Contrastare il riciclaggio di denaro a livello locale: l’esempio di Amsterdam


Il 6 settembre 2019 abbiamo partecipato alla conferenza sul riciclaggio di denaro sporco organizzata da ‘’Die Linke’’ al Bundestag. In questa occasione, ha destato particolare curiosità l’intervento di Bas ter Luun, Senior Advisor del Dipartimento di ordine pubblico e sicurezza presso la città di Amsterdam.

La capitale olandese – ha spiegato ter Luun nel corso della sua presentazione – è un centro nevralgico del traffico illecito di sostanze stupefacenti. Anche il consumo è molto elevato nella città, si stima infatti che nel 2018 sia stata consumata cocaina per un valore di milioni di dollari. I trafficanti di droga possono fare affidamento su una rete di intermediari corrotti che li aiutano a individuare appartamenti e luoghi sicuri dove portare avanti i propri traffici in maniera indisturbata.

A preoccupare, poi, è soprattutto il riciclaggio di denaro sporco, in particolar modo nel settore immobiliare. Ad Amsterdam, infatti, i proventi dei traffici illeciti vengono investiti nell’acquisto di proprietà, ad esempio nel settore della ristorazione, del turismo e delle attrazioni che offre la città. Anche i beni di lusso sono un altro obiettivo molto gettonato da parte della criminalità organizzata che investe in Olanda.

L’amministrazione cittadina, dal canto suo, adotta iniziative e misure sul fronte dell’antiriciclaggio. È fondamentale, innanzitutto, andare a studiare il fenomeno a fondo. A tal fine la città di Amsterdam si serve di dati incrociati sul reddito e le proprietà. Si processa dunque la combinazione tra i dati fiscali e quelli immobiliari. Queste informazioni permettono di ottenere dati statistici e analizzare i risultati per vedere dove i conti effettivamente non tornano. Potranno infatti esserci casi e zone di interesse dove i dati sul reddito non corrispondono in maniera lineare con quelli riguardanti le proprietà. È in questi casi, quindi, che si innesca un campanello d’allarme e si procede ad un maggiore approfondimento.

La fase più operativa prevede poi l’analisi su base municipale dei sussidi, permessi e transazioni del settore immobiliare. L’approccio che viene portato avanti è multi-agency, in quanto vengono coinvolti più attori (la Polizia, enti fiscali, doganali e giuridici). È necessario in questa fase instaurare una proficua collaborazione tra settore pubblico e privato sul fronte dell’antiriciclaggio.

Ma come possono attrezzarsi le altre città di fronte a problematiche simili, per seguire l’esempio di Amsterdam? Per cominciare, spiega ter Luun, è necessario creare consapevolezza e strutture di contrasto all’interno della pubblica amministrazione. Bisogna poi lavorare insieme ai gruppi di interesse all’interno della società. È fondamentale inoltre la condivisione di informazioni e intelligence tra le diverse agenzie di contrasto. Infine, bisogna cooperare con le altre città europee sul fronte dell’anti-riciclaggio.

L’intervento di ter Luum è stato accolto con molto interesse e a margine della conferenza ci ha concesso una breve intervista.

Per noi è stata una novità sentire che una città impiega del personale sul fronte dell’anti-riciclaggio. Come è successo ad Amsterdam?

‘’Tutto è iniziato negli anni ’90. C’è stata un’inchiesta parlamentare e una parte di questa era composta da una ricerca sul centro-città condotta da criminologi. Le conclusioni hanno mostrato che molti immobili erano di proprietà della criminalità organizzata, che possedeva beni immobiliari anche nei settori della prostituzione e dei coffee shops. Inoltre, la città stessa ha in qualche modo facilitato tutto ciò, dal momento che i permessi e le licenze sono stati concessi abbastanza facilmente. Ciò ha portato alla decisione dell’amministrazione comunale, a metà degli anni ’90, di investire in personale qualificato per combattere il riciclaggio di denaro sporco.’’

Si tratta di un modello comune per i Paesi Bassi o è limitato solo ad Amsterdam?

‘’È partito tutto da Amsterdam, ma ben presto altre città in tutto il paese hanno seguito lo stesso modello. A livello nazionale esiste una struttura che facilita la cooperazione tra le diverse agenzie governative e che supporta le autorità locali e i sindaci nella lotta alla criminalità organizzata.’’

State cooperando anche con le forze di polizia?

‘’Sì, con loro ci scambiamo informazioni. Succede, ad esempio, per i controlli di coloro che fanno richiesta di permessi. Ma cooperiamo anche nell’applicazione delle regole. Per esempio: nel settore dell’ospitalità, nei coffee shops, nei bar, ci sono alcune regole che vengono fatte rispettare dal comune. In questi luoghi potrebbero esserci commissioni di reati. In alcuni casi, l’amministrazione locale e la polizia collaborano per condurre le ispezioni.’’

I Paesi Bassi hanno una politica piuttosto liberale in materia di droga. Questo interferisce in qualche modo con il riciclaggio di denaro sporco? In senso positivo o negativo?

‘’A causa del sistema dei coffee shops – dove si può vendere marijuana – una grande industria, che non è regolamentata, potrebbe crescere. Questa industria ha un sacco di proventi, fa un sacco di soldi e questi soldi devono essere investiti da qualche parte.’’

È stato complicato avere un quadro delle attività di riciclaggio di denaro nella vostra città?

‘’Non credo che siamo già in grado di avere una visione d’insieme. È davvero complicato.’’

Ti occupi anche di fare pressione sui decisori politici a livello nazionale o questo non fa parte del tuo lavoro?

‘’Può far parte del mio lavoro fare pressione sui decisori politici. Per esempio, quando ci rendiamo conto che un certo strumento non funziona bene, abbiamo bisogno di cambiare la legislazione. Quindi, mostriamo caso per caso cosa dovrebbe essere fatto.’’

Avete anche organizzazioni della società civile come la nostra attive in questo campo ad Amsterdam?

‘’Non abbastanza nel campo dell’anti-riciclaggio. Dai risultati di questa conferenza ho appurato che è qualcosa di cui abbiamo bisogno anche nel nostro paese. Comunque, nel campo del traffico di esseri umani e della prostituzione c’è cooperazione tra le ONG e il governo locale.’’

Potrebbe dirci qualcosa di più sui poteri che hanno i sindaci olandesi e le amministrazioni locali dei Paesi Bassi? Esistono in Germania modelli comparabili a livello comunale sul fronte dell’anti-riciclaggio?

‘’I sindaci olandesi sono responsabili dell’ordine pubblico e della sicurezza. Hanno il potere esecutivo per chiudere case, attività commerciali o per emettere ordini restrittivi. Questo potrebbe essere paragonabile a quanto accade anche in Germania. Ciò che è peculiare dei sindaci olandesi – e non si applica alla Germania o ad altri paesi – sono gli strumenti di controllo di cui dispone. Un sindaco può esercitare un controllo e ottenere informazioni dalla polizia e dal fisco e servirsi delle informazioni che ottiene.’’

E, naturalmente, una domanda di interesse: quali sono i gruppi criminali prevalenti ad Amsterdam?

‘’Le bande di motociclisti sono ancora presenti. Non hanno più una base in città, dato che siamo riusciti a smantellarla, ma ritornano occasionalmente in sella alle loro motociclette. Vediamo anche la presenza di criminalità organizzata di origine albanese, principalmente in relazione al traffico di droga. Ci sono anche le vecchie reti criminali olandesi, che all’inizio di questo millennio erano piuttosto significative. Assistiamo anche alla crescita di network criminali composti dalle seconde e terze generazioni di immigrati che ora hanno assunto tutte le posizioni di rilievo nel traffico di droga. Questi sono i gruppi, ma la situazione è più fluida.’’

E la criminalità organizzata italiana?

‘’È presente anche ad Amsterdam. Ci sono alcuni documenti che indicano la presenza di clan di ‘ndrangheta nei Paesi Bassi.’’

La mafia uccide


Qualche tempo fa ha fatto molto scalpore un messaggio inviato da McDonald’s ai suoi clienti in Austria: “Hey Mafioso, try our new Bacon della Casa now! Bella Italia”. L’azienda americana si era giustificata dicendo che l’utilizzo della parola mafioso fosse un errore. Tuttavia, sui cartelloni pubblicitari apparsi a Vienna veniva riportata la seguente frase: “Für echte Mampfiosi” (“Per i veri Mampfiosi”) per pubblicizzare un nuovo panino in salsa mediterranea. La frase si basa su un gioco di parole tra il verbo mampfen (ingozzarsi) e il termine mafiosi. Tralasciando le deboli giustificazioni e la propaganda politica che si è generata attorno a questo avvenimento, la parola mafia e lo status di mafioso sono nuovamente utilizzati all’estero con una sorta di vanto.

