La violenza dei clan montenegrini attraversa l’Europa. L’ultimo caso a Forst, Brandeburgo


I recenti omicidi avvenuti a Forst (Brandeburgo) gettano luce sulle attività dei clan montenegrini in Germania e in Europa. I gruppi criminali di Kotor accompagnano al traffico di droga una violenza efferata, che nella guerra tra clan ha portato alla morte di almeno 40 persone. La cooperazione internazionale tra gli Stati interessati sembra essere l’unica opzione percorribile per contrastare questo fenomeno criminale in ascesa e così socialmente pericoloso.

Ha destato particolare scalpore l’omicidio di due uomini originari del Montenegro accaduto il 13 maggio a Forst (Brandeburgo). L’agguato è avvenuto in un appartamento della cittadina tedesca con l’utilizzo di armi da fuoco silenziate ritrovate poi non lontano dall’abitazione. Nell’attacco hanno perso la vita Darko M. e Nikola J., mentre sono rimasti feriti altri due uomini: Miloš V. e Miloš P. A soccombere nell’agguato sono stati alcuni personaggi legati allo Škaljarski clan, gruppo criminale originario di Kotor, graziosa città costiera del Montenegro che si affaccia sul mare adriatico. Il gruppo criminale di Kotor, un tempo unito, è al momento diviso in due fazioni in lotta tra loro. Lo Škaljarski e il Kavacki clan prendono il nome da due località della città di Kotor e sono attualmente protagonisti di una guerra iniziata nel 2014. La sparizione di 200 kg di cocaina arrivati dal Sud America e nascosti in un appartamento a Valencia è stato il motivo scatenante di una faida che ha portato ad oggi a più di 40 morti. La furia omicida di questi clan criminali ha portato ad una guerra senza frontiere. I primi episodi di violenza si sono verificati proprio a Valencia, per poi proseguire in diverse città del Montenegro, della vicina Serbia ed estendersi infine anche ad altri Stati europei.

Il 21 dicembre 2018 l’omicidio a Vienna di Vladimir Roganovic, ritenuto un membro del Kavacki clan, e il ferimento di un suo sodale avevano scosso fortemente la capitale austriaca, in quanto l’attentato è stato eseguito davanti ad un ristorante in pieno centro. Questo episodio è avvenuto al termine di un anno particolarmente intenso nella lotta tra gruppi criminali montenegrini, che si era aperto l’1° gennaio con un omicidio in un garage a Belgrado ed era proseguito con altre esecuzioni brutali. Gli arresti all’estero del leader del Kavacki clan (Slobodan Kašcelan, arrestato a settembre in Turchia), e del leader dello Škaljarski clan (Jovan Vukotic, arrestato a metà dicembre in Repubblica Ceca), entrambi trovati in possesso di documenti falsi, non hanno però fermato la lunga scia di sangue.
Omicidi, esplosioni, attentati e altre forme di intimidazione hanno colpito non solo gli esponenti dei gruppi criminali in lotta, ma anche i loro familiari, testimoni, giornalisti e altre vittime innocenti completamente estranee alle dinamiche delle lotte criminali tra clan. Gli esecutori materiali riescono nella maggior parte dei casi a sfuggire alla cattura e continuano ad essere una minaccia per la sicurezza dei cittadini.
I clan montenegrini sono dediti soprattutto al traffico di sostanze stupefacenti e ricoprono un ruolo di prim’ordine per via della posizione strategica occupata lungo la rotta balcanica, principale luogo di transito degli oppiacei in arrivo dal Medio Oriente e diretti verso i mercati dell’Europa occidentale. Oltre a ciò, i gruppi criminali montenegrini sono ritenuti molto affidabili anche da parte dei partner sudamericani, principalmente per quel che riguarda il traffico di cocaina diretto in Europa. La violenza e gli scontri tra clan della regione sono dunque da ricondurre al tentativo di controllo del remunerativo traffico di droga.

La criminalità organizzata di origine montenegrina esercita una forte influenza su vari settori della società e in particolare può contare su importanti legami con le istituzioni locali che le consentono di investire i proventi ricavati dai traffici illeciti in attività legittime. L’ingresso nel traffico di stupefacenti è stato per i criminali montenegrini solo la naturale evoluzione del contrabbando di sigarette imbastito negli anni ’90 con la partecipazione diretta delle istituzioni e delle strutture statali. Durante i conflitti in ex-Jugoslavia, in risposta alle sanzioni economiche imposte dalle Nazioni Unite al regime di Milosevic, è nata la cosiddetta ‘’Montenegro connection’’. Questo traffico di sigarette di contrabbando diretto verso l’Italia – e in particolare verso il porto di Bari e Brindisi – coinvolgeva importanti esponenti di spicco delle istituzioni locali, tra cui l’attuale Presidente della Repubblica Milo Djukanovic, servizi di sicurezza e criminali montenegrini, compagnie di tabacco come la Philipp Morris e la R.J. Raynolds, esponenti di organizzazioni criminali italiane quali la Camorra e la Sacra Corona Unita.

Con la fine delle guerre jugoslave e l’ingresso nel più redditizio traffico di droga, i criminali montenegrini hanno potuto continuare a fare affidamento sulle connessioni create negli anni ’90, in particolar modo con i servizi di sicurezza dello Stato. I recenti spargimenti di sangue mettono però in crisi le istituzioni montenegrine, che sulla strada verso l’ingresso in Unione Europea hanno come compito essenziale quello di combattere la criminalità organizzata e la corruzione, garantendo stabilità e sicurezza al paese. Soddisfare le richieste dell’UE diventa difficile se si considera che il paese è permeato da un forte sistema corruttivo e una fitta rete clientelare creata ad arte proprio da Djukanovic in più di 20 anni passati ai vertici delle istituzioni. Nonostante ciò, alla luce del recente incremento degli scontri tra clan rivali, il Montenegro ha promesso un maggiore impegno nella lotta al crimine organizzato.

Lo stesso ha fatto la vicina Serbia, in seguito all’omicidio di Sale ‘Mutavi’, criminale belgradese molto vicino al Kavacki clan e legato ad importanti rappresentanti delle istituzioni del paese. I gruppi criminali montenegrini possono contare su rilevanti alleanze nel sottobosco criminale serbo. Se da una parte lo Škaljarski clan è vicino a Luka Bojovic, leader del rinnovato clan di Zemun e al momento incarcerato in Spagna, dall’altra parte il Kavacki clan può contare su forti legami col gruppo di Sale ‘Mutavi’ e avvalersi delle sue protezioni a livello politico.

I criminali montenegrini vedono Belgrado come un rifugio sicuro dove portare avanti i propri traffici illeciti e proseguire le lotte intestine. I controlli nei loro confronti non sono efficaci. Essi dispongono di libertà di movimento e riescono ad ottenere con relativa facilità i documenti e la cittadinanza serba.

Per una credibile ed efficace lotta alla criminalità organizzata è necessario che le istituzioni e i servizi di sicurezza di questi paesi recidano in maniera decisa i rapporti con i gruppi criminali. Le posizioni chiave per la lotta al crimine organizzato dovrebbero essere ricoperte da persone competenti ed integre, mentre bisognerebbe allontanare dai posti di responsabilità le personalità più compromesse.

Infine, è fondamentale che gli Stati cooperino tra loro nel contrasto della criminalità organizzata transnazionale. Come visto, l’espansione e i traffici portati avanti da questi gruppi criminali non conoscono confini. A livello regionale, la criminalità di origine balcanica ha approfittato a lungo della reciproca sfiducia e della scarsa comunicazione delle autorità dei singoli paesi. Gli strascichi dei conflitti degli anni ’90 e l’inaffidabilità della controparte, spesso ritenuta collusa con i poteri criminali e quindi non degna di fiducia, hanno pesato molto in tal senso. I gruppi criminali della regione hanno invece stretto in più occasioni importanti sodalizi tra loro, indipendentemente dall’origine e dall’etnia, al fine di ottenere importanti guadagni dai traffici illeciti.

