danimarca sono stati arrestati degli amici della presidente sudcoreana, mentre in Germania sono in corso indagini su sua figlia, dove ella risiede.

Estrazione: biglietti per il cinema


A settembre, l’autore Carlo Bonini è stato ospite di Mafia? Nein, Danke! a Berlino. Bonini è, assieme a Giancarlo de Cataldo, Autore del bestseller Suburra, un romanzo sugli intrighi della capitale Roma. In anteprima abbiamo mostrato la trasposizione cinematografica del libro. Ora, il 26 gennaio il film uscirà ufficialmente nelle sale tedesche. In questa occasione estraiamo 3×2 biglietti omaggio, validi in tutta Germania per qualsiasi proiezione del film. Scrivete entro il 20 Gennaio una mail al nostro indirizzo Email con oggetto “Suburra”.

Tavola rotonda “Mafia? In Deutschland?” organizzata dall’iniziativa “Gelebte Zivilcourage” a Stoccarda


“Gelebte Zivilcourage”, iniziativa partner di mafianeindanke, continua instancabile l’organizzazione di incontri, volti a segnalare i pericoli derivanti dalla presenza delle mafie in Germania. L’iniziativa è il risultato di un viaggio-studio compiuto diversi anni fa in Sicilia dagli insegnanti di Stoccarda,  che da allora si impegnano a supporto del movimento internazionale antimafia.

mafianeindanke e.V. apprezza moltissimo questo impegno e ritiene sia indispensabile soprattutto nell’area della Germania sud occidentale, particolarmente infiltrata, per supportare la formazione di anticorpi contro le mafie.  È stato quindi molto piacevole che la tavola rotonda di “Gelebte Zivilcourage” si sia tenuta presso la biblioteca pubblica di Stoccarda: 300 persone, di cui molti studenti, che per due ore hanno seguito interessati e si sono confrontati con il presentatore Knut Krohn, del giornale Stuttgarter Zeitung, e con gli ospiti sul podio.

Rafforzamento del mutuo riconoscimento di ordini di sequestro e confisca di beni


Il Parlamento Europeo si sta interrogando su come migliorare la cooperazione nell’ambito della confisca dei beni di provenienza criminale. Gli strumenti attuali per il recupero di questi beni sono stati riconosciuti inefficienti e solo pochi ordini di confisca sono stati portati a termine.

I motivi sono vari e legati alla complessità burocratica. Si stima che il crimine organizzato produca negli Stati Membri circa 110 miliardi di euro all’anno,  l’1% del prodotto interno lordo europeo, mentre solo lo 0,2% di questi capitali è stato recuperato. Inoltre buona parte dei beni sequestrati non vengono infine confiscati.
Per migliorare la situazione viene proposto di creare nuovi o modificare gli attuali strumenti di congelamento e confisca di beni.

L’impatto dell’iniziativa risulterebbe positivo non solo sul piano economico e sociale, ma anche in termini di rilancio della competitività e delle pubbliche amministrazioni.
Adesso la decisione spetta al Parlamento Europeo che è sollecitato a procedere entro il 2016.

L’internazionalizzazione della ‘ndrangheta nella Relazione Annuale della DNA


 

La Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo ha diffuso la propria Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo luglio 2014 – giugno 2015

L’internazionalizzazione della ‘ndrangheta. Viene confermato il radicamento Locali di ‘Ndrangheta in ormai tutte le regioni d’Italia, dall’ormai presenza storica in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio, si registrano “cellule solidamente impiantate anche in Liguria, Umbria, Veneto e Marche”.

Le inchieste sul fenomeno condotte negli ultimi anni hanno accertato una “manifesta elasticità” dell’organizzazione criminale, “sufficiente per mantenere un profondo legame con l’associazione ‘madre’ senza rinunciare all’autonomia indispensabile per operare in territori distanti e diversi dalla Calabria”. Le  ‘ndrine hanno colonizzato i territori stranieri attraverso la nascita di “vere e proprie strutture estere, che replicano modelli organizzativi tipici delle locali calabresi”, soprattutto in Germania e Svizzera.

La ‘Ndrangheta ha saputo, meglio delle altre ‘mafie storiche’, sfruttare la globalizzazione e internazionalizzarsi creando solidi legami con altre organizzazioni criminali in Europa e non solo.

Leader nel traffico di stupefacenti, la ‘Ndrangheta ha sviluppato un rapporto “privilegiato, se non esclusivo” con i paesi produttori di cocaina in Sudamerica, grazie alla patente di affidabilità che le ‘ndrine si sono guadagnate con i cartelli, garantendo alla merce approdi sicuri in Europa dall’Olanda, dalla Germania e dall’Italia (grazie al totale controllo del porto di Gioia Tauro). Essa è fornitrice di cocaina in Europa, tanto che persino altre organizzazioni criminali italiane (oltre a molte straniere) si rivolgono alle cosche calabresi per rifornirsi. Il controllo del mercato non si esaurisce all’Europa ma è stata rilevata la presenza di ‘ndrine stabilitesi già da decenni in Canada, negli Stati Uniti e in America Centrale. Per avere un idea del mercato di cui si parla, solo negli ultimi tre anni, sono state sequestrate un quantitativo di sostanze stupefacenti pari a circa 3 tonnellate.

