Mafie in Europa


Era il 1962 quando il matematico statunitense Edward Lorenz studiò ed elaborò il cosiddetto “effetto farfalla”, probabilmente ispiratosi ad “A Sound of Thunder”, racconto di Ray Bradbury. Lo scrittore del celebre romanzo Fahrenheit 451 immagina che, in futuro distopico fissato nel 2055, il protagonista, un cacciatore che intraprende un “safari nel tempo”, calpesta e uccide una farfalla, causando mutamenti politici, sociali, culturali nel suo presente.

Lorenz elaborò matematicamente e fisicamente l’ipotesi per cui “un battito delle ali di un gabbiano sarebbe stato sufficiente ad alterare il corso del clima per sempre”: il gabbiano, divenuto poi una più romantica farfalla, causerebbe uno spostamento di materia tale da innescare infinitesimali ma determinanti mutamenti nel reale che potrebbero anche far originare un uragano in tutt’altra parte del mondo.

La più che suggestiva teoria lorenziana, dotata di una prorompente forza immaginifica, è stata la base per sceneggiature di successo come Donnie Darko e The Butterfly Effect; ha ispirato cantanti ed artisti e, nel tempo, è servita a spiegare teorie filosofiche, legate al destino umano e teorie ambientali, relative al cambiamento climatico.

Tra le varie applicazioni del concetto, interessante è l’uso strumentale che spesso si fa dell’effetto farfalla per spiegare la globalizzazione: il mercato globale, erroneamente definito come inevitabile e parte dell’evoluzione umana, ha innescato nel tempo legami invisibili tra luoghi del mondo apparentemente sconnessi. Un incendio in una fabbrica di scarpe in Thailandia, ad esempio, può causare ingenti danni ad una multinazionale con sede in America, facendo calare a picco la sua quotazione in borsa e incidendo sull’occupazione nelle zone del mondo in cui la multinazionale opera. L’esempio più emblematico è sicuramente quello della Grande Crisi del 2008: la deregulation dei mercati finanziari permise delle incredibili – e complicate – speculazioni da parte dei più grandi attori finanziari degli USA (Goldman Sachs e JP Morgan fra tutte), soprattutto nel mercato immobiliare. Allo scoppio della bolla speculativa si è innescato un effetto domino che ha portato dapprima alla bancarotta della più grande assicurazione del mondo (l’AIG), poi al crollo della borsa mondiale, sino ad incidere tassello dopo tassello, sulla vita quotidiana di miliardi di persone, specialmente dei paesi più poveri e sottosviluppati.

La globalizzazione ci ha permesso di trovare sugli scaffali dei nostri supermercati prodotti orientali o sudamericani; ha consentito di conoscere le controversie politiche di questo o quel paese subsahariano; ha dato modo di connettere e creare ponti tra realtà economiche e sociali molto distanti tra loro. Ma come l’effetto farfalla insegna, ad ogni battito di ali corrisponde un uragano.

Uno dei tanti, troppi effetti negativi e incontrollati – ma non incontrollabili – della globalizzazione è stato ed è tutt’ora l’esponenziale crescita della criminalità organizzata: le simil-feudali famiglie mafiose siciliane, le barbare ‘ndrine della ‘ndrangheta, i clan camorristici hanno deciso di imparare l’inglese, il tedesco, lo spagnolo ed hanno avuto la capacità di oltrepassare i confini italiani ed europei.

Per questo, definire oggi le caratteristiche delle organizzazioni criminali italiane è assai arduo e complesso. Come Giano Bifronte, infatti, da un lato esse sono profondamente legate ai territori di origine, dove continuano a mantenere un potere profondamente legato al consenso popolare; dall’altro, invece, hanno acquisito una forte propensione ad emigrare ed esplorare oltre i confini italiani alla ricerca dei terreni più fertili per seminare e poi raccogliere i propri frutti criminali.

A questo punto occorre aprire una parentesi. Da decenni le mafie hanno differenziato i propri settori d’investimento, alla ricerca di una gigantesca “lavatrice” del proprio denaro sporco sempre in funzione. È fondamentale per le mafie investire il più possibile in attività legali che permettono di utilizzare il proprio denaro sporco derivante da attività come il commercio di droga, la prostituzione, il pizzo etc. etc. Per questo parlare di “organizzazione mafiosa” oggi significa parlare di una vera e propria “impresa mafiosa”, il cui fine primario è il profitto, caratterizzata da una rinnovata capacità di mimetizzarsi con il mercato cd legale e con gli agenti attivi nel panorama economico europeo e mondiale. Le mafie guadagnano, investono, rischiano esattamente come ogni società e, data la loro immensa capacità economica, sono paragonabili a poche multinazionali al mondo. Secondo un recente studio della Commissione Parlamentare antimafia le mafie italiane hanno un fatturato (ossia una somma di ricavi) pari a circa 150 miliardi di euro, più della prima multinazionale italiana (Exor, al cui interno vi sono la Juventus e Fiat ad esempio, che nel 2018 ha avuto un fatturato di 143 miliardi di euro).