I recenti episodi di Forst e Vienna dimostrano come la cooperazione internazionale tra le forze di polizia e le procure dei diversi paesi sia più che mai necessaria. Come afferma Stevan Dojcinovic, redattore di KRIK, portale di giornalismo investigativo in Serbia, ‘’non può esserci una vera lotta alla mafia senza cooperazione internazionale perché la criminalità non conosce frontiere. I gruppi criminali, compresi quelli in lotta tra loro nel nostro paese, operano in più Stati e continenti: gli stupefacenti vengono contrabbandati dall’America Latina verso l’Europa; il denaro proveniente da attività illecite viene riciclato in vari paesi; un omicidio può essere organizzato in un paese ed eseguito in un altro’’.

Cosa vogliono i partiti…


Programmi
elettorali

Per scoprire ciò che i principali partiti che partecipano alle elezioni europee hanno detto sui nostri temi, abbiamo cercato nei testi ciò che riguardasse criminalità organizzata, corruzione, mafie e droga. 

CDU

L’FBI europeo: la nostra Europa combatte insieme contro i terroristi e la criminalità organizzata.

I criminali e i terroristi non si fermano ai confini nazionali. Per questo motivo le autorità di sicurezza devono creare una rete internazionale per poter operare al di là delle frontiere nazionali. Ciò
di cui abbiamo bisogno in Europa è un’unione di sicurezza. Più sicurezza in
Europa e attraverso l’Europa significa anche più sicurezza per la Germania.
Stiamo ampliando i programmi di scambio e di partenariato tra agenzie di
sicurezza. L’autorità di polizia europea Europol deve diventare un’FBI europea.
I poteri operativi di polizia rimarranno naturalmente di competenza degli Stati membri. La cooperazione tra la magistratura e le dogane nell’UE e con i paesi terzi deve essere intensificata. Poniamo particolare enfasi sulla lotta contro la criminalità transfrontaliera. Sosteniamo sistemi di raccolta dei dati europei e nazionali compatibili per le autorità di sicurezza, sia a livello nazionale che internazionale. Vogliamo che le autorità di sicurezza in Europa siano in grado di scambiare dati su potenziali pericoli in modo intensivo e automatizzato e di recuperarli. I data pot del sistema di identificazione delle impronte digitali EURODAC, del sistema d’informazione VISA, del sistema d’informazione Schengen e dei dati INPOL devono essere collegati in modo tale che tutte le informazioni disponibili su visti, migrazione e sicurezza possano essere recuperate congiuntamente dalle autorità nazionali. Le nostre autorità nazionali devono avere accesso a questi dati.

Allargamento: la nostra Europa conosce i suoi confini.

Per noi, il principio è: approfondimento prima dell’allargamento. Facciamo in modo che la nostra Europa rimanga stabile e di successo. La coesione interna dell’Unione europea non deve essere indebolita dall’adesione di nuovi membri. Sulla base dell’esperienza maturata finora con i processi di adesione, non riteniamo possibile ammettere altri paesi nei prossimi cinque anni. In particolare, non ci devono essere tagli allo Stato di diritto, alla lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata. I paesi candidati non possono aderire all’UE finché non saranno in grado di soddisfare pienamente e permanentemente i criteri politici ed economici di adesione. Ci impegniamo a mantenere i legami tra gli Stati dei Balcani occidentali e l’Unione europea.

SPD

Non si parla né di criminalità organizzata, né di mafia, né di droga. Questo paragrafo dovrebbe essere menzionato in termini di politica di sicurezza:

Al fine di salvaguardare la nostra libertà e la democrazia, è urgentemente necessaria una più stretta cooperazione tra le autorità di sicurezza a livello europeo. Dobbiamo pensare ancora di più alla politica interna e di sicurezza. Che si tratti di terrorismo, criminalità informatica o furto con scasso – la criminalità non si ferma alle frontiere nazionali. Per proteggere meglio le persone, dobbiamo quindi migliorare le strutture e gli scambi comuni. Siamo impegnati a garantire che un maggior numero di competenze nazionali siano trasferite al Centro europeo per la lotta al terrorismo (ECTC).
Abbiamo anche bisogno di una strategia europea per la sicurezza informatica che riduca la frammentazione in questo settore e migliori gli standard di
sicurezza. Nel caso in cui non tutti gli Stati membri siano in grado o disposti a partecipare, sfrutteremo l’opportunità di una cooperazione rafforzata.

I Verdi

 COMBATTERE LA CRIMINALITÀ E IL TERRORISMO, GARANTIRE LA LIBERTÀ

Le barriere non creano più sicurezza. Per difendere la nostra libertà e contro la criminalità e il terrorismo, abbiamo bisogno di una maggiore cooperazione europea tra le autorità di sicurezza. Numerosi reati come il furto con scasso, il borseggio e la frode sono commessi al di là delle frontiere. Di conseguenza, la polizia deve agire anche al di là delle frontiere.

Il terrorismo islamista ed estremista di destra agisce anche al di là delle frontiere. Ci opponiamo risolutamente a tutto questo per difendere la nostra libertà e proteggere i nostri cittadini. A tal fine, ci concentriamo su una prevenzione e un’azione penale efficaci. Ciò vale in particolare per lo scambio di dati in tutta l’UE e per la manutenzione delle banche dati. Per tutte le nostre misure, le norme costituzionali come la chiarezza giuridica, il principio di certezza del diritto e il principio di proporzionalità hanno la massima priorità. In altre parole, a differenza della politica attualmente perseguita, non vogliamo che le nostre forze di sicurezza raccolgano una grande quantità di dati senza alcuna causa, né vogliamo che la tecnologia obsoleta impedisca confronti efficaci. Vogliamo un’azione penale precisa e coerente. Una politica eccessiva di violazioni sempre più ampie dei diritti fondamentali, d’altro canto, indebolisce la nostra libertà e non garantisce una maggiore sicurezza.

 Creazione di un Ufficio europeo per le indagini penali

La nostra sicurezza non deve essere compromessa dall’incapacità delle autorità di polizia degli Stati membri di cooperare e dalla fine della sorveglianza degli indagati alle frontiere interne europee. Chiediamo pertanto l’istituzione di un Ufficio europeo di polizia criminale (EKA). Ciò significa che l’autorità di polizia europea Europol, che attualmente è in gran parte priva di autorità, sarà trasformata in una forza di polizia europea sul modello dell’Ufficio federale di polizia criminale con proprie squadre investigative. Ha bisogno di possibilità e poteri investigativi indipendenti per poter intervenire direttamente nei casi pertinenti di criminalità transfrontaliera. Deve intervenire in modo efficace contro i
sospetti terroristi, le organizzazioni mafiose, la tratta di esseri umani, le bande transfrontaliere di criminali in conformità con lo Stato di diritto. Ha bisogno di risorse e personale sufficienti a tal fine. A breve termine, vogliamo rafforzare Europol attraverso squadre investigative multinazionali (squadre investigative comuni) nel quadro del diritto vigente.

 Rete di polizia a livello europeo

Mentre altre parti chiedono nuovi poteri di intervento, nuove leggi di sorveglianza e violazioni dei diritti fondamentali, noi vogliamo migliorare la cooperazione tra le autorità di polizia degli Stati membri dell’Unione europea. A tal fine, vogliamo istituire un programma di scambio a livello europeo per le forze di polizia. Vogliamo chiedere la cooperazione dei poliziotti nelle squadre investigative transnazionali con fondi aggiuntivi provenienti dal bilancio dell’UE. Coloro che hanno lavorato insieme in una squadra raggiungeranno più rapidamente il telefono per informare i colleghi di altri Stati membri dell’UE o per chiedere consiglio. Per noi è importante che questa rete soddisfi i più elevati standard di protezione dei dati, il diritto civile e lo Stato di diritto. Per questo motivo, rifiutiamo anche il trasferimento di dati personali sensibili a Stati che non li rispettano. A questa condizione, l’attuale sistema di informazione Europol (SIE) può anche essere ulteriormente ampliato in modo che le banche dati nazionali della polizia possano essere riconciliate con i sistemi Europol, consentendo agli investigatori sul campo di determinare più rapidamente se i criminali agiscono a livello transfrontaliero e se l’assistenza legale della polizia può essere ulteriormente estesa.

