Lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo: la FIU trasloca


La Financial Intelligence Unit tedesca (FIU) sta traslocando dal Bundeskriminalamt al Zollkriminalamt – dalla polizia alla dogana. Il trasferimento è stato annunciato ad agosto 2016, diventerà effettivo durante i mesi estivi del 2017 e prevede un’ampia ristrutturazione dell’unità.

Nel 2014 in Germania sono stati riciclati più di 100 miliardi di euro, riporta uno studio commissionato dal Ministero federale delle finanze. Il denaro sporco verrebbe riciclato in maniera massiccia nel settore della compravendita immobiliare, ma anche in altri quali il commercio di arte e antichità, i ristoranti e altre attività commerciali. Ora, sotto impulso del FATF – Financial Action task Force, organismo intergovernativo annesso all’OCSE che si occupa dello sviluppo di politiche per la lotta al riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, il Ministero delle finanze sta ristrutturando i suoi strumenti di contrasto.

Ad Aprile 2016, il Ministro delle finanze Schäuble presentò un piano in dieci punti per riformare la lotta al riciclaggio e il finanziamento del terrorismo. Tra questi, il trasferimento della Financial Intelligence Unit (FIU) dal Bundeskriminalamt al Zollkriminalamt – dalla polizia alla dogana. Annunciato ad agosto 2016, diventerà effettivo durante i mesi estivi del 2017 e prevede un’ampia ristrutturazione dell’unità. La FIU (Zentralstelle für Verdachtsmeldungen) è l’organo investigativo responsabile della collezione e dell’elaborazione delle segnalazioni di transizioni finanziarie sospette. Svolge un ruolo centrale nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Enti quali le banche, infatti, devono per legge comunicare a questa unità l’avvenimento di transizioni finanziare “particolari”, che presentino indizi al riciclaggio di denaro o al finanziamento del terrorismo. È poi compito della FIU verificare le informazioni ottenute ed inoltrarle alla magistratura per l’inizio delle indagini.

Innanzitutto, la riforma prevede un cambio di competenza: il testimone verrà passato dal Ministero dell’Interno, che controlla il BKA, al Ministero per le finanze, responsabile della dogana. La nuova unità sarà quindi sotto la diretta competenza di Schäuble, promotore della trasformazione. Il governo ha espresso l’intenzione di assegnare all’unità nuovi campi di competenza e di potenziare la sua attività di prevenzione. È previsto un incremento di personale: da 25 a 50 entro quest’estate, fino a raggiungere i ca. 165 impiegati nel 2018. La seconda fase dello sviluppo sarà seguita da un gruppo di esperti che affiancheranno il governo nella definizione delle azioni. L’unità avrà a disposizione uno specifico strumento IT in supporto alla sua attività, in dotazione anche presso FIU estere. Verrà potenziato il ruolo di “filtro” della FIU: oltre a raccogliere le segnalazioni sospette e passarle alla magistratura, essa eseguirà delle indagini preliminari. Comparando i dati in collaborazione con altri uffici, smisterà in maniera più efficace le segnalazioni, inoltrando alla magistratura solo quelle effettivamente rilevanti. L’obiettivo è quello di alleggerire il lavoro degli inquirenti. Ultimo fine dichiarato dal governo è quello di facilitare la cooperazione internazionale tra autorità investigative. Infatti la ristrutturazione renderà la FIU tedesca più simile alle corrispondenti unità di altri Paesi, dove le rispettive FIU sono appunto di competenza delle autorità finanziarie o doganali, non della polizia.

Il sindacato della polizia tedesco (GdP – Gewerkschaft der Polizei) accoglie positivamente la decisione di spostare la responsabilità della FIU alla dogana, in quanto organo competente sia in materia finanziaria che come forza di polizia. Controllando il transito dei beni oltreconfine, e quindi attività strettamente relazionate al riciclaggio e al terrorismo come il contrabbando e la criminalità finanziaria, la dogana possiede le competenze necessarie a svolgere il nuovo ruolo di controllo dei flussi finanziari. Il sindacato si esprime però criticamente nei confronti di due punti. In primis, la riorganizzazione produrrebbe una poco trasparente struttura amministrativa a forma di matrioska russa, ovvero una “autorità nell’autorità nell’autorità” che potrebbe minacciare il corretto funzionamento e l’indipendenza della FIU. In secondo luogo, la FIU verrebbe privata dei suoi poteri investigativi che diminuirebbe l’incisività della sua azione.