Capitale. Investimenti. Globalizzazione. Le parole d’oro che caratterizzano il neo liberismo sfrenato, oggi, sono le stesse parole utilizzabili per le varie forme di criminalità organizzata, italiane (la ‘ndrangheta sopra tutte) e straniere (come i Narcos messicani e colombiani e la mafia russa). Ed anche in questo caso l’effetto farfalla fa il suo corso. Come quando nel 2007 una delle tipiche faide interne alla ‘ndrangheta – quella tra i clan Nirta-Strangio e Pelle-Vottari – originatasi nell’entroterra calabro, a San Luca, madrepatria aspromontina di quella che è oggi riconosciuta come la più forte organizzazione criminale del mondo e monopolista del mercato europeo della cocaina – ebbe i suoi devastanti effetti su luoghi distantissimi, geograficamente e culturalmente. È la Germania, infatti, lo scenario in cui, il giorno di ferragosto di dodici anni, fa si consumò definitivamente la guerra intestina tra i clan calabresi: a Duisburg, città famosa per l’acciaio ed il suo immenso porto fluviale, dinanzi al ristorante Da Bruno (uno delle tante “lavatrici” della ‘ndrangheta), il tipico silenzio teutonico fu spezzato dall’esplodere di decine e decine di colpi. 6 le vittime, tutte facenti parte del clan Pelle-Vottari, dai 16 ai 39 anni. I due principali mandanti, Giovanni Strangio e Francesco Nirta, sono stati arrestati qualche anno dopo non nell’arida San Luca, non in bunker ben nascosti tra le reti fognarie calabresi, non in casali protetti da un vicinato spaventato e silenzioso, ma in Olanda. Il primo, infatti, è stato arrestato ad Amsterdam, nel 2009; il secondo vicino Utrecht, a Nieuwegein, nel 2013.

Una faida a San Luca, una strage a Duisburg, due arresti in Olanda: ecco la globalizzazione. Ecco l’effetto farfalla. Storie lontane che si incrociano, paesi distanti che divengono scenari delle medesime tragedie, linee all’apparenza parallele che si intersecano dando vita a contorti labirinti. Come anche le storie delle ultime due vittime innocenti di mafia, Jan Kuciak e Martina Kusnirova, ventisettenni slovacchi, fidanzati e promessi sposi, e Antonino Vadalà, nato a Bova Marina, in provincia di Reggio Calabria, noto da anni dalle autorità italiane. Jan era un giornalista brillante e stava lavorando ad un’inchiesta sui rapporti tra la ‘ndrangheta ed il primo ministro slovacco Robert Fico, volta a scoprire un immenso giro d’affari basato sull’intercettazione illecita di fondi europei. Vadalà, già conosciuto dagli investigatori italiani per aver nascosto il trafficante di droga Domenico “Mico” Ventura, da Bova Marina scappò in Slovacchia dove avviò ferventi attività imprenditoriali e acquisì sempre più potere come referente dell’associazione criminale, intessendo rapporti anche con il Primo Ministro del paese. Le inchieste di Jan furono brutalmente silenziate il 21 febbraio 2018, giorno in cui lui e Martina sono stati freddati nella loro abitazione, ma l’effetto farfalla, questa volta, ha portato ad un’uragano di rabbia collettiva e solidarietà: Robert Fico, infatti, fu costretto a dimettersi dalle piazze slovacche, riempitesi come mai prima sin dalla Rivoluzione di velluto del 1989 per chiedere a gran voce nuove elezioni.

Immensa disponibilità economica (paragonabile a pochi Stati o multinazionali al mondo), ramificazioni intercontinentali e capacità permeante in molteplici settori della società: forse aveva ragione Marlon Brando, l’attore interprete del celebre Padrino, quando affermava che “la mafia è il miglior esempio di capitalismo che abbiamo”.

L’ufficio federale della polizia criminale tedesco e il ministro Seehofer presentano il rapporto sulla criminalità organizzata


Purtroppo, i dati pubblicati recentemente dall’ufficio federale BKA e dal Ministero federale dell’Interno Seehofer nel rapporto denominato „Immagine sulla situazione federale della criminalità organizzata“ („Bundesleitbild Organisierte Kriminalität“) hanno ben pochi lati positivi. Il numero di procedimenti contro la criminalità organizzata – che di per sé è un settore molto ampio e non comprende solo gruppi mafiosi con una struttura complessa – è sceso da 572 a 535, rispetto all’anno precedente.
Considerando che il tema della lotta alla criminalità organizzata ha ricevuto maggiore attenzione da quando è stata „scoperta“ la presenza delle organizzazioni criminali dei cosiddetti clan, questo declino è ancora più allarmante. Ma non è tutto. Le cifre dimostrano più volte che la lotta contro la criminalità organizzata in Germania non è una priorità.

1.Fino a 1000 membri della ‘ndrangheta in Germania ma indagini contro solo 124 persone

Grazie al gruppo parlamentare dei Verdi del Bundestag, il governo federale deve contare e monitorare i membri delle organizzazioni mafiose in Germania ogni anno. Nel maggio di quest’anno, il governo ha riferito che il “il numero effettivo di membri da attribuire alla ‘ndrangheta è stimato tra 800 e 1.000”.
Ora apprendiamo che l’anno scorso ci sono state in totale 13 indagini contro membri della criminalità organizzata italiana, cioè contro tutti i gruppi (oltre alla ‘ndrangheta anche la Cosa Nostra, la Camorra ed altri). Si tratta di un caso in meno rispetto all’anno scorso ed il fatto che 124 membri della ‘ndrangheta siano stati indagati parla da sé. In parole povere, questo significa che nove mafiosi su dieci rimangono indisturbati in Germania, nove membri su dieci di organizzazioni criminali possono fare i loro affari serenamente e con le altre organizzazioni (Camorra, Cosa Nostra eccetera) la situazione è la stessa. L’inadeguatezza dell’azione statale nel campo della criminalità organizzata è dimostrata anche dalla somma dei beni sottratti.