Ampliamento della Procura europea

Abbiamo un atteggiamento positivo nei confronti del futuro procuratore europeo. In quanto autorità centrale di indagine e di azione penale, essa può svolgere un ruolo decisivo anche nel perseguimento del terrorismo transfrontaliero e della criminalità organizzata e non dovrebbe limitarsi a perseguire le frodi a spese dell’UE. Tuttavia, non tutti gli Stati membri partecipano ancora alla procura europea. Non e’ abbastanza.
Vogliamo il coinvolgimento di tutti gli Stati membri e vogliamo che il futuro Ufficio europeo per le indagini penali svolga indagini per conto della procura europea. Lo Stato di diritto e la protezione delle vittime, nonché i diritti fondamentali, i diritti degli imputati e i diritti della difesa devono essere garantiti senza abbassare il livello di protezione, anche nel caso di ordini transfrontalieri di consegnare e conservare prove elettroniche nei procedimenti penali (e-Evidence).

 Lotta contro la criminalità organizzata – Scoprire le reti terroristiche

Per prosciugare le fonti di finanziamento delle reti nel campo della criminalità organizzata e del terrorismo, volevamo creare un’autorità centrale europea per la lotta contro il riciclaggio di denaro sporco. Vogliamo che le banche si occupino solo di sospetti concreti e sospetti
di riciclaggio di denaro.

I contenuti online di propaganda e terroristici illegali, che favoriscono la violenza, devono non solo essere cancellati il più rapidamente possibile secondo criteri costituzionali trasparenti, ma anche essere perseguiti in modo coerente dalle autorità nazionali responsabili dell’azione penale. Ciò richiede una cooperazione affidabile tra le piattaforme e le autorità preposte all’applicazione della legge.

Prevenzione e legislazione forte in materia di utilizzo di armi

Vogliamo prevenire la radicalizzazione e la criminalità fin dall’inizio ed estendere i programmi di prevenzione in tutta Europa. In particolare, vogliamo stabilire e rafforzare i programmi di deradicalizzazione e di abbandono della scena islamista e violenta di destra. Al fine di prevenire reati gravi come l’amoktat , l’accesso alle armi deve essere reso più difficile. L’accesso alle armi da fuoco illegali e alle armi decorative convertite è ancora troppo facile. Tutte le armi pericolose devono essere completamente registrate e l’idoneità e l’affidabilità dei loro proprietari devono essere regolarmente controllate. Vogliamo introdurre una marcatura uniforme in tutta Europa e norme comuni per la disattivazione delle armi da fuoco. In considerazione dell’aumento della violenza razzista e della diffusione delle idee di destra, la società civile democratica deve essere rafforzata ulteriormente. Mentre i gruppi antidemocratici si scambiano opinioni a livello internazionale e uniscono le forze, le iniziative democratiche rimangono generalmente arrestate a livello locale. Appoggiamo il sostegno finanziario, la creazione di reti e lo scambio internazionale di forze democratiche. Occorre aumentare i finanziamenti e i programmi adeguati a livello comunitario. Un ruolo particolare è svolto dal lavoro educativo nelle scuole e nelle istituzioni giovanili che è legato alla vita quotidiana e al mondo in cui viviamo.

4.6 PORRE FINE ALLE GUERRE DELLA DROGA

La guerra globale alla droga è fallita. Richiede la criminalità organizzata, mina la salute dei tossicodipendenti, viola i diritti umani e contribuisce alla destabilizzazione degli stati. In tal modo si impedisce lo sviluppo politico ed economico dei paesi interessati. In quanto regione di consumo, l’Europa è responsabile degli effetti della domanda di droga. Vogliamo quindi che l’Unione europea operi a livello di Nazioni Unite per porre fine alla guerra della droga. Le misure nazionali di riforma della
politica in materia di droga, come in vari paesi dell’America latina, dovrebbero essere sostenute e non ostacolate. L’Unione europea dovrebbe sostenere una riforma della politica in materia di droga negli Stati membri che si concentri in primo luogo sulla prevenzione, l’aiuto, la riduzione del danno, la depenalizzazione e la regolamentazione – e non sui divieti e la repressione. La distribuzione controllata di cannabis nei singoli Stati membri e i progetti pilota a livello regionale possono contribuire a ridurre la criminalità organizzata nell’UE.

Die Linke

Niente da trovare su mafia e crimine organizzato.

La guerra contro la droga è fallita. Non è adatta a ridurre i problemi legati alla droga nei paesi di esportazione o di importazione. L’UE dovrebbe sostenere nei suoi Stati membri misure incentrate sulla prevenzione, l’assistenza, la riduzione dei danni, la depenalizzazione e
la regolamentazione della droga.

 Svuotate la palude: I lobbisti delle grandi aziende spingono indietro

 Dal 2008 esiste un registro volontario delle lobby dell’UE, ma un registro vincolante delle lobby è finora fallito a causa dell’opposizione del Parlamento e del Consiglio dell’UE e della maggioranza dei democratici cristiani e socialdemocratici al suo interno. Manca anche un registro vincolante per la trasparenza che potrebbe chiarire la portata degli interventi di lobbismo. I
registri del lobbismo e della trasparenza rafforzano il controllo democratico.
La corruzione e la corruzione, la concessione di vantaggi, l’utilizzo di
vantaggi, la mancanza di trasparenza e la sponsorizzazione dei partiti non
devono poter determinare la politica.

DIE LINKE richiede lobby e registri per la trasparenza vincolanti e leggibili in formato digitale per l’UE e per la Germania. Con loro dovrebbe essere reso pubblico con quale bilancio, a nome di chi e su quale argomento i lobbisti influenzano la politica. Vogliamo ampliare e rafforzare l’Agenzia europea per la lotta alla corruzione, l’Ufficio europeo
per la lotta antifrode OLAF.

FDP

Niente da trovare sulla droga e sulla mafia.

 La criminalità e il terrorismo non si fermano alle frontiere. Attraverso una maggiore cooperazione tra polizia e autorità giudiziarie, possiamo sfruttare le sinergie e rendere l’Europa più sicura.

Per un ulteriore sviluppo di Europol nell’Ufficio europeo di polizia criminale

Noi liberaldemocratici vogliamo sviluppare ulteriormente l’Unione europea come spazio di libertà, sicurezza e giustizia. A tal fine, l’autorità di polizia europea Europol deve trasformarsi in un ufficio
europeo per le indagini penali. Europol deve essere in grado di sostenere il lavoro degli Stati membri nei casi transfrontalieri con efficaci poteri
investigativi. Un’estensione dei poteri richiede una regolamentazione
dettagliata sotto forma di una legge di polizia europea, che non deve essere inferiore agli standard dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto che abbiamo sviluppato in Germania. Inoltre, maggiori poteri richiedono un controllo migliore e più efficace da parte del Parlamento europeo e degli Stati membri. In particolare, deve essere chiara anche la responsabilità politica dell’azione di Europol. Nel settore della sicurezza, Europol deve riunire le conoscenze delle varie autorità nazionali ed europee per essere particolarmente efficace contro la criminalità internazionale e il terrorismo. Respingiamo anche l’uso di troiani di Stato senza una stretta supervisione giudiziaria indipendente.

Procura europea

Noi liberaldemocratici vogliamo compiere gli sforzi necessari per garantire che la procura europea possa essere operativa più rapidamente che nei prossimi tre anni e diventare un’istituzione di tutti gli Stati membri. Ci impegniamo inoltre a garantire i diritti fondamentali di protezione individuale attraverso garanzie procedurali europee. Ciò dovrebbe impedire che il livello di protezione dei cittadini contro le misure nazionali venga abbassato. In futuro, i compiti della pubblica amministrazione dell’Unione europea dovranno essere estesi ai compiti della lotta contro il terrorismo; tuttavia, i corrispondenti reati penali devono prima essere armonizzati in tutta Europa.

Per un sistema transfrontaliero funzionante di informazione sui casellari giudiziari

Noi liberaldemocratici siamo favorevoli ad estendere l’accesso alle informazioni sui casellari giudiziari nell’Unione europea (UE) attraverso il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari (ECRIS) ai dati relativi ai cittadini di paesi terzi o agli apolidi condannati nell’UE. Occorre fare in modo che i periodi di conservazione o le autorizzazioni di accesso nonché la portata dei dati siano opportunamente limitati in conformità con lo stato di diritto.