Come detto non è il primo e non sarà sicuramente l’ultimo esempio di questo tipo, l’anno scorso gli occhi dell’opinione pubblica erano puntati sulla catena di ristoranti spagnola “La Mafia se siente a la mesa” (“La mafia si siede a tavola”), presente in Spagna con oltre 40 locali e che utilizza il brand “mafia” per fare business. Il Tribunale dell’Unione Europea, in seguito ad una domanda formale di annullamento del marchio da parte dell’Italia, ha dichiarato che il nome della catena non poteva essere registrato presso l’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) con la seguente motivazione: “l’elemento verbale ‘la mafia’ domina il marchio della società spagnola ed è globalmente inteso come facente riferimento ad un’organizzazione criminale che, in particolare, ha fatto ricorso all’intimidazione, alla violenza fisica e all’omicidio per svolgere le sue attività, che comprendono il traffico illecito di droghe e di armi, il riciclaggio di denaro e la corruzione”. E ancora: “simili attività criminali violano i valori stessi sui quali si fonda l’Unione, in particolare, i valori del rispetto della dignità umana e della libertà, che sono indivisibili e costituiscono il patrimonio spirituale e morale dell’Unione. Inoltre, tenuto conto della loro dimensione transnazionale, le attività criminali della mafia rappresentano una minaccia seria per la sicurezza di tutta l’Unione”.

Anche qui a Berlino abbiamo purtroppo degli esempi di questo tipo, in cui la parola mafia non solo è utilizzata in concezione positiva, ma la stessa struttura dell’organizzazione criminale viene portata ad essere un elemento fondante di chi la utilizza. È questo l’esempio del gruppo di teatro d’improvvisazione Mafia Penguins che descrive il proprio team come “La Familia”. Oppure la scuola di tedesco Sprachmafia che offre corsi di lingua nel quartiere di Neukölln.

Tutto questo non è più accettabile. E non per un mero senso d’orgoglio nazionale, ma tuttalpiù per rispetto. Rispetto per quelle 1011 vittime innocenti delle mafie che sono state uccise da colpi di pistola, bombe, attacchi terroristici, per chi, in Italia e all’estero, ha combattuto e combatte la mafia con tutte le proprie forze, facendo il proprio lavoro. Oggi la mafia, la criminalità organizzata, la corruzione, il riciclaggio di denaro sporco, sono problemi che riguardano tutti i paesi, la mafia si è globalizzata, ed è tempo che anche il sentire popolare e gli sforzi dei paesi vadano in una direzione comune di contrasto a questi fenomeni che non sono più tutti italiani.

Perché sì, la mafia uccide, non si siede a tavola, e la parola mafia è macchiata dal sangue di vittime innocenti e non può essere utilizzata per futili motivi di business.

Nemmeno un salto dal balcone mezzo nudo salva Francesco R.


Qualche tempo fa abbiamo riportato qui la storia di un mafioso proprietario di ristoranti in Assia, che ha organizzato lo spaccio di droga in tutto il mondo, Francesco R… Quell’uomo era latitante, ma ora è stato catturato. I carabinieri italiani di Messina e Catanzaro in Sicilia lo avevano già individuato da qualche giorno. Ieri è stato arrestato. R. ha cercato di fuggire saltando dal balcone, ma il suo tentativo è stato invano. Ora è in custodia delle forze dell’ordine. Ciò che colpisce della storia di R. è che mentre in Germania si parlava sempre e solo di commercio di cocaina, R. è stato chiaramente riconosciuto in Italia come mafioso nei fascicoli di indagine. Questo è un altro esempio di come la mafia raramente appaia nelle statistiche criminali in Germania, principalmente a causa dell’assenza del reato di associazione mafiosa all’interno dell’ordinamento giuridico tedesco, secondo il quale la mafia non è di fatto punibile.

CoReAct 2019


Due anni fa, Mafiaindanke e i suoi partner hanno organizzato una grande conferenza presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino per fare il punto della situazione dieci anni dopo la strage di mafia avvenuta a Duisburg.

In origine, l’evento sarebbe dovuto durare due giorni per dare alle organizzazioni della società civile lo spazio per conoscersi e stabilire una cooperazione. Per motivi tecnici abbiamo dovuto ridimensionare la conferenza, ma è stata comunque una pietra miliare importante nella lotta antimafia: l’allora ministro degli Interni tedesco, Thomas de Maizière, ha infatti promosso la modifica della legge e dunque la riforma per la confisca dei beni. Speriamo che presto dimostri il suo valore nella confisca di 77 proprietà a Berlino.

Ora, però, vogliamo realizzare ciò che all’epoca non siamo riusciti a fare. In collaborazione con i nostri partner, l’organizzazione italiana anti-mafia Libera e la rete europea contro la criminalità organizzata CHANCE, abbiamo in progetto un grande incontro internazionale che coinvolga e permetta di creare rete tra le organizzazioni della società civile. L’incontro sarà in lingua inglese e avrà luogo a metà novembre a Berlino. Stiamo dunque organizzando il CoReAct2019 per e con le realtà attive nella lotta contro la mafia, la criminalità organizzata, il riciclaggio di denaro, la corruzione e allo stesso tempo favorevoli ad una maggiore trasparenza e accessibilità ai dati. Attualmente stiamo lavorando al programma, presto usciranno gli inviti. Se desiderate sostenerci idealmente, finanziariamente, con proposte riguardo a programma, sponsor, relatori o più semplicemente con il vostro impegno, contattateci all’indirizzo coreact@mafianeindanke.de. Grazie. Un foglio informativo sulla conferenza è collegato qui.

Sequestro record – L’Europa inondata di cocaina


Il 2 agosto 2019, la dogana di Amburgo ha annunciato la confisca di 4.500 kg di cocaina avvenuta nel porto della città. Questa è la più grande quantità che sia mai stata confiscata in Germania. La cocaina avrebbe prodotto sul mercato circa 1,4 miliardi di euro. Nella maggior parte dei casi, la sostanza fornita dal Sud America è molto pura, per cui viene allungata dalle tre alle quattro volte prima di venire messa sul mercato. Un grammo di cocaina tagliata costa circa 80 euro per strada.

Il materiale è arrivato in container con forniture di soia ed è stato imballato in borsoni sportivi. Questi contenitori contengono spesso serrature di riserva per i contenitori stessi. Anche prima che i contenitori arrivino “ufficialmente” nel porto, questi vengono aperti dai fornitori di servizi speciali per conto di criminali, le borse sportive vengono rimosse e i contenitori vengono nuovamente fissati con le serrature di ricambio, che sono esattamente duplicati delle serrature originali, in modo che la rimozione delle borse non sia tracciabile. Questa volta, per qualche motivo, la procedura non ha funzionato e la dogana ha scoperto e sequestrato questa immensa quantità di cocaina prima che i criminali potessero procurarsela. Dopo la confisca, la sostanza viene prelevata e solitamente bruciata sotto sorveglianza.

Questa consegna record intercettata dimostra ancora una volta che l’Europa sta vivendo una vera e propria invasione di cocaina. La domanda rimane elevata e l’attuale politica globale antidroga sembra essere inefficace. Ogni giorno il mercato della cocaina fa sì che miliardi di euro di denaro finiscano nelle mani di organizzazioni criminali. Per questo motivo è importante combattere efficacemente il riciclaggio di denaro sporco, perché non sono solo le droghe ad avere un effetto nocivo, ma anche il guadagno economico che queste generano. Al momento si parla di riciclaggio dal valore di miliardi nel settore immobiliare tedesco. È positivo che le misure contro questo fenomeno siano state rafforzate. In questo contesto, tuttavia, è estremamente discutibile il motivo per cui il pagamento di immobili in contanti è ancora consentito. Questo è un invito ai gangster di tutto il mondo ad investire in Germania. Tuttavia, è necessaria una lotta globale contro il riciclaggio di denaro sporco. È da escludere che a tale scopo possano essere utilizzati oggetti di valore come automobili usate e nuove, orologi, opere d’arte e gioielli. Vanno inoltre messi in evidenza i meccanismi complessi del riciclaggio di denaro, come la negoziazione di partecipazioni in società e gli investimenti in strumenti finanziari di protezione come i fondi chiusi e le costruzioni fiduciarie.