2. Miliardi di euro di entrate rimangono ai criminali

I danni causati da attività criminali in Germania sono stimati in 691 milioni di euro. I proventi da attività criminali sono stimati in 675 milioni di euro. È stato sequestrato un importo provvisorio di 72 milioni di euro. Dando queste cifre per scontate (anche se sono certamente troppo basse), ciò significa che più di 600 milioni di proventi di reato rimarranno ai gangster. Oppure, in altre parole, vale la pena essere un criminale in Germania!
Perché ci sono dubbi sul livello dei proventi di attività criminali? Se si calcola quali sarebbero stati i proventi se le droghe confiscate fossero state vendute, si devono ipotizzare miliardi di entrate e a questa cifra si aggiungono altre attività criminali. Poi c’è un altro punto che viene regolarmente dimenticato durante questa esposizione annuale dell’ordine di sicurezza della Repubblica Federale Tedesca: i gruppi della criminalità organizzata non sono attivi soltanto nell’illegalità, ma utilizzano anche il mercato legale della Repubblica federale per le loro attività, che dunque sono legali e che, per questo, è difficile stimare. Ignorarle completamente dimostra una visione poco lungimirante riguardo la criminalità organizzata.

3. Abbiamo finalmente bisogno di una nuova edizione del rapporto periodico di sicurezza

L’Immagine sulla situazione federale della criminalità organizzata si basa su indagini che sono state effettuate. È una dichiarazione banale, ma con conseguenze di vasta portata. Ciò che non compare in un procedimento di indagine o in cui il procedimento di indagine preliminare non viene trasformato in un procedimento di indagine formale, non si trova nel rapporto. Considerando la crescente pressione per indagini completate con successo e la diminuzione delle risorse per le indagini strutturali (in cui non si tratta di identificare i colpevoli, ma di chiarire le strutture criminali), nonché la frequente mancanza di personale nelle forze di polizia dei Länder, è ovvio che il rapporto sulla criminalità organizzata non può mostrare un quadro reale della situazione nel paese ma riflette solo le attività delle forze di polizia. Il rapporto non mostra qual è la situazione della criminalità organizzata in Germania. Mostra solo ciò che si sta facendo contro la criminalità organizzata. Questa è una grande differenza!
Mafianeindanke ha chiesto al ministro federale dell’Interno Seehofer all’inizio di giugno di commissionare finalmente il Rapporto periodico di sicurezza („Periodischer Sicherheitsbericht“), che spiega scientificamente lo stato di sicurezza della Germania ma non ha dato una data esatta. Inoltre un ulteriore elemento di debolezza del Periodischer Sicherheitsbericht sta nel fatto che la BKA non può basare le proprie analisi su dati ulteriori rispetto a quelli derivanti dalle indagini svolte, al contrario di semplici ricercatori scientifici che invece possono attingere da più e diverse fonti.

Lacrime e brividi – la Summer School a Milano su ‘’Mafia e donne’’ impartisce nuove conoscenze


Può accadere che ascolti il racconto di una procuratrice intenzionata a fermare una collaboratrice di giustizia sulla strada per la rovina – il cui veicolo sembrava passare inosservato attraverso ogni barriera stradale – e tutto quello che aveva a sua disposizione era unicamente un segnale GPS. Nessun tipo di auto, nessuna intercettazione, solo un punto sullo schermo.

Può succedere che tu ti chieda perché è meglio non vedere le donne nei clan mafiosi come vittime, ma piuttosto considerare i fattori che le rendono particolarmente vulnerabili, perché la debolezza deriva dalla condizione di vittima, ma la vulnerabilità può essere una risorsa di forza.

Accade anche che tu – e quasi tutti gli altri partecipanti al corso, compresi i professori – siate commossi fino alle lacrime da un’opera teatrale e dalla forza delle parole. E può succedere che dopo una settimana e un totale di 40 ore di insegnamento, il più alto procuratore antimafia italiano ti presenti e ti consegni il diploma personalmente. La Summer School presso l’Università degli Studi di Milano sui diversi temi riguardanti la criminalità organizzata è senza dubbio qualcosa di speciale. Parteciparvi, se si parla italiano, è un grande privilegio.

Ma se vieni dalla Germania, ti lascia anche un po’ triste. Per il fatto che un evento di questo tipo – che si rivolge sia ad un pubblico professionale che ad un pubblico di massa – in Germania non esiste. E poi c’è naturalmente la solita (e vecchia) considerazione: il tema della criminalità organizzata e della mafia in Italia sta ricevendo l’attenzione e il sostegno che si cerca invano anche in Germania. Per la nona volta, l’Università Statale di Milano ha organizzato questo seminario strutturato in blocchi. Quest’anno l’argomento era “Mafia e donne”. Si tratta di un evento portato avanti anche in collaborazione con l’associazione italiana antimafia Libera. Sul versante universitario, il programma è stato progettato da tre professori: Nando dalla Chiesa, Monica Massari e Ombretta Ingrascí. Sono tutti ricercatori di spessore sul tema delle mafie e della criminalità organizzata. Basterebbe solo questo a dimostrare quanto l’Italia sia all’avanguardia in questo campo rispetto alla Germania. Tra gli organizzatori c’è anche Sarah Mazzenzana, nostra volontaria presso mafianeindanke qualche tempo fa. Quest’anno, tra i circa 40 partecipanti c’erano poliziotti, pubblici ministeri, studenti, insegnanti, pensionati e cittadini attivi e interessati. C’era anche un partecipante venuto appositamente da Washington.

