Aperte le selezioni per due Volontari Europei da gennaio e febbraio 2018


Sono aperte le selezioni per due posizioni di Servizio Volontario Europeo (SVE) con Mafia? Nein danke! e.V. nella nostra sede di Berlino.

Il programma, a cui l’associazione partecipa ormai da quattro anni, prevede la partecipazione di due volontari per un periodo di 12 mesi, a partire da gennaio e febbraio 2018.

Condizioni:

I candidati devono avere un’età compresa tra i 17 e i 30 anni e avere la cittadinanza di uno dei paesi partner nel progetto Erasmus +. Le condizioni economiche fissate dalla Commissione prevedono il rimborso del viaggio A/R con un budget forfettario basato sulla distanza, vitto e alloggio, assicurazione sanitaria, trasporti, corso di lingua online e un pocket money mensile fisso di 110 euro.

Attività:

Le attività dei volontari comprendono il coordinamento quotidiano dell’associazione, tramite la gestione delle email e dei social media, la preparazione della newsletter con una quotidiana rassegna stampa, l’organizzazione di eventi culturali quali proiezioni di film, presentazioni di libri e organizzazione di conferenze e workshops. I volontari inoltre supporteranno gli altri progetti in corso. I volontari saranno incoraggiati a sviluppare nuovi progetti e attività in base alle proprie competenze ed interessi.

I candidati dovranno mostrare ottime capacità di lavorare in autonomia, spiccato interesse verso le tematiche delle mafie, delle organizzazioni criminali, dell’antimafia, di legalità e giustizia sociale. La conoscenza almeno basilare del tedesco e dell’inglese sono un vantaggio, così come precedenti esperienze nell’associazionismo e nel volontariato.

Per la candidatura inviateci il vostro CV e lettera motivazionale in tedesco e/o inglese entro martedí, 5 settembre 2017.

Siamo piacevolmente stupiti…


 

…dalla risposta alla nostra conferenza antimafia presso l’Ambasciata italiana: si sono accreditati più di 90 giornalisti ed erano in loco 12 troupe televisive che hanno prodotto numerosi comunicati e radiocronache!

Tutto è andato per il meglio, tutti gli ospiti sono stati in grado di venire (nonostante un volo cancellato all’ultimo) e uno dei nostri principali invitati, il ministro degli interni Thomas de Maiziere, non è venuto a mani vuote ma ha portato con sé due leggi entrate in vigore pochi giorni prima: in primo luogo, la legge di attuazione della decisione quadro sulla lotta alla criminalità organizzata dovrebbe portare alla criminalizzazione della partecipazione attiva in clan mafiosi, in quanto la legge dovrebbe riguardare e colpire proprio l’associazione a delinquere (la Germania attua così la decisione quadro europea sulla lotta alla criminalità organizzata del 2008). In secondo luogo, l’inversione dell’onere della prova, invocata e attesa da molti investigatori, (per la quale i criminali dovrebbero provare l’origine legale dei propri capitali) non esiste ancora in Germania, ma De Maizière ha ricordato l’attuazione di un onere della prova meno rigido, piuttosto “alleggerito”, in vigore dal 1 luglio 2017. Analizzeremo fino a che punto questo strumento sia compatibile con la lotta contro la criminalità organizzata.

Siamo rimasti stupiti anche dalle posizioni contrastanti ascoltate durante la conferenza. Un esempio: Peter Henzler, vicepresidente del BKA, ha constatato solo piccole lacune della legislazione antiriciclaggio tedesca; Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria, invece, ha parlato di come l’ndrangheta non abbia bisogno di trasportare denaro in valigia verso la Germania per riciclarlo: le banche lo fanno.

Nelle prossime settimane pubblicheremo gli atti completi della Conferenza. Fino ad allora, troverete una sintesi della conferenza pubblicata dal nostro partner organizzativo il Movimento Europeo Germania sul loro sito (pagina disponibile unicamente in lingua tedesca). Inoltre, è disponibile il discorso integrale del ministro tedesco sul sito ufficiale del Ministero degli Interni (anch’esso in lingua tedesca).

Vorremmo cogliere l’occasione per ringraziare i nostri partner nell’organizzazione di questa conferenza – l’Ambasciata Italiana a Berlino ed il Movimento Europeo Germania – così come i nostri sponsor, in particolare Barbera Caffè Germania, la quale ha offerto a noi ed ai nostri ospiti deliziosi caffè (espresso!!) e cappuccini, il bar ‘I cento Passi e il distributore di macchine per caffè espresso Caffè Sant Angelo.

Per un governo più trasparente: Transparency International pubblica 18 punti su cui lavorare


In vista delle elezioni tedesche previste per questo autunno, Transparency International ha pubblicato un dossier con il quale si propone di consigliare diciotto temi che il prossimo governo dovrebbe affrontare per combattere la corruzione. Quest’ultima infatti non causa soltanto dei danni materiali, ma mina alla base i fondamenti della democrazia – nelle parole di Transparency. Per rafforzare la democrazia, sopratutto in un periodo di grandi scandali finanziari e politici, la lotta alla corruzione dovrebbe occupare un posto sempre più centrale nella politica del prossimo governo. Per questo motivo, i punti che Transparency propone come programmatici acquistano un’importanza ancor più accentuata.