 L’Europa come comunità fortificata basata sullo Stato di diritto

L’ordine europeo vincolante dei valori firmato da tutti gli Stati membri e mai stabilito dall’articolo 2 del trattato UE ha bisogno di regole che siano rispettate e applicate. La nostra comunità basata sullo stato di diritto deve difendere i nostri diritti civili e umani sia all’interno che all’esterno. Non dobbiamo quindi stare a guardare questi diritti, come la libertà di stampa e di espressione e l’indipendenza della magistratura, messi in discussione o addirittura smantellati apertamente in alcuni Stati membri, come sta accadendo in particolare in Ungheria, Polonia e Romania. In questi paesi, l’indipendenza della magistratura e la libertà dei media sono sistematicamente limitate, la libertà artistica e accademica è compromessa, la lotta alla corruzione è ostacolata e impedita da misure
amministrative e legislative. Violazioni e restrizioni come l’occupazione
partigiana della Corte costituzionale di Varsavia, l’espulsione di parti
importanti dell’Università dell’Europa centrale da Budapest e il licenziamento del capo dell’autorità anticorruzione di Bucarest sono inaccettabili. In questi casi noi europei dobbiamo essere in grado di intervenire in modo più efficace. Questo è il motivo per cui noi liberaldemocratici vogliamo rafforzare ulteriormente il meccanismo dello Stato di diritto. Solo coloro che vivono i propri valori possono difenderli in modo credibile nei confronti degli altri.

AfD

Niente su droghe e mafia.

6.6 La protezione delle frontiere è la protezione dei cittadini

Per proteggere i cittadini, non solo i controlli alle frontiere esterne dell’UE, ma anche i controlli alle frontiere nazionali devono essere reintrodotti in modo permanente. Allo stesso tempo, facilitano la lotta contro la criminalità organizzata e il terrorismo internazionale.

2.3 Lobbying, corruzione e arricchimento

A causa della mancanza di prossimità ai cittadini, della mancanza di trasparenza delle istituzioni europee, del loro ampio potere normativo e della loro decisione su ingenti fondi, un meccanismo di rappresentanti con più di 25.000 lobbisti si è insediato nei centralini dell’UE. Cerca di influenzare le decisioni politiche, spesso nell’area grigia della corruzione. L’impatto sulla burocrazia di Bruxelles è allarmante e disinibito, con direttive e progetti di legge talvolta elaborati direttamente dai lobbisti. Le misure adottate per regolamentare il lobbismo dopo innumerevoli scandali sono solo una farsa. Anche prima che siano attuate le necessarie misure di riforma dell’Unione europea, chiediamo l’istituzione di un registro obbligatorio delle lobby in cui tutti i contatti con i lobbisti siano pubblicati tempestivamente e completamente. Oltre alla completa trasparenza, chiediamo obblighi concreti e sanzioni coerenti per tutti i funzionari e i dipendenti dell’Unione europea. Vogliamo sanzionare la corruzione e le frodi sui sussidi con la perdita automatica dell’eleggibilità e della capacità di ricoprire cariche pubbliche. Chiediamo inoltre la pubblicazione illimitata delle attività secondarie dei deputati al Parlamento europeo e dei funzionari dell’UE, nonché un periodo di attesa di tre anni per il passaggio dalla politica all’economia (“principio della porta girevole”).

Il dipendente della Volksbank nominato mafioso onorario / la nostra e-mail di protesta


In Germania il fenomeno mafioso viene sempre
più sottovalutato.

Molto spesso riceviamo lettere di persone
indignate che conoscono il pericolo derivante dalla presenza della mafia.

Per questo motivo abbiamo scritto la seguente
e-mail:

Cari membri del Consiglio di Sorveglianza,
caro signor Leson,

mi chiamo Sandro Mattioli, sono il presidente
dell’associazione berlinese mafianeindanke e.V.

Dal 2007 siamo impegnati nella lotta contro i
clan mafiosi e la criminalità organizzata in Germania e in Europa. Siamo nati
come reazione alla strage di Duisburg. In quell’occasione, gli assassini di un
clan della ‘ndrangheta hanno sparato per strada a sei membri di un clan avversario.
Questo evento ha sconvolto molti tedeschi e ha fatto capire loro chiaramente
che cosa sia la mafia, anche in Germania.

Nell’ Aachener Zeitung si legge che Thomas
Leson, direttore di filiale della Volks- und Raiffeisenbank Aachen Region, è
stato nominato Mafioso onorario 2020. A questo proposito, ci troviamo di fronte
ad alcune domande importanti. In che modo la sua funzione in un istituto
finanziario organizzato come cooperativa si integra con la valutazione positiva
della mafia, che lei, signor Leson, sostiene come nuovo mafioso onorario 2020?
Qual è la posizione del suo datore di lavoro sul fatto che lei, anche seppure
scherzosamente, si dichiara di appartenere ad un’organizzazione criminale che
ha sulla coscienza migliaia di persone assassinate, tra cui più di mille
persone innocenti che si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato, o
che sono state vittime di un errore da parte dei loro assassini? O che sono
stati uccisi da bambini perché l’obiettivo era quello di colpire i loro
genitori? Come conciliate la vostra coscienza con quella di rappresentare una
tale organizzazione criminale i cui membri negano la vita comunitaria e
democratica e sottomettono l’economia legale con l’uso della violenza, delle
intimidazioni e dei ricatti?

Chi avvelena centinaia di persone con rifiuti
tossici scaricati illegalmente? Quanto è compatibile lei, onorevole Leson, con
l’idea di servizio pubblico di una banca se non prende chiaramente le distanze
dall’appartenenza a organizzazioni la cui attività principale è, tra l’altro,
il riciclaggio di denaro sporco, che il suo datore di lavoro è tenuto a
prevenire?

Questa lista potrebbe essere molto più lunga.
Ci aspettiamo una maggiore sensibilità da parte di un’istituzione finanziaria
impegnata per il bene comune e pertanto la invitiamo, onorevole Leson, a
rinunciare a questa iscrizione onoraria con effetto immediato. Sarebbe anche
una buona idea che l’associazione carnevalesca della ‘’Mafia del Musica’’
cambiasse nome. Sarebbe meglio non scegliere un’organizzazione criminale,
perché nessuno penserebbe neanche per scherzo di chiamare un’associazione
Waffen-SS. (E se questo è assolutamente necessario, allora almeno rendetelo
grammaticalmente corretto). Abbiamo pubblicato questa notizia come lettera
aperta sulla nostra homepage e saremmo felici di avere una risposta da parte
vostra e dei vostri datori di lavoro.

Non dobbiamo più banalizzare la criminalità
organizzata in Germania, e purtroppo lei, onorevole Leson, sta dando un
importante contributo in tal senso. Se posso fare un commento personale, non
potrei sopportare di essere accostato a persone che hanno brutalmente fatto
saltare in aria persone oneste e integre come i due procuratori antimafia
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Hanno ucciso il giudice Pio La Torre per
aver fatto dell’appartenenza alla mafia un reato penale.

Uccisero il quindicenne Giuseppe di Matteo
affinché suo padre, il testimone principale Santino Di Matteo, non collaborasse
più con la polizia. Almeno nove giornalisti sono stati uccisi da clan mafiosi
per il loro lavoro, e molti miei colleghi come Roberto Saviano devono vivere
nella paura costante. Qui potete trovare una lista delle vittime innocenti
della mafia, che viene letta in Italia ogni anno il 21 marzo in molte città:
http://vivi.libera.it/it-ricerca_nomi. Ci vogliono più di 20 minuti per
leggerle i nomi, anche solo velocemente. Non potete approvare tutto questo. Vi
prego di riconsiderare l’accettazione del titolo del ‘’disonore’’ e restituirlo
al mittente. Sentite liberi di contattarmi e vi spiegherò volentieri in
dettaglio tutto ciò che di negativo può significare il titolo di mafioso
onorario, anche in Germania.