Un altro aspetto dell’eccesso di cocaina spesso trascurato è quello del consumatore. Anche i politici di alto livello consumano la sostanza. Tuttavia, le élite sociali non acquistano la droga al mercato di strada, ma in strutture come ristoranti di lusso e altri punti vendita adeguati. Questi contatti tra i narcotrafficanti e i consumatori non favoriscono il perseguimento delle strutture che riforniscono questi clienti. Anche per questo motivo, procuratori politicamente indipendenti in Germania rappresenterebbero un passo importante nella lotta alla criminalità organizzata.

Il motivo per cui un’impresa così immensa come quella di Amburgo è andata male può essere solo ipotizzato in questo momento. Nuovi giocatori stanno attualmente cercando di conquistare un punto d’appoggio nel commercio globale. Resta da vedere se questa circostanza ha qualcosa a che fare con il recente sequestro record. Sarà inoltre interessante scoprire quali sono i finanziatori oggetto di indagine. Perché’ una crisi isolata presa da sola non è molto significativa.

Sicilia: terra di antimafia


NO MAFIA MEMORIAL

Dall’assassinio di Peppino Impastato da parte della mafia il 9 maggio 1978 – noto ad un pubblico cinematografico per il film “I 100 passi” – non solo la madre, ma anche gli amici di Impastato Umberto Santino e Anna Puglisi, sono instancabilmente impegnati nella ricerca della verità sul suo assassinio e ad informare sulla criminalità organizzata. Il Centro di Documentazione Giuseppe Impastato di Cinisi, fondato nel 1977, raccoglie da allora materiale sulla storia della mafia e sul movimento antimafia.

Ora il Centro ha aperto un museo nel cuore di Palermo, nel Palazzo Storico di Gulì, donato dal comune. Il nuovo “No Mafia Memorial” ospita tre mostre permanenti e una temporanea e non dà solo un accesso multimediale al tema, ma vuole anche essere un luogo di incontro. E lo è! A mia grande sorpresa, sia Umberto Santino – autore di molti libri sull’argomento – che anche Anna Puglisi (autrice del libro “Donne, Mafia e Antimafia”) erano presenti nel museo e abbiamo subito iniziato una vivace conversazione sui processi riguardanti la Trattativa Stato-mafia, sulle false testimonianze e sulla mafia in Germania.

La visita al No Mafia Memorial è gratuita e proprio qui, come da mafianeindanke, si può vedere quanto impegno, anima e cuore ci vuole per fare un buon lavoro con pochi soldi, basandosi solo su donazioni e sul volontariato! Continuate così, Umberto Santino, Anna Puglisi e Ario Mendiola (Art Director del Museo)!

Lo sapevate? Anche noi di mafianeindanke stiamo progettando un centro virtuale di documentazione, o meglio, un osservatorio indipendente sulla criminalità organizzata in Germania e stiamo cercando finanziamenti per questo.

MONUMENTO ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI CAPACI

Ci trovavamo con degli amici al mare, proprio di fronte all’Isola delle Femmine, a meno di 300 metri dal luogo dove il 23 maggio 1992 la mafia compì un grave assassinio, noto come la Strage di Capaci, in cui il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre membri della sua scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, furono assassinati ed altre 23 persone rimasero ferite. Oggi, proprio accanto all’autostrada che collega Palermo all’aeroporto e a Trapani, c’è un giardino dedicato alla memoria delle vittime della mafia. Lì, accanto ad un’alta stele, c’è un bosco di ulivi, vecchi e giovani, ed ogni albero è dedicato ad una vittima della mafia.

Lì incontriamo un uomo che rimuove della spazzatura. Un volontario, un visitatore romano, che anche lui è in vacanza in Sicilia. Portiamo con noi il figlio dei nostri amici, un 11enne italo-tedesco di Berlino. Conosce la storia della strage, ne conosce i dettagli. La strage di Capaci ha per gli italiani un peso simile a quello dell’attacco alle Torri Gemelle negli Stati Uniti. Tutti sanno dov’erano quel giorno. E da allora, molto è cambiato, niente è come prima. Quasi tutte le iniziative antimafia di oggi in Italia hanno la loro origine o la loro motivazione che risale proprio alla triste estate del 1992. È sempre importante ricordare, anche in Germania, quante vittime innocenti della mafia ci sono in Italia e non solo, ma anche in Slovacchia, a Malta, in Germania. Perché troppo spesso si pensa che le vittime della mafia siano solamente i mafiosi stessi che si uccidono a vicenda durante le sanguinose guerre di mafia. È sbagliato. Dietro ad ogni euro mafioso riciclato in Germania ci sono vittime innocenti che pagano un prezzo alto, a volte con la propria vita.

ADDIOPIZZO

Il Comitato Addiopizzo, partner di mafianeindanke, è nato 15 anni fa ed i soci fondatori facevano parte del cresencet movimento antimafia nato dopo le Stragi di Capaci e di Via d’Amelio, in cui fu ucciso il giudice Paolo Borsellino. Quando questi giovani scrissero il business plan per un’attività gastronomica che avrebbero voluto aprire, gli fu ricordato di inserire una spesa mensile per il pizzo – un’ingiustizia che non potevano sopportare! I fondatori di Addiopizzo decisero quindi di sorprendere tutta Palermo con adesivi appiccicati in tutta la città di notte che graficamente ricordavano gli annunci dei funerali, che dicevano: “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.

I Palermitani per cui il valore della dignità è molto importante, si sentirono offesi e oltraggiati mentre la stampa cercava freneticamente di capire chi fossero gli autori dell’adesivo. Una volta usciti allo scoperto i fondatori di Addiopizzo raccolsero dapprima migliaia di firme da cittadini che si dichiaravano disponibili ad acquistare in negozi che esplicitamente non pagavano il pizzo e a mangiare in pizzerie e ristoranti pizzo-free per sostenerli e evitare che per paura si svuotassero e rimanessero isolati. Solo dopo aver raccolto le firme di diverse migliaia di potenziali clienti si sono poi recati presso i ristoratori e commercianti con questo elenco per raccogliere le loro adesioni alla rete di chi si oppone al pagamento del pizzo.

Ancora oggi, dopo 15 anni e 10.000 membri dopo, Addiopizzo organizza annualmente una fiera dove fornitori e clienti possono incontrarsi e presentarsi direttamente, assicurando così la giusta clientela a chi si espone contro la mafia. Nel frattempo, il Comitato ha fondato anche un’agenzia di viaggi, Addiopizzotravel, che offre viaggi attraverso la bella Sicilia Occidentale dove si dorme e si magia in strutture che non pagano il pizzo. Inoltre offrono dei tour antimafia a Palermo, Cinisi e Corleone della durata di mezza giornata, prenotabili sia direttamente, che attraverso vari portali, dove si imparano elementi della storia della mafia, ma soprattutto la storia del vasto movimento antimafia in Sicilia. A noi di mafianeindanke ci viene spesso chiesto, che cosa può fare un tedesco contro la mafia? Può per esempio viaggiare in Sicilia con Addiopizzotravel e sostenere tutti coloro che hanno detto no alla mafia e al pizzo. A proposito, ci sono ancora posti disponibili per il viaggio in Sicilia ad Ottobre con Addiopizzo.

La prospettiva tedesca a 12 anni dalla strage di Duisburg


Esattamente 12 anni fa, il 15 agosto del 2007, la strage di Duisburg scuoteva la Germania e accendeva i riflettori sulla ‘ndrangheta, organizzazione criminale fino a quel momento particolarmente silenziosa al di fuori dei propri territori di origine.

La notte di ferragosto del 2007 a perdere la vita furono sei uomini dell’età compresa tra i 16 e i 39 anni, tutti originari della provincia di Reggio Calabria, eccezion fatta per Tommaso Venturi, originario di Corigliano Calabro e che proprio quel giorno compiva 18 anni. Le vittime furono colpite da due killer all’uscita dal ristorante italiano ‘’Da Bruno’’, dove avevano trascorso la serata per festeggiare il compleanno dell’amico. Il rinomato ristorante della cittadina situata nel Nordreno-Vestfalia era già noto alle forze dell’ordine italiane e tedesche come luogo di riciclaggio di denaro sporco. I killer, per accertarsi del successo dell’agguato, freddarono ciascuna delle proprie vittime con un colpo finale alla testa. Negli indumenti del festeggiato venne ritrovata l’immagine bruciata di San Michele Arcangelo, segno di una possibile affiliazione al clan celebrata proprio quella sera.

La strage di Duisburg, anche nota come strage di Ferragosto, è l’ultimo episodio della sanguinosa faida di San Luca iniziata nel 1991 e che ha visto i Nirta-Strangio opporsi ai Pelle-Vottari-Romeo. La faida, iniziata apparentemente per futili motivi, ha visto susseguirsi una serie di regolamenti di conti, spesso perpetrati in giorni significativi dal punto di vista simbolico e religioso. Colpire i propri nemici durante le festività ha come obiettivo quello di rendere il dolore dei familiari della vittima ancora più profondo, in modo tale che un giorno di festa si trasformi per sempre in un giorno di lutto.