È difficile riassumere una settimana così ricca di impressioni e intuizioni. Una conclusione ammissibile è che la visione maschile delle donne presenti nelle strutture della criminalità organizzata ha reso per troppo tempo praticamente impossibile una visione globale del fenomeno. Su larga scala, l’illusione generalmente creata dei clan come entità puramente maschili prevale ancora oggi. Le donne, in realtà, svolgono un ruolo importante in tutte le principali organizzazioni criminali italiane (‘ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra e altri gruppi minori).

La camorra napoletana, che si considera l’organizzazione ‘’più progressista’’, ha al proprio interno anche donne che ricoprono il ruolo di boss. Vi è persino l’esempio di una trans alla guida di un gruppo criminale. Diversi interrogatori a collaboratrici di giustizia hanno inoltre dimostrato che il ruolo delle donne è molto più importante rispetto alla semplice educazione dei figli e alla trasmissione dei (dis)valori della mafia. È anche vero, però, che all’interno della ‘ndrangheta calabrese è importante che i clan mantengano le donne sotto il maggior controllo possibile, proprio perché la loro funzione è vitale per i clan – anche se non possono formalmente diventare membri e quindi non assumono una funzione ufficiale. Ad esempio, quando si è saputo che Giusy Pesce è diventata collaboratrice di giustizia e ha cambiato schieramento, il clan Bellocco ha celebrato e deriso i Pesce per il fatto che questi non riuscissero a tenere le loro donne sotto controllo.

Le donne dei clan esercitano spesso anche la professione di avvocatesse, consulenti finanziarie e contabili. Ciò aiuta a comprendere che la ‘ndrangheta non sia un blocco monolitico, bensì una rete di clan diversi che non mantengono tutti le stesse regole e gli stessi schemi procedurali.

Nella Summer School, però, non ci si è concentrati solo sulle donne di mafia, ma anche su quelle che la combattono. Alcune di loro erano presenti di persona, come i pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Alessandra Dolci. Ascoltare il modo in cui lavorano con le testimoni chiave è stato emozionante, scioccante, illuminante. Le loro storie assomigliavano a un thriller con figure femminili come protagoniste. Anche le donne che hanno abbandonato la scuola hanno avuto la possibilità di esprimersi. Il regista teatrale Mimmo Sorrentino, ad esempio, ha raccontato come sono state create le sue opere teatrali. Lavora con donne con legami mafiosi detenute in prigioni di massima sicurezza. Viene a conoscenza delle loro storie chiedendo loro di raccontare la storia delle compagne di prigionia. Solo questo trucco permette loro di affrontare la propria vita. Due donne che hanno recitato nelle sue opere teatrali hanno riferito quanto possa essere impressionante. Una delle attrici ha raccontato di come si è innamorata di un giovane uomo, un mafioso di alto livello di una famiglia ben nota. Sono anche testimonianze come queste che non solo approfondiscono la conoscenza della criminalità organizzata, ma la rendono vivida.

Il sostegno della Summer School da parte delle più alte autorità è stato sorprendente. Giuseppe Sala, sindaco di Milano, è venuto all’inaugurazione e ha annunciato che il comune sosterrà la decima edizione della Summer School il prossimo anno. Il più alto procuratore antimafia italiano Federico Cafiero de Raho ha portato la propria testimonianza in conclusione dei lavori, affiancato da altre personalità molto importanti.

Contrastare il riciclaggio di denaro a livello locale: l’esempio di Amsterdam


Il 6 settembre 2019 abbiamo partecipato alla conferenza sul riciclaggio di denaro sporco organizzata da ‘’Die Linke’’ al Bundestag. In questa occasione, ha destato particolare curiosità l’intervento di Bas ter Luun, Senior Advisor del Dipartimento di ordine pubblico e sicurezza presso la città di Amsterdam.

La capitale olandese – ha spiegato ter Luun nel corso della sua presentazione – è un centro nevralgico del traffico illecito di sostanze stupefacenti. Anche il consumo è molto elevato nella città, si stima infatti che nel 2018 sia stata consumata cocaina per un valore di milioni di dollari. I trafficanti di droga possono fare affidamento su una rete di intermediari corrotti che li aiutano a individuare appartamenti e luoghi sicuri dove portare avanti i propri traffici in maniera indisturbata.

A preoccupare, poi, è soprattutto il riciclaggio di denaro sporco, in particolar modo nel settore immobiliare. Ad Amsterdam, infatti, i proventi dei traffici illeciti vengono investiti nell’acquisto di proprietà, ad esempio nel settore della ristorazione, del turismo e delle attrazioni che offre la città. Anche i beni di lusso sono un altro obiettivo molto gettonato da parte della criminalità organizzata che investe in Olanda.

L’amministrazione cittadina, dal canto suo, adotta iniziative e misure sul fronte dell’antiriciclaggio. È fondamentale, innanzitutto, andare a studiare il fenomeno a fondo. A tal fine la città di Amsterdam si serve di dati incrociati sul reddito e le proprietà. Si processa dunque la combinazione tra i dati fiscali e quelli immobiliari. Queste informazioni permettono di ottenere dati statistici e analizzare i risultati per vedere dove i conti effettivamente non tornano. Potranno infatti esserci casi e zone di interesse dove i dati sul reddito non corrispondono in maniera lineare con quelli riguardanti le proprietà. È in questi casi, quindi, che si innesca un campanello d’allarme e si procede ad un maggiore approfondimento.

La fase più operativa prevede poi l’analisi su base municipale dei sussidi, permessi e transazioni del settore immobiliare. L’approccio che viene portato avanti è multi-agency, in quanto vengono coinvolti più attori (la Polizia, enti fiscali, doganali e giuridici). È necessario in questa fase instaurare una proficua collaborazione tra settore pubblico e privato sul fronte dell’antiriciclaggio.