In particolar modo, Transparency si concentra sulla necessità da parte del governo di regolare il lobbismo, che spesso nasconde i reali interessi della politica. L’istituzione di un registro di lobby e la promozione di maggiore trasparenza nel finanziamento dei partiti, ad esempio, sarebbe un passo centrale. Allo stesso tempo, sarebbe importante supportare le imprese che agiscono secondo standard etici ed al contrario sanzionare le pecore nere. In Germania manca una legislazione penale per le imprese, così come degli standard minimi etici di compliance. Stabilire quindi standard, norme e portare avanti sanzioni per le aziende migliorerebbe notevolmente la trasparenza nell’economia e nel libero mercato.

Altro punto fondamentale del dossier di Transparency riguarda il fenomeno dei whistleblower e delle protezioni che dovrebbero essere loro accordate. I cosiddetti whistleblower sono assolutamente imprescindibili quando si tratta di scoprire casi di corruzione e reati in aziende e non solo. Problematico è quindi il fatto che in Germania non ci sia un sistema di protezione per queste persone, ma ancor più grave risulta il fatto che spesso questi lavoratori vengano poi accusati in giudizio per aver violato il segreto professionale. La Germania dovrebbe recepire il prima possibile la Direttiva EU sulla protezione dei whistleblowers (2016/943), che depenalizza la rivelazione dei segreti aziendali nel caso in cui si tratti di azioni penalmente rilevanti. Per questo motivo, Transparency chiede che venga istituito un sistema per gli informatori per ogni azienda e organizzazione, al fine di tutelare i diritti dei lavoratori e di garantire la legalità. Una legislazione che protegga i whistleblowers e che depenalizzi le rivelazioni di segreti aziendali è quindi fondamentale per garantire la trasparenza aziendale e non solo.

Altre due macro-aree possono essere identificate nel dosser di Transparency: la libertà di informazione, la quale legge non risponde agli standard internazionali (secondo il Centre for Law and Democracy – CLD la legislazione tedesca avrebbe un pessimo rating), e più trasparenza negli istituti bancari, soprattutto per quanto riguarda la loro integrità. Il dossier completo, nel quale è possibile leggere le raccomandazioni di Transparency integralmente, si trova cliccando qui.

A dieci anni dalla “Strage di Duisburg”: una strada in salita


Il fatto

Nella notte tra il 14 e il 15 agosto 2007 a Duisburg, nella regione tedesca del Nordreno-Vestfalia, 6 giovani calabresi tra i 17 e i 40 anni vengono uccisi davanti all’elegante e rinomato ristorante italiano “Da Bruno”. Le vittime sono collegate a vario titolo al clan Pelle-Vottari, in lotta da anni con il clan Nirta-Strangio, due gruppi familiari della mafia calabrese. In tasca di uno dei giovani assassinati è stato trovato un santino di san Michele parzialmente bruciato, segno di un recente rito di affiliazione. I killer, sparando il colpo di grazia alla nuca delle sei vittime non lasciano dubbi sulla natura mafiosa dell’accaduto.

Quella che dai giornalisti è stata definita “strage di Duisburg” rappresenta sicuramente uno spartiacque nella storia delle organizzazioni criminali italiane in Europa. In territori non tradizionalmente interessati dal fenomeno mafioso non era mai successo un evento di così forte impatto mediatico che ha avuto risonanza in tutta Europa. E proprio in Germania, dove da decenni le mafie mettono radici, fanno i loro affari e conducono grandi operazioni di riciclaggio si è toccata con mano la violenza omicida ´ndranghetista e l’enorme potenzialità criminale della mafia proveniente da una realtà remota e spesso inaccessibile quale la Calabria.

È interessante notare come segni premonitori c’erano già da tempo, come dimostra l’indagine dei Carabinieri che nel 2001 segnalavano alle autorità tedesche proprio il ristorante “Da Bruno”, davanti al quale si è consumata la strage. Per questo il fatto di Ferragosto rappresenta un chiaro indicatore di quanto le autorità tedesche abbiano sottovalutato il grado di penetrazione dell’‘ndrangheta nel paese, purtroppo una costante in tutta Europa. A complicare il lavoro delle autorità tedesche si sono sommate le carenze di strumenti efficaci d’investigazione e della legislazione tedesca in materia di repressione del riciclaggio e di attacco dei patrimoni illeciti.

