Una richiesta parlamentare dei Verdi mostra quanto poco il governo tedesco sappia della mafia in Germania – ed i numeri che ha sono allarmanti


Rispetto al 2007, anno della strage di Duisburg per mano ‘ndranghetista, il numero di mafiosi in Germania si è quadruplicato. Questa la risposta del governo tedesco ad una richiesta ufficiale della frazione parlamentare dei Verdi (die Grüne) inviata il 24 luglio 2017. Alla base delle domande poste al governo, la volontà di comprendere e ottenere dati su un fenomeno criminale che, fuori dai brevi riflettori di Duisburg, agisce nel silenzio, nel riciclaggio, nei traffici illegali. L’attenzione del pubblico tedesco al momento si concentra sul terrorismo e sui rifugiati – e le mafie ne approfittano, trovando spazi di azione che passano inosservati. La risposta del governo alle domande dei Verdi riportano dati di assoluta importanza: numeri ufficiali, raccolti dal BKA nel 2008, parlavano della presenza di 136 mafiosi in Germania; il numero odierno riportato dal governo è adesso quattro volte tanto; si parla infatti di almeno 562 membri di organizzazioni mafiose in terra tedesca. È anche importante ricordare che questo numero comprende solo i criminali noti alle autorità: la cifra reale potrebbe quindi essere molto maggiore. È un numero oscuro.

Il governo informa anche sullo sviluppo delle organizzazioni criminali singolarmente: una crescita del 520 percento appartiene a Cosa Nostra, che conta ad oggi in Germania almeno 124 membri. La ‘ndrangheta calabrese, la mafia più pericolosa degli ultimi tempi e la maggiormente radicata in Germania, ha visto invece un aumento dei propri membri in terra tedesca del 455 percento: la stima è di almeno 333, divisi in 51 gruppi sparsi per il territorio. Queste le mafie più presenti. Contro la ‘ndrangheta sono stati istituiti 65 procedimenti in Germania, nei seguenti Bundesländer: Baden-Wuerttemberg, Nordreno-Vestfalia, Baviera, Amburgo, Essen, Bassa Sassonia e Saarland.

I numeri tedeschi della Camorra e della Sacra Corona Unita, la mafia pugliese, si attestano invece su 87 membri per la prima, divisi in 31 gruppi, e solo 18 per la seconda. Meno preoccupanti numericamente, ma non per questo da sottovalutare, considerando i collegamenti tra le mafie (come si nota anche dall’Operazione Meltemi, si legga di più qui) e dal fatto che queste cifre riportano solo stime al ribasso. Il documento governativo riporta anche 18 indagini che hanno riguardato la Camorra nei Bundesländer del Baden-Württemberg, Nordreno-Vestfalia, Baviera, Berlino, Amburgo, Essen, Bassa Sassonia e SchleswigHolstein.

Se questi dati destano preoccupazione, ancor peggio forse sono i numeri del contrasto alla criminalità organizzata. Secondo il rapporto del governo, solo 102 inchieste negli ultimi dieci anni sono partite in Germania. Troppo poche, rispetto ai numeri. La referente dei Verdi Irene Mihalic commenta così allo Spiegel: “L’esiguo numero di procedimenti contro la mafia italiana può essere un segno del fatto che soprattutto nel settore della polizia criminale non ci sono abbastanza investigatori nell’ambito della criminalità organizzata. Sarebbe un caso di cattiva amministrazione, che abbiamo deciso di affrontare”. 

Inoltre, nonostante l’evidente crescita del fenomeno mafioso, sembrano essere solo i numeri della criminalità ad aumentare e non quelli del loro contrasto: solo 5,85 milioni di Euro sono stati confiscati alle mafie in Germania negli ultimi dieci anni, sebbene i loro profitti siano certamente più alti. Stime credibili su questi ultimi non sarebbero possibili, secondo il governo: mancano le informazioni. Ma questa cifra corrisponde sicuramente ad una minuscola frazione dei profitti che ottengono le organizzazioni criminali italiane in Germania. I dati mostrano quanto sia drammatico il fallimento della politica tedesca nella lotta contro la mafia e la criminalità organizzata.

Informazioni mancanti sono un leitmotiv della risposta del governo tedesco alle incalzanti domande dei Verdi. Quello che si sa, pero, non è rassicurante. La comprensione della gravità del problema si spera porti ad accogliere le richieste di rinforzo alla polizia in ambito della criminalità organizzata, così come che le riforme legislative entrate in vigore questo luglio – sull’associazione a delinquere e l’alleggerimento dell’onere della prova – possano mostrare la loro efficacia in un contrasto più severo a un problema che, in Germania,

Come il diritto penale d‘impresa potrebbe aiutare nel contrasto alle mafie


In generale, si tendono ad associare le risorse finanziarie delle mafie con il pizzo. Ma le attività economiche della criminalità organizzata di tipo mafioso vanno molto oltre le estorsioni. I mafiosi entrano nel mercato libero come attori indipendenti (mafia imprenditoriale) o esercitano la loro influenza su imprese “normali”. Il consorzio italiano Confesercenti ha descritto la mafia come l’impresa più grande d’Italia. Anche se può sembrare un’affermazione semplicistica, in quanto pare che la mafia agisca come un’entità monolitica, illustra l’enorme potere, il puro potere di acquisto che è permesso ad un’organizzazione criminale in una società capitalistica. La mafia può infatti ,attraverso i suoi meccanismi criminali, ottenere dei vantaggi economici in un mercato concorrenziale per le imprese, in determinate circostanze. Il vantaggio imprenditoriale, ottenuto attraverso la costruzione di cartelli e collusioni con le mafie, va dunque naturalmente a svantaggio e a costo del consumatore. La stessa mafia ha d’altro canto ottenuto come azionista non solo le possibilità di influenzare l’economia, ma anche di ottenere profitti. Il metodo maggiormente diffuso è qui quello di interferire nell’aggiudicazione degli appalti pubblici. I fenomeni appena descritti sono presenti ormai da anni soprattutto nel Nord Italia. Ma sempre più anche in Germania il collegamento tra l’economia legale e la mafia si sta stabilendo, in quanto i contatti personali sono qui altrettanto forti quanto l’economia.