Ma come possono attrezzarsi le altre città di fronte a problematiche simili, per seguire l’esempio di Amsterdam? Per cominciare, spiega ter Luun, è necessario creare consapevolezza e strutture di contrasto all’interno della pubblica amministrazione. Bisogna poi lavorare insieme ai gruppi di interesse all’interno della società. È fondamentale inoltre la condivisione di informazioni e intelligence tra le diverse agenzie di contrasto. Infine, bisogna cooperare con le altre città europee sul fronte dell’anti-riciclaggio.

L’intervento di ter Luum è stato accolto con molto interesse e a margine della conferenza ci ha concesso una breve intervista.

Per noi è stata una novità sentire che una città impiega del personale sul fronte dell’anti-riciclaggio. Come è successo ad Amsterdam?

‘’Tutto è iniziato negli anni ’90. C’è stata un’inchiesta parlamentare e una parte di questa era composta da una ricerca sul centro-città condotta da criminologi. Le conclusioni hanno mostrato che molti immobili erano di proprietà della criminalità organizzata, che possedeva beni immobiliari anche nei settori della prostituzione e dei coffee shops. Inoltre, la città stessa ha in qualche modo facilitato tutto ciò, dal momento che i permessi e le licenze sono stati concessi abbastanza facilmente. Ciò ha portato alla decisione dell’amministrazione comunale, a metà degli anni ’90, di investire in personale qualificato per combattere il riciclaggio di denaro sporco.’’

Si tratta di un modello comune per i Paesi Bassi o è limitato solo ad Amsterdam?

‘’È partito tutto da Amsterdam, ma ben presto altre città in tutto il paese hanno seguito lo stesso modello. A livello nazionale esiste una struttura che facilita la cooperazione tra le diverse agenzie governative e che supporta le autorità locali e i sindaci nella lotta alla criminalità organizzata.’’

State cooperando anche con le forze di polizia?

‘’Sì, con loro ci scambiamo informazioni. Succede, ad esempio, per i controlli di coloro che fanno richiesta di permessi. Ma cooperiamo anche nell’applicazione delle regole. Per esempio: nel settore dell’ospitalità, nei coffee shops, nei bar, ci sono alcune regole che vengono fatte rispettare dal comune. In questi luoghi potrebbero esserci commissioni di reati. In alcuni casi, l’amministrazione locale e la polizia collaborano per condurre le ispezioni.’’

I Paesi Bassi hanno una politica piuttosto liberale in materia di droga. Questo interferisce in qualche modo con il riciclaggio di denaro sporco? In senso positivo o negativo?

‘’A causa del sistema dei coffee shops – dove si può vendere marijuana – una grande industria, che non è regolamentata, potrebbe crescere. Questa industria ha un sacco di proventi, fa un sacco di soldi e questi soldi devono essere investiti da qualche parte.’’

È stato complicato avere un quadro delle attività di riciclaggio di denaro nella vostra città?

‘’Non credo che siamo già in grado di avere una visione d’insieme. È davvero complicato.’’

Ti occupi anche di fare pressione sui decisori politici a livello nazionale o questo non fa parte del tuo lavoro?

‘’Può far parte del mio lavoro fare pressione sui decisori politici. Per esempio, quando ci rendiamo conto che un certo strumento non funziona bene, abbiamo bisogno di cambiare la legislazione. Quindi, mostriamo caso per caso cosa dovrebbe essere fatto.’’

Avete anche organizzazioni della società civile come la nostra attive in questo campo ad Amsterdam?

‘’Non abbastanza nel campo dell’anti-riciclaggio. Dai risultati di questa conferenza ho appurato che è qualcosa di cui abbiamo bisogno anche nel nostro paese. Comunque, nel campo del traffico di esseri umani e della prostituzione c’è cooperazione tra le ONG e il governo locale.’’

Potrebbe dirci qualcosa di più sui poteri che hanno i sindaci olandesi e le amministrazioni locali dei Paesi Bassi? Esistono in Germania modelli comparabili a livello comunale sul fronte dell’anti-riciclaggio?

‘’I sindaci olandesi sono responsabili dell’ordine pubblico e della sicurezza. Hanno il potere esecutivo per chiudere case, attività commerciali o per emettere ordini restrittivi. Questo potrebbe essere paragonabile a quanto accade anche in Germania. Ciò che è peculiare dei sindaci olandesi – e non si applica alla Germania o ad altri paesi – sono gli strumenti di controllo di cui dispone. Un sindaco può esercitare un controllo e ottenere informazioni dalla polizia e dal fisco e servirsi delle informazioni che ottiene.’’

E, naturalmente, una domanda di interesse: quali sono i gruppi criminali prevalenti ad Amsterdam?

‘’Le bande di motociclisti sono ancora presenti. Non hanno più una base in città, dato che siamo riusciti a smantellarla, ma ritornano occasionalmente in sella alle loro motociclette. Vediamo anche la presenza di criminalità organizzata di origine albanese, principalmente in relazione al traffico di droga. Ci sono anche le vecchie reti criminali olandesi, che all’inizio di questo millennio erano piuttosto significative. Assistiamo anche alla crescita di network criminali composti dalle seconde e terze generazioni di immigrati che ora hanno assunto tutte le posizioni di rilievo nel traffico di droga. Questi sono i gruppi, ma la situazione è più fluida.’’

E la criminalità organizzata italiana?