Il contesto

La presenza dell’‘ndrangheta in Germania risale già agli anni settanta e ottanta[1][2], dapprima al seguito degli emigrati, ma poi secondo una esplicita scelta di politica mafiosa; qui la mafia negli anni ha riciclato un’ingente quantità di denaro sporco nel settore della ristorazione per poi allargarsi ad altri settori. Le mafie più in generale hanno messo radici in diverse zone della Germania, dalle grosse città ai centri più piccoli, compresi i Länder della Germania est – l’‘ndrangheta, in particolare, ha ricreato il modello di comunità, di ritualità senza mai rompere il legame indissolubile con la Calabria; interessante notare la riproduzione della spartizione territoriale tra ‘ndrine delle singole città anche in Germania. Le mafie hanno sfruttato e sfrutta tutt’ora opportunità economiche, una posizione geograficamente strategica e la vulnerabilità legislativa. Oggi, tra gli affiliati attivi in Germania alcuni appartengono all’immigrazione criminale di seconda generazione, poliglotta che si muovono con disinvoltura all’estero e quindi un’‘ndrangheta ancora più pericolosa.

Non a caso allora i fatti di Duisburg sono avvenuti proprio nel cuore dell’Europa, a migliaia di chilometri di distanza da San Luca (RC), tradizionalmente cuore dell’‘ndrangheta. In particolare, Duisburg era diventato un punto strategico, non lontano dai porti di Rotterdam, Amsterdam e Anversa in cui arrivano, per esempio, le rotte sudamericane per l’importazione di stupefacenti. E non a caso i responsabili della strage di Ferragosto sono stati per la maggior parte arrestati ad Amsterdam. L’ultimo protagonista collegato alla strage di Duisburg, considerato un esponente di primo piano della cosca Pelle-Vottari e tra i 30 latitanti più pericolosi secondo Europol, è stato arrestato a marzo di quest’anno dalle autorità italiane in un bunker sotterraneo, nei pressi della sua abitazione a San Luca.


Eppure, nonostante l’estrema gravità, l’attentato è stato dimenticato troppo in fretta. Secondo alcuni studiosi l’atteggiamento che si nota oggi in Germania è paragonabile a quello del nord Italia che per lungo tempo ha rimosso il problema e ha cavalcato l’ignoranza sul fenomeno, non cogliendone la pericolosità e capacità d’inquinamento sociale, economico e istituzionale. Fortunatamente in Lombardia, seppur ignorando il problema per molto tempo, si ha avuto il vantaggio di poter applicare gli stessi strumenti legislativi di contrasto al fenomeno mafioso pensati per la Sicilia.

È necessario continuare ad approfondire cause e logiche dell’espansione delle mafie al di fuori dei territori di origine, seguirne l’evoluzione – è da chiedersi, infatti, se in Germania le mafie godano di forme immateriali di potere, quali prestigio sociale conquistato tramite modelli di successo economico, in concreto avendo disponibilità di risorse umane e di enormi somme di denaro liquido che ha permesso la penetrazione nel tessuto produttivo. Quello che è certo è che il rapporto di fiducia e di legittimazione statale – molto alto ancora in Germania al contrario dell’Italia –  è messo gravemente in crisi dalla mafia, quando è l’organizzazione criminale a rispondere ai bisogni della gente e lo fa grazie alla sua capacità economica e di mediazione.

La nostra democrazia è quindi in pericolo? Queste e molte domande rimangono in sospeso per futuri approfondimenti, come ad esempio, se la Germania sia diventata un territorio di incontro e scambio tra le diverse organizzazioni criminali – in primis mafia turca, araba, russa e dall’est Europa – e quale sia il loro rapporto con le mafie italiane.

L’anniversario di quella che viene ricordata come “Strage di Duisburg”, avvenuta fuori dai territori a tradizionale insediamento mafioso, rappresenta quindi un’occasione unica di riprendere le fila di questioni mai risolte ed è il motivo a monte della tenacia dell’associazione affinché questa conferenza si concretizzasse. Lo scopo ultimo è quello di lottare contro il silenzio sulla presenza delle mafie in territorio tedesco: il tema a nostro parere non potrebbe essere più attuale e rilevante.

Fonti:

  • Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata di stampo mafioso o similare, XV legislatura;
  • German connection (Limes – Il circuito delle mafie – 2013)

[1] Si noti, infatti, che a partire dalla metà degli anni cinquanta migliaia di italiani partirono alla volta della Germania, contribuendo alla ricostruzione del paese; dapprima il flusso emigratorio fu sulla base di un accordo italo tedesco – prima fase cosiddetta ‘assistita’ -, successivamente fu influenzato dalla progressiva entrata in vigore della libera circolazione dei lavoratori all’interno della Comunità economica europea.

[2] Anche Cosa Nostra, sebbene abbia sempre privilegiato i cugini americani, ha messo radici in Germania, privilegiando altre città. Per la Camorra invece la svolta è rappresentata dalla caduta del muro di Berlino. Presenza, seppur minore, della Sacra Corona Unita pugliese è stata registrata.