Proprio secondo questo schema, a riaccendere lo scontro tra le fazioni in lotta era stato l’omicidio di Maria Strangio, moglie del boss Giovanni Nirta, avvenuto a San Luca il 25 dicembre 2006, in un agguato che aveva come obiettivo principale il boss calabrese. Le armi utilizzate in quell’occasione provenivano proprio da Duisburg.

È in questo quadro che va ricondotta la decisione dei Nirta-Strangio di attaccare i propri rivali addirittura all’estero, in Germania, a più di 2000 km di distanza da San Luca (RC), correndo l’enorme rischio di attirare l’attenzione di forze dell’ordine e opinione pubblica su di sé, sconfessando inaspettatamente la strategia di mimetizzazione che aveva avuto un enorme successo, permettendo alla ‘ndrangheta di mettere le radici e riprodurre il proprio modello organizzativo anche all’estero. Dietro all’attacco di Duisburg, però, non c’era soltanto la sete di vendetta. C’era anche la volontà di riaffermare il proprio potere criminale e ottenere il controllo dei traffici illeciti nella regione. In particolare, il traffico di stupefacenti generava enormi profitti e la regione del Nordreno-Vestfalia era uno snodo strategico, vista la vicinanza al confine con l’Olanda, nei cui porti giungevano i carichi di droga provenienti dal Sudamerica. I clan calabresi hanno effettuato nel corso degli anni ad una vera e propria spartizione territoriale del Land tedesco. I Nirta-Strangio, ad esempio, controllano la zona di Kaarst, mentre i Pelle-Vottari-Romeo estendono il proprio dominio sulla zona di Duisburg. È il fiume Reno, in questo caso, a separare le rispettive zone d’influenza dei clan rivali.

La Germania è il paese europeo dove la ‘ndrangheta è riuscita a penetrare in maniera più efficace, nonostante l’apparente incompatibilità culturale. La strage di Ferragosto ha mostrato tutta la facilità di azione e la confidenza dell’organizzazione criminale di origine calabrese che sta, un passo alla volta, colonizzando il territorio tedesco. Questo episodio, però, ha rivelato a tutto il mondo la natura feroce e criminale della ‘ndrangheta. L’eccessiva esposizione ha indubbiamente avuto effetti negativi per l’organizzazione, quantomeno nell’immediato.

L’opinione pubblica tedesca, infatti, si è finalmente resa conto della sua esistenza. Le autorità investigative italiane e tedesche hanno sviluppato un proficuo rapporto di collaborazione che ha portato, nel periodo successivo alla strage, alla cattura e all’arresto di numerosi affiliati coinvolti nella faida di San Luca.

Da un lato, erano già parecchi i segnali che in passato avevano indicato una forte penetrazione della ‘ndrangheta in Germania. Dall’altro lato, però, questi furono a lungo sottovalutati e solo lo shock provocato dalla strage di Duisburg fece aprire gli occhi all’opinione pubblica e alle istituzioni. Tuttavia, lo stupore iniziale ha fatto ben presto spazio alla ‘rimozione’ da parte della società tedesca. L’immagine di Duisburg – e della Germania intera – non poteva essere inquinata dalla presenza della mafia. Bisognava cancellare l’immagine negativa e dimenticare l’episodio. Una volta che il processo per i fatti di Duisburg venne trasferito in Italia, per la Germania il caso era da considerarsi chiuso. La questione era ritenuta un affare tra calabresi, un problema dell’Italia. Questa rimozione agevolò notevolmente la ‘ndrangheta, che tornò nel silenzio e si pacificò internamente. Esporsi troppo era stato un errore e bisognava ora dare la precedenza agli affari piuttosto che alle dispute interne. Ciò che colpisce della ‘ndrangheta e che è possibile notare anche analizzando i fatti di Duisburg è la sua doppia natura: da un lato è un’organizzazione moderna, coglie le opportunità offerte dalla globalizzazione ed è orientata al guadagno; dall’altro lato, invece, mantiene salde le proprie usanze ancestrali, i legami con la madrepatria e la sua ritualità.

Oltre alla rimozione da parte della società, la ‘ndrangheta può sfruttare a proprio vantaggio anche le mancanze della legislazione tedesca, molto debole in tema di lotta alle mafie. In Germania, ad esempio, non esiste il reato di associazione mafiosa, come previsto invece all’interno dell’ordinamento giuridico italiano (416 bis). La normativa tedesca, infatti, specifica unicamente l’associazione a delinquere, tramite l’articolo 129 del Codice Penale. La legislazione è carente anche in materia di sequestro e confisca dei beni. In seguito alla seconda guerra mondiale, in netta contrapposizione con il regime totalitario del passato, la Germania ha adottato una legislazione fortemente improntata alla tutela dell’individuo. Per questo motivo, tutto ciò che riguarda la confisca dei beni e delle proprietà personali è molto difficile da attuare. L’ordinamento tedesco, pur prevedendo in alcuni casi la possibilità di sequestro e confisca dei beni, non permette che ciò avvenga in maniera preventiva e prevede che l’onere della prova sia a carico dell’accusa. Tutto ciò rappresenta un enorme limite nel contrasto delle mafie. Se ci fosse maggiore consapevolezza della gravità del rischio corso dalla società, questi ostacoli potrebbero essere superati.

La ‘ndrangheta è consapevole di questi limiti, sa che difficilmente la Germania si doterà di misure più efficaci in materia di confisca dei beni e quindi trasforma il paese in uno dei principali centri in cui riciclare i proventi dei traffici illeciti.

Anche parlare di mafia risulta difficile, in Germania. I giornalisti spesso si trovano a lottare contro una legislazione che, nell’ottica della già menzionata tutela estrema dell’individuo, non permette loro di scrivere liberamente dell’argomento. Talvolta, i giornalisti vengono silenziati attraverso la censura. È il caso, ad esempio, di Petra Reski, giornalista d’inchiesta tedesca che dopo aver ricevuto alcune querele è incorsa nell’annerimento del proprio libro ‘’Santa Mafia’’ da parte delle autorità. Data l’assenza del reato di associazione mafiosa in Germania non è possibile addebitare legami con la mafia a soggetti che non siano già stati condannati in Italia per 416 bis. Vi è inoltre il diritto alla riabilitazione sociale, per cui non si può nominare per intero (nome e cognome) persone condannate che abbiano già scontato la pena. Si può raccontare la loro storia, ma le persone possono essere nominate solo attraverso l’utilizzo di abbreviazioni. I mafiosi in Germania possono dunque fare ricorso con ampie possibilità di successo alla querela, strumento ben più comodo e meno rischioso rispetto alle minacce e all’intimidazione. Ad essere vittima di queste dinamiche è stato anche un documentario trasmesso dall’emittente televisiva MDR e che si focalizzava sulle attività economiche della ‘ndrangheta ad Erfurt, cittadina della Turinga che rappresenta un vero e proprio Eden per il riciclaggio di denaro sporco da parte dell’organizzazione criminale calabrese. Dopo aver subito una serie di querele, anche il documentario è stato censurato. La vita per i giornalisti d’inchiesta in Germania è dunque particolarmente difficile, si è disincentivati a scrivere di mafia e spesso gli stessi editori non sono disposti a correre il rischio di pubblicare notizie sull’argomento per evitare di incorrere in guai giudiziari.

A dodici anni di distanza dai fatti di Duisburg, la situazione relativa al contrasto delle mafie in Germania non è delle più rosee. Sono molte le questioni su cui bisognerebbe lavorare ed insistere. C’è bisogno innanzitutto di maggiore consapevolezza riguardo alla pericolosità del fenomeno mafioso e dei rischi che esso rappresenta per la società. In secondo luogo, nonostante la presenza di esperienze virtuose dedite alla sensibilizzazione sul tema, vi è la necessità di costruire reti più ampie, che si estendano anche a luoghi – come ad esempio la Germania dell’est – dove al momento non sono presenti realtà attive sul fronte antimafia. Si denota poi l’esigenza di offrire informazione più libera sul tema e di maggiore qualità, laddove la lotta agli stereotipi sulle mafie è un’altra questione rilevante. Infine, come visto all’interno dell’approfondimento, è fondamentale l’adozione di strumenti legislativi di contrasto adeguati rispetto alla portata del fenomeno che si intende combattere.

Un viaggio “on the road”: Messina, tra antimafia sociale e voglia di riscatto.