Già la creazione della Generalzolldirektion aveva attirato le critiche del GdP (http://www.gdp-zoll.de/wp-content/uploads/2015/07/GdPzuNeuorgZoll.pdf). Con questa ulteriore riforma, anche la FIU pare sia diventato un organo ibrido le cui competenze non sono chiaramente definite: si tratta o no di un organo investigativo? In quanto assomiglia ad una “polizia finanziaria”, auspicata dal sindacato? Anche il BDZ – Deutsche Zoll- und Finanzgewerkschaft, il principale sindacato dei dipendenti del Ministero delle finanze, che ha partecipato alla concezione della nuova FIU, aveva espresso l’urgenza di quattro requisiti per la nuova unità. Il rafforzamento della funzione di “filtro”; la capacità di bloccare ed eventualmente mettere in sicurezza le somme “sospette”; l’ampliamento degli strumenti di monitoraggio delle transazioni transnazionali (obbligo di certificazione da parte dell’autore delle transazioni); introduzione di una soglia per i pagamenti in contanti, ad implementazione della direttiva EU 2015/849.

Nel 2014 la FIU ha raccolto 24054 segnalazioni sospette, facenti capo a 38084 persone identificate. Di queste segnalazioni, 627 sono risultate rilevanti ai fini della difesa dello Stato, e 323 sono state collegate al reato di finanziamento del terrorismo.

L’importanza del riciclaggio di denaro per il finanziamento del terrorismo – incontro pubblico al parlamento tedesco


Il 13 febbraio ha avuto luogo un incontro pubblico sul tema “Prevenzione del finanziamento del terrorismo internazionale”, organizzato dal Sottocomitato per la prevenzione delle crisi civili, risoluzione dei conflitti e azione in rete (Unterausschuss Zivile Krisenprävention, Konfliktbearbeitung und vernetztes Handeln) del parlamento tedesco. Tra gli esperti intervenuti Verena Zoppei, membro della Stiftung Wissenschaft und Politik (SWP), istituto tedesco per gli affari internazionali e di sicurezza – Think Tank con ruolo anche consultivo per il parlamento tedesco e il governo federale su questioni inerenti alla politica estera e di sicurezza.

In tale occasione, la ricercatrice ha parlato dell’importanza del riciclaggio di denaro in materia di finanziamento del terrorismo, sottolineandone una relazione sempre più stretta a partire dal 2015.  Per quanto riguarda la Germania, il paese oggi rappresenta un centro importante per il riciclaggio di denaro: circa 100 miliardi di euro, provenienti da attività illecite, fluiscono ogni anno in investimenti legittimi. Ciò è dovuto ad un alto flusso di cassa e da un quadro giuridico ed amministrativo che appare non essere ancora pronto ad un contrasto totalmente efficace a tali attività. Le disposizioni penali Antiriciclaggio ed il coinvolgimento degli operatori economici nella sua prevenzione non sono infatti sufficienti e risultano quindi inefficaci.

A questo si aggiunge che i canali di finanziamento del terrorismo, al contrario del riciclaggio di denaro cosiddetto “sporco”, potrebbero provenire in linea di principio anche da attività legali, rendendo ancora più difficoltosa la verifica di segnalazioni di operazioni sospette.

Alla luce della quarta Direttiva Antiriciclaggio, la creazione di un registro centrale europeo sui titolari effettivi di società e trust potrebbe rappresentare un passo avanti. L’aumento di trasparenza transfrontaliera aiuterebbe, infatti, a prevenire l’uso improprio delle associazioni e dei dispositivi giuridici al fine di riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. Ma come sottolinea Verena Zoppei, la criminalità transfrontaliera richiede ulteriori soluzioni globali e la Germania dovrebbe sfruttare l’attuale presidenza del G20 per progettare soluzioni che vadano in questo senso.