Operazione Meltemi, droga e armi fra Palermo e Germania


 

Palermo, 26 Giugno – 20 fermi tra Germania e Italia in una operazione congiunta tra Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo e la Polizia Criminale della regione tedesca del Baden- Württemberg. 20 persone di nazionalità italiana e tedesca, ritenute appartenenti ad una associazione a delinquere transnazionale che trafficava droga e armi.  Al vertice della banda un pluripregiudicato imprenditore palermitano P.A., emigrato in Germania nel 2007; P.A. gestiva due ristoranti, uno a Rottweil e l’altro nella città di Villingen (Germania). Interessante notare come il soggetto al momento dell’emigrazione risultava non avere le risorse economiche necessarie per avviare alcuna attività imprenditoriale; da qui il sospetto delle autorità italiane che fossero stati finanziati con denaro proveniente da attività illecite.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, ha portato al sequestro di beni per quattro milioni di euro, tra cui una villa di lusso in Sicilia. Fondamentale lo scambio diretto e continuativo di informazioni e dati dal 2016 tra le procure della Repubblica di Palermo e Costanza che ha permesso di smantellare un’organizzazione ben articolata; in questo modo, infatti, è stato possibile verificare l’attività di alcune persone nel campo degli stupefacenti e procedere al sequestro di droga nei due paesi.  Per quanto riguarda la Germania, la polizia criminale tedesca con l’impiego di circa 300 poliziotti ha arrestato 15 soggetti e ha sequestrato banconote per oltre 60.000 euro, due pistole, due lanciarazzi, diverse armi da taglio, una piantagione indoor di cannabis indica e 12,5 kg di marijuana, oltre a sei vetture, due terreni e merci del valore di oltre 145.000 euro. La Guardia di Finanza ha rilasciato un video dell’operazione in cui è possibile vedere l’abitazione del maggiore sospettato in Germania, oltre a diverse vetture sportive di lusso.

Secondo gli inquirenti le persone arrestate trafficavano tonnellate di marijuana e cocaina dall’Albania verso la Germania e riciclavano i profitti attraverso slot machine installate a forza all’interno di bar e negozi locali. I trafficanti di droga lavoravano in Germania al servizio della famiglia Mondino di Palermo. Il tenente colonnello Giuseppe Campobasso spiega: «Una criminalità che si evolve e va dove c’è da guadagnare; anche trasferendosi all’estero, come in questo caso andando in Germania». Quello che è certo è che i troppi punti scoperti dell’economia tedesca attraggono sempre più investimenti mafiosi.

Video disponibile

Libertà e sicurezza – come affrontare la criminalità organizzata in Europa con i ministri De Maizière e Minniti – Programma della conferenza


 

Dieci anni fa, gli omicidi di Duisburg portavano all’attenzione pubblica la presenza e il radicamento della criminalità organizzata in Germania. Da tempo infatti, le organizzazioni mafiose operano – nell’invisibilità collettiva – in tutta Europa. Tenendo a mente anche altre forme di criminalità, spesso più evidenti, emergono molti interrogativi:

Esistono collegamenti tra la criminalità organizzata e il terrorismo? Con quali strumenti di prevenzione e contrasto possono reagire Germania, Italia ed Europa a queste minacce, in un mondo globalizzato? I governi nazionali sono in grado di affrontare questi pericoli? Dove è necessaria una cooperazione a livello europeo ed internazionale? E quali sfide per il futuro sono già oggi chiaramente delineate?

Tutti questi aspetti verranno discussi il 12 luglio 2017 alla conferenza “Libertà e sicurezza – Come affrontare la criminalità organizzata in Europa?”, organizzata dall’associazione Mafia? Nein, Danke! e.V. in collaborazione con l’Ambasciata Italiana a Berlino e il Movimento Europeo Tedesco. Siamo molto lieti di invitarLa a questo evento.

Hanno confermato la loro partecipazione alla conferenza il Ministro Federale dell’Interno Dr. Thomas de Maizière e il Ministro dell’Interno italiano Marco Minniti, come anche alcuni dei più importanti esperti tedeschi ed italiani nell’ambito del contrasto alla criminalità organizzata.

La conferenza si terrà in italiano e tedesco, tutti gli interventi verranno tradotti simultaneamente.

 

+++ Disponibile la mattina stessa della conferenza il link per la diretta streaming sui nostri canali +++

 

PROGRAMMA

9:00     Registrazione

9:30     Indirizzi di saluto
Pietro Benassi, Ambasciatore d’Italia in Germania
Sandro Mattioli, Presidente di Mafia? Nein, Danke! e.V.
Frank Burgdörfer, Membro del Direttivo del Movimento Europeo tedesco
Laura Garavini, Presidente Unione Interparlamentare Italia
Lars Castellucci, Presidente Unione Interparlamentare Germania

10:15     La lotta contro le organizzazioni mafiose in Europa: esperienze e buone prassi
David Ellero, Capo Dipartimento Crimini economici e della proprietà – Europol
Bernd Finger, ex Capodivisione del Landeskriminalamt Dir.4 di Berlino – criminalità organizzata

11:00     Pausa caffé

11:15     Criminalità economica: pericoli per la società ed i mercati
Luca Storti, Università degli Studi di Torino
Andreas Frank, Consulente Anti-Riciclaggio
(Moderazione: Verenza Zoppei, SWP)

12:15     Conoscenza e consapevolezza dei fenomeni mafiosi: il ruolo dell‘informazione
Axel Hemmerling, giornalista, Mitteldeutscher Rundfunk
Arndt Sinn, Università di Osnabrück
(Moderazione: Sandro Mattioli, Mafia? Nein, Danke! e.V)