Un caro saluto,

Sandro Mattioli

presidente mafianeindanke e.V.

mafianeindanke lavora su soluzioni innovative


Mafianeindanke è presente alla giornata
tedesca della prevenzione con la presentazione di un poster. Questo evento è un
ritrovo per tutti coloro che sono attivi nel campo della prevenzione della
criminalità ed è il più grande evento di questo tipo in Europa. L’incontro, a
cui prenderanno parte molte centinaia di partecipanti, si svolgerà quest’anno
il 20 e 21 maggio a Berlino presso l’Hotel Estrel. Mafianeindanke riferirà in
merito allo studio di fattibilità sui programmi di allontanamento e distacco
dalla criminalità clanica che l’associazione sta preparando, e i partecipanti
alla conferenza risponderanno alle domande. Tuttavia, questo studio non è
ancora stato completato e pertanto non sarà possibile annunciare i risultati.

Su cosa verte questo studio? Si tratta di un vuoto
che, a nostro avviso, dovrebbe essere colmato con urgenza: chiunque voglia allontanarsi
dalle strutture criminali oggi si trova spesso in difficoltà. Ci sono poche
offerte di aiuto, che al momento viene dato solo a coloro che testimoniano
contro la famiglia e gli amici. Dal nostro punto di vista, i programmi
indipendenti per l’allontanamento dalla criminalità clanica sono molto
importanti. In altri paesi, come l’Italia, la Danimarca e la Svezia, esistono
programmi analoghi. Ci stiamo quindi lavorando da tempo, per garantire che
anche in Germania si prenda in considerazione l’attuazione di misure adeguate,
anche in occasione dell’audizione di mafianeindanke alla commissione per gli
affari interni della Camera dei rappresentanti di Berlino.

Ora ci siamo messi al lavoro per scoprire come
potrebbero funzionare questi programmi in Germania e per parlarne con molti
esperti. Non appena i risultati saranno disponibili, riferiremo nuovamente in
questa sede. In ogni caso, la base per l’istituzione di programmi di allontanamento
è già stata gettata. Nel frattempo, il distretto di Neukölln, con cui
collaboriamo strettamente, ha preso una decisione positiva al riguardo. Infine,
si è riunita per la prima volta la nuova task force per la prevenzione e
l’uscita.

Disperso il gestore Santo Sabatino di Düsseldorf e ricercato nel programma Aktenzeichen XY


Un caso clamoroso: da un giorno all’altro scompare un gestore di diversi ristoranti di lusso. La famiglia aspetta qualche giorno prima di denunciare la scomparsa dell’uomo. La stampa riporta numerosi articoli sul caso e allo stesso tempo i giornalisti fanno ricerche sugli affari dell’uomo. Egli intendeva entrare nel business dei diamanti e un viaggio in Africa probabilmente serviva a questo scopo (e non solo per visitare una scuola che voleva sostenere caritatevolmente). Di Santo Sabatino, 55 anni, si scopre sempre di più: aveva consumato quantità eccessive di droga, le circostanze familiari erano note ai giornalisti, che si studiavano anche i viaggi che effettuava e con chi li intraprendeva e dove. Aveva anche intenzione di comprare una licenza bancaria in uno stato africano. Aveva dato dei soldi ai siciliani. Si dice che abbia avuto i contatti con i mafiosi. “Sabatino è stato eliminato dalla mafia?” chiede l’Express – il che è abbastanza sorprendente in considerazione della riluttanza dei media tedeschi a non associare alla mafia anche persone altamente mafiose. In ogni caso, le indagini non sono condotte come casi di persone scomparse, bensí dalla squadra omicidi. Un background mafioso non risulta improbabile. Al momento, la polizia non nega i legami con la mafia, ma non li conferma nemmeno.

Non si è ancora saputo nulla di rilevante in seguito alla trasmissione. Clicca qui per il programma nella ZDF Mediathek (in tedesco).

Operazione “Pollino”: Nonostante la retata anti mafia di successo le autorità tedesche fanno una figuraccia


In Olanda, Belgio, Italia e Germania sono stati arrestati all’inizio di dicembre 90 presunti membri dell’ ‘Ndrangheta. La finora più importante operazione internazionale anti mafia è stata coordinata dalle autorità europee competenti Eurojust e Europol. Al contrario di come spesso accade l’operazione non parte dall’Italia ma ha origine da delle indagini in Olanda per riciclaggio di denaro, che hanno portato a perquisizioni nella Renania settentrionale Vestfalia, a Berlino e in Baviera. Considerata la vicinanza ai porti di Amsterdam, Antwerpen e Rotterdam le indagini in Germania sono state concentrate nella regione est della Renania settentrionale Vestfalia. Grazie al successo della collaborazione a livello europeo l’operazione ha riscosso molte lodi, mentre i ripetuti errori delle autorità tedesche sono passati in secondo piano.

Gli antefatti: come gli ‘ndraghetisti sono arrivati in Germania

Nicodemo Panetta (37 anni) è un imprenditore che vive a Grotteria in Calabria ed è vittima di ripetute estorsioni. Nonostante sia lui che la sua famiglia vengano aggrediti e le sue attrezzature e macchine da costruzione vengano distrutte Panetta non si lascia intimidire e sporge denuncia contro i suoi estortori. Nel novembre del 1986 Panetta e il suo amico e imprenditore Nicodemo Raschillà sono vittime di un attentato e perdono la vita. Gli agenti trovano i proiettili di un intero caricatore di mitra ma non trovano alcun testimone. Le indagini giudiziarie portano all’arresto di alcuni presunti ‘ndraghetisti e mostrano che capitali legati all’attività d’estorsione del clan erano destinati alla Germania, sia per impedirne il sequestro che per mascherarne l’origine. Documenti legati all’indagine italiana dimostrano che con l’assistenza di un notaio tedesco a Duisburg sono stati investiti 80.000 Euro nell’impresa Bellavita con sede ad Hagen. Un ulteriore investimento venne destinato all’impresa La Piazza 3 Gastronomie che era al centro delle indagini dell’operazione “Pollino”. Gli ‘ndraghetisti si rivolsero sempre allo stesso notaio di Duisburg per le loro attività. Evidentemente il notaio Klaus B. non ebbe alcun sospetto, nonostante i cognomi dei clienti fossero legati all’ambiente dell’attività mafiosa. Una semplice ricerca su internet sarebbe bastata ad ottenere abbastanza materiale per una notifica di sospetto riciclaggio, alla quale i notaio obbligati e per la quale dispongono di estese possibilità di verifica. Una segnalazione tuttavia non venne mai presentata.

Intoppi nelle indagini e violazione del segreto d’ufficio

È quasi imbarazzante che la cimice nascosta nell’auto di due presunti dagli agenti ufficio di polizia federale tedesco (BKA) sia stata scoperta dagli ‘ndraghetisti ma non il sistema GPS che un gruppo di origina turca aveva installato nelle auto prima di metterle a disposizione degli ‘ndraghetisti. Proprio quando per aereo e per nave stava per arrivare un carico con mezza tonnellata di cocaina il dispositivo tecnico venne scoperto. Il gruppo di origine turca era non solo coinvolto nel traffico di droga ma metteva anche a disposizione degli ‘ndraghetisti auto con vani segreti (e appunto il suddetto sistema GPS). Queste auto venivano poi utilizzate per portare la cocaina in Italia. Per onestà è tuttavia opportuno menzionare che anche la polizia tedesca era a conoscenza del sistema e ha utilizzato i dati del gruppo turco per le proprie indagini. La collaborazione tra il gruppo di origine turca, che verosimilmente è legato alla criminalità organizzata, ed il gruppo italiano, sussisteva da lungo tempo. Altri ‘ndraghetisti attivi nella zona della Ruhr avevano già precedentemente utilizzato i loro servizi. I documenti legati alle indagini svelano che agenti tedeschi infiltrati avevano acquistato un’auto manipolata nell’estate del 2017. Il vano segreto integrato nell’auto poteva solo essere aperto grazie ad un speciale interruttore attivato dalla pressione di un preciso tasto nell’auto e l’utilizzo contemporaneo di un caricabatteria collegato all’accendisigaro. Quest’auto venne poi sequestrata.

Un altro errore venne commesso dalla polizia tedesca nel tentativo di installare delle videocamere di sorveglianza di fronte alla pizzeria che serviva come base al gruppo di ‘ndraghetisti. I protocolli della sorveglianza indicano che gli ‘ndraghetisti si accorserso prontamente delle telecamere, come riportato nell’audio di membro dell’organizzazione: “Cugi qua siamo sotto nn lo dire a nessuno anno messo le telcamere nella casa di boris che puntano nel locale… Ha chiamato la kripo a padrone di casa difronte e per sbaglio anno chiamato da boris […] ”). Come noto (da scambio informativo), il BKA aveva installato un sistema di videosorveglianza”.