Il tema è quindi di grande attualità; i recenti avvenimenti in diversi paesi europei hanno dimostrato come sia urgente l’individuazione e l’implementazione di strumenti efficaci per il contrasto del finanziamento del terrorismo, imprescindibile dalle opportune modifiche alle regole Antiriciclaggio in Germania.

Maggiori informazioni di seguito in lingua tedesca:

Mafia ed Economia: uno studio dell’Università di Padova ne tratteggia le dinamiche


Si vuol sapere dov’è la mafia? Si segua pure l’odore dei soldi. Le imprese a conduzione criminale sono un numero sempre più elevato e costituiscono un consistente ostacolo al mondo degli affari pulito. La mafia soffoca infatti l’economia e provoca danni ingenti alle imprese legali. Questa consapevolezza, spesso intuibile dalle condizioni economiche di luoghi tipicamente intrisi di mafia, è stata adesso provata da un lungo studio condotto dal gruppo di ricerca del dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno” dell’Università di Padova, che fa capo al professore Antonio Parbonnetti.

La ricerca ha confermato la crescita ed il radicamento delle mafie in luoghi non tradizionali, come il Nord Italia. Sono difatti sempre più le imprese malavitose che operano nelle zone maggiormente sviluppate economicamente ed industrializzate dell’Europa, anche in aree considerate pulite.

Lo studio ha raccolto tutte le sentenze dal 2005 al 2014 emesse nel Nord e Centro Italia con capo di imputazione “associazione a delinquere di stampo mafioso”. Dalle 120 sentenze esaminate, si è dunque risaliti ai condannati e alle loro aziende, per un totale di 1.139. I risultati di questo lungo processo di ricerca hanno portato a suddividere le imprese in categorie, che ne hanno definito l’utilità ai fini delle attività criminali.

Quel che ne è emerso è un ritratto tutt’altro che incoraggiante sia a livello di percezione del fenomeno, sia per i suoi effetti disastrosi sulle economie locali. A livello percettivo, sorprende che le aziende con a capo persone legate alla criminalità organizzata non siano solo piccole e medie imprese, ma anche grandi nuclei economici, con un fatturato medio di 13 milioni di euro, ben superiore alla media. Il fenomeno riguarda tutti i settori, dall’edilizia al campo dei servizi e dell’industria. In particolare i ricercatori le hanno divise in tre categorie; hanno infatti individuato le aziende tipicamente di supporto, i cui ricavi sono spesso nulli e i quali servizi risultano particolarmente costosi. Vi sono poi le cosiddette “cartiere”, aziende che si occupano del riciclaggio, tendenzialmente di dimensioni medio-piccole e dai profitti altalenanti. Queste loro caratteristiche le rendono relativamente facili da individuare dalle forze dell’ordine. In ultimo, le aziende star, le più grandi ed insospettabili, dalle buone performance e visibili sul territorio, che hanno il compito di infiltrarsi nell’economia legale e nel sistema socio-politico.

Queste aziende richiedono abilità e caratteristiche dell’economia globalizzata: professionalità, competenze specifiche e internazionalizzazione. Basti pensare alla ‘ndrangheta ed alla camorra, che nel corso del tempo hanno creato delle vere e proprie reti internazionali, dall’Australia alla Germania e gli Stati Uniti.  Questo studio evidenzia la creazione di vulnerabilità diverse rispetto a quelle poste dalle mafie “tradizionali”. In primis, la difficoltà di riconoscerle e la mancanza di informazione adeguata ed aggiornata sul tema costituisce un punto di forte debolezza da parte delle economie più sviluppate – e spesso, inconsapevolmente, già infiltrate. Il cambio di contesto, non più Sud Italia, ma le regioni ed aree più ricche ed industrializzate d’Europa si collega proprio a questo punto.

Le aziende pulite pagano un significativo “costo della legalità”, che ne limita fortemente i ricavi ed è paragonabile ad una tassa indiretta. Dunque anche le aziende che non sono in maniera esplicita sotto il mirino delle mafie ne pagano le conseguenze. La domanda che emerge dallo studio padovano è quindi quanto più forti sarebbero le imprese se non ci fossero aziende criminali. Dai dati da loro raccolti, la produttività delle aziende operanti legalmente ha avuto una crescita media del 10% in seguito ad arresti nel territorio per mafia: una cifra impressionante, se si considera l’invisibilità di questo fenomeno.