Fino a qui, cattive notizie. È possibile allora almeno sul lato delle imprese sanzionare le infiltrazioni delle mafie, quando è già così complesso riuscire a ottenere la cattura di mafiosi e dei loro infiltrati? Qui in Germania si presenta ora una situazione particolare: non c’è ancora il diritto penale d’impresa. Perché possono essere considerati solo individui e non imprese come “corporate agents” responsabili penalmente quando fanno affari con la mafia? E inoltre, c’è ancora speranza che nel futuro questa situazione verrà risolta?

Il diritto penale in Germania è per tradizione guidato dal principio per il quale solo le azioni di individui razionali possono essere punite. Entità collettive non sono quindi punibili; societas delinquere non potest. Secondo questa argomentazione le imprese come persone giuridiche non possono decidersi per o contro un commercio legale, in quanto la rappresentazione pubblica di un gruppo è il risultato di un’aggregazione di diverse volontà e non è caratterizzata da decisioni visibili individualmente. La particolarità qui sta nel fatto che la Germania appare come un caso speciale a livello internazionale sul tema. Ciò è apparso chiaramente negli ultimi tempi nello scandalo del Dieselgate, quando la Volkswagen ha dovuto pagare grandi somme di compensazione in seguito alle accuse negli Stati Uniti, mentre la possibilità dei consumatori tedeschi di portarla a giudizio è stata notevolmente più laboriosa. Più di tutto deve stupire che le imprese nel mercato da un lato possono godere dei benefici propri di attori razionali (libertà contrattuali, entrata in Borsa, ecc.), d’altro canto non devono esercitare i loro doveri nella stessa misura nei casi di fallimento.

Accuse contro le imprese in Germania possono essere perseguite, secondo l’articolo 30 dell’OWiG, al massimo come illeciti amministrativi. Questo porta con se due svantaggi decisivi. In primo luogo, gli investigatori possono procedere secondo un “principio di opportunità” invece che di uno di legalità, in quanto non si tratta di diritto penale. Ciò significa che le autorità di controllo decidono a propria discrezione se perseguire o meno un sospetto. La conseguenza è che l’utilizzo delle misure a disposizione è molto eterogeneo. D’altra parte, il principio di legalità è caratteristica del diritto penale. Ciò ha anche elementi positivi, ma che riguardano solo la domanda del se una procedura già avviata debba interrompersi e non si occupano dell’avvio stesso di quest’ultima su un grave sospetto. Gli oneri amministrativi, che portano alla cessazione del procedimento, sono poi particolarmente alti. In secondo luogo, le sanzioni amministrative per le imprese sono limitate ad un massimo di 10 milioni di euro. Ciò che sembra essere molto è in realtà per non poche imprese “il male minore”, ed in confronto al loro fatturato è una somma di poco conto. Si possono comminare ammende contro le imprese come persone giuridiche, ma solo quando si prova un reato o illecito amministrativo del personale dirigente. Questa giurisdizione ha ormai quasi mezzo secolo. Da allora il mercato si è trasformato con ulteriori aperture e collegamenti globali. L’idea che un unico capo d’azienda sia attivo su ogni singola transazione e procedura non e’ più al passo con i tempi.

Adesso in Germania questa carenza dovrebbe essere sopperita e orientata agli standard europei. Ma adesso è comunque poco chiaro quale regolamento si voglia richiedere. La federazione tedesca dei giuristi d’impresa preferisce un regolamento che si basi su un trattamento favorevole in cambio di informazioni. In questo modo singoli lavoratori verrebbero nel futuro invogliati a scoprire pratiche illegali interne all’azienda, senza però dover incorrere in violazioni di privacy/fedeltà. Inoltre l’incentivo positivo per l’autodenuncia delle imprese con ammende “favorevoli”, fino ad arrivare ad una sorta di “libertà della sanzione”, dovrebbe portare ad una volontaria attività imprenditoriale “pulita”. Questa proposta richiederebbe solo una modifica del regolamento amministrativo e offrirebbe solo una prospettiva per un proseguimento futuro senza l’istituzione di un diritto penale d’impresa.

Di più ampio respiro è la proposta di legge del parlamento del Nordreno-Vestfalia. Essa prevede la creazione di un diritto penale d’impresa indipendente. Allora sarebbe possibile condannare le imprese della cosiddetta “irresponsabilità organizzata”. La condanna può avvenire anche se il fatto non è attribuibile a persone specifiche, ma se “l’associazione è organizzata in modo tale da essere carente nel fatto che un comportamento delinquente venga tollerato, favorito o addirittura provocato”. (Jahn, Matthias; Pietsch, Franziska. Der NRW-Entwurf für ein Verbandsstrafgesetzbuch, S. 1). Questi regolamenti hanno in comune il fatto che non abbiano l’obiettivo di portare imprese al fallimento, quanto piuttosto di dare incentivi validi per migliorare la “compliance” e l’onestà delle aziende.

Un altro strumento, supportato da tempo anche da Mafia? Nein, Danke! e.V., è il registro di trasparenza. Recentemente, il 24 giugno 2017, è stato istituito in risposta alle linee guida dell‘Unione Europea contro il riciclaggio, che richiede una lista pubblica dei proprietari effettivi (beneficial owners) dietro le persone giuridiche. Tuttavia il registro non è poi così pubblico – chi ci vuole accedere deve dimostrare un legittimo interesse – e l‘obbligo di registrazione è contrassegnato da una serie di deroghe – in tutto non cosí trasparente (per maggiori informazioni, rimandiamo al seguente articolo: clicca qui). 

A ciò il governo federale ha aggiunto nel maggio 2017 un “registro di concorrenza”, che comprende una lista di aziende macchiatesi di reati. Lo scopo del registro sarebbe quello di escludere aziende “criminose” dall’aggiudicazione di appalti, ma a livello pratico la soglia per l’entrata in questo speciale registro è tanto elevata da rischiare di far fallire l’obiettivo iniziale della prevenzione di reati imprenditoriali (per maggiori informazioni, si legga il seguente articolo: qui).

Nella sua piena efficacia questi due strumenti dovrebbero prevenire che le imprese penalmente opache possano trovare spazio nell’economia tedesca. Inoltre, avrebbero un effetto deterrente e le società avrebbero un’altra ragione per preoccuparsi della legalità dei loro business.