Oltre a ciò gli ‘ndraghetisti riuscirono a nascondere un carico di droga così bene in un auto che la polizia durante un controllo non fu in grado di trovarlo. Domenico P. racconta che Francesco P. ai tempi residente a Moers ed un complice furono fermati dalla polizia con un auto “piena zeppa” di cocaina. Nonostante gli agenti avessero smontato l’intera auto e anche infilato una mano nella batteria non trovarono niente. Agenti italiani increduli chiesero conferma ai colleghi tedeschi che confermarono la veridicità del fatto avvenuto durante un controllo nell’ottobre 2014 a Neuwied. Un test antidroga diede un risultato positivo. “Lo hanno fatto pisciare in un barattolo in mezzo alla strada”, così descrive P. il controllo della polizia tedesca. I due ‘ndraghetisti e l’auto vennero quindi portati alla stazione di polizia, dove l’auto venne sottoposta ad un’ispezione, che ebbe tuttavia esito negativo. Il giorno successivo i due vennero rilasciati e con loro l’auto carica di cocaina.

Invece non si può definire un errore la violazione del segreto d’ufficio legato alla cooperazione nel traffico di droga tra gli ‘ndraghetisti e il gruppo turco. Nella Renania settentrionale Vestfalia sono in corso indagini contro cinque persone coinvolte: contro tre impiegati nella polizia, un’impiegata nell’amministrazione comunale di Wesseling e un’ex impiegata nell’amministrazione comunale di Duisburg. In questo momento non è possibile ottenere informazioni più precise. Una portavoce del pubblico ministero di Duisburg ha confermato che si tratta della violazione sia di segreto d’ufficio sia di dati personali.

In conclusione, a parte qualche arresto risulta importante che le autorità tedesche in termini di lotta alla mafia abbiano ancora molto da imparare, per non perdere credibilità a livello internazionale. Un carico di 550 kg di cocaina che probabilmente per colpa di una cimice installata male non è potuto essere sventato, un’operazione di sorveglianza di un punto di ritrovo per gruppo di trafficati andata a monte, cinque persone che indipendentemente l’una dall’altra hanno condiviso dati segreti e sensibili con la criminalità organizzata – sono esperienza che sollevano molte domande. Inoltre mostrano come il personale delle autorità tedesche non sia sensibilizzato adeguatamente per il problema della criminalità organizzata. Gli atti non contengono riferimenti a incidenti simili in altri paesi.

CHANCE – una rete europea per la lotta contro la criminalità organizzata


La mafia non conosce limiti. Agisce a livello transnazionale. Non solo nel traffico di stupefacenti, nel traffico di generi alimentari contraffatto, nel riciclo di denaro, nella tratta di esseri umani ed in molti altri campi. Le frontiere statali e i confini delle organizzazioni non hanno alcuna importanza, sono anzi d’aiuto.

I suoi avversari hanno ancora molte difficoltà ad agire a livello internazionale e a cooperare al di là dei confini nazionali. L’operazione Pollino nel dicembre 2018 è stata la prima indagine europea non limitata alla semplice assistenza giudiziaria – cfr. i molti contenuti della newsletter di mafianeindanke. Ma c’è ancora molto lavoro da fare. Per esempio, ad oggi non esiste ancora un protocollo sistematico per gli interrogatori di testimoni al di là delle frontiere nazionali. In questo caso è necessaria un intervento politico e delle autorità competenti. Questa è una delle tante richieste di mafianeindanke.

Anche il settore civile ha molte difficoltà nell’organizzare un cooperazione sistematica a livello internazionale nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata. Il bisogno di una legislazione adeguata viene articolato generalmente solo a livello nazionale e le singole organizzazioni sono troppo deboli per essere ascoltate a livello europeo, dove hanno origine più di due terzi delle leggi nazionali, soprattutto se non si ha una buona rete di contatti come la fondatrice di mafianeindanke ed ex europarlamentare Laura Gavarini.

La situazione ora dovrebbe cambiare. Già avevamo annunciato a dicembre mafianeindanke fa parte di una rete di organizzazioni anti mafia, lanciata da Libera Internazionale. Durante l’ultimo fine settimana di febbraio attivisti di varie organizzazioni anti mafia da dieci paesi europei si sono incontrati a Bruxelles, per accordarsi su un programma politico comune e sul nome del progetto.
CHANCE – Civil Hub Against orgaNised Crime in Europe
Già la prima operazione della nuova rete di coordinazione ed azione è di importanza non indifferente. Il 3. aprile CHANCE presenterà la sua agenda politica alla Commissione Europea e ad alcune persone chiave del parlamento europeo uscente. Il programma include 13 punti – da miglioramenti nella lotta al riciclaggio di denaro, la protezione di testimoni e giornalisti, la confisca di proprietà mafiose e il loro possibile utilizzo da parte dalla società civile fino ad un cambio di strategia nel traffico di droga. Una delle massime priorità di CHANCE riguarda la richiesta di istituire un “tavolo rotondo” o “conferenza permanente” per la collaborazione sistematica tra la società civile e le autorità competenti.

Quest’ampia agenda politica è stata elaborata duranti gli incontri dei membri della rete e finalizzata durante un incontro di tre giorni con consulenti professionali. Il primo giorno, un esperto nell’ambito “Home Affairs”– anche esperto nel campo negli affari interni della Commissione Europea, ha messo a disposizione il suo know-how. Il secondo giorno CHANCE ha avuto modo di consultare un ex pubblico ministero italiano, che è ben informato sullo stato attuale del discorso anche a livello europeo sulla legislatura anti mafia.

Maggiori dettagli sull’agenda politica di CHANCE e sull’incontro del 3. Aprile 2019 nella prossima newsletter.

Le bombe arrivano più tardi – l’espansione della ”ndrangheta in una conferenza di Nando dalla Chiesa