Tornare in Sicilia ha sempre un sapore agrodolce, ti dà la sensazione di trovarti in un luogo in cui il tempo si è fermato, ma sotto sotto, in realtà, tutto si muove molto velocemente. Quest’anno ho partecipato ad uno dei tanti campi estivi che Libera, associazione contro le mafie, organizza in tutta Italia nei beni confiscati alla criminalità organizzata. Ero a Messina nel bene confiscato di via Roosevelt, sede attuale del comitato cittadino di Addiopizzo. Un campo atipico, itinerante, che ha cercato di toccare con mano le varie sfaccettature della città, ascoltando le voci e le testimonianze di chi ogni giorno la racconta, la vive e cerca di renderla più giusta.

Quale modo migliore per cominciare a conoscerla se non camminando attraverso le sue strade, ammirandone le bellezze e ascoltando la sua storia e, inevitabilmente, gli intrecci mafiosi che hanno avuto luogo durante gli anni. È stato Nuccio Anselmo, giornalista della Gazzetta del Sud, a farci da Cicerone raccontandoci i fatti salienti accaduti in città dandoci un’efficace panoramica utile per proseguire il nostro percorso alla scoperta della città. È stata poi la volta di conoscere con mano quali azioni di contrasto vengano attuate a Messina grazie all’incontro con il Procuratore Aggiunto Vito Di Giorgio che dal 1999 segue le indagini in città, crocevia di innumerevoli interessi che si legano ad un forte potere occulto e al traffico di droga.

La città di Messina risulta essere divisa in zone d’influenza, che molto spesso equivalgono ai quartieri stessi, ognuno retto da un clan mafioso che impone il proprio potere. Messina però non è mai stata una chiave di volta all’interno dell’organizzazione criminale dell’isola, il ruolo preponderante rispetto alle famiglie palermitane e corleonesi lo ha sempre avuto Barcellona Pozzo di Gotto. La famiglia barcellonese ha da sempre avuto un’influenza maggiore sulla provincia di Messina anche grazie alla sua organizzazione interna verticistica, simile a quella di Cosa Nostra palermitana. Secondo l’esperienza di Di Giorgio è una mafia prettamente imprenditoriale che si è inserita in modo costante all’interno dell’economia legale controllando gran parte delle imprese coinvolte nelle grandi opere pubbliche e riuscendo ad imporre il proprio potere grazie alla forza e alla violenza anche attraverso molti omicidi di mafia, circa 280, per due motivi fondamentali: una sorta di pulizia interna e l’eliminazione di soggetti che creavano disturbo all’organizzazione criminale.

Il territorio messinese fa da sempre i conti con la piaga del pizzo, un’estorsione capillare in tutta la provincia che, secondo uno studio della Fondazione Chinnici, risulta essere la più salata di tutta la Sicilia. La richiesta del pizzo avviene per due motivi principali: innanzitutto per motivi economici e di disponibilità di liquidi che possano essere subito utilizzati su vari fronti, come per esempio il mantenimento degli affiliati in carcere e delle loro famiglie, c’è poi anche un motivo di affermazione del proprio potere sul territorio, questo genera inoltre un meccanismo di paura che, unito alla poca tutela garantita dallo Stato, si traduce in poche denunce da parte dei commercianti che preferiscono pagare piuttosto che rischiare. Ed è qui che Di Giorgio sottolinea come sia fondamentale che le denunce aumentino, ma questo può essere possibile solo avendo un’alta fiducia nei confronti delle istituzioni, ciò dipende in gran parte dalle azioni degli “operatori del diritto”. Uno strumento fondamentale e molto efficace per sconfiggere le mafie e ridurne drasticamente il potere è quello di colpirne il patrimonio: risulta quindi fondamentale lo strumento del sequestro e della confisca dei beni che diventa mortale per un mafioso.

In questa dinamica si inserisce il lavoro di Libera e Addiopizzo che cercano di portare in città una lotta alla mafia partecipata, un’antimafia sociale che non si limiti al contrasto della criminalità organizzata ma che veicoli dei valori e delle scelte che si discostino totalmente dalla mentalità mafiosa. È questo il caso della campagna di “reclutamento” di commercianti pizzo-free: creare una rete di commercianti che si oppongono al pagamento del pizzo ai quali dare supporto morale e giuridico. Creare quindi un’alternativa pulita e funzionante rispetto a quella mafiosa.

Per portare concretamente il nostro contributo abbiamo creato dei volantini da distribuire ai commercianti e ai consumatori per sponsorizzare il consumo critico, ovvero l’acquisto di prodotti da negozi che decidono di non pagare il pizzo. Un’altra testimonianza di antimafia sociale ci è stata portata da Angelo Cavallaro, dirigente scolastico dell’IC Catalfamo e Salvatore Rizzo di Ecosmed, che ci hanno raccontato come stanno cercando di cambiare la città iniziando da progetti nelle scuole e, a livello urbanistico, con l’assegnazione di case a famiglie in situazioni precarie con il Progetto Capacity. Un altro esempio pratico che abbiamo toccato con mano è stato quello di Gigliopoli, un’associazione che organizza campi estivi per bambini e progetti di accoglienza, una realtà unica che fa dell’inclusione e della legalità il suo punto focale, con il presidente dell’associazione, Vincenzo Scaffidi, abbiamo ragionato di consumo etico e critico, autoproduzione, educazione e inclusione, tanti temi che si collocano perfettamente all’interno di questa visione.

Uno dei pilastri di Libera è quello della memoria: una memoria viva e costante, delle storie e dei volti che possano essere d’ispirazione e d’esempio. Sono stati due i momenti dedicati a questo durante il campo: il primo in ricordo di Giorgio Ambrosoli, avvocato milanese di cui ricorreva il quarantesimo anniversario dalla morte proprio in quei giorni, il secondo è stato il racconto della storia di Domenico Nicolò Pandolfo, primario neurochirurgo agli ospedali riuniti di Reggio Calabria, barbaramente ucciso il 20 marzo 1993, la sua unica colpa: quella di non essere riuscito a salvare la figlia del boss Cosimo Cordì colpita da tumore al cervello. A moltiplicare l’emozione del momento è stato il fatto che questa storia ci sia stata raccontata da Marco Pandolfo, figlio di Domenico, che durante la settimana avevamo conosciuto solo come cuoco e compagno di viaggio e che ci ha regalato la storia di un padre per bene.

Estate Liberi significa tutto questo e tanto altro: significa convivere con persone da tutte le parti d’Italia, con storie e percorsi diversi che convergono in una settimana di impegno, di studio, di riscatto. Significa trovare un’alternativa alla visione distorta della realtà che le mafie ci impongono, significa vedere il bello dove è complicato vederlo, significa scavare in profondità. Un viaggio non soltanto fisico ma anche interiore.

La violenza dei clan montenegrini attraversa l’Europa. L’ultimo caso a Forst, Brandeburgo


I recenti omicidi avvenuti a Forst (Brandeburgo) gettano luce sulle attività dei clan montenegrini in Germania e in Europa. I gruppi criminali di Kotor accompagnano al traffico di droga una violenza efferata, che nella guerra tra clan ha portato alla morte di almeno 40 persone. La cooperazione internazionale tra gli Stati interessati sembra essere l’unica opzione percorribile per contrastare questo fenomeno criminale in ascesa e così socialmente pericoloso.

Ha destato particolare scalpore l’omicidio di due uomini originari del Montenegro accaduto il 13 maggio a Forst (Brandeburgo). L’agguato è avvenuto in un appartamento della cittadina tedesca con l’utilizzo di armi da fuoco silenziate ritrovate poi non lontano dall’abitazione. Nell’attacco hanno perso la vita Darko M. e Nikola J., mentre sono rimasti feriti altri due uomini: Miloš V. e Miloš P. A soccombere nell’agguato sono stati alcuni personaggi legati allo Škaljarski clan, gruppo criminale originario di Kotor, graziosa città costiera del Montenegro che si affaccia sul mare adriatico. Il gruppo criminale di Kotor, un tempo unito, è al momento diviso in due fazioni in lotta tra loro. Lo Škaljarski e il Kavacki clan prendono il nome da due località della città di Kotor e sono attualmente protagonisti di una guerra iniziata nel 2014. La sparizione di 200 kg di cocaina arrivati dal Sud America e nascosti in un appartamento a Valencia è stato il motivo scatenante di una faida che ha portato ad oggi a più di 40 morti. La furia omicida di questi clan criminali ha portato ad una guerra senza frontiere. I primi episodi di violenza si sono verificati proprio a Valencia, per poi proseguire in diverse città del Montenegro, della vicina Serbia ed estendersi infine anche ad altri Stati europei.