In definitiva, la compliance anticorruzione e antiriciclaggio dovrebbe essere coordinata, se non a livello globale, almeno a livello europeo – come promesso dalla direttiva UE. Sia gli imprenditori che gli avvocati hanno bisogno di chiarimenti. La situazione è complicata. Il reato può svolgersi per le società operanti a livello internazionale all’estero, ma le conseguenze di quest’ultimo possono solo aver effetto in Germania e viceversa. È solo con uno sforzo comune che i crimini economici dovranno essere affrontati. Le direttive UE sono un passo importante nel processo di cooperazione.

Ma tornando alla mafia: rimane la speranza che le proposte qui menzionate per la creazione di un diritto penale d’impresa, nel caso in cui diventassero legge, possano rendere più difficili le possibilità della mafia di influenzare e investire nel mercato. Se le imprese dovessero temere di venire sanzionate pesantemente per affari poco trasparenti e la creazione di cartelli, allora nel futuro saranno in grado di istituire migliori meccanismi di controllo e standard etici. Questo il calcolo: migliore la trasparenza e la compliance delle aziende, maggiore l’immunità verso influenze mafiose. Rimane problematico il fatto che le investigazioni sulla criminalità organizzata e quella sulla criminalità economica riguardano numerosi e diversi ambiti, nonostante esistano nel concreto sostanziali sovrapposizioni. Investigazioni congiunte potrebbero aiutare a contrastare il lato economico della mafia. Per il momento è necessario attendere fino a che punto, dopo le elezioni, la coalizione vincente ascolti le richieste per l’istituzione di un diritto penale d’impresa. Anche se non dovesse colpire la mafia in maniera diretta, ci sono ragioni per cauto ottimismo, che questo strumento possa almeno metterle i bastoni tra le ruote.

Cambiamenti legislativi in Germania: il contrasto alle mafie diventerà più efficace?


In occasione della conferenza organizzata da Mafia? Nein, Danke!, “Sicurezza e Libertà: come affrontare la criminalità organizzata in Europa?” del 12 luglio 2017, il Ministro dell’Interno tedesco, Thomas De Maiziére, ha annunciato due importanti cambiamenti legislativi di aiuto al contrasto alle mafie: un alleggerimento dell’onere della prova (Beweislasterleichterung) e una nuova formulazione dell’articolo 129 del codice penale, che disciplina l’associazione a delinquere.

Tra gli addetti ai lavori, l’assetto legislativo tedesco per quanto riguarda il contrasto alla criminalità organizzata è stato spesso, e a ragione, oggetto di critiche. In particolar modo in confronto alla severa legislazione italiana sull’argomento, figlia di una storia difficile da dimenticare, la Germania è rimasta focalizzata su altre priorità, con gravi conseguenze sugli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine, e non solo, per contrastare la criminalità organizzata, ormai presente e radicata anche in territorio tedesco.

Tra le molte necessarie, in particolare due misure sono state al centro delle richieste della società civile impegnata contro le mafie, delle forze dell’ordine, dell’Europa e degli esperti: l’inversione dell’onere della prova, già presente in Italia,  ed una nuova formulazione dell’associazione a delinquere, considerata obsoleta e di poca utilità nel contrastare la criminalità organizzata. Con i cambiamenti legislativi recenti, in vigore dal 1 luglio, il governo tedesco sembra aver ascoltato, almeno parzialmente, queste richieste. L’inversione dell’onere della prova, che implica il dovere da parte dell’imputato di provare l’origine lecita dei suoi beni (e non il contrario), non ha ancora raggiunto la Germania nel pieno della sua efficacia, ma si è almeno ottenuto un alleggerimento della suddetta nell’ambito della confisca dei beni: il nuovo regolamento prevede infatti che i beni di origine poco chiara possano essere confiscati se il giudice ritiene che tali beni siano frutto di reati commessi. La differenza cruciale rispetto all’assetto precedente sta nel fatto che i reati non debbano essere necessariamente individuati in maniera specifica, sebbene il giudice debba essere convinto “oltre ogni ragionevole dubbio” dell’origine criminale dei beni (per maggiori informazioni, si legga qui). Inoltre, secondo l’attuale riforma, la confisca e’ adesso possibile in seguito a tutti i reati penali che determinano l’acquisizione di un bene. Questa importante modifica legislativa risponde anche alla direttiva dell’Unione Europea 2014/42 (consultabile qui). La differenza rispetto alla legislazione italiana, che prevede una vera e propria inversione dell’onere della prova, sta nel fatto che, secondo la nuova riforma tedesca, il compito di provare l’origine criminale dei beni resta al giudice, sebbene quest’ultimo abbia oggi uno spazio più ampio in cui muoversi.

Altra importante modifica è stata apportata all’articolo 129 del codice penale sull’associazione a delinquere. In Italia, l’associazione a delinquere è disciplinata dall’art. 416 con un ulteriore 416bis che regola quella di stampo mafioso. In Germania non si è ancora arrivati a tanto. Il nuovo articolo dimostra comunque passi avanti. Una delle conquiste principali della nuova formulazione è innanzitutto la definizione di “associazione criminale” che viene per la prima volta legalmente espressa con caratteristiche peculiari, come ad esempio la durata del sodalizio ed i ruoli dei membri. Se infatti con la precedente formulazione del 129 StGb, l’azione penale aveva come priorità i reati commessi, adesso si è aperta la strada alla considerazione della struttura criminale come perseguibile in se. Questa importante modifica risponde, come la precedente sulla confisca, a richieste europee, in particolare alla Decisione quadro 2008/841/GAI relativa alla lotta contro la criminalità organizzata. Per via della precedente formulazione dell’articolo, raramente utilizzato, si sono anche create notevoli difficoltà pratiche nella lotta alle mafie, portando a situazioni paradossali: nel corso dell’operazione “Santa” a Singen (2010), l’arresto degli ‘ndranghetisti coinvolti è stato possibile solo in ritardo e sulla base di un mandato di cattura europeo richiesto dall’Italia, non essendo l’associazione a delinquere con le caratteristiche della ‘ndrangheta punibile in Germania.

Si vedrà se nel futuro queste modifiche potranno rendere il contrasto alle mafie più efficace. Piccoli ed importanti passi nella giusta direzione sono stati fatti, ma ci sarebbe ancora molto da fare. In attesa di una vera e propria inversione dell’onere della prova e di misure più severe che colpiscano le mafie nelle loro attività più lucrative (es. riciclaggio), valuteremo l’efficacia delle nuove norme.