Da oltre trent’anni il sociologo Nando dalla Chiesa studia la criminalità organizzata italiana. E’ stato quindi uno dei pionieri di questa materia, che in Italia è attualmente oggetto di ricerche scientifiche su scala relativamente ampia. In Germania, invece, l’analisi sistematica della criminalità organizzata è meno pronunciata. Anche per questo Dalla Chiesa si reca in Germania una volta all’anno e si prepara ad una vera e propria maratona di conferenze: Poi, nel giro di pochi giorni, riferisce dei suoi studi in diverse città. Quest’anno ha tenuto conferenze a Lipsia, Halle, Amburgo, Potsdam e Berlino e ha offerto al pubblico una sintesi, l’essenza del suo lavoro fino ad ora. Si fanno vive sempre di più le sue esperienze personali.
“Quando ero studente e scrivevo la mia tesi sulla mafia, la parola globalizzazione non esisteva ancora. Ma la mafia era già globale e rappresentata in Canada e negli Stati Uniti”, dice Dalla Chiesa. Tre domande sono state il tema centrale della sua conferenza: perché le organizzazioni mafiose italiane si stanno espandendo? Cosa li mette in condizione di farlo? E cosa significa questo per le aree che vengono “colonizzate”?
È abbastanza sorprendente che Dalla Chiesa usi il termine colonizzazione. Le immagini che mostra danno un’impressione diversa. Mostra i piccoli borghi della Calabria. Sinopoli, ad esempio, un piccolo nido, ai cui abitanti appartengono molte proprietà sulla magnifica Via Veneto a Roma. Poveri villaggi di montagna, a quanto pare. Villaggi come Platì o San Luca, per i quali nessun gallo canterebbe se non fosse cresciuta li un’organizzazione criminale mondiale. Un’organizzazione che, dice Dalla Chiesa, ha acquisito potere non solo come associazione di gangster, ma anche come antropologia speciale.
Quindi non è un caso che i clan non investano nella loro patria. Lo si vede quando si attraversa San Luca. Le case spesso fanno una cattiva impressione, i milioni, che rende ai loro abitanti il traffico di droga e altre attività criminali e legali, ovviamente non arrivano qui, almeno non in forma visibile. “La ‘Ndrangheta ha bisogno di una regione povera”, dice Dalla Chiesa. “Perché lì la gente non chiede diritti, ma favori. Dove c’è lavoro, le persone non sono dipendenti”. E questo limiterebbe gravemente il potere della ‘Ndrangheta. Così la ‘Ndrangheta investe il suo denaro anche per questo all’estero, non solo perché c’è molto meno rischio di confisca dei beni.
Dalla Chiesa ha studiato esattamente quali cambiamenti avvengono quando la ‘Ndrangheta si infiltra in nuove aree. Nell’Italia settentrionale, dove vive e lavora, ha potuto osservarlo davanti alla propria porta di casa: “Per molto tempo vi è stato detto che la mafia non è pericolosa. Hanno detto che stavano portando del denaro, non è pericoloso. Ma poi portano i loro metodi, poi le bombe”. Lui e i suoi colleghi hanno analizzato una comunità molto attentamente, Bresciello. I ricercatori hanno potuto dimostrare che la ‘Ndrangheta ha portato il suo metodo di silenzio, l’Omertà, nelle zone conquistate.
La Germania è un caso particolarmente interessante. In parole povere, l’espansione nella Germania dell’Ovest ha fornito lavoro e riparo ai membri della mafia, mentre la Germania dell’Est è diventata un obiettivo di investimento subito dopo la riunificazione. La reazione in tutta la Germania è stata simile, una “doppia negazione”. Prima la presenza dei clan è stata negata nell’opinione pubblica, poi ignorata nella legislazione. Dalla Chiesa ha una spiegazione per questo: se si ammette la presenza della mafia, la reputazione diminuisce e gli investimenti diminuiscono. Quindi si preferisce negarli il più a lungo possibile..
Nella Repubblica federale di Germania sono stati osservati anche alcuni casi particolari. Ad esempio, il clan Carelli era piuttosto insignificante in Italia quando si è spostato in Germania. Tuttavia, il gruppo ha intelligentemente usato la Germania come laboratorio e scuola. Qui potevano imparare e crescere, perché qui, a differenza della loro terra natale, dove la pressione competitiva era alta e lo spazio disponibile era piccolo, trovarono condizioni quasi ideali.
Un altro caso particolarmente interessante è Erfurt, tanto interessante che Dalla Chiesa attribuisce alla capitale dello stato della Turingia un carattere modello per la ‘Ndrangheta’. L’organizzazione criminale ha lì il monopolio dei ristoranti e delle pizzerie, il che significava che un centinaio di giovani della città di San Luca con i suoi 4000 abitanti arrivarono in città. La ‘Ndrangheta ha saputo come farsi ben volere dai cittadini della città appena conquistata: Ha fatto donazioni alla squadra di calcio, agli orfanotrofi e alle associazioni culturali.
Ciò che dice Dalla Chiesa dovrebbe essere un doppio avvertimento per noi. L’espansione della ‘Ndrangheta ha avuto una doppia radice: da un lato l’intensificarsi della repressione statale in Italia portò all’evasione in nuovi territori, dall’altro l’emergere di guerre interne. Che cosa significa questo per la Germania, lo abbiamo visto nel 2007 quando un clan ha sparato a sei rappresentanti di un altro clan a Duisburg davanti al ristorante mafioso “Da Bruno”. L’esempio dell’Italia dimostra che una maggiore repressione è urgentemente necessaria se si vuole frenare la ‘Ndrangheta nella sua spinta all’espansione. In Germania questo punto di vista non ha ancora prevalso.

Il Prof. Luca Storti ospite all’Università di Potsdam


Nel mese di gennaio il Prof. Luca Storti ha tenuto una conferenza su “L’espansione internazionale delle mafie italiane: un fenomeno caleidoscopico” presso la Cattedra di Sociologia organizzativa e amministrativa dell’Università di Potsdam. La mafia è diventata da tempo un fenomeno globale. Esamina quindi l’espansione territoriale delle mafie italiane: la questione è come si espandono dai loro territori di origine in territori stranieri. Qui, gli studenti entrano in contatto con un argomento che è ancora sottoesposto in molte università in Europa, specialmente in Germania.

Il Prof. Luca Storti è professore ordinario di Sociologia economica presso l’Università di Torino e membro fondatore del gruppo di ricerca LARCO – Laboratorio di Analisi e Ricerca sulla Criminalità Organizzata. Nel 2015 ha partecipato al progetto di ricerca “Cross Border Italian Mafias in Europe: Territorial Expansion, Illegal Trafficking, and Criminal Networks” (CRIME), che ha esaminato Germania, Svizzera, Francia, Belgio e Paesi Bassi per le attività mafiose.

Le mafie italiane
In considerazione dello stato attuale della ricerca e dell’insegnamento sulla mafia, la conferenza ha un carattere piuttosto introduttivo. All’inizio vengono citate le differenze e le similitudini delle mafie storiche in Italia: Una mappa mostra Cosa Nostra in Sicilia, la ‘Ndrangheta in Calabria e la Camorra a Napoli e in Campania. Sono citate anche le relativamente giovani mafie Sacra Corona Unita in Puglia, Basilischi in Basilicata e Stidda in Sicilia. Tutte e tre sono legate alle mafie storiche; la prima venuta fuori dalla Camorra, la seconda è controllata dalla ‘Ndrangheta e l’ultima si è separata da Cosa Nostra. Le mafie storiche sono strutturate in modo molto diverso: Cosa Nostra è piramidale, la ‘Ndrangheta orizzontale e la Camorra frammentaria. I loro approcci espansivi variano di conseguenza.

Secondo il Prof. Luca Storti, le mafie sono sia “power syndicates” che “enterprise syndicates”, una distinzione concettuale fatta da Alan Block (1980), professore emerito di criminologia degli studi ebraici all’Università di Penn State, USA. Gli “enterprise syndicates” sono organizzazioni che realizzano profitti su mercati illegali, ad esempio attraverso il traffico di droga. I “power syndicates” sono quelli che controllano il territorio e la società locale.

Le tipologie di espansione territoriale
Per quanto riguarda il rapporto con il territorio originario, si distinguono due forme di espansione: Nel primo caso permangono i rapporti con l’organizzazione e il territorio originari e la mafia espansa rimane dipendente dalle strutture tradizionali. Nel secondo caso, emerge un’organizzazione completamente indipendente. Nel primo caso, l’espansione può essere descritta come “trapianto” – la riproduzione completa della mafia in un nuovo territorio – o come “infiltrazione” – la lenta penetrazione della mafia in un nuovo territorio che rivela solo alcune delle caratteristiche della mafia. Spesso la mafia appare solo come un “enterprise syndicates”, cioè la mafia penetra nei mercati illegali o addirittura legali (es. investimenti immobiliari) del nuovo territorio senza controllare la società locale.

Per approfondire il tema Mafie in Europa, si prestano i testi ai quali ha contribuito il Prof. Storti come Co-autore:

  • Italian Mafias across Europe (mit J. Dagnes e D. Donatiello), in Mafias today, F. Allum, R. Sciarrone , I. Clough-Marinaro, di prossima pubblicazione.
  • La questione delle mafie italiane all’estero: stato dell’arte e temi emergenti (mit J. Dagnes, D. Donatiello, R. Sciarrone), in «Meridiana», 2016, n. 4, pp. 149-172.
  • The territorial expansion of mafia-type organized crime. The case of the Italian mafia in Germany (mit R. Sciarrone), in «Crime, Law and Social Change», 2014, vol. 61, n. 1, pp. 37-60.
  • Die italienische Mafia in Deutschland mit R. Sciarrone, in Dolce Vita? Das Bild der italienischen Migranten in Deutschland, pp. 177-198, Campus Verlag, Frankfurt am Main, 2011.

Roberto Saviano al festival del cinema a Berlino: La mafia come fenomeno incompreso


I „paranzini“ di Napoli sono finzione e realtà nello stesso momento. Roberto Saviano è stato criticato aspramente per „La paranza dei bambini“. Secondo il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, Saviano non è capace di trasmettere un’immagine completa di Napoli e della mafia. Ma non è compito dell’autore di assicurare una cultura generale sul fenomeno mafioso.