Il 21 dicembre 2018 l’omicidio a Vienna di Vladimir Roganovic, ritenuto un membro del Kavacki clan, e il ferimento di un suo sodale avevano scosso fortemente la capitale austriaca, in quanto l’attentato è stato eseguito davanti ad un ristorante in pieno centro. Questo episodio è avvenuto al termine di un anno particolarmente intenso nella lotta tra gruppi criminali montenegrini, che si era aperto l’1° gennaio con un omicidio in un garage a Belgrado ed era proseguito con altre esecuzioni brutali. Gli arresti all’estero del leader del Kavacki clan (Slobodan Kašcelan, arrestato a settembre in Turchia), e del leader dello Škaljarski clan (Jovan Vukotic, arrestato a metà dicembre in Repubblica Ceca), entrambi trovati in possesso di documenti falsi, non hanno però fermato la lunga scia di sangue.
Omicidi, esplosioni, attentati e altre forme di intimidazione hanno colpito non solo gli esponenti dei gruppi criminali in lotta, ma anche i loro familiari, testimoni, giornalisti e altre vittime innocenti completamente estranee alle dinamiche delle lotte criminali tra clan. Gli esecutori materiali riescono nella maggior parte dei casi a sfuggire alla cattura e continuano ad essere una minaccia per la sicurezza dei cittadini.
I clan montenegrini sono dediti soprattutto al traffico di sostanze stupefacenti e ricoprono un ruolo di prim’ordine per via della posizione strategica occupata lungo la rotta balcanica, principale luogo di transito degli oppiacei in arrivo dal Medio Oriente e diretti verso i mercati dell’Europa occidentale. Oltre a ciò, i gruppi criminali montenegrini sono ritenuti molto affidabili anche da parte dei partner sudamericani, principalmente per quel che riguarda il traffico di cocaina diretto in Europa. La violenza e gli scontri tra clan della regione sono dunque da ricondurre al tentativo di controllo del remunerativo traffico di droga.

La criminalità organizzata di origine montenegrina esercita una forte influenza su vari settori della società e in particolare può contare su importanti legami con le istituzioni locali che le consentono di investire i proventi ricavati dai traffici illeciti in attività legittime. L’ingresso nel traffico di stupefacenti è stato per i criminali montenegrini solo la naturale evoluzione del contrabbando di sigarette imbastito negli anni ’90 con la partecipazione diretta delle istituzioni e delle strutture statali. Durante i conflitti in ex-Jugoslavia, in risposta alle sanzioni economiche imposte dalle Nazioni Unite al regime di Milosevic, è nata la cosiddetta ‘’Montenegro connection’’. Questo traffico di sigarette di contrabbando diretto verso l’Italia – e in particolare verso il porto di Bari e Brindisi – coinvolgeva importanti esponenti di spicco delle istituzioni locali, tra cui l’attuale Presidente della Repubblica Milo Djukanovic, servizi di sicurezza e criminali montenegrini, compagnie di tabacco come la Philipp Morris e la R.J. Raynolds, esponenti di organizzazioni criminali italiane quali la Camorra e la Sacra Corona Unita.

Con la fine delle guerre jugoslave e l’ingresso nel più redditizio traffico di droga, i criminali montenegrini hanno potuto continuare a fare affidamento sulle connessioni create negli anni ’90, in particolar modo con i servizi di sicurezza dello Stato. I recenti spargimenti di sangue mettono però in crisi le istituzioni montenegrine, che sulla strada verso l’ingresso in Unione Europea hanno come compito essenziale quello di combattere la criminalità organizzata e la corruzione, garantendo stabilità e sicurezza al paese. Soddisfare le richieste dell’UE diventa difficile se si considera che il paese è permeato da un forte sistema corruttivo e una fitta rete clientelare creata ad arte proprio da Djukanovic in più di 20 anni passati ai vertici delle istituzioni. Nonostante ciò, alla luce del recente incremento degli scontri tra clan rivali, il Montenegro ha promesso un maggiore impegno nella lotta al crimine organizzato.

Lo stesso ha fatto la vicina Serbia, in seguito all’omicidio di Sale ‘Mutavi’, criminale belgradese molto vicino al Kavacki clan e legato ad importanti rappresentanti delle istituzioni del paese. I gruppi criminali montenegrini possono contare su rilevanti alleanze nel sottobosco criminale serbo. Se da una parte lo Škaljarski clan è vicino a Luka Bojovic, leader del rinnovato clan di Zemun e al momento incarcerato in Spagna, dall’altra parte il Kavacki clan può contare su forti legami col gruppo di Sale ‘Mutavi’ e avvalersi delle sue protezioni a livello politico.

I criminali montenegrini vedono Belgrado come un rifugio sicuro dove portare avanti i propri traffici illeciti e proseguire le lotte intestine. I controlli nei loro confronti non sono efficaci. Essi dispongono di libertà di movimento e riescono ad ottenere con relativa facilità i documenti e la cittadinanza serba.

Per una credibile ed efficace lotta alla criminalità organizzata è necessario che le istituzioni e i servizi di sicurezza di questi paesi recidano in maniera decisa i rapporti con i gruppi criminali. Le posizioni chiave per la lotta al crimine organizzato dovrebbero essere ricoperte da persone competenti ed integre, mentre bisognerebbe allontanare dai posti di responsabilità le personalità più compromesse.

Infine, è fondamentale che gli Stati cooperino tra loro nel contrasto della criminalità organizzata transnazionale. Come visto, l’espansione e i traffici portati avanti da questi gruppi criminali non conoscono confini. A livello regionale, la criminalità di origine balcanica ha approfittato a lungo della reciproca sfiducia e della scarsa comunicazione delle autorità dei singoli paesi. Gli strascichi dei conflitti degli anni ’90 e l’inaffidabilità della controparte, spesso ritenuta collusa con i poteri criminali e quindi non degna di fiducia, hanno pesato molto in tal senso. I gruppi criminali della regione hanno invece stretto in più occasioni importanti sodalizi tra loro, indipendentemente dall’origine e dall’etnia, al fine di ottenere importanti guadagni dai traffici illeciti.

I recenti episodi di Forst e Vienna dimostrano come la cooperazione internazionale tra le forze di polizia e le procure dei diversi paesi sia più che mai necessaria. Come afferma Stevan Dojcinovic, redattore di KRIK, portale di giornalismo investigativo in Serbia, ‘’non può esserci una vera lotta alla mafia senza cooperazione internazionale perché la criminalità non conosce frontiere. I gruppi criminali, compresi quelli in lotta tra loro nel nostro paese, operano in più Stati e continenti: gli stupefacenti vengono contrabbandati dall’America Latina verso l’Europa; il denaro proveniente da attività illecite viene riciclato in vari paesi; un omicidio può essere organizzato in un paese ed eseguito in un altro’’.

Cosa vogliono i partiti…


Programmi
elettorali

Per scoprire ciò che i principali partiti che partecipano alle elezioni europee hanno detto sui nostri temi, abbiamo cercato nei testi ciò che riguardasse criminalità organizzata, corruzione, mafie e droga. 

CDU

L’FBI europeo: la nostra Europa combatte insieme contro i terroristi e la criminalità organizzata.

I criminali e i terroristi non si fermano ai confini nazionali. Per questo motivo le autorità di sicurezza devono creare una rete internazionale per poter operare al di là delle frontiere nazionali. Ciò
di cui abbiamo bisogno in Europa è un’unione di sicurezza. Più sicurezza in
Europa e attraverso l’Europa significa anche più sicurezza per la Germania.
Stiamo ampliando i programmi di scambio e di partenariato tra agenzie di
sicurezza. L’autorità di polizia europea Europol deve diventare un’FBI europea.
I poteri operativi di polizia rimarranno naturalmente di competenza degli Stati membri. La cooperazione tra la magistratura e le dogane nell’UE e con i paesi terzi deve essere intensificata. Poniamo particolare enfasi sulla lotta contro la criminalità transfrontaliera. Sosteniamo sistemi di raccolta dei dati europei e nazionali compatibili per le autorità di sicurezza, sia a livello nazionale che internazionale. Vogliamo che le autorità di sicurezza in Europa siano in grado di scambiare dati su potenziali pericoli in modo intensivo e automatizzato e di recuperarli. I data pot del sistema di identificazione delle impronte digitali EURODAC, del sistema d’informazione VISA, del sistema d’informazione Schengen e dei dati INPOL devono essere collegati in modo tale che tutte le informazioni disponibili su visti, migrazione e sicurezza possano essere recuperate congiuntamente dalle autorità nazionali. Le nostre autorità nazionali devono avere accesso a questi dati.