“L’altro dato – si legge nella Relazione – è costituito dalle rotte dell’eroina e della marijuana, importate in grosse quantità dall’est europeo, e in particolare dall’Albania”.

L’operatività delle cosche calabresi inoltre, è estesa e su più livelli:

a) illeciti (“dal traffico internazionale di stupefacenti e delle armi all’attività estorsiva, praticata con modalità diverse e sempre più sofisticate”)

b) di infiltrazione nell’economia legale (“dagli appalti pubblici alle attività imprenditoriali, nei settori del commercio, dei trasporti, dell’edilizia ed in quello di giochi e scommesse, soprattutto on line) con attività di riciclaggio di denaro sporco in Italia e soprattutto sui mercati stranieri.

La forza dell’organizzazione risiede ormai “nel suo potere economico e nel condizionamento della politica” attraverso il consenso che è in grado di gestire. I mafiosi si sono trasformati in managers inserendosi nell’imprenditoria attraverso una “infiltrazione silenziosa” e la rinuncia di azioni eclatanti che le ha consentito di acquisire una facciata di rispettabilità. Le cosche hanno invaso anche il settore degli ordini professionali, creando “rapporti stabili tra sodalizi e professionisti, sempre pronti a dare il proprio apporto rispetto alle esigenze associative via via prospettatisi”.

Smantellato un gruppo criminale dietro l’immigrazione illegale


 

L’ufficio della Procura della Repubblica del Salerno – Direzione Distrettuale Antimafia, in collaborazione con l’ufficio del Pubblico Ministero di Karlsruhe e con il supporto di Eurojust hanno portato a termine una operazione volta a smantellare un gruppo di criminalità organizzata coinvolto nella tratta illegale di cittadini extracomunitari.

Mentre la squadra mobile di Salerno effettuava 10 custodie cautelari in carcere e 3 arresti domiciliari, le autorità tedesche eseguivano diverse perquisizioni che portarono all’esecuzione di un Mandato di Arresto Europeo rivolto al principale sospettato ossia un cittadino tedesco di origini somale.

L’investigazione era già iniziata nella primavera 2015 all’indomani dell’approdo nel porto di Salerno della nave militare “Chimera” con a bordo 545 migranti di nazionalità somala, precedentemente messa in salvo grazie al provvidenziale soccorso della marina italiana, a largo delle coste di Tripoli.

Durante la tratta,  alcuni migranti erano rimasti per tre giorni senza acqua, cibo e medicinali ed erano affetti da scabbia e febbre alta. Per questo, ai membri del gruppo criminale sono stati contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina, realizzata anche mediante l’impiego di trattamenti inumani e pericolosi per l’incolumità dei migranti.

Durante la fase di imbarco, alcuni migranti erano stati provvisti di numeri telefonici, anche esteri, da chiamare per organizzare il trasporto dalle coste libiche.  Le intercettazioni telefoniche hanno dimostrato una connessione con altri Stati compresi Germania, Austria, Svezia, Belgio, Olanda e Norvegia.

Indubbio è che la riuscita finale di questa operazione, è stata possibile grazie ai molti incontri precedenti, tra i quali uno di coordinamento avvenuto nell’aprile 2016 presso Eurojust, nel corso del quale le autorità italiane e tedesche si sono scambiate informazioni sulle rispettive investigazioni.

Campagna “Stereotipi mafiosi in Germania”


 

È in corso la campagna per raccogliere gli stereotipi mafiosi sugli italiani a Berlino. Come partecipare? Basterà guardarsi attorno e fotografare quei ristoranti, negozi, menù,  pubblicità ecc. che adottano riferimenti inappropriati rispetto al tema Mafia, per poi postarle sulla pagina Facebook di Mafia? Nein Danke!

Per ogni foto spedita, noi ci impegniamo a metterci in contatto con l’autore dello stereotipo,  per indagarne le motivazioni che l’hanno portato a scegliere quel determinato riferimento e che cosa quel nome rappresenta per lui.

I risultati così ottenuti, assieme a tutte le foto raccolte ed eventualmente anche ad altre forme d’arte, saranno esposti in una mostra che verrà organizzata a conclusione del progetto, dove verrà premiato il contributo migliore.

Incontri internazionali


 

Nel mese di novembre MND ha partecipato agli incontri nazionali ed internazionali della rete di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”. Probabilmente molti di voi conoscono già questa realtà, per tutti gli altri può essere interessante sapere che Libera è il più grande movimento della società civile in Italia, nato nel 1995, raccoglie oggi singoli individui, scuole, organizzazioni e associazioni autonome. Oggi conta oltre 1500 enti distribuiti su tutto il territorio nazionale. Le attività di Libera sono numerose e si concentrano su diverse questioni: la rete si occupa con particolare energie al sostegno dei familiari delle vittime innocenti delle mafie, organizza numerosi percorsi educativi nelle scuole e nelle università, svolge una funzione di osservatorio sui territori e sulle amministrazioni locali, promuove e sostiene la nascita di cooperative che gestiscano i beni confiscati, e molto altro.