Dimenticare un problema non vuol dire risolverlo. Nando Dalla Chiesa parla di mafie a Berlino.


Studioso, consigliere comunale, scrittore, membro della commissione nazionale antimafia, sociologo, professore universitario, parlamentare, presidente onorario di Libera. Questi sono alcuni degli incarichi e delle posizioni assunte negli ultimi trent’anni dal professor Nando Dalla Chiesa, esperto di criminalità organizzata, che è stato in visita a Berlino per un ciclo di lezioni a tema alla Humboldt Universität all’inizio di luglio 2017.

Alla luce delle sue esperienze, il professor Dalla Chiesa ha delineato il problema della questione mafiosa da vari punti di vista, sottolineando anche l’urgenza di parlarne di più ed in profondità in terra tedesca. La ‘ndrangheta si è ormai espansa anche qua, sostiene Dalla Chiesa, e con meccanismi simili a quelli utilizzati per lo stabilimento in Nord Italia. A determinare l’espansione ci sono numerosi motivi interni ai clan, tanti quanti le caratteristiche del territorio potenzialmente prescelto come nuova base strategica ed infine le diverse strategie di espansione delle ‘ndrine. Tra i fattori di rischio più preoccupanti, i seguenti spiccano, anche per riferimento alla Germania, che si qualifica come meta ideale per l’espansione dei clan: in primo luogo, la rimozione del problema, tipica della Sicilia del secolo scorso e del Nord Italia degli ultimi 30-40 anni, quindi sostenere che la mafia non esista o che non riguardi il proprio territorio. L’ignoranza, simile meccanismo, si basa invece sulla scarsa conoscenza del fenomeno, e porta a immaginare la mafia in modi molto diversi da quelli reali: si immagina dunque che sia lontana dal proprio ambiente, inavvicinabile, stereotipata. Secondo Dalla Chiesa, questo meccanismo funzionerebbe come una autoassoluzione del singolo, che in grazia di ciò non si sente dunque ne’ responsabile, ne’ chiamato a riflettere o ad agire. Paesi con alti livelli di corruzione sono particolarmente penetrabili da sistemi mafiosi, anche se persino negli ambienti all’apparenza più resistenti possono infiltrarsi strutture illecite. La mancanza di una legislazione repressiva contro questi fenomeni unita ad una forte legislazione delle libertà pubbliche (come ad esempio il divieto in Germania di nominare gli indagati dei processi) risultano anche condizioni facilitanti per garantire una vita relativamente serena a mafiosi. Ultimo, ma non per importanza, fattore di rischio è lo spirito pubblico, che riguarda il modo in cui la democrazia viene vissuta in un determinato territorio, e può di conseguenza essere un argine o viceversa un lasciapassare per le mafie.

La ricca e progressista regione italiana dell’Emilia Romagna rimane un esempio di come anche un territorio con un forte spirito pubblico, di associazionismo, legalità e storia di resistenza partigiana – da sempre considerati “anticorpi” contro l’infiltrazione mafiosa – possa cedere ai meccanismi mafiosi e cadere nelle mani dei clan. Ad oggi, in Emilia Romagna si sta svolgendo il processo di mafia Aemilia, con più di 200 imputati. L’economia e la politica della regione sono state a tutti gli effetti infiltrate, nonostante i suoi “anticorpi naturali” che, in realtà, hanno nascosto la presenza di fattori di rischio che hanno poi reso possibile l’attecchimento delle mafie e del loro metodo. Il parallelismo con la Germania viene da se’, e attenzione, ammonisce Dalla Chiesa: le mafie non si spostano solo per riciclare, bensì ove vanno esse pongono le radici per esportare il proprio sistema e metodo.

Cosa si può fare dunque per ridurre i rischi e contrastare le mafie in territori non tradizionali? I cambiamenti legislativi sono una priorità ma altrettanto fondamentale resta la conoscenza del fenomeno. Nel corso delle sue lezioni, il Prof. Dalla Chiesa espone anche i modelli educativi alla legalità sperimentati nelle scuole italiane come attività di contrasto alla criminalità organizzata. Attraverso gli esempi dati da educatori, ma non solo, come Danilo Dolci, Don Andrea Milani, Saveria Antiochia e tanti altri, Dalla Chiesa ha ricordato come l’educazione alla legalità insegna che la legge debba essere uno strumento in mano ai deboli. Essa è educazione alla libertà, alla giustizia, alla cittadinanza. Il processo di affermazione e difesa della legalità può essere collettivo, in sintonia con chi detiene il potere e alimentato dalla partecipazioni di soggetti civili quali le associazioni. Esso può però anche diventare processo di rottura con un potere ed una cultura che normalizzano il reato e lo rendono accettabile; in questi casi, come nei casi in cui è il potere stesso ad essere illegale, la legge (legalità) va difesa anche contro chi ne abusa. Ne risulta una legalità che diventa devianza (nel momento in cui è controcorrente rispetto alla cultura dominante) e di conseguenza un’educazione alla legalità che diventa educazione al conflitto. Il professore ha poi sottolineato l’importanza di partire dall’educazione di bambini e giovani, perché sono loro che, portando le lezioni apprese in famiglia, sono anche portatori della forza del cambiamento. Dalle scuole all’università: Nando Dalla Chiesa ha fondato il corso di Sociologia della Criminalità Organizzata all’Università degli Studi di Milano per evitare il fenomeno del “dilettantismo”. E poi corsi di giornalismo, spettacoli teatrali, laboratori artistici: emerge chiaramente la necessità di creare un’intera cultura che sia “antimafia”.

E in Germania? La sua raccomandazione è: non italianizzare l’esperienza di contrasto alle mafie, ma trarre tutta la forza e i supporto dall’esperienza italiana. Le mafie vanno conosciute, studiate ed analizzate per avere gli strumenti, non solo legislativi ma anche civili, per contrastarle. Altrimenti, rimane alto il rischio che la profezia di un ‘ndranghetista si avvicini alla realtà: “il mondo è diviso a metà: la Calabria e quello che lo diventerà”.