Allargamento: la nostra Europa conosce i suoi confini.

Per noi, il principio è: approfondimento prima dell’allargamento. Facciamo in modo che la nostra Europa rimanga stabile e di successo. La coesione interna dell’Unione europea non deve essere indebolita dall’adesione di nuovi membri. Sulla base dell’esperienza maturata finora con i processi di adesione, non riteniamo possibile ammettere altri paesi nei prossimi cinque anni. In particolare, non ci devono essere tagli allo Stato di diritto, alla lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. I paesi candidati non possono aderire all’UE finché non saranno in grado di soddisfare pienamente e permanentemente i criteri politici ed economici di adesione. Ci impegniamo a mantenere i legami tra gli Stati dei Balcani occidentali e l’Unione europea.

SPD

Non si parla né di criminalità organizzata, né di mafia, né di droga. Questo paragrafo dovrebbe essere menzionato in termini di politica di sicurezza:

Al fine di salvaguardare la nostra libertà e la democrazia, è urgentemente necessaria una più stretta cooperazione tra le autorità di sicurezza a livello europeo. Dobbiamo pensare ancora di più alla politica interna e di sicurezza. Che si tratti di terrorismo, criminalità informatica o furto con scasso – la criminalità non si ferma alle frontiere nazionali. Per proteggere meglio le persone, dobbiamo quindi migliorare le strutture e gli scambi comuni. Siamo impegnati a garantire che un maggior numero di competenze nazionali siano trasferite al Centro europeo per la lotta al terrorismo (ECTC).
Abbiamo anche bisogno di una strategia europea per la sicurezza informatica che riduca la frammentazione in questo settore e migliori gli standard di
sicurezza. Nel caso in cui non tutti gli Stati membri siano in grado o disposti a partecipare, sfrutteremo l’opportunità di una cooperazione rafforzata.

I Verdi

 COMBATTERE LA CRIMINALITÀ E IL TERRORISMO, GARANTIRE LA LIBERTÀ

Le barriere non creano più sicurezza. Per difendere la nostra libertà e contro la criminalità e il terrorismo, abbiamo bisogno di una maggiore cooperazione europea tra le autorità di sicurezza. Numerosi reati come il furto con scasso, il borseggio e la frode sono commessi al di là delle frontiere. Di conseguenza, la polizia deve agire anche al di là delle frontiere.

Il terrorismo islamista ed estremista di destra agisce anche al di là delle frontiere. Ci opponiamo risolutamente a tutto questo per difendere la nostra libertà e proteggere i nostri cittadini. A tal fine, ci concentriamo su una prevenzione e un’azione penale efficaci. Ciò vale in particolare per lo scambio di dati in tutta l’UE e per la manutenzione delle banche dati. Per tutte le nostre misure, le norme costituzionali come la chiarezza giuridica, il principio di certezza del diritto e il principio di proporzionalità hanno la massima priorità. In altre parole, a differenza della politica attualmente perseguita, non vogliamo che le nostre forze di sicurezza raccolgano una grande quantità di dati senza alcuna causa, né vogliamo che la tecnologia obsoleta impedisca confronti efficaci. Vogliamo un’azione penale precisa e coerente. Una politica eccessiva di violazioni sempre più ampie dei diritti fondamentali, d’altro canto, indebolisce la nostra libertà e non garantisce una maggiore sicurezza.

 Creazione di un Ufficio europeo per le indagini penali

La nostra sicurezza non deve essere compromessa dall’incapacità delle autorità di polizia degli Stati membri di cooperare e dalla fine della sorveglianza degli indagati alle frontiere interne europee. Chiediamo pertanto l’istituzione di un Ufficio europeo di polizia criminale (EKA). Ciò significa che l’autorità di polizia europea Europol, che attualmente è in gran parte priva di autorità, sarà trasformata in una forza di polizia europea sul modello dell’Ufficio federale di polizia criminale con proprie squadre investigative. Ha bisogno di possibilità e poteri investigativi indipendenti per poter intervenire direttamente nei casi pertinenti di criminalità transfrontaliera. Deve intervenire in modo efficace contro i
sospetti terroristi, le organizzazioni mafiose, la tratta di esseri umani, le bande transfrontaliere di criminali in conformità con lo Stato di diritto. Ha bisogno di risorse e personale sufficienti a tal fine. A breve termine, vogliamo rafforzare Europol attraverso squadre investigative multinazionali (squadre investigative comuni) nel quadro del diritto vigente.

 Rete di polizia a livello europeo

Mentre altre parti chiedono nuovi poteri di intervento, nuove leggi di sorveglianza e violazioni dei diritti fondamentali, noi vogliamo migliorare la cooperazione tra le autorità di polizia degli Stati membri dell’Unione europea. A tal fine, vogliamo istituire un programma di scambio a livello europeo per le forze di polizia. Vogliamo chiedere la cooperazione dei poliziotti nelle squadre investigative transnazionali con fondi aggiuntivi provenienti dal bilancio dell’UE. Coloro che hanno lavorato insieme in una squadra raggiungeranno più rapidamente il telefono per informare i colleghi di altri Stati membri dell’UE o per chiedere consiglio. Per noi è importante che questa rete soddisfi i più elevati standard di protezione dei dati, il diritto civile e lo Stato di diritto. Per questo motivo, rifiutiamo anche il trasferimento di dati personali sensibili a Stati che non li rispettano. A questa condizione, l’attuale sistema di informazione Europol (SIE) può anche essere ulteriormente ampliato in modo che le banche dati nazionali della polizia possano essere riconciliate con i sistemi Europol, consentendo agli investigatori sul campo di determinare più rapidamente se i criminali agiscono a livello transfrontaliero e se l’assistenza legale della polizia può essere ulteriormente estesa.

Ampliamento della Procura europea

Abbiamo un atteggiamento positivo nei confronti del futuro procuratore europeo. In quanto autorità centrale di indagine e di azione penale, essa può svolgere un ruolo decisivo anche nel perseguimento del terrorismo transfrontaliero e della criminalità organizzata e non dovrebbe limitarsi a perseguire le frodi a spese dell’UE. Tuttavia, non tutti gli Stati membri partecipano ancora alla procura europea. Non e’ abbastanza.
Vogliamo il coinvolgimento di tutti gli Stati membri e vogliamo che il futuro Ufficio europeo per le indagini penali svolga indagini per conto della procura europea. Lo Stato di diritto e la protezione delle vittime, nonché i diritti fondamentali, i diritti degli imputati e i diritti della difesa devono essere garantiti senza abbassare il livello di protezione, anche nel caso di ordini transfrontalieri di consegnare e conservare prove elettroniche nei procedimenti penali (e-Evidence).

 Lotta contro la criminalità organizzata – Scoprire le reti terroristiche

Per prosciugare le fonti di finanziamento delle reti nel campo della criminalità organizzata e del terrorismo, volevamo creare un’autorità centrale europea per la lotta contro il riciclaggio di denaro sporco. Vogliamo che le banche si occupino solo di sospetti concreti e sospetti
di riciclaggio di denaro.

I contenuti online di propaganda e terroristici illegali, che favoriscono la violenza, devono non solo essere cancellati il più rapidamente possibile secondo criteri costituzionali trasparenti, ma anche essere perseguiti in modo coerente dalle autorità nazionali responsabili dell’azione penale. Ciò richiede una cooperazione affidabile tra le piattaforme e le autorità preposte all’applicazione della legge.

Prevenzione e legislazione forte in materia di utilizzo di armi

Vogliamo prevenire la radicalizzazione e la criminalità fin dall’inizio ed estendere i programmi di prevenzione in tutta Europa. In particolare, vogliamo stabilire e rafforzare i programmi di deradicalizzazione e di abbandono della scena islamista e violenta di destra. Al fine di prevenire reati gravi come l’amoktat , l’accesso alle armi deve essere reso più difficile. L’accesso alle armi da fuoco illegali e alle armi decorative convertite è ancora troppo facile. Tutte le armi pericolose devono essere completamente registrate e l’idoneità e l’affidabilità dei loro proprietari devono essere regolarmente controllate. Vogliamo introdurre una marcatura uniforme in tutta Europa e norme comuni per la disattivazione delle armi da fuoco. In considerazione dell’aumento della violenza razzista e della diffusione delle idee di destra, la società civile democratica deve essere rafforzata ulteriormente. Mentre i gruppi antidemocratici si scambiano opinioni a livello internazionale e uniscono le forze, le iniziative democratiche rimangono generalmente arrestate a livello locale. Appoggiamo il sostegno finanziario, la creazione di reti e lo scambio internazionale di forze democratiche. Occorre aumentare i finanziamenti e i programmi adeguati a livello comunitario. Un ruolo particolare è svolto dal lavoro educativo nelle scuole e nelle istituzioni giovanili che è legato alla vita quotidiana e al mondo in cui viviamo.