Questi dati invitano a cambiare rotta sulla concezione delle mafie e delle loro attività. La criminalità organizzata ha ormai da anni posato i suoi tentacoli su un numero consistente di imprese, anche in territori non tradizionali. La conoscenza e comprensione di queste dinamiche sono solo i primi passi per combatterle, ma necessari e che riguardano tutti.

Il 21 Marzo alle porte


Via libera definitivo da parte della Camera per l’istituzione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie il primo giorno di primavera, di ogni anno. Era il 1996, a Roma, quando l’associazione Libera, insieme ai familiari delle vittime, leggeva per la prima volta ad alta voce il lungo elenco di donne e uomini, bambini, giovani e anziani uccisi delle mafie. L’approvazione unanime arrivata ad inizio marzo dalla Camera riconosce nella memoria condivisa un tassello essenziale per fronteggiare vecchie e nuove mafie in tutta Europa.

Mafia? Nein, Danke! sarà collegata dal centro di Berlino e darà il proprio contributo ad un appuntamento sempre più internazionale.

Cosa: lettura nomi delle vittime innocenti di mafia

Quando: martedì, 21. 03.2017, h 10.30

Dove: Porta di Brandeburgo, Platz des 8. März (lato Tiergarten)

Entrata: spazio pubblico, aperto a tutti

Lingua: Italiano e tedesco

 

A Locri la XXII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie


La manifestazione in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie, promosso da Libera e Avviso pubblico in collaborazione con la Rai, si terrà, come ogni anno, il 21 marzo. L’evento, giunto alla sua XXII edizione, avrà luogo nella piazza principale di Locri (Calabria) e simultaneamente in oltre 4000 luoghi di tutta Italia, ma non solo. Anche in alcune piazze d’Europa e dell’America Latina – attraverso la rete latinoamericana di ALAS – verranno letti i nomi delle vittime, contestualizzate secondo il contesto e vissuto storico e sociale del luogo. Mafia?Nein, danke! sarà collegata dal centro di Berlino e darà il proprio contributo ad un appuntamento sempre più internazionale.

La scelta del luogo in Italia non è casuale: la Locride rappresenta una terra che ha sofferto molto e soffre tuttora per la presenza costante ed ingombrante della ‘ndrangheta. Ospitare l’evento del 21 marzo significa lanciare un forte messaggio di speranza e di desiderio di cambiamento: “Luoghi di speranza, testimoni di bellezza” sarà, infatti, il leitmotiv che accompagnerà l’intera giornata. Allo stesso tempo, essere in collegamento dalla capitale tedesca rappresenta una presa di consapevolezza che la lotta alla criminalità organizzata è un obbiettivo che accomuna tutta la Germania.

A questo si aggiunge la notizia del 14 febbraio: la Commissione Giustizia della Camera ha votato positivamente la proposta di rendere il 21 marzo – primo giorno di primavera, simbolo di rinascita – data ufficiale per la Giornata nazionale delle vittime di mafia; ora si attende l’approvazione alla Camera, attesa per le prossime settimane. Oltre all’istituzione di una ricorrenza civile, frutto di una battaglia portata avanti per anni dalla società civile, il testo di legge – approvato all’unanimità dal Senato il 17 marzo 2016 – prevede che gli istituti scolastici promuovano iniziative volte alla sensibilizzazione sul valore storico, istituzionale e sociale della lotta alla mafia e sul ruolo della memoria.

Seminari alla FU Berlin: da Torino, le ricerche sulla mafia all’estero


Il 6 ed il 7 Febbraio sono stati ospiti dell’Italienzentrum alla Freie Universität di Berlino i ricercatori Joselle Dagnes, Davide Donatiello, e Luca Storti dal Laboratorio di Analisi e Ricerca sulla Criminalità Organizzata (LARCO) dell’Università degli Studi di Torino.

Nel corso del primo incontro, tenutosi nella mattinata del 6 Febbraio, dal titolo “La mafia nelle zone originarie e nei territori espansivi nazionali ed internazionali”, il team ha portato l’attenzione del pubblico sull’espansione delle mafie italiane all’estero e sulle dinamiche che stanno alla base di tali movimenti. Il seminario ha fatto luce sui fattori contestuali e di agenzia che portano le mafie a muoversi ed investire in nuovi mercati, così come sulle motivazioni che portano a scegliere specifici territori non tradizionali e sulla facilità di inserimento nei meccanismi politici e societari del nuovo ambiente.