Relazione DNA dall’1 luglio 2015 al 30 giugno 2016: La ‘ndrangheta unitaria con le mani sull’Europa


La ‘ndrangheta ha una struttura unitaria ed una cupola decisionale. Questo uno dei risultati esposti dall’ultima relazione annuale del Procuratore Nazionale e dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNA) italiani, pubblicata nell’aprile 2017 in relazione alle attività svolte dal luglio 2015 al giugno 2016. Il risultato presenta profili assolutamente innovativi e centrali nella lotta alla criminalità organizzata di stampo ‘ndranghetista, soprattutto alla luce della convinzione, per anni mantenuta, di essere di fronte ad un fenomeno criminale tendenzialmente orizzontale. Ad aver assodato il concetto di “’ndrangheta unitaria” è stato il processo Infinito della Procura di Milano, conclusosi con sentenza definitiva di condanna per 92 imputati.

La relazione DNA riporta anche ulteriori importanti novità riguardo la struttura, le attività e lo status della ‘ndrangheta ed altre organizzazioni criminali di stampo mafioso in Italia ed in territori non tradizionali. Di rilievo centrale risulta la scoperta nel corso del processo Crimine dell’esistenza di una Cupola decisionale, la cui esistenza è tenuta nascosta anche ad esponenti di alto rango dell’organizzazione, composta da ‘ndranghetisti scelti, esponenti di rilievo delle Istituzioni e professionisti legati a Servizi Segreti ed organizzazioni massoniche. Di tale entità decisionale, denominata “Santa”, sarebbe a conoscenza solo un numero limitatissimo di ‘ndranghetisti. Il rapporto fornisce anche i nomi degli arrestati, accusati di aver fatto parte della Cupola: spiccano i nomi di esponenti delle istituzioni, quali Francesco Chirico, alto funzionario regionale e per anni in servizio al Comune di Reggio Calabria, e di due politici, Antonio Caridi, Senatore della Repubblica (*incarico ad oggi annullato dal Tribunale del Riesame) e di Alberto Sarra, assessore regionale della regione Calabria. Secondo le conclusioni tratte dalla Direzione Nazionale Antimafia, la ‘ndrangheta si sarebbe dunque stabilita in “in tutti settori nevralgici della politica, dell’amministrazione pubblica e dell’economia” ed in questo modo avrebbe creato delle occasioni notevoli per arricchirsi non solo attraverso i classici traffici illegali, ma anche e soprattutto intercettando flussi di soldi pubblici a livello comunale, regionale, statale ed europeo. Da ciò, l’importanza di concentrare gli sforzi investigativi sui rapporti tra mafie e imprenditoria e di concentrarsi sul contrasto patrimoniale, sforzi che l’Italia ha già cominciato a mettere in atto. Nell’ultimo anno si registra infatti un notevole incremento dell’analisi dei dati sulle operazioni sospette rispetto agli anni precedenti.

Le mafie in Germania

Che le mafie, soprattutto la ‘ndrangheta, abbiano raggiunto ormai da molti anni il Nord Europa e la Germania è cosa nota per gli addetti ai lavori. Tuttavia, il bisogno di diffondere l’informazione rimane una priorità. La relazione DNA ne sottolinea l’attualità, riportando come intere aree di Olanda, Belgio e Germania presentino delle vere e proprie “locali” di ‘ndrangheta, stabilitesi permanentemente nel territorio. Queste ultime sembrano essere direttamente collegate alle locali calabresi, mantenendo con esse un rapporto di stretto coordinamento, pur con alcuni spazi di relativa autonomia. In ogni caso, degna di nota è la riproduzione fedele delle strutture calabresi anche in territori non tradizionali, anche all’estero. Le attività delle “locali” in Germania sono varie: il riciclaggio di proventi illeciti, facilitato dalla meno severa legislazione tedesca; inoltre, la vicinanza a centri nevralgici per lo spaccio di stupefacenti, come il porto di Amburgo, di Rotterdam o Anversa, risultano condizioni facilitanti per il trasporto logistico delle droghe. In tal senso, sia la ‘ndrangheta che la camorra si sono ormai rese protagoniste nella gestione del traffico di eroina e cocaina, mantenendo rapporti anche con gruppi criminali sudamericani e marocchini o con intermediari bulgari, albanesi e serbomontenegrini (soprattutto la camorra). Meritevoli di attenzione sono anche i rapporti fra organizzazioni camorristiche e cosche ‘ndranghetiste, che appaiono collaborare nella gestione di tali traffici (collegamenti tra i camorristi Contini e la cosca ndranghetista Crupi, referenti per il traffico di stupefacenti in Olanda, si legga ad esempio qui).

La vicinanza ai porti di Amburgo e Rotterdam facilita anche un altro traffico illegale in mano alle cosche, quello della merce contraffatta. La contraffazione è un reato che porta ad importanti danni per l’economia locale e che ad oggi risulta essere altamente sviluppato nella sua attuazione. I gruppi mafiosi con vocazione imprenditoriale hanno infatti trasformato questo mercato illegale in un business proficuo e professionale, sfruttando le possibilità offerte dalla globalizzazione per sfuggire ai controlli. Un esempio è dato dalla dispersione geografica delle varie fasi di fabbricazione delle merci (con anche sub-forniture), che rendono difficile l’identificazione dei committenti effettivi. La DNA auspica un coordinamento internazionale più efficace nella repressione della criminalità transnazionale, indicando anche il modello di contrasto italiano come best practice in tal senso.

Operazioni antimafia in Germania e Svizzera

Nel periodo tra luglio 2015 e giugno 2016 sono state condotte numerose operazioni di successo contro clan stabilitisi tra la Germania e la Svizzera. Nel corso dell’operazione Helvetia, è stata accertata l’esistenza di una Locale a Frauenfeld, nel cantone svizzero al confine con la Germania, e ne è stata provata la connessione con il Crimine di Polsi (Calabria) attraverso l’intermediario Giuseppe Antonio Primerano. Per questa operazione sono stati arrestati in Italia Antonio Nesci e Raffaele Albanese, condannati dal Tribunale di Reggio Calabria rispettivamente alla pena di anni 14 e 12 di reclusione; altri 16 indagati attendono l’estradizione e si trovano attualmente in Svizzera.

L’operazione Rheinbrücke, svolta dai carabinieri di Reggio Calabria e dalla DIA in collaborazione con il BKA ha portato ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 10 soggetti, appartenenti alla ‘ndrangheta, componenti delle cosche denominate “Locale di Rielasingen” (Germania) e della “Locale di Fabrizia” (VV, Calabria). Per maggiori informazioni su queste operazioni, si rimandi ai seguenti articoli: http://mafianeindanke.de/tra-la-germania-e-litalia-annullata-la-custodia-cautelare-per-l-ndranghetista-domenico-nesci/ (ITA) http://mafianeindanke.de/svizzera-condannato-il-capo-di-una-cellula-criminale-nel-cantone-del-thurgau/ (ITA). 