4.6 PORRE FINE ALLE GUERRE DELLA DROGA

La guerra globale alla droga è fallita. Richiede la criminalità organizzata, mina la salute dei tossicodipendenti, viola i diritti umani e contribuisce alla destabilizzazione degli stati. In tal modo si impedisce lo sviluppo politico ed economico dei paesi interessati. In quanto regione di consumo, l’Europa è responsabile degli effetti della domanda di droga. Vogliamo quindi che l’Unione europea operi a livello di Nazioni Unite per porre fine alla guerra della droga. Le misure nazionali di riforma della
politica in materia di droga, come in vari paesi dell’America latina, dovrebbero essere sostenute e non ostacolate. L’Unione europea dovrebbe sostenere una riforma della politica in materia di droga negli Stati membri che si concentri in primo luogo sulla prevenzione, l’aiuto, la riduzione del danno, la depenalizzazione e la regolamentazione – e non sui divieti e la repressione. La distribuzione controllata di cannabis nei singoli Stati membri e i progetti pilota a livello regionale possono contribuire a ridurre la criminalità organizzata nell’UE.

Die Linke

Niente da trovare su mafia e crimine organizzato.

La guerra contro la droga è fallita. Non è adatta a ridurre i problemi legati alla droga nei paesi di esportazione o di importazione. L’UE dovrebbe sostenere nei suoi Stati membri misure incentrate sulla prevenzione, l’assistenza, la riduzione dei danni, la depenalizzazione e
la regolamentazione della droga.

 Svuotate la palude: I lobbisti delle grandi aziende spingono indietro

 Dal 2008 esiste un registro volontario delle lobby dell’UE, ma un registro vincolante delle lobby è finora fallito a causa dell’opposizione del Parlamento e del Consiglio dell’UE e della maggioranza dei democratici cristiani e socialdemocratici al suo interno. Manca anche un registro vincolante per la trasparenza che potrebbe chiarire la portata degli interventi di lobbismo. I
registri del lobbismo e della trasparenza rafforzano il controllo democratico.
La corruzione e la corruzione, la concessione di vantaggi, l’utilizzo di
vantaggi, la mancanza di trasparenza e la sponsorizzazione dei partiti non
devono poter determinare la politica.

DIE LINKE richiede lobby e registri per la trasparenza vincolanti e leggibili in formato digitale per l’UE e per la Germania. Con loro dovrebbe essere reso pubblico con quale bilancio, a nome di chi e su quale argomento i lobbisti influenzano la politica. Vogliamo ampliare e rafforzare l’Agenzia europea per la lotta alla corruzione, l’Ufficio europeo
per la lotta antifrode OLAF.

FDP

Niente da trovare sulla droga e sulla mafia.

 La criminalità e il terrorismo non si fermano alle frontiere. Attraverso una maggiore cooperazione tra polizia e autorità giudiziarie, possiamo sfruttare le sinergie e rendere l’Europa più sicura.

Per un ulteriore sviluppo di Europol nell’Ufficio europeo di polizia criminale

Noi liberaldemocratici vogliamo sviluppare ulteriormente l’Unione europea come spazio di libertà, sicurezza e giustizia. A tal fine, l’autorità di polizia europea Europol deve trasformarsi in un ufficio
europeo per le indagini penali. Europol deve essere in grado di sostenere il lavoro degli Stati membri nei casi transfrontalieri con efficaci poteri
investigativi. Un’estensione dei poteri richiede una regolamentazione
dettagliata sotto forma di una legge di polizia europea, che non deve essere inferiore agli standard dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto che abbiamo sviluppato in Germania. Inoltre, maggiori poteri richiedono un controllo migliore e più efficace da parte del Parlamento europeo e degli Stati membri. In particolare, deve essere chiara anche la responsabilità politica dell’azione di Europol. Nel settore della sicurezza, Europol deve riunire le conoscenze delle varie autorità nazionali ed europee per essere particolarmente efficace contro la criminalità internazionale e il terrorismo. Respingiamo anche l’uso di troiani di Stato senza una stretta supervisione giudiziaria indipendente.

Procura europea

Noi liberaldemocratici vogliamo compiere gli sforzi necessari per garantire che la procura europea possa essere operativa più rapidamente che nei prossimi tre anni e diventare un’istituzione di tutti gli Stati membri. Ci impegniamo inoltre a garantire i diritti fondamentali di protezione individuale attraverso garanzie procedurali europee. Ciò dovrebbe impedire che il livello di protezione dei cittadini contro le misure nazionali venga abbassato. In futuro, i compiti della pubblica amministrazione dell’Unione europea dovranno essere estesi ai compiti della lotta contro il terrorismo; tuttavia, i corrispondenti reati penali devono prima essere armonizzati in tutta Europa.

Per un sistema transfrontaliero funzionante di informazione sui casellari giudiziari

Noi liberaldemocratici siamo favorevoli ad estendere l’accesso alle informazioni sui casellari giudiziari nell’Unione europea (UE) attraverso il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (ECRIS) ai dati relativi ai cittadini di paesi terzi o agli apolidi condannati nell’UE. Occorre fare in modo che i periodi di conservazione o le autorizzazioni di accesso nonché la portata dei dati siano opportunamente limitati in conformità con lo stato di diritto.

 L’Europa come comunità fortificata basata sullo Stato di diritto

L’ordine europeo vincolante dei valori firmato da tutti gli Stati membri e mai stabilito dall’articolo 2 del trattato UE ha bisogno di regole che siano rispettate e applicate. La nostra comunità basata sullo stato di diritto deve difendere i nostri diritti civili e umani sia all’interno che all’esterno. Non dobbiamo quindi stare a guardare questi diritti, come la libertà di stampa e di espressione e l’indipendenza della magistratura, messi in discussione o addirittura smantellati apertamente in alcuni Stati membri, come sta accadendo in particolare in Ungheria, Polonia e Romania. In questi paesi, l’indipendenza della magistratura e la libertà dei media sono sistematicamente limitate, la libertà artistica e accademica è compromessa, la lotta alla corruzione è ostacolata e impedita da misure
amministrative e legislative. Violazioni e restrizioni come l’occupazione
partigiana della Corte costituzionale di Varsavia, l’espulsione di parti
importanti dell’Università dell’Europa centrale da Budapest e il licenziamento del capo dell’autorità anticorruzione di Bucarest sono inaccettabili. In questi casi noi europei dobbiamo essere in grado di intervenire in modo più efficace. Questo è il motivo per cui noi liberaldemocratici vogliamo rafforzare ulteriormente il meccanismo dello Stato di diritto. Solo coloro che vivono i propri valori possono difenderli in modo credibile nei confronti degli altri.

AfD

Niente su droghe e mafia.

6.6 La protezione delle frontiere è la protezione dei cittadini

Per proteggere i cittadini, non solo i controlli alle frontiere esterne dell’UE, ma anche i controlli alle frontiere nazionali devono essere reintrodotti in modo permanente. Allo stesso tempo, facilitano la lotta contro la criminalità organizzata e il terrorismo internazionale.

2.3 Lobbying, corruzione e arricchimento

A causa della mancanza di prossimità ai cittadini, della mancanza di trasparenza delle istituzioni europee, del loro ampio potere normativo e della loro decisione su ingenti fondi, un meccanismo di rappresentanti con più di 25.000 lobbisti si è insediato nei centralini dell’UE. Cerca di influenzare le decisioni politiche, spesso nell’area grigia della corruzione. L’impatto sulla burocrazia di Bruxelles è allarmante e disinibito, con direttive e progetti di legge talvolta elaborati direttamente dai lobbisti. Le misure adottate per regolamentare il lobbismo dopo innumerevoli scandali sono solo una farsa. Anche prima che siano attuate le necessarie misure di riforma dell’Unione europea, chiediamo l’istituzione di un registro obbligatorio delle lobby in cui tutti i contatti con i lobbisti siano pubblicati tempestivamente e completamente. Oltre alla completa trasparenza, chiediamo obblighi concreti e sanzioni coerenti per tutti i funzionari e i dipendenti dell’Unione europea. Vogliamo sanzionare la corruzione e le frodi sui sussidi con la perdita automatica dell’eleggibilità e della capacità di ricoprire cariche pubbliche. Chiediamo inoltre la pubblicazione illimitata delle attività secondarie dei deputati al Parlamento europeo e dei funzionari dell’UE, nonché un periodo di attesa di tre anni per il passaggio dalla politica all’economia (“principio della porta girevole”).