13:15     Pausa pranzo

14:30     Libertà e Sicurezza: sfide attuali per l‘Europa
Thomas De Maizière, Ministro Federale dell’Interno – Repubblica Federale di Germania
Marco Minniti, Ministro dell‘Interno – Repubblica Italiana
(Moderazione: Bernd Hüttemann, EBD)

15:30     La cooperazione italo-tedesca nella lotta alla criminalità organizzata
Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo
Peter Henzler, Vice Presidente del Bundeskriminalamt – Ufficio Federale Anticrimine
(Moderazione: Klaus von Lampe, John Jay College of Criminal Justice)

16:15     Pausa caffé

16:30     Le strategie di sviluppo di un’organizzazione mafiosa: il caso della ’ndrangheta calabrese
Giuseppe Lombardo, Procuratore aggiunto – DDA Reggio Calabria

17:30     Conclusioni
Laura Garavini, Presidente Unione Interparlamentare Italia e Presidentessa onoraria di Mafia? Nein, Danke! e.V.

 

Il termine per la registrazione è scaduto!

 

Downloads:

Programma della conferenza (PDF, 1,157KB)

Brevi biografie dei relatori e moderatori (PDF, 323 KB)

Glossario (PDF, 351 KB)

 

Ringraziamo i seguenti sostenitori, che hanno reso possibile la conferenza:

 

 

 

Come un mafioso che ha trafficato cocaina in tutto il mondo può nascondersi in Germania


 

Nel giugno del 2015, la polizia dello stato federale dell’Assia (in tedesco Hessen) ha riportato orgogliosamente della confisca di sette chili di cocaina e dell’arresto di due italiani, Agazio V. e Alfonso L.. “La squadra antidroga della Polizia è riuscita a trovare indizi, qui a Francoforte, che riconducono ad un italiano, che avrebbe trasportato regolarmente cocaina con una BMW X3 dai Paesi Bassi a Francoforte o in Italia”, si legge nel rapporto della polizia. Nei fatti però questo documento rappresenta l’ennesimo caso di cecità diffusa per quanto riguarda la presenza della mafia in Germania da parte delle forze dell’ordine tedesche. Infatti, dietro i due arresti, si nasconde un sistema consolidato di importazione e trasporto di ingenti quantità di cocaina gestito da un clan ‘ndranghetista altamente pericoloso e, non ultimo, da un oste dell’Assia.

Secondo le nostre informazioni, gli indizi sono pervenuti a seguito di una richiesta di supporto da parte delle autorità italiane; in particolare, il contributo della polizia tedesca è consistito nel localizzare i due italiani, che sono stati quindi arrestati. Mentre in Italia sono seguite poi misure di sicurezza, quali pedinamenti e intercettazioni, in Germania Francesco R. ed il suo gruppo non dovevano temere alcun fastidioso investigatore. In questo caso, la polizia si è coperta con le penne del pavone.

L’aspetto peggiore è il fatto che, nonostante qui si tratti di un traffico di cocaina in grande stile – si parla di almeno di qualche dozzina di chili -, il termine “mafia” o “‘ndrangheta” non appare nemmeno nei comunicati stampa tedeschi che trattano la vicenda. Ciò acquista contorni ancora più cupi considerando il fatto che entrambi gli italiani arrestati sono affiliati ad un gruppo altamente pericoloso e hanno avuto contatti con il livello dirigenziale della ‘ndrangheta calabrese.

Francesco R. è conosciuto da molti in qualità di oste e, almeno sulla carta, gestirebbe ancora oggi un locale a Dreieich, – se si vuol credere al sito web del ristorante, in realtà si trova attualmente in carcere in Italia. Un documento giudiziario italiano descrive le sue attività imprenditoriali in modo un po’ più preciso: Francesco R. sarebbe, infatti, membro del clan ‘ndranghetista Gallace; egli è stato il fondatore, capo ed organizzatore di un’organizzazione criminale che si occupava prevalentemente di traffico di droga in grandi quantità. R. ha gestito, infatti, l’intero traffico di cocaina dell’organizzazione e ha intrattenuto contatti diretti con i cartelli colombiani, così come con altri gruppi criminali. In particolare, i rappresentanti dei cartelli colombiani lo hanno descritto come il proprio referente per il traffico di cocaina in Italia. In questa veste, l’oste avrebbe ordinato ai suoi affiliati di trasportare grandi somme di denaro attraverso l’Europa, per poi consegnarle ai rappresentanti dei cartelli colombiani. Nei caso più eclatante si è trattato anche di 1 250 000 Euro, una volta di 490 000 Euro, che sono stati consegnati nell’agosto del 2016 a Barcellona, e un’altra volta di 360 000 Euro, passati ad altra mano nell’olandese Utrecht.