La cooperazione internazionale

Il numero delle richieste di cooperazione internazionale per delitti di criminalità organizzata e, oggi, anche in materia di terrorismo, è in costante crescita; o per una maggiore consapevolezza degli inquirenti circa i benefici degli strumenti internazionali della legislazione europea o per un maggiore bisogno dato dai cambiamenti della criminalità organizzata. Un mix dei due fattori è in realtà la risposta più probabile.

Affinché tale cooperazione possa però essere al massimo efficace, la DNA suggerisce di istituire indagini parallele per una migliore acquisizione delle prove. Sarebbe un metodo per sopperire alle carenze legislative internazionali. Ciò che accade nelle indagini antimafia attualmente è infatti spesso un’indagine nazionale su singoli reati nel paese interessato da tale condotta criminosa (es. traffico di stupefacenti in Olanda – riciclaggio in Germania – etc.), non esistendo il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso a livello internazionale. La conseguenza naturale di un tale modus operandi è dunque di non arrivare ad un quadro globale e logico rispetto a strutture complesse quali quelle dei clan. Si perde il significato unitario del fenomeno mafioso. Uno scambio immediato di informazioni sulle indagini che riguardano clan mafiosi a livello internazionale sarebbe quindi una soluzione auspicabile per un coordinamento più efficace, in attesa di miglioramenti legislativi.

Link finale al rapporto DNA (solo ita): http://www.avvisopubblico.it/home/wp-content/uploads/2017/06/RELAZIONE-DNA-1.7.2015-30.6.2016.pdf

Aperte le selezioni per due Volontari Europei da gennaio e febbraio 2018


Sono aperte le selezioni per due posizioni di Servizio Volontario Europeo (SVE) con Mafia? Nein danke! e.V. nella nostra sede di Berlino.

Il programma, a cui l’associazione partecipa ormai da quattro anni, prevede la partecipazione di due volontari per un periodo di 12 mesi, a partire da gennaio e febbraio 2018.

Condizioni:

I candidati devono avere un’età compresa tra i 17 e i 30 anni e avere la cittadinanza di uno dei paesi partner nel progetto Erasmus +. Le condizioni economiche fissate dalla Commissione prevedono il rimborso del viaggio A/R con un budget forfettario basato sulla distanza, vitto e alloggio, assicurazione sanitaria, trasporti, corso di lingua online e un pocket money mensile fisso di 110 euro.

Attività:

Le attività dei volontari comprendono il coordinamento quotidiano dell’associazione, tramite la gestione delle email e dei social media, la preparazione della newsletter con una quotidiana rassegna stampa, l’organizzazione di eventi culturali quali proiezioni di film, presentazioni di libri e organizzazione di conferenze e workshops. I volontari inoltre supporteranno gli altri progetti in corso. I volontari saranno incoraggiati a sviluppare nuovi progetti e attività in base alle proprie competenze ed interessi.

I candidati dovranno mostrare ottime capacità di lavorare in autonomia, spiccato interesse verso le tematiche delle mafie, delle organizzazioni criminali, dell’antimafia, di legalità e giustizia sociale. La conoscenza almeno basilare del tedesco e dell’inglese sono un vantaggio, così come precedenti esperienze nell’associazionismo e nel volontariato.

Per la candidatura inviateci il vostro CV e lettera motivazionale in tedesco e/o inglese entro martedí, 5 settembre 2017.

Siamo piacevolmente stupiti…


 

…dalla risposta alla nostra conferenza antimafia presso l’Ambasciata italiana: si sono accreditati più di 90 giornalisti ed erano in loco 12 troupe televisive che hanno prodotto numerosi comunicati e radiocronache!

Tutto è andato per il meglio, tutti gli ospiti sono stati in grado di venire (nonostante un volo cancellato all’ultimo) e uno dei nostri principali invitati, il ministro degli interni Thomas de Maiziere, non è venuto a mani vuote ma ha portato con sé due leggi entrate in vigore pochi giorni prima: in primo luogo, la legge di attuazione della decisione quadro sulla lotta alla criminalità organizzata dovrebbe portare alla criminalizzazione della partecipazione attiva in clan mafiosi, in quanto la legge dovrebbe riguardare e colpire proprio l’associazione a delinquere (la Germania attua così la decisione quadro europea sulla lotta alla criminalità organizzata del 2008). In secondo luogo, l’inversione dell’onere della prova, invocata e attesa da molti investigatori, (per la quale i criminali dovrebbero provare l’origine legale dei propri capitali) non esiste ancora in Germania, ma De Maizière ha ricordato l’attuazione di un onere della prova meno rigido, piuttosto “alleggerito”, in vigore dal 1 luglio 2017. Analizzeremo fino a che punto questo strumento sia compatibile con la lotta contro la criminalità organizzata.

Siamo rimasti stupiti anche dalle posizioni contrastanti ascoltate durante la conferenza. Un esempio: Peter Henzler, vicepresidente del BKA, ha constatato solo piccole lacune della legislazione antiriciclaggio tedesca; Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria, invece, ha parlato di come l’ndrangheta non abbia bisogno di trasportare denaro in valigia verso la Germania per riciclarlo: le banche lo fanno.

Nelle prossime settimane pubblicheremo gli atti completi della Conferenza. Fino ad allora, troverete una sintesi della conferenza pubblicata dal nostro partner organizzativo il Movimento Europeo Germania sul loro sito (pagina disponibile unicamente in lingua tedesca). Inoltre, è disponibile il discorso integrale del ministro tedesco sul sito ufficiale del Ministero degli Interni (anch’esso in lingua tedesca).

Vorremmo cogliere l’occasione per ringraziare i nostri partner nell’organizzazione di questa conferenza – l’Ambasciata Italiana a Berlino ed il Movimento Europeo Germania – così come i nostri sponsor, in particolare Barbera Caffè Germania, la quale ha offerto a noi ed ai nostri ospiti deliziosi caffè (espresso!!) e cappuccini, il bar ‘I cento Passi e il distributore di macchine per caffè espresso Caffè Sant Angelo.