L’incontro di martedì, dal titolo “Mafia – politica – economia: scambi, accordi, collusione”, è stato incentrato sull’intreccio tra la criminalità organizzata ed il mondo politico ed economico, soprattutto in Nord Italia. Sono stati presentati due casi studio, sui piccoli comuni di Desio (Lombardia) e Leiní (Piemonte), esplicativi di dinamiche di corruzione avvenute in territori “insospettabili”. I ricercatori hanno evidenziato l’iniziale importanza del settore edilizio per la ‘ndrangheta in queste zone, come attività in espansione che ha permesso alle cosche di guadagnare importanti profitti e crearsi reti sociali. In particolare, è emerso che a favorire maggiormente l’infiltrazione delle cosche nella politica e nell’economia locali siano pratiche illecite o di corruzione già in atto, o normalizzate, nel sistema.

A Berlino il II incontro di Libera Contro le Mafie in Europa


La rete europea di Libera Contro le Mafie si è riunita a Berlino in una due giorni di formazione ad inizio febbraio. Lo scopo è quello di continuare a lavorare alla messa a punto di una Agenda antimafia in Europa; sempre di più, infatti, la criminalità organizzata di stampo mafioso agisce a livello internazionale, dimostrando una discreta capacità di espandersi in territori non convenzionali. La promozione di una progettualità comune dell’antimafia sociale a livello europeo risulta quindi sempre più attuale e necessaria.

Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e presidente di Libera, in occasione della sessione di apertura dell’incontro ha ricordato le parole di Don Luigi Sturzo che già nel 1900 osservò come la mafia avesse i piedi in Sicilia ma la testa, forse, a Roma e di come “sarebbe risalita sempre più forte e crudele verso il nord, fino oltre le Alpi[…]”. Frase che oggi risuona come profezia, confermata dai numerosi fatti di cronaca.

All’evento, promosso da Libera, ha partecipato Mafia? Nein, Danke! insieme ad Amici di Libera – Svizzera, Libera France, Libera Bruxelles e Marsiglia. Numerosi i temi affrontati insieme; durante la prima giornata di incontro si è parlato del ruolo fondamentale della memoria come strumento di giustizia sociale nel panel “La memoria nelle storie e l’impegno nelle vite” con Rosanna Picoco – settore Libera Memoria – e di educazione informale, con particolare riferimento ai giovani, insieme a Giuseppe Parente – settore Libera Educazione.

Ad aprire i lavori della seconda giornata di formazione Antonio Balsamo, presidente della I Sezione della Corte di Assise e della Sezione Misure di prevenzione presso il Tribunale di Caltanissetta, il quale ha ricordato gli strumenti, propri dello stato di diritto, di contrasto alla criminalità organizzata, allo stesso tempo esaltando l’importanza di una società civile sempre più attiva ed organizzata. A seguire il presidente di Mafia? Nein, Danke! Sandro Mattioli ha parlato delle dinamiche mafiose in Germania e di come sia difficile far capire che il problema non si limiti alla comunità italiana ma interessa l’intera società tedesca, sottolineando la difficoltà di riconoscibilità delle mafie in quanto tali all’estero. Punto condiviso dai diversi portavoce di Libera in Europa, i quali a loro volta hanno arricchito l’incontro con le loro esperienze dirette, legate al contesto di provenienza.

A conclusione dei lavori si è ricordato come la giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie diventi sempre più un appuntamento internazionale: quest’anno, alla sua XXII edizione, si terrà martedì 21 marzo 2017 a Locri (Calabria) e simultaneamente in oltre 4000 luoghi, sia in Italia che all’estero.

Le mafie italiane in Germania secondo l’ultima relazione della DIA


Il 3 gennaio 2017, la DIA (Direzione Investigativa Antimafia) ha presentato alla Camera la “Relazione sull’attività svolta e sui risultati conseguiti” dalla DIA stessa durante il primo semestre del 2016. La relazione, di oltre 300 pagine, raccoglie le informazioni principali riguardanti le mafie in Italia e gli ultimi sviluppi. Abbiamo qui di seguito raccolto le notizie riguardanti i movimenti delle mafie italiane in Germania.