‘’È presente anche ad Amsterdam. Ci sono alcuni documenti che indicano la presenza di clan di ‘ndrangheta nei Paesi Bassi.’’

La mafia uccide


Qualche tempo fa ha fatto molto scalpore un messaggio inviato da McDonald’s ai suoi clienti in Austria: “Hey Mafioso, try our new Bacon della Casa now! Bella Italia”. L’azienda americana si era giustificata dicendo che l’utilizzo della parola mafioso fosse un errore. Tuttavia, sui cartelloni pubblicitari apparsi a Vienna veniva riportata la seguente frase: “Für echte Mampfiosi” (“Per i veri Mampfiosi”) per pubblicizzare un nuovo panino in salsa mediterranea. La frase si basa su un gioco di parole tra il verbo mampfen (ingozzarsi) e il termine mafiosi. Tralasciando le deboli giustificazioni e la propaganda politica che si è generata attorno a questo avvenimento, la parola mafia e lo status di mafioso sono nuovamente utilizzati all’estero con una sorta di vanto.

Come detto non è il primo e non sarà sicuramente l’ultimo esempio di questo tipo, l’anno scorso gli occhi dell’opinione pubblica erano puntati sulla catena di ristoranti spagnola “La Mafia se siente a la mesa” (“La mafia si siede a tavola”), presente in Spagna con oltre 40 locali e che utilizza il brand “mafia” per fare business. Il Tribunale dell’Unione Europea, in seguito ad una domanda formale di annullamento del marchio da parte dell’Italia, ha dichiarato che il nome della catena non poteva essere registrato presso l’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) con la seguente motivazione: “l’elemento verbale ‘la mafia’ domina il marchio della società spagnola ed è globalmente inteso come facente riferimento ad un’organizzazione criminale che, in particolare, ha fatto ricorso all’intimidazione, alla violenza fisica e all’omicidio per svolgere le sue attività, che comprendono il traffico illecito di droghe e di armi, il riciclaggio di denaro e la corruzione”. E ancora: “simili attività criminali violano i valori stessi sui quali si fonda l’Unione, in particolare, i valori del rispetto della dignità umana e della libertà, che sono indivisibili e costituiscono il patrimonio spirituale e morale dell’Unione. Inoltre, tenuto conto della loro dimensione transnazionale, le attività criminali della mafia rappresentano una minaccia seria per la sicurezza di tutta l’Unione”.

Anche qui a Berlino abbiamo purtroppo degli esempi di questo tipo, in cui la parola mafia non solo è utilizzata in concezione positiva, ma la stessa struttura dell’organizzazione criminale viene portata ad essere un elemento fondante di chi la utilizza. È questo l’esempio del gruppo di teatro d’improvvisazione Mafia Penguins che descrive il proprio team come “La Familia”. Oppure la scuola di tedesco Sprachmafia che offre corsi di lingua nel quartiere di Neukölln.

Tutto questo non è più accettabile. E non per un mero senso d’orgoglio nazionale, ma tuttalpiù per rispetto. Rispetto per quelle 1011 vittime innocenti delle mafie che sono state uccise da colpi di pistola, bombe, attacchi terroristici, per chi, in Italia e all’estero, ha combattuto e combatte la mafia con tutte le proprie forze, facendo il proprio lavoro. Oggi la mafia, la criminalità organizzata, la corruzione, il riciclaggio di denaro sporco, sono problemi che riguardano tutti i paesi, la mafia si è globalizzata, ed è tempo che anche il sentire popolare e gli sforzi dei paesi vadano in una direzione comune di contrasto a questi fenomeni che non sono più tutti italiani.

Perché sì, la mafia uccide, non si siede a tavola, e la parola mafia è macchiata dal sangue di vittime innocenti e non può essere utilizzata per futili motivi di business.

Nemmeno un salto dal balcone mezzo nudo salva Francesco R.


Qualche tempo fa abbiamo riportato qui la storia di un mafioso proprietario di ristoranti in Assia, che ha organizzato lo spaccio di droga in tutto il mondo, Francesco R… Quell’uomo era latitante, ma ora è stato catturato. I carabinieri italiani di Messina e Catanzaro in Sicilia lo avevano già individuato da qualche giorno. Ieri è stato arrestato. R. ha cercato di fuggire saltando dal balcone, ma il suo tentativo è stato invano. Ora è in custodia delle forze dell’ordine. Ciò che colpisce della storia di R. è che mentre in Germania si parlava sempre e solo di commercio di cocaina, R. è stato chiaramente riconosciuto in Italia come mafioso nei fascicoli di indagine. Questo è un altro esempio di come la mafia raramente appaia nelle statistiche criminali in Germania, principalmente a causa dell’assenza del reato di associazione mafiosa all’interno dell’ordinamento giuridico tedesco, secondo il quale la mafia non è di fatto punibile.

CoReAct 2019


Due anni fa, Mafiaindanke e i suoi partner hanno organizzato una grande conferenza presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino per fare il punto della situazione dieci anni dopo la strage di mafia avvenuta a Duisburg.

In origine, l’evento sarebbe dovuto durare due giorni per dare alle organizzazioni della società civile lo spazio per conoscersi e stabilire una cooperazione. Per motivi tecnici abbiamo dovuto ridimensionare la conferenza, ma è stata comunque una pietra miliare importante nella lotta antimafia: l’allora ministro degli Interni tedesco, Thomas de Maizière, ha infatti promosso la modifica della legge e dunque la riforma per la confisca dei beni. Speriamo che presto dimostri il suo valore nella confisca di 77 proprietà a Berlino.