Per il trasporto di droga e denaro, il clan ha fatto costruire un doppio fondo nel portabagagli delle proprie auto, apribile solo con un telecomando. La cocaina è stata nascosta anche nelle tasche laterali di una BMW, come dimostra l’auto fermata a giugno nella città di Schwetzingen in Baden-Württemberg. Gli investigatori hanno cercato per quattro ore prima di trovare la droga nascosta. Altri membri del gruppo sono stati segnalati a casa di Francesco R.  sia ad Hofheim che a Dreieich.

Ad essere preoccupante non è solo il fatto che Francesco R. e altri suoi collaboratori fossero in Germania totalmente inosservati, ma anche che questo gruppo di mafiosi sia riuscito a costruire una vera e propria struttura per trasportare illecitamente cocaina nelle cabine di pilotaggio degli aerei. Risulta, infatti, che il clan abbia specificatamente assunto due tecnici aventi libero accesso a quest’area. Si tratta di un chiaro rischio per la sicurezza, soprattutto alla luce del fatto che le organizzazioni mafiose non lavorano solo per conto proprio, ma offrono i propri servizi anche ad altre parti interessate: come è noto, le organizzazioni mafiose hanno spesso contatti con altri ambienti criminali. Per quanto riguarda la Germania, ad esempio, gli ‘ndranghetisti sono sospettati di aver fornito armi a circoli di estremisti di destra, forse anche alla NSU (Nationalsozialistischer Untergrund, cellula terroristica tedesca di matrice neonazista).

La cellula vicina a Francesco R. aveva legami familiari molto vicini al clan Gallace di Guardavalle, in provincia di Catanzaro. Francesco R. ad esempio è il cugino del boss. Il potere di questo clan è dimostrato anche dal fatto che il boss Vincenzo Gallace nel 2008 avesse ordinato l’omicidio di Carmelo Novella, l’uomo della ‘ndrangheta più forte della Lombardia. Inoltre i Gallace sono alleati con i Farao, che hanno già messo radici da tempo in Baden-Württemberg e gestiscono lì il traffico di cocaina.

Confisca dei beni in Germania: meglio tardi che mai?


La Germania è il “paese della cuccagna” per la criminalità organizzata. Non solo per la relativamente bassa probabilità per gli indiziati di essere scoperti nella Repubblica Federale tedesca, ma anche per gli strumenti a disposizione della magistratura per perseguire e giudicare tali reati, che si sono rivelati poco efficaci negli ultimi anni. Questa situazione è evidente già da tempo ed è il momento di fare un passo in avanti.

La riforma, a lungo discussa, della legge sulla confisca dei beni è stata approvata dal Parlamento tedesco il 13 aprile 2017 ed entrerà in vigore il 1 luglio. In essa vengono regolati aspetti chiave della legge sulla confisca. La legge in questione, infatti, potrà in futuro essere applicata anche per i casi di associazione a delinquere, così come per casi di terrorismo, traffico di esseri umani, droga, armi, ma anche frode, evasione fiscale e pedopornografia.

Rispetto al regolamento precedente, la nuova versione include una modifica centrale, che è quella dell’onere della prova. Ciò determina che, in seguito all’entrata in vigore della nuova legge, i beni di origine sconosciuta o poco trasparente possono essere confiscati anche in assenza di prove della loro provenienza illecita. In concreto, ciò significa che la persona accusata dovrà provare l’origine legale di tali beni, se questi ultimi non possono essere stati plausibilmente acquistati con il proprio reddito. Un esempio tra tutti, ai mafiosi che da semplici ristoratori possiedono una schiera di auto di lusso e ville, possono essere ora confiscati i beni dei quali loro stessi non riescono a provare la provenienza legale.

Un’ulteriore modifica presenta la possibilità di confisca dei beni anche oltre la prescrizione del reato, per cui tale confisca potrebbe avvenire anche a trenta anni dalla prescrizione. Inoltre, sarà possibile restituire alle vittime una compensazione dello stesso valore del bene nel caso in cui quest’ultimo non fosse più in possesso del reo. La magistratura dovrebbe quindi garantire alla vittima un bene sostitutivo di pari valore, nel caso in cui il reo non possedesse più il bene originale.

Anche se l’onere della prova è stato promosso da anni come un mezzo efficace nella lotta alla criminalità organizzata e le leggi a riguardo portano a grandi successi in Italia nella lotta alla mafia, ci sono anche voci critiche che mettono in dubbio la costituzionalità della legge, in quanto potrebbe influenzare la presunzione di innocenza e il libero giudizio della Corte. Non per ultimo viene criticato il fatto che il vero obiettivo di protezione delle vittime in realtà viene a mancare, dato che il risarcimento e consegna alle vittime del bene avverrà dopo il processo legale, quindi probabilmente parecchi anni dopo il verificarsi del danno.