Cosa Nostra

Non si osservano particolari cambiamenti sulla presenza della mafia siciliana in territorio tedesco, poiché persistono le numerose opportunità economiche interessanti per i gruppi criminali. I Länder maggiormente infiltrati si trovano a sud e a ovest della Germania, in particolare in Nordrhein-Westfalen, in Bayern e in Baden-Wurttemberg. In queste aree sono particolarmente attivi i gruppi agrigentini e nisseni, tanto da riuscire a offrire supporto a latitanti. Sembra che in Germania, così come in altre aree, i gruppi di Cosa Nostra collaborino anche con altre organizzazioni criminali, anche italiane, per il traffico di droga. Da segnalare l’operazione antidroga “Samarcanda”, che ha bloccato un traffico che prevedeva il rifornimento sia a Platì (provincia di Reggio Calabria) che in Germania, e la distribuzione tra Gela e Niscemi (CL).

‘Ndrangheta

Come più volte segnalato, tra le mafie italiane, la ‘ndrangheta è quella che ha mostrato maggior capacità di riproduzione all’estero, sapendo approfittare delle opportunità offerte dalla globalizzazione dei mercati commerciali e finanziari, dall’abbattimento dei confini e dai processi tecnologici. Estensioni organizzate di ‘ndrangheta sono presenti in Germania (Singen, Francoforte, Radolfzell, Rilasingen, Ravensburg, Engen, Duisburg), Svizzera (Frauenfeld e Zurigo) , Spagna, Francia, Olanda, nonché nel continente australiano ed americano. In particolare:

Austria: punto nevralgico della rotta balcanica della droga. Inoltre nel Land Niederösterreich si svolgerebbero attività di riciclaggio, come evidenziato dall’operazione Total Reset del 2015, con cui si è confiscata una villa nel comune di Baden bei Wien e si è visto come le ‘ndrine avessero il supporto in Austria di numerosi affiliati e prestanome.

Germania: Le inchieste giudiziarie degli ultimi anni confermano che la ‘ndrangheta in Germania abbia riprodotto strutture simili a quelle dei luoghi di origine, per cui al traffico della droga si sommerebbero attività per il reinvestimento dei capitali. I Länder più interessati sarebbero: Baden-Wurttemberg, Hessen, Bayern e Nordrhein-Westfalen, dove ci sono persone legate ai clan Romeo-Pelle-Vottari e Nirta-Strangio di San Luca (RC), Pesce-Bellocco di Rosarno e Farao-Marincola di Cirò (KR).

Svizzera: Le attività principali svolte in Svizzera riguardano il riciclaggio, e l’operazione Helvetia ha confermato la presenza di una cellula di ‘ndranghera da almeno 40 anni. In particolare, le indagini si sono concentrate sulla “locale di Frauenfeld” guidata da membri della famiglia Nesci. Sono inoltre stati catturati in Svizzera due latitanti della cosca Nucera, parte di una rete per riciclare nel paese i proventi delle attività criminali.

Camorra

Secondo la relazione della DIA, le attività principali svolte in Germania dai clan riguardano soprattutto il reinvestimento di capitali illeciti, la distribuzione di capi di abbigliamento contraffatti, la messa in circolazione di euro falsi e il traffico di veicoli clonati. Le attività si svolgerebbero soprattutto a Berlino, Amburgo, Dortmund, Francoforte, dove ci sarebbero soggetti legati alla Camorra ad attività di riciclaggio nel settore della ristorazione, delle attività commerciali e dell’acquisto di immobili. In particolare sono segnalate le presenze dei seguenti gruppi: Alleanza di Secondigliano (Licciardi, Contini e Mallardo), cla D’Allesandro di Castellamare di Stabia, clan Rinaldi, Ascione, Cava, Moccia, Fabbrocino, Casalesi, Sarno, Giorna e Di Lauro.