Ora, però, vogliamo realizzare ciò che all’epoca non siamo riusciti a fare. In collaborazione con i nostri partner, l’organizzazione italiana anti-mafia Libera e la rete europea contro la criminalità organizzata CHANCE, abbiamo in progetto un grande incontro internazionale che coinvolga e permetta di creare rete tra le organizzazioni della società civile. L’incontro sarà in lingua inglese e avrà luogo a metà novembre a Berlino. Stiamo dunque organizzando il CoReAct2019 per e con le realtà attive nella lotta contro la mafia, la criminalità organizzata, il riciclaggio di denaro, la corruzione e allo stesso tempo favorevoli ad una maggiore trasparenza e accessibilità ai dati. Attualmente stiamo lavorando al programma, presto usciranno gli inviti. Se desiderate sostenerci idealmente, finanziariamente, con proposte riguardo a programma, sponsor, relatori o più semplicemente con il vostro impegno, contattateci all’indirizzo coreact@mafianeindanke.de. Grazie. Un foglio informativo sulla conferenza è collegato qui.

Sequestro record – L’Europa inondata di cocaina


Il 2 agosto 2019, la dogana di Amburgo ha annunciato la confisca di 4.500 kg di cocaina avvenuta nel porto della città. Questa è la più grande quantità che sia mai stata confiscata in Germania. La cocaina avrebbe prodotto sul mercato circa 1,4 miliardi di euro. Nella maggior parte dei casi, la sostanza fornita dal Sud America è molto pura, per cui viene allungata dalle tre alle quattro volte prima di venire messa sul mercato. Un grammo di cocaina tagliata costa circa 80 euro per strada.

Il materiale è arrivato in container con forniture di soia ed è stato imballato in borsoni sportivi. Questi contenitori contengono spesso serrature di riserva per i contenitori stessi. Anche prima che i contenitori arrivino “ufficialmente” nel porto, questi vengono aperti dai fornitori di servizi speciali per conto di criminali, le borse sportive vengono rimosse e i contenitori vengono nuovamente fissati con le serrature di ricambio, che sono esattamente duplicati delle serrature originali, in modo che la rimozione delle borse non sia tracciabile. Questa volta, per qualche motivo, la procedura non ha funzionato e la dogana ha scoperto e sequestrato questa immensa quantità di cocaina prima che i criminali potessero procurarsela. Dopo la confisca, la sostanza viene prelevata e solitamente bruciata sotto sorveglianza.

Questa consegna record intercettata dimostra ancora una volta che l’Europa sta vivendo una vera e propria invasione di cocaina. La domanda rimane elevata e l’attuale politica globale antidroga sembra essere inefficace. Ogni giorno il mercato della cocaina fa sì che miliardi di euro di denaro finiscano nelle mani di organizzazioni criminali. Per questo motivo è importante combattere efficacemente il riciclaggio di denaro sporco, perché non sono solo le droghe ad avere un effetto nocivo, ma anche il guadagno economico che queste generano. Al momento si parla di riciclaggio dal valore di miliardi nel settore immobiliare tedesco. È positivo che le misure contro questo fenomeno siano state rafforzate. In questo contesto, tuttavia, è estremamente discutibile il motivo per cui il pagamento di immobili in contanti è ancora consentito. Questo è un invito ai gangster di tutto il mondo ad investire in Germania. Tuttavia, è necessaria una lotta globale contro il riciclaggio di denaro sporco. È da escludere che a tale scopo possano essere utilizzati oggetti di valore come automobili usate e nuove, orologi, opere d’arte e gioielli. Vanno inoltre messi in evidenza i meccanismi complessi del riciclaggio di denaro, come la negoziazione di partecipazioni in società e gli investimenti in strumenti finanziari di protezione come i fondi chiusi e le costruzioni fiduciarie.

Un altro aspetto dell’eccesso di cocaina spesso trascurato è quello del consumatore. Anche i politici di alto livello consumano la sostanza. Tuttavia, le élite sociali non acquistano la droga al mercato di strada, ma in strutture come ristoranti di lusso e altri punti vendita adeguati. Questi contatti tra i narcotrafficanti e i consumatori non favoriscono il perseguimento delle strutture che riforniscono questi clienti. Anche per questo motivo, procuratori politicamente indipendenti in Germania rappresenterebbero un passo importante nella lotta alla criminalità organizzata.

Il motivo per cui un’impresa così immensa come quella di Amburgo è andata male può essere solo ipotizzato in questo momento. Nuovi giocatori stanno attualmente cercando di conquistare un punto d’appoggio nel commercio globale. Resta da vedere se questa circostanza ha qualcosa a che fare con il recente sequestro record. Sarà inoltre interessante scoprire quali sono i finanziatori oggetto di indagine. Perché’ una crisi isolata presa da sola non è molto significativa.

Sicilia: terra di antimafia


NO MAFIA MEMORIAL

Dall’assassinio di Peppino Impastato da parte della mafia il 9 maggio 1978 – noto ad un pubblico cinematografico per il film “I 100 passi” – non solo la madre, ma anche gli amici di Impastato Umberto Santino e Anna Puglisi, sono instancabilmente impegnati nella ricerca della verità sul suo assassinio e ad informare sulla criminalità organizzata. Il Centro di Documentazione Giuseppe Impastato di Cinisi, fondato nel 1977, raccoglie da allora materiale sulla storia della mafia e sul movimento antimafia.