Siamo felici che MND sia un partner naturale di una realtà così ricca ed entusiasmante, fatta di persone che condividono le stesse finalità per una società più giusta e libera dalle mafie.

Gli incontri dell’11-13 novembre si sono svolti a Rimini con tutti i rappresentanti delle realtà locali (cosiddetti “presidi”), provinciali e regionali di Libera, e degli enti partner. Lo scopo dell’incontro è stato quello di riunire tutta la rete, per tracciare obiettivi e strategie per il futuro tutti insieme. Il tutto alla luce di un condiviso desiderio di rigenerazione, di fronte alle molte sfide che un impegno così vasto e serio implica. Oltre a momenti di lavoro a gruppi, ci sono stati gli interventi di chi combatte in prima linea le mafie, su diversi fronti: magistrati e accademici. Per noi “internazionali” è stato molto emozionante vedere con i nostri occhi la grandezza e generosità della rete di cui facciamo parte e, in più, da parte di essa riscontrare un grandissimo interesse nei nostri confronti. L’incontro è stato fondamentale per presentarci a tutta la rete,   e ribadire la necessità di integrare in maniera strutturata anche le realtà internazionali nella definizione delle strategie di azione e impegno della rete. Perché, siccome la mafia non conosce confini nazionali, nemmeno l’antimafia deve esserne ostacolata.

Il fine settimana del 26-27 novembre a Parigi si è tenuto l’incontro delle realtà europee di Libera. Con noi c’erano i componenti di Libera France – in particolare di Libera Parigi e Libera Marsiglia – i rappresentanti di Libera Bruxelles e i fondatori di Amici di Libera Svizzera. Ospite d’eccezione don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Durante i due giorni di incontri sono state evidenziati gli obiettivi e le problematiche che il movimento incontra in Europa. MND ha contribuito raccontando l’esperienza raccolta in questi nove anni di attività in Germania e ha ascoltato le interessanti attività che si svolgono in Francia, Belgio e Svizzera. Il fine settimana è servito a consolidare la rete internazionale di Libera e raccogliere preziose informazioni in vista della definizione delle strategie comuni.

A Parigi ci siamo salutati promettendo un prossimo incontro nel 2017, per rinnovare le collaborazioni e avviare alcune iniziative comuni.

Operazione contro la cybercriminalità e i “money mules”


 

Si è appena conclusa l’operazione EMMA2 (European Money Mules Action), la seconda azione europea coordinata contro il fenomeno dei “money mules”, che ha portato all’arresto di 178 persone. Questo è stato possibile grazie al supporto di Eurojust, che si è coordinata con il Centro Europeo del Crimine informatico dell’Europol nell’ambito della taskforce del crimine informatico (Joint Cybercrime Action Taskforce) nonché grazie al supporto della Federazione Bancaria Europea (Ebf).

I “money mules” sono persone reclutate da organizzazioni criminali come intermediari per il riciclaggio di denaro illecito spesso collegato a somme provenienti da frodi informatiche e campagne di phishing. Il più delle volte essi sono degli sprovveduti che, dopo aver trasferito nel proprio conto corrente le somme di denaro ricevute dai criminali, devono ritrasferirle su quello di altri, ricevendo per questo un piccolo compenso, parte dei soldi trasferiti.

All’operazione internazionale hanno partecipato le forze dell’ordine e le autorità giudiziarie di 16 Paesi dell’Unione Europea (Bulgaria,  Croazia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Latvia, Moldavia, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Regno Unito, Spagna,   Ucraina, Ungheria) oltre che l’FBI e ai Sevizi Segreti americani.

In tutta Europa sono stati 580 i casi di money mules identificati e nel mese di novembre le forze dell’ordine nazionali hanno interrogato 380 persone, sospettate di aver messo in atto transazioni bancarie fraudolente per un totale di 23 milioni di euro.

Durante la settimane di arresti coordinati Eurojust e Europol hanno costituito un posto di comando e un centro di coordinamento giudiziario per assistere le autorità nazionali, effettuando controlli trasversale tra i database dei diversi Paesi e coinvolgendo 106 istituti bancari, nonchè partner privati.

Una vasta operazione internazionale di polizia, alla quale si è affiancata una “campagna di sensibilizzazione e prevenzione” iniziata il 21 novembre e conclusasi venerdì 25 volta a rendere consapevoli i cittadini sul fatto che prestarsi per favorire il  riciclaggio dei proventi di attività illecite, come le frodi online o il phishing, è un reato molto grave.

Quella dei crimini informatici è un’area di intervento prioritaria per l’Unione Europea che, alla dilagante criminalità cibernética ha risposto istitundo la EC3 Europol (European Cybercrime Centre) che è il Centro di Polizia Europea istituita all’inizio del 2013 per combattere la criminalità informatica nell’era digitale.