La zona d’ombra. Ovvero perché la mafia non appare nelle statistiche sulla criminalità


Ogni anno, la pubblicazione del rapporto sulle statistiche di criminalità del Ministero dell’Interno finisce in prima pagina sui media e la stampa tedeschi. Quest’anno, in particolare, a farla da padrone sui giornali è stata la domanda: quanto ha influito l’arrivo dei rifugiati sulla annuale statistica della criminalità in Germania? Nel report si è altresì parlato della criminalità organizzata riguardante gruppi stranieri. Ma dov’è la mafia in questa statistica? Fino a che punto le statistiche del Ministero degli Interni nascondono i problemi che possono essere ricondotti a quest’ultima? La statistica è uno strumento di potere molto efficace in mano ad uno stato burocratico. Era già chiaro a Max Weber, il quale sottolineava la necessità di una corretta interpretazione di quest‘ultima; in caso contrario, numeri grezzi possono portare, nella loro brevità, solo a false deduzioni.

Si può ipotizzare che nel caso della raccolta di dati a fini statistici delle attività della mafia si abbia a che fare con una doppia zona d’ombra. Vengono, infatti, registrati i reati che, dopo essere stati commessi, sono anche stati denunciati, e in base ai risultati del lavoro investigativo, vengono successivamente attribuiti ad una specifica categoria di reato. In questo modo, un aumento del numero dei reati o anche solo un numero maggiore di denunce sono da ricondurre o ad una aumentata intensità dei controlli o semplicemente a cambiamenti legislativi. Il tasso di casi risolti rispetto ai riportati mostra in che percentuale i reati vengano perseguiti. Nel report si osserva come solo la “zona chiara” dei reati venga presa in considerazione. Peccato che una organizzazione criminale come quella di stampo mafioso agisca nell’ombra e goda di una vasta comunità di sostegno – non ultima una consolidata rete familiare – nei territori in cui opera. Ciò porta alle seguenti ipotesi: 1. Si tratta di reati che sono osservati raramente (in quanto i soggetti affiliati ad una organizzazione criminale di stampo mafioso non sono al centro dell’attenzione in Germania, al contrario dei richiedenti asilo, i quali in confronto commettono meno reati) e 2. la mafia viene aiutata dal silenzio della società e dal fatto che venga raramente denunciata, in quanto di per se o non viene percepita come pericolosa o le sue vittime non vengono colpite in maniera diretta.  Qui calza a pennello l’esempio del riciclaggio di denaro, tipologia di reato, probabilmente molto meno visibile dei reati violenti, che inizialmente può essere visto come semplice investimento finanziario.

Ma come viene quindi stimata la diffusione della mafia in Germania? Nel passato ci sono state isolate indagini a riguardo, svolte dal Bundeskriminalamt, la polizia federale tedesca. In un rapporto del 2008 si legge di 230 clan con almeno 900 affiliati in Germania, solo tra gli appartenenti alla ‘ndrangheta. Questo dato risale però a quasi dieci anni fa e nel frattempo si deve considerare un aumento dei numeri. Inoltre, il documento interno non è stato piú reso disponibile ai giornalisti. Esistono infatti rapporti simili per altre organizzazioni mafiose come la Camorra e Cosa Nostra.

Una prima lettura alle statistiche attuali mostra che solo in 279 casi si parla di fondazione di un’organizzazione criminale in senso ampio, riportando una consistente diminuzione del quasi 60% rispetto al 2015 (689 casi). Allora tutto bene? Purtroppo è da notare come i numeri parlino solo delle organizzazioni sciolte nel corso dell’anno, quindi non è chiaro quanti gruppi di stampo mafioso agiscano ancora nell’ombra in Germania. Il solo essere membri peraltro non basta per rientrare all’interno del reato di “fondazione di un’organizzazione criminale”. Per questo motivo solo all’apparenza risulta esserci contraddizione tra il rapporto sulle mafie del 2008 e la statistica annuale di criminalità. Nonostante le loro carriere criminali, i mafiosi rimangono comunque in Germania, spesso in un ambito legale. In più, il numero di casi risolti rispetto a quelli denunciati si è ridotto ulteriormente e adesso si attesta al 60,9%. Quasi la metà delle denunce non vengono quindi accolte, cosa che potrebbe anche indicare una “zona di sicurezza” per la mafia. Un terzo problema riguarda la capacità della mafia di inserirsi in molteplici categorie, ma senza venire considerata come un fenomeno a se. Si osservi ad esempio il riciclaggio di denaro: con i suoi 11.541 casi, si nota un aumento di quasi il 20% rispetto ai 9641 casi del 2015. Allo stato attuale delle cose non è chiaro in che misura la mafia ne sia responsabile. Inoltre accadono in Germania anche operazioni di riciclaggio piuttosto goffe, ma non è la mafia a condurle. 

La mafia non è considerata come una categoria a se, di conseguenza l’ipotizzata connessione tra le due cose non risulta evidente. I reati riconducibili alla mafia raggiungono quindi solo potenzialmente le statistiche ufficiali. Il collegamento tra i singoli reati non viene chiarito.