Per un governo più trasparente: Transparency International pubblica 18 punti su cui lavorare


In vista delle elezioni tedesche previste per questo autunno, Transparency International ha pubblicato un dossier con il quale si propone di consigliare diciotto temi che il prossimo governo dovrebbe affrontare per combattere la corruzione. Quest’ultima infatti non causa soltanto dei danni materiali, ma mina alla base i fondamenti della democrazia – nelle parole di Transparency. Per rafforzare la democrazia, sopratutto in un periodo di grandi scandali finanziari e politici, la lotta alla corruzione dovrebbe occupare un posto sempre più centrale nella politica del prossimo governo. Per questo motivo, i punti che Transparency propone come programmatici acquistano un’importanza ancor più accentuata.

In particolar modo, Transparency si concentra sulla necessità da parte del governo di regolare il lobbismo, che spesso nasconde i reali interessi della politica. L’istituzione di un registro di lobby e la promozione di maggiore trasparenza nel finanziamento dei partiti, ad esempio, sarebbe un passo centrale. Allo stesso tempo, sarebbe importante supportare le imprese che agiscono secondo standard etici ed al contrario sanzionare le pecore nere. In Germania manca una legislazione penale per le imprese, così come degli standard minimi etici di compliance. Stabilire quindi standard, norme e portare avanti sanzioni per le aziende migliorerebbe notevolmente la trasparenza nell’economia e nel libero mercato.

Altro punto fondamentale del dossier di Transparency riguarda il fenomeno dei whistleblower e delle protezioni che dovrebbero essere loro accordate. I cosiddetti whistleblower sono assolutamente imprescindibili quando si tratta di scoprire casi di corruzione e reati in aziende e non solo. Problematico è quindi il fatto che in Germania non ci sia un sistema di protezione per queste persone, ma ancor più grave risulta il fatto che spesso questi lavoratori vengano poi accusati in giudizio per aver violato il segreto professionale. La Germania dovrebbe recepire il prima possibile la Direttiva EU sulla protezione dei whistleblowers (2016/943), che depenalizza la rivelazione dei segreti aziendali nel caso in cui si tratti di azioni penalmente rilevanti. Per questo motivo, Transparency chiede che venga istituito un sistema per gli informatori per ogni azienda e organizzazione, al fine di tutelare i diritti dei lavoratori e di garantire la legalità. Una legislazione che protegga i whistleblowers e che depenalizzi le rivelazioni di segreti aziendali è quindi fondamentale per garantire la trasparenza aziendale e non solo.

Altre due macro-aree possono essere identificate nel dosser di Transparency: la libertà di informazione, la quale legge non risponde agli standard internazionali (secondo il Centre for Law and Democracy – CLD la legislazione tedesca avrebbe un pessimo rating), e più trasparenza negli istituti bancari, soprattutto per quanto riguarda la loro integrità. Il dossier completo, nel quale è possibile leggere le raccomandazioni di Transparency integralmente, si trova cliccando qui.

A dieci anni dalla “Strage di Duisburg”: una strada in salita


Il fatto

Nella notte tra il 14 e il 15 agosto 2007 a Duisburg, nella regione tedesca del Nordreno-Vestfalia, 6 giovani calabresi tra i 17 e i 40 anni vengono uccisi davanti all’elegante e rinomato ristorante italiano “Da Bruno”. Le vittime sono collegate a vario titolo al clan Pelle-Vottari, in lotta da anni con il clan Nirta-Strangio, due gruppi familiari della mafia calabrese. In tasca di uno dei giovani assassinati è stato trovato un santino di san Michele parzialmente bruciato, segno di un recente rito di affiliazione. I killer, sparando il colpo di grazia alla nuca delle sei vittime non lasciano dubbi sulla natura mafiosa dell’accaduto.

Quella che dai giornalisti è stata definita “strage di Duisburg” rappresenta sicuramente uno spartiacque nella storia delle organizzazioni criminali italiane in Europa. In territori non tradizionalmente interessati dal fenomeno mafioso non era mai successo un evento di così forte impatto mediatico che ha avuto risonanza in tutta Europa. E proprio in Germania, dove da decenni le mafie mettono radici, fanno i loro affari e conducono grandi operazioni di riciclaggio si è toccata con mano la violenza omicida ´ndranghetista e l’enorme potenzialità criminale della mafia proveniente da una realtà remota e spesso inaccessibile quale la Calabria.

È interessante notare come segni premonitori c’erano già da tempo, come dimostra l’indagine dei Carabinieri che nel 2001 segnalavano alle autorità tedesche proprio il ristorante “Da Bruno”, davanti al quale si è consumata la strage. Per questo il fatto di Ferragosto rappresenta un chiaro indicatore di quanto le autorità tedesche abbiano sottovalutato il grado di penetrazione dell’‘ndrangheta nel paese, purtroppo una costante in tutta Europa. A complicare il lavoro delle autorità tedesche si sono sommate le carenze di strumenti efficaci d’investigazione e della legislazione tedesca in materia di repressione del riciclaggio e di attacco dei patrimoni illeciti.

Il contesto

La presenza dell’‘ndrangheta in Germania risale già agli anni settanta e ottanta[1][2], dapprima al seguito degli emigrati, ma poi secondo una esplicita scelta di politica mafiosa; qui la mafia negli anni ha riciclato un’ingente quantità di denaro sporco nel settore della ristorazione per poi allargarsi ad altri settori. Le mafie più in generale hanno messo radici in diverse zone della Germania, dalle grosse città ai centri più piccoli, compresi i Länder della Germania est – l’‘ndrangheta, in particolare, ha ricreato il modello di comunità, di ritualità senza mai rompere il legame indissolubile con la Calabria; interessante notare la riproduzione della spartizione territoriale tra ‘ndrine delle singole città anche in Germania. Le mafie hanno sfruttato e sfrutta tutt’ora opportunità economiche, una posizione geograficamente strategica e la vulnerabilità legislativa. Oggi, tra gli affiliati attivi in Germania alcuni appartengono all’immigrazione criminale di seconda generazione, poliglotta che si muovono con disinvoltura all’estero e quindi un’‘ndrangheta ancora più pericolosa.