Ora il Centro ha aperto un museo nel cuore di Palermo, nel Palazzo Storico di Gulì, donato dal comune. Il nuovo “No Mafia Memorial” ospita tre mostre permanenti e una temporanea e non dà solo un accesso multimediale al tema, ma vuole anche essere un luogo di incontro. E lo è! A mia grande sorpresa, sia Umberto Santino – autore di molti libri sull’argomento – che anche Anna Puglisi (autrice del libro “Donne, Mafia e Antimafia”) erano presenti nel museo e abbiamo subito iniziato una vivace conversazione sui processi riguardanti la Trattativa Stato-mafia, sulle false testimonianze e sulla mafia in Germania.

La visita al No Mafia Memorial è gratuita e proprio qui, come da mafianeindanke, si può vedere quanto impegno, anima e cuore ci vuole per fare un buon lavoro con pochi soldi, basandosi solo su donazioni e sul volontariato! Continuate così, Umberto Santino, Anna Puglisi e Ario Mendiola (Art Director del Museo)!

Lo sapevate? Anche noi di mafianeindanke stiamo progettando un centro virtuale di documentazione, o meglio, un osservatorio indipendente sulla criminalità organizzata in Germania e stiamo cercando finanziamenti per questo.

MONUMENTO ALLE VITTIME DELLA STRAGE DI CAPACI

Ci trovavamo con degli amici al mare, proprio di fronte all’Isola delle Femmine, a meno di 300 metri dal luogo dove il 23 maggio 1992 la mafia compì un grave assassinio, noto come la Strage di Capaci, in cui il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre membri della sua scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, furono assassinati ed altre 23 persone rimasero ferite. Oggi, proprio accanto all’autostrada che collega Palermo all’aeroporto e a Trapani, c’è un giardino dedicato alla memoria delle vittime della mafia. Lì, accanto ad un’alta stele, c’è un bosco di ulivi, vecchi e giovani, ed ogni albero è dedicato ad una vittima della mafia.

Lì incontriamo un uomo che rimuove della spazzatura. Un volontario, un visitatore romano, che anche lui è in vacanza in Sicilia. Portiamo con noi il figlio dei nostri amici, un 11enne italo-tedesco di Berlino. Conosce la storia della strage, ne conosce i dettagli. La strage di Capaci ha per gli italiani un peso simile a quello dell’attacco alle Torri Gemelle negli Stati Uniti. Tutti sanno dov’erano quel giorno. E da allora, molto è cambiato, niente è come prima. Quasi tutte le iniziative antimafia di oggi in Italia hanno la loro origine o la loro motivazione che risale proprio alla triste estate del 1992. È sempre importante ricordare, anche in Germania, quante vittime innocenti della mafia ci sono in Italia e non solo, ma anche in Slovacchia, a Malta, in Germania. Perché troppo spesso si pensa che le vittime della mafia siano solamente i mafiosi stessi che si uccidono a vicenda durante le sanguinose guerre di mafia. È sbagliato. Dietro ad ogni euro mafioso riciclato in Germania ci sono vittime innocenti che pagano un prezzo alto, a volte con la propria vita.

ADDIOPIZZO

Il Comitato Addiopizzo, partner di mafianeindanke, è nato 15 anni fa ed i soci fondatori facevano parte del cresencet movimento antimafia nato dopo le Stragi di Capaci e di Via d’Amelio, in cui fu ucciso il giudice Paolo Borsellino. Quando questi giovani scrissero il business plan per un’attività gastronomica che avrebbero voluto aprire, gli fu ricordato di inserire una spesa mensile per il pizzo – un’ingiustizia che non potevano sopportare! I fondatori di Addiopizzo decisero quindi di sorprendere tutta Palermo con adesivi appiccicati in tutta la città di notte che graficamente ricordavano gli annunci dei funerali, che dicevano: “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.

I Palermitani per cui il valore della dignità è molto importante, si sentirono offesi e oltraggiati mentre la stampa cercava freneticamente di capire chi fossero gli autori dell’adesivo. Una volta usciti allo scoperto i fondatori di Addiopizzo raccolsero dapprima migliaia di firme da cittadini che si dichiaravano disponibili ad acquistare in negozi che esplicitamente non pagavano il pizzo e a mangiare in pizzerie e ristoranti pizzo-free per sostenerli e evitare che per paura si svuotassero e rimanessero isolati. Solo dopo aver raccolto le firme di diverse migliaia di potenziali clienti si sono poi recati presso i ristoratori e commercianti con questo elenco per raccogliere le loro adesioni alla rete di chi si oppone al pagamento del pizzo.

Ancora oggi, dopo 15 anni e 10.000 membri dopo, Addiopizzo organizza annualmente una fiera dove fornitori e clienti possono incontrarsi e presentarsi direttamente, assicurando così la giusta clientela a chi si espone contro la mafia. Nel frattempo, il Comitato ha fondato anche un’agenzia di viaggi, Addiopizzotravel, che offre viaggi attraverso la bella Sicilia Occidentale dove si dorme e si magia in strutture che non pagano il pizzo. Inoltre offrono dei tour antimafia a Palermo, Cinisi e Corleone della durata di mezza giornata, prenotabili sia direttamente, che attraverso vari portali, dove si imparano elementi della storia della mafia, ma soprattutto la storia del vasto movimento antimafia in Sicilia. A noi di mafianeindanke ci viene spesso chiesto, che cosa può fare un tedesco contro la mafia? Può per esempio viaggiare in Sicilia con Addiopizzotravel e sostenere tutti coloro che hanno detto no alla mafia e al pizzo. A proposito, ci sono ancora posti disponibili per il viaggio in Sicilia ad Ottobre con Addiopizzo.