La statistica può sempre solo rilevare ciò che viene richiesto dai criteri posti alla raccolta dei dati. Come già riportato, le condizioni per la polizia tedesca rispetto a quella italiana sono più difficili, come si può notare in una serie di punti: esiste, infatti, in Germania il reato di partecipazione ad un gruppo terroristico, ma non ad una associazione mafiosa. Un diritto penale di meri fatti e non di principi; nel caso in cui si vogliano consegnare alla giustizia dei mafiosi, bisogna necessariamente rifarsi alle loro concrete azioni criminali. Inoltre, gli importantissimi capitali finanziari e fisici della mafia non possono essere confiscati e le intercettazioni sono svolte solo dopo rigorose concessioni giudiziarie. Data la mancanza di coordinamento giudiziario tra l’Italia e la Germania, un reo può ritirarsi tranquillamente qui in Germania in virtù della mancanza di armonizzazione legislativa.  Un ulteriore punto decisivo è che l’evasione fiscale e l’aggiudicazione di appalti quindi la cosiddetta “criminalità dei colletti bianchi”, è commessa in primo luogo da una mafia con capitali, la quale non rientra nelle statistiche della polizia, ma piuttosto nelle indagini del Dipartimento delle Finanze: in questo modo, non ve ne è traccia nella Statistica sulla Criminalità del Ministero degli Interni. In ogni caso, rimane uno stretto collegamento tra l’attuale ordinamento legislativo e la mancata presenza della mafia nelle statistiche della polizia.

Ci possono essere buone ragioni per un approccio cauto rispetto ai metodi di sorveglianza statali. Lo stato di diritto è sempre dipendente da un bilanciamento tra libertà personali e sicurezza dei suoi cittadini. Ma si fa anche affidamento sul fatto che il controllo sia deciso in base alla pericolosità di certi soggetti e fenomeni criminali. Se è così, ed il caso della mafia dimostra chiaramente un esempio negativo, nel futuro a rimanere nel mirino della sicurezza saranno i rifugiati e la mafia continuerà a rimanere nell’ombra.

La Lidl sotto il mirino della mafia


Anche la catena di grande distribuzione tedesca Lidl è stata infiltrata da Cosa Nostra. Questo il risultato di una più ampia inchiesta che ha portato all’arresto di 14 persone, condotta dal pool antimafia di Milano, con il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, il pm Paolo Storari insieme alla Guardia di Finanza di Varese e alla Squadra Mobile della Questura di Milano. Il risultato per la società è l’amministrazione giudiziaria per sei mesi di quattro delle dieci direzioni generali della Lidl in Italia, precisamente in Lombardia, Piemonte e Sicilia, le quali gestiscono più di duecento punti vendita e quattro centri logistici. Ad essere coinvolto è il clan dei Laudani, originario di Catania. Tra i reati contestati l’associazione a delinquere finalizzata al compimento di reati tributari, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, ricettazione, appropriazione indebita, favoreggiamento e corruzione.

Dall’indagine, avviata già nel giugno del 2015, emerge come la famiglia mafiosa dei Laudani avesse e sfruttasse contatti all’interno dell’organico Lidl attraverso consorzi di cooperative collegate al membro del clan Orazio Salvatore di Mauro, operanti nel settore della logistica e della vigilanza privata. Secondo le carte dell’inchiesta, il clan avrebbe ottenuto appalti di servizi e posti di lavoro, in Sicilia ed in Piemonte, attraverso dazioni di denaro corruttive. Interessante risulta la differenza dei metodi utilizzati tra le sedi del Nord e del Sud Italia: pare infatti che per i centri siciliani l’aggiudicazione degli appalti avvenisse attraverso un interessamento del clan mafioso, previo pagamento da parte degli imprenditori coinvolti all’organizzazione criminale; al Nord, i pagamenti sarebbero invece stati effettuati in maniera diretta e corruttiva a dirigenti della Lidl Italia compiacenti.

La Lidl (nome completo Lidl Stiftung & Co KG) è una catena europea (circa 10.000 punti vendita in 26 stati) di supermercati, fondata in Germania nel 1930 dalla famiglia Schwarz, appartenente oggi alla Holding company Schwarz Gruppe. Dall’apertura del primo punto vendita nel 1992 ad Arzignano, in provincia di Vicenza, oggi Lidl conta più 600 filiali aperte sul territorio italiano, confermandosi protagonisti del mercato che opera con la formula distributiva del Discount. Lidl non è indagata come società ma secondo i magistrati “la carenza di controlli interni ha fatto sì che l’attività imprenditoriale finisse per colposamente agevolare esponenti mafiosi”. La finalità dell’amministrazione giudiziaria è quella di contrastare la contaminazione mafiosa di imprese sane per restituirle il più rapidamente possibile al libero mercato. L’azienda si è resa subito disponibile a collaborare con le autorità per chiarire la vicenda quanto prima.

Oltre ad aver assunto la gestione della multinazionale tedesca in quattro direzioni generali italiane, il pool antimafia milanese ha proceduto a commissariare le società di sorveglianza privata dal Tribunale di Milano con più di 600 lavoratori ed è entrata al Comune di Milano per un fatto di corruzione legato ad un appalto scolastico. I tre interventi che avrebbero determinato 14 arresti (11 in carcere e 3 ai domiciliari), ordinati il 15 maggio 2017, e tutti del clan Laudani. Come sottolineato dalla procuratrice Ilda Boccassini, si tratterebbe di una dilagante corruzione nel capoluogo lombardo.