Non a caso allora i fatti di Duisburg sono avvenuti proprio nel cuore dell’Europa, a migliaia di chilometri di distanza da San Luca (RC), tradizionalmente cuore dell’‘ndrangheta. In particolare, Duisburg era diventato un punto strategico, non lontano dai porti di Rotterdam, Amsterdam e Anversa in cui arrivano, per esempio, le rotte sudamericane per l’importazione di stupefacenti. E non a caso i responsabili della strage di Ferragosto sono stati per la maggior parte arrestati ad Amsterdam. L’ultimo protagonista collegato alla strage di Duisburg, considerato un esponente di primo piano della cosca Pelle-Vottari e tra i 30 latitanti più pericolosi secondo Europol, è stato arrestato a marzo di quest’anno dalle autorità italiane in un bunker sotterraneo, nei pressi della sua abitazione a San Luca.


Eppure, nonostante l’estrema gravità, l’attentato è stato dimenticato troppo in fretta. Secondo alcuni studiosi l’atteggiamento che si nota oggi in Germania è paragonabile a quello del nord Italia che per lungo tempo ha rimosso il problema e ha cavalcato l’ignoranza sul fenomeno, non cogliendone la pericolosità e capacità d’inquinamento sociale, economico e istituzionale. Fortunatamente in Lombardia, seppur ignorando il problema per molto tempo, si ha avuto il vantaggio di poter applicare gli stessi strumenti legislativi di contrasto al fenomeno mafioso pensati per la Sicilia.

È necessario continuare ad approfondire cause e logiche dell’espansione delle mafie al di fuori dei territori di origine, seguirne l’evoluzione – è da chiedersi, infatti, se in Germania le mafie godano di forme immateriali di potere, quali prestigio sociale conquistato tramite modelli di successo economico, in concreto avendo disponibilità di risorse umane e di enormi somme di denaro liquido che ha permesso la penetrazione nel tessuto produttivo. Quello che è certo è che il rapporto di fiducia e di legittimazione statale – molto alto ancora in Germania al contrario dell’Italia –  è messo gravemente in crisi dalla mafia, quando è l’organizzazione criminale a rispondere ai bisogni della gente e lo fa grazie alla sua capacità economica e di mediazione.

La nostra democrazia è quindi in pericolo? Queste e molte domande rimangono in sospeso per futuri approfondimenti, come ad esempio, se la Germania sia diventata un territorio di incontro e scambio tra le diverse organizzazioni criminali – in primis mafia turca, araba, russa e dall’est Europa – e quale sia il loro rapporto con le mafie italiane.

L’anniversario di quella che viene ricordata come “Strage di Duisburg”, avvenuta fuori dai territori a tradizionale insediamento mafioso, rappresenta quindi un’occasione unica di riprendere le fila di questioni mai risolte ed è il motivo a monte della tenacia dell’associazione affinché questa conferenza si concretizzasse. Lo scopo ultimo è quello di lottare contro il silenzio sulla presenza delle mafie in territorio tedesco: il tema a nostro parere non potrebbe essere più attuale e rilevante.

Fonti:

  • Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata di stampo mafioso o similare, XV legislatura;
  • German connection (Limes – Il circuito delle mafie – 2013)

[1] Si noti, infatti, che a partire dalla metà degli anni cinquanta migliaia di italiani partirono alla volta della Germania, contribuendo alla ricostruzione del paese; dapprima il flusso emigratorio fu sulla base di un accordo italo tedesco – prima fase cosiddetta ‘assistita’ -, successivamente fu influenzato dalla progressiva entrata in vigore della libera circolazione dei lavoratori all’interno della Comunità economica europea.

[2] Anche Cosa Nostra, sebbene abbia sempre privilegiato i cugini americani, ha messo radici in Germania, privilegiando altre città. Per la Camorra invece la svolta è rappresentata dalla caduta del muro di Berlino. Presenza, seppur minore, della Sacra Corona Unita pugliese è stata registrata.

Operazione Meltemi, droga e armi fra Palermo e Germania


 

Palermo, 26 Giugno – 20 fermi tra Germania e Italia in una operazione congiunta tra Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo e la Polizia Criminale della regione tedesca del Baden- Württemberg. 20 persone di nazionalità italiana e tedesca, ritenute appartenenti ad una associazione a delinquere transnazionale che trafficava droga e armi.  Al vertice della banda un pluripregiudicato imprenditore palermitano P.A., emigrato in Germania nel 2007; P.A. gestiva due ristoranti, uno a Rottweil e l’altro nella città di Villingen (Germania). Interessante notare come il soggetto al momento dell’emigrazione risultava non avere le risorse economiche necessarie per avviare alcuna attività imprenditoriale; da qui il sospetto delle autorità italiane che fossero stati finanziati con denaro proveniente da attività illecite.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, ha portato al sequestro di beni per quattro milioni di euro, tra cui una villa di lusso in Sicilia. Fondamentale lo scambio diretto e continuativo di informazioni e dati dal 2016 tra le procure della Repubblica di Palermo e Costanza che ha permesso di smantellare un’organizzazione ben articolata; in questo modo, infatti, è stato possibile verificare l’attività di alcune persone nel campo degli stupefacenti e procedere al sequestro di droga nei due paesi.  Per quanto riguarda la Germania, la polizia criminale tedesca con l’impiego di circa 300 poliziotti ha arrestato 15 soggetti e ha sequestrato banconote per oltre 60.000 euro, due pistole, due lanciarazzi, diverse armi da taglio, una piantagione indoor di cannabis indica e 12,5 kg di marijuana, oltre a sei vetture, due terreni e merci del valore di oltre 145.000 euro. La Guardia di Finanza ha rilasciato un video dell’operazione in cui è possibile vedere l’abitazione del maggiore sospettato in Germania, oltre a diverse vetture sportive di lusso.

Secondo gli inquirenti le persone arrestate trafficavano tonnellate di marijuana e cocaina dall’Albania verso la Germania e riciclavano i profitti attraverso slot machine installate a forza all’interno di bar e negozi locali. I trafficanti di droga lavoravano in Germania al servizio della famiglia Mondino di Palermo. Il tenente colonnello Giuseppe Campobasso spiega: «Una criminalità che si evolve e va dove c’è da guadagnare; anche trasferendosi all’estero, come in questo caso andando in Germania». Quello che è certo è che i troppi punti scoperti dell’economia tedesca attraggono sempre più investimenti mafiosi.

Video disponibile