Mafie pugliesi e lucane

La presenza delle mafie pugliesi non è particolarmente radicata sul territorio tedesco, ma si osservano alcuni gruppi criminali dediti al traffico di droga e di armi, in grado di offrire anche copertura ai latitanti. In particolare, in Mecklembourg-Pomerania ci sarebbe il clan brindisino dei Roccoli-Buccarelli-Donatiello.

La Mafia spiegata (non solo) ai turisti – Incontro con Augusto Cavadi


“Possiamo venire tranquilli, o ci ammazzano per strada?” – da palermitano, è la prima domanda che Augusto si sente rivolgere da amici che vogliono venire in visita in Sicilia.

Da questo grande malinteso, la necessità di spiegare a chi si avventura in Sicilia cos’è veramente la mafia, al di là di stereotipi e leggende, per decostruire un mito che non solo danneggia l’immagine dell’isola, ma ostacola la stessa lotta alla mafia. Cavadi ci racconta infatti come siano gli stessi Siciliani i primi turisti nella propria terra. Ignoranti in materia di mafia perché se ne parla troppo poco, e poco scientificamente. Anche Falcone, nella sua ultima intervista, ricorda di non aver mai ricevuto una lezione sulla mafia,  né a scuola tantomeno all’università. Adesso invece, professori colleghi di Cavadi hanno adottato il suo libro come materiale didattico. Il libro, che mescola lo stile giornalistico (Cavadi collabora volentieri con la testata palermitana de La Repubblica) a quello didattico, elabora e risponde alle venti domande più frequenti sulla mafia da parte dei turisti.

Ma se Palermo non è il Far-West, cos’è allora veramente la mafia siciliana? Se non è tutta sangue e violenza, vuol dire forse che non è un problema così grave? Al contrario, il libro spiega come si tratti di un fenomeno molto più pericoloso, precisamente per la sua capacità di mimetizzarsi e interagire con la società, la politica e l’economia. E in Germania? Il quadro è lo stesso: la sua apparente invisibilità è sintomo non di assenza o debolezza ma di forza: quanto più la mafia è potente, tanto meno ha bisogno di ricorrere alla violenza, uscendo allo scoperto. L’autore non ha dubbi sulla presenza della mafia siciliana anche in Germania (e nemmeno noi): dove c’è possibilità di dominio e arricchimento illecito, essa arriva.

Un ultimo consiglio per il turista attento: meglio pagare un po’ di più per i servizi, che affidarsi al miglior offerente. Si sa che la mafia ha bisogno di canali attraverso i quali riciclare i suoi proventi illeciti, e volentieri lo fa nel settore turistico – prezzi troppo competitivi dovrebbero allora far suonare un campanello d’allarme. Come fare a scegliere a che operatori rivolgersi? Ad esempio affidandosi alla rete di Addiopizzo (http://www.addiopizzo.org), che raccoglie professionisti da ogni settore i quali si sono rifiutati di pagare il pizzo, e che ha fondato il tour operator di turismo sostenibile e responsabile Addiopizzo Travel.

Esposizione figurata “lo stereotipo mafioso in Germania”


Il 10.01.2017 abbiamo inaugurato la mostra dal titolo “Mafia-Stereotype in Deutschland”, alla Berliner Landeszentrale für politische Bildung, a conclusione della nostra campagna sugli stereotipi mafiosi in Germania, cominciata a Novembre 2016. La mostra ha attratto un grande interesse mediatico,raggiungendo radio e giornali. L’evento è stato un successo grazie alla vostra calorosa partecipazione ed al vostro interesse, che ha portato a molte stimolanti riflessioni sul tema.

I risultati fotografici della nostra campagna sono stati il punto di partenza di una attiva e partecipata discussione, che ha visto un pubblico tedesco ed italiano riflettere sulla presenza di stereotipi mafiosi nella quotidianità e sul pericolo che questi pongono. La rappresentazione della mafia come un elemento di marketing promuove infatti un’immagine errata, che, grazie a voi ed alla vostra partecipazione, siamo riusciti nel nostro piccolo a rifiutare. Si è inoltre approfondito il tema dell’esistenza della mafia in Germania, per comprendere quanto la sua presenza incida nella vita quotidiana di tutti i cittadini, anche tedeschi.

Dato il successo ottenuto, la mostra sarà in futuro itinerante.