Roberto Saviano, Claudio Giovannesi e Maurizio Braucci sono stati premiati alla Berlinale con il prestigioso Orso d’Argento per la sceneggiatura di “La paranza dei bambini” (Claudio Giovannesi, 2018) – un successo internazionale. A Napoli la notizia viene accolta prima con riservatezza, poi con critica. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, considera la narrazione del film incompleta. Lo scrittore e giornalista Roberto Saviano è stato ripetutamente soggetto di critiche da quando ha pubblicato il bestseller “Gomorra” nel 2006. Spesso viene accusato di infangare la città di Napoli o di impedire il lavoro dell’antimafia locale – una denuncia mossa regolarmente contro chi parla di mafia. È così che la discussione intorno al film distrae dal vero problema: l’incomprensione generale del fenomeno mafioso.

I paranzini napoletani: giovani senza prospettiva

Il film “La paranza dei bambini” si basa sull’omonimo romanzo di Saviano e racconta la storia fittizia di un’ascendente baby gang nel Rione Sanità, un quartiere critico di Napoli. Ma quello che il pubblico a Berlino ha visto sullo scherma è realtà a Napoli – dalla rapina dell’albero dei desideri dalla galleria commerciale Galleria Umberto, le stese in mezzo ai palazzi della Sanità o la morte di un baby boss di 19 anni. Chi conosce Napoli e la Camorra capisce le motivazioni dei giovani e sa: il tema del film è un argomento di scottante rilevanza politica e sociale.

Il trama del film è il seguente: Nicola e i suoi amici crescono in mezzo a povertà e assenza di opportunità. Come molti ragazzi del quartiere non vanno a scuola; invece girano la città in motorino e fanno casini. Sognano denaro e potere, vestiti firmati e belle ragazze. La mamma di Nicola gestisce una piccola lavanderia di quartiere da sola. Come tutti gli imprenditori della zona, paga regolarmente il pizzo alla Camorra. Nicola lo trova ingiusto. Insieme ai suoi amici sfida i boss del quartiere per abolire il pizzo. Con pistole e fucili prendono il potere nel quartiere. Ma la loro vittoria dura poco – la guerra dei clan è appena iniziata e baby gang come la loro sono destinate alla morte.

Un film sulla mafia o un film educativo?

È difficile dire quanto un film possa contribuire ad aumentare la comprensione del fenomeno mafioso. Finora, molti film hanno dissimulato la criminalità organizzata. “La paranza dei bambini” è diverso e per questo si merita l’Orso d’Argento: il film esce dal genere del giallo e rompe con il fascino scuro della mafia. Non è assolutamente paragonabile alla Trilogia del “Padrino” di Francis Ford Coppola (1972, 1974, 1990), a “Gomorra” di Mattero Garrone (2008) o all’omonima serie del 2014. Il lungometraggio continua nella tradizione del neorealismo italiano, uno stile nato alla fine della Seconda Guerra Mondiale che mette la vita e le esperienze della gente comune al centro e che rispecchia la vera Italia. “La paranza dei bambini” è stato girato nei quartieri di cui parla. I paranzini vengono interpretati da attori dilettanti che loro stessi vengono dai quartieri difficili napoletani e che conoscono la realtà della criminalità organizzata. Tutto gira intorno all’umanità, alla vita e le emozioni dei ragazzi. Uno degli sceneggiatori, Claudio Giovannesi, dice: “Il film tratta più la perdita dell’innocenza dei ragazzi che la criminalità organizzata. Non si parla di delinquenti, ma di giovani che provano amore e amicizia come i giovani di altre città o di altre classi sociali – solo che scelgono la criminalità.” “La paranza dei bambini” è un tentativo di rendere comprensibili i motivi dei giovani.

Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, non critica la qualità del film di per sé. In generale si complimenta con i giovani attori e sottolinea la collaborazione tra l’amministrazione comunale e la squadra del film durante le riprese. Più che altro critica “l’incapacità di Saviano di raccontare la città di Napoli nel suo corpo, nella sua anima, nel suo cuore e nel suo pensiero”. Evidentemente Saviano non sarebbe capace di analizzare Napoli, una città che ha bisogno di un racconto corretto. Continua dicendo che gli spiace che uno come Saviano non si sia reso conto di cosa stia accadendo in questi anni a Napoli, dove le stese ci sono ancora, ma dove è di gran lunga prevalente la rinascita culturale di cui sono protagonisti anche tantissimi bambini. Afferma ancora: “Noi non nascondiamo le stese, la Camorra e la criminalità. Noi le vediamo tutti i giorni e, a differenza di Saviano che le racconta solo in testi e film, andiamo a incontrare i feriti, i commercianti e le persone danneggiate e lavoriamo per cacciare la Camorra dalla politica. La sua narrazione che Napoli è solo Camorra è assolutamente inaccettabile perché ci sono insegnanti, poliziotti, carabinieri, magistrati, l’amministrazione e i cittadini che lottano per una Napoli diversa.”

De Magistris ha ragione in quanto la lotta contro le mafie viene tematizzata troppo poco e film come “Gomorra” o “La paranza dei bambini” diffondono la disperazione. De Magistris aggiunge che tutti a Napoli sanno che film come “La paranza dei bambini” invitano i giovani all’imitazione. Per de Magistris e altri attivisti dell’antimafia, l’accumulo di racconti che depingono Napoli soltanto come cuore della Camorra può essere frustrante. Vista la situazione sociale a Napoli e la diffusa incomprensione del fenomeno mafioso, dei racconti complessi con varie prospettive sarebbero opportuni nel cinema e nella letteratura. Ma è compito di un film di svolgere un ruolo educativo eppure sociopolitico?

Le responsabilità degli spettatori

Non è facile rispondere alla domanda se il cinema dovrebbe svolgere un ruolo illuministico nel caso di un film che ha il fenomeno mafioso come tema. Successi internazionali come “Gomorra” o “La paranza dei bambini” influenzano gli spettatori. Certo che le reazioni del pubblico non possono essere rilevate direttamente. Ma sicuramente è possibile che per esempio dei giovani non riflettono sul tema, o che certe immagini creino stereotipi nelle teste del pubblico. “A Napoli lo stato non c’è. Tutto è Camorra”, si dice troppo spesso e non solo in Germania. Ma ovviamente il cinema non è responsabile per l’educazione del pubblico. Arte non è politica e autori come Braucci, Giovannesi e Saviano hanno soltanto il compito di raccontare. Una discussione su cosa mostra un film e se può essere mostrato in generale indica spesso un problema più profondo: l’oggetto del film non è stato processato al livello di società e politica. Non il film stesso è problematico, ma la mancata rielaborazione critica del suo contenuto.

Il compito di iscrivere il film in un quadro più ampio spetta più che altro allo spettatore, che non funge soltanto da consumatore di cultura, ma da essere politico e sociale. Si potrebbe porre domande come: quello che vedo rispecchia la verità? Quali motivazioni possono spingere dei ragazzi ad agire così? Quale ruolo hanno la politica, l’economia, la società? E: anche qui da me esistono le baby gang? O le mafie? Se gli spettatori per vari motivi non si pongono queste domande, non è colpa dello scrittore o dello sceneggiatore.

Le mafie, un problema europeo!

Saviano continua a difendere il suo lavoro da critiche e malintesi. Di “La paranza dei bambini” dice che non si tratta di una storia su Napoli, ma su un fenomeno contemporaneo osservabile ovunque nel mondo: i paranzini esistono a Los Angeles, Mosca e Berlino. Sono giovani che si interessano solo per soldi e potere, per status symbol come le scarpe Nike, belle ragazze e bicipiti allenati e possibilmente abbronzati. I loro credi sono “spara prima di essere sparato” e “prendi tutto quello che vuoi”.

Sul palco a Berlino Saviano ha mostrato il video musicale “Kokaina” di Miami Yacine e ha detto: “Giovani in Germania condividono gli stessi codici comunicativi e valori.” Le baby gang esistono anche in Germania, ma hanno la vita facile perché non se ne parla. Chiesto se ha speranza per la situazione a Napoli, Saviano ha risposto che non crede che il governo attuale è disposto ad agire contro il fenomeno mafioso. In più, non sarebbe un problema italiano ma un problema europeo. Le baby gang sono solo la punta dell